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Popoli, alle sorgenti del Pescara

Nelle vicinanze di Popoli, siamo in provincia di Pescara, in Abruzzo, possiamo visitare un’oasi incontaminata, ovvero la Riserva Naturale guidata Sorgenti del Pescara, un luogo magico, dai colori che spaziano tra il verde della natura e l’azzurro del cielo e dell’acqua che darà vita al fiume Pescara.

Popoli, Sorgente del Pescara - Turista a due passi da casa
Popoli, Sorgente del Pescara – Turista a due passi da casa

Siamo in uno storico luogo abruzzese che si raggiunge seguendo un breve percorso a piedi e che ci porta all’interno di un sito di circa 50 ettari di estensione situato ai piedi del colle di Capo Pescara.

Riserva Naturale guidata Sorgenti del Pescara

La bellezza e l’unicità della Riserva Naturale guidata Sorgenti del Pescara è data proprio dallo spettacolo che si ammira nello specchio d’acqua dove sorge il fiume. Non è una cascata a dare vita al corso d’acqua ma una sorgente sotterranea composta da oltre 60 polle che portano in superficie l’acqua. Più o meno grandi, le polle, con un gorgoglio perpetuo alimentano questo incantevole bacino lacustre dando vita a uno dei più importanti fiumi d’Abruzzo: il Pescara.

Popoli, Sorgente del Pescara, una polla - Turista a due passi da casa
Popoli, Sorgente del Pescara, una polla – Turista a due passi da casa

I colori

Ogni stagione riserva dei colori unici alla Riserva Sorgenti Riserva Naturale guidata Sorgenti del Pescara il paesaggio assume sfumature tipiche in primavera quando la fioritura è al culmine, è verdeggiante d’estate e mostra i colori caldi tipici dell’autunno. Infine l’inverno presenta malinconici tramonti.

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Gli alberi

Diverse specie di alberi popolano la Riserva Naturale guidata Sorgenti del Pescara. Camminando qui si trovano esemplari di platani, salici monumentali, ornielli, frassini, pini d’Aleppo, pioppi giganteschi, ma anche corniolo e alberi di tiglio

Popoli, Riserva Sorgenti Pescara, albero secolare - Turista a due passi da casa
Popoli, Riserva Sorgenti Pescara, albero secolare – Turista a due passi da casa

La fauna

Se il panorama che si ammira alle sorgenti del Pescara è unico, anche la fauna che vive indisturbata in questa riserva è degna di nota. Qui trovano habitat ideale ben 110 specie. Se si è fortunati si possono incontrare folaghe, germani reali, il falco di palude, ma anche garzette e il tuffetto. Le acque più basse sono abitate da garzetta ed dal Tarabusino. Durante il periodo della migrazione qui si ferma l’airone cinerino. Ma qui vivono anche tante altre specie di uccelli.

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Popoli, Sorgenti del Pescara, riflessi sull'acqua - Turista a due passi da casa
Popoli, Sorgenti del Pescara, riflessi sull’acqua – Turista a due passi da casa

Il borgo di Popoli

Popoli, torre civica - Turista a due passi da casa
Popoli, torre civica – Turista a due passi da casa

Il borgo di Popoli sorge all’imbocco delle strette gole che separano il massiccio del Gran Sasso da quello della Majella. Divenuto ultimamente centro termale, le sue acque possiedono caratteristiche particolari, la città è nota come “la chiave dei tre Abruzzi” proprio perché si trova alla confluenza dell’Aterno nel Pescara, ma anche all’imbocco della conca Peligna e dell’antichissima strada che conduce all’Aquila attraverso la Piana di Navelli.

Cosa vedere

Popoli, chiesa di san Francesco - Turista a due passi da casa
Popoli, chiesa di san Francesco – Turista a due passi da casa

Sulla scenografica piazza principale sorge la Chiesa di San Francesco, edificata nel 1334, ma restaurata e trasformata nel 1400. Preceduta da un’alta scalinata con due leoni romanici, ha una facciata a blocchi di pietra e con motivi architettonici di diverse epoche. Il rosone è rinascimentale e ai lati spiccano le statue dei Santi Francesco e Antonio da Padova. All’interno la chiesa è ad unica navata è conservato il paliotto di Ramondo Pompei. Il campanile è stato edificato in tre epoche diverse tra il 1480 e il 1714. Vicino alla chiesa sorge la Torre Civica settecentesca, mentre la Taverna Ducale, di origine medievale, è la tipica architettura del 1300.

Popoli, Taverna Ducale - Turista a due passi da casa
Popoli, Taverna Ducale – Turista a due passi da casa

Il castello e Palazzo Cantelmo

Su un’altura si possono vedere i resti del Castello Cantelmo, risalente agli inizi dell’anno 1000, voluto da Carlo I D’Angiò per rafforzare le linee difensive.

Popoli, castello - Turista a due passi da casa
Popoli, castello – Turista a due passi da casa

Il Palazzo dei Cantelmo, costruito nel ‘400 su volontà di Giovanni Cantelmo, è formato dalla fusione di più unità abitative e sorge, nel centro abitato. L’ingresso principale si raggiunge da una scalinata sormontata da un mascherone romano. La facciata attuale è del 1824.

La Chiesa di Santissima Trinità del ‘700 ha una facciata austera che si trova al culmine di una gradinata. Infine la Chiesa di San Lorenzo, dalla semplice facciata e con interno a unica navata. Interessante l’acquasantiera del 1554.

Cosa mangiare

La cucina del territorio offre tagliatelle con la trota, gnocchi con porcini, pappardelle al cinghiale e specialità a base di gamberi di fiume.

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Cinque motivi per visitare la Riserva Naturale guidata Regionale Sorgenti del Pescara

  • Per ammirare un affascinante luogo naturale
  • Per scoprire una sorgente formata da oltre 60 polle d’acqua
  • se si è fortunati per vedere le specie animali che vivono nella zona
  • Per stare a contatto con la natura
  • Perché è il luogo da visitare dopo aver visto Popoli

Come arrivo alle sorgenti del Pescara

L’ingresso alla Riserva Naturale guidata Sorgenti del Pescara si trova nel comune di Popoli, si accede attraverso un sentiero asfaltato che costeggia il corso del fiume, mentre per raggiungere le sorgenti occorre seguire il percorso dopo aver imboccato la Strada Comunale Capo Pescara.


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Comacchio, la piccola Venezia

Città di antichissime origini che ha conservato l’aspetto di un tempo, Comacchio si trova al centro di estese lagune bonificate, in provincia di Ferrara.

Comacchio, un canale interno - Turista a due passi da casa
Comacchio, un canale interno – Turista a due passi da casa

Con i suoi canali attraversati da ponti, il centro storico è definito un “piccola” Venezia, ma la sua storia ci riporta alla città etrusca di Spina, contesa tra ferraresi e ravennati, ma anche da Papi e Imperatori.


Comacchio nel tempo

Durante il medioevo, Comacchio era nota per la pesca e la produzione del sale. Rivale di Venezia e passata l’epoca estense, la città rinacque sotto il dominio dello Stato Pontificio, durante il quale vennero realizzati i più importanti interventi architettonici e monumentali.

Oggi è una città lagunare che si presta piacevolmente ad un trekking giornaliero che ci porta alla scoperta dei più importanti monumenti, a cominciare dai Trepponti, uno dei simboli di questo luogo.


Dai trepponti alla scoperta della città

Questo particolare ponte fu costruito nel Seicento e all’epoca era la porta fortificata per l’ingresso nel borgo per chi proveniva dal mare, lungo il canale fortificato. Edificato nel 1634 dall’architetto Luca Danesi, è formato da cinque ampie scalinate che culminano in un piano in pietra d’Istria.

Dai trepponti si entra nel borgo alla scoperta della città

Comacchio, ponte sbirri e Ospedale infermi
Comacchio, ponte sbirri e Ospedale infermi

Quale direzione

Una volta in cima ai Trepponti si può scegliere se proseguire verso il ponte degli Sbirri, risalente al XVII secolo e sorge nello snodo centrale delle comunicazioni fra i canali, oppure verso destra e quindi verso il ponte di borgo.

Quest’ultima strada ci condurrà, passando davanti a diverse attività commerciali, alla chiesa del Suffragio

Comacchio, uccello- Turista a due passi da casa
Comacchio, uccello- Turista a due passi da casa

Chiesa del Suffragio

Situata a pochi metri dalla Loggia del Grano,  attiguo a piazza del Popolo, dall’elegante facciata in mattoni, la  chiesa del Suffragio risale al 1644. All’interno, dietro l’altare è conservato un trittico pittorico tra cui la tela centrale di Antonio Randa raffigura la Madonna col Bambino, Sant’Antonio e le anime del purgatorio alle quali il santo dona refrigerio versando acqua da un vaso.

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Chiesa del Carmine

Comacchio, Chiesa del Carmine - Turista a due passi da casa
Comacchio, Chiesa del Carmine – Turista a due passi da casa

Poco distante dalla Chiesa del Suffragio, seguendo il canale laterale al tempio, ecco la chiesa del Carmine. Situata a lato del ponte Pizzetti, di fronte al ponte omonimo, è un edificio di semplice fattura dalle linee rinascimentali. Conserva al suo interno una àncona lignea con l’immagine della Madonna con Bambino.

Continua il percorso

Seguendo via Carducci e via Cavour, arriviamo alla Loggia del Grano e alla torre Civica. Quest’ultima potrebbe essere la ricostruzione di un’antica torre crollata nel 1816. La nicchia semicircolare custodisce la statua in pietra della Madonna con Bambino.

La cattedrale di San Cassiano

Comacchio, Duomo e torre campanaria- Turista a due passi da casa
Comacchio, Duomo e torre campanaria- Turista a due passi da casa

Poco distante ecco la cattedrale di San Cassiano, dallo scenografico sfondo e la sua Torre Campanaria. Questo Maestoso edificio è dedicato al Santo Patrono della città ed è stato edificato al posto dell’antica cattedrale romanica, demolita nel 1694. Ha facciata in mattoni, mentre l’interno è ad unica navata. Tra le dodici cappelle laterali si possono ammirare diverse tele. Nell’altare settecentesco in marmo anche la cinquecentesca statua lignea del martire Cassiano, protettore della città.

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Torre Campanaria

A fianco del Duomo sorge la Torre Campanaria. Il primo progetto risale al 1751 per opera del veneziano Giorgio Fossati. Crollata 1757 fu ricostruita ed ultimata nel 1868. Con il rifacimento venne privata della sommità.

La chiesa di Santa Maria Aula Regia

Comacchio, chiesa Santa Maria in Aula Regia - Turista a due passi da casa
Comacchio, chiesa Santa Maria in Aula Regia – Turista a due passi da casa

Un altro interessante edificio di culto è quello della chiesa di Santa Maria in Aula Regia che si raggiunge da Corso Mazzini, ed è preceduta da un lungo porticato con ben 142 arcate. Nell’ultimo tratto si apre il portone di un’antica manifattura dei pesci che è visitabile.nota anche come Chiesa dei Cappuccini, sorge nell’area dell’ex Monastero di Santa Maria in Auregiario, del X secolo. L’interno è ad unica navata. Nelle cappelle laterali si possono ammirare diverse tele di buona fattura


Continuiamo la visita

Tornando sui nostri passi, arriviamo fino alla torre civica e seguendo via Manfrini ammiriamo Palazzo Partigiani, risalente probabilmente all’ottocento. Questo edificio a due piani fu abitato dal patriota comachiese Antonio Bonafede. E seguendo la via a lui dedicata, giungiamo al seicentesco Ospedale degli Infermi, oggi sede museale, ma testimone dello stile neoclassicismo.

Questa grandiosa opera fu progettata nel 1771 dall’architetto ferrarese Antonio Foschini.

Pochi passi e siamo di nuovo ai Trepponti. Non ci resta che raggiungere il Ponte san Pietro e camminare lungo la strada Foce per arrivare all’Ecomuseo delle Valli di Comacchio. 4 chilometri e 300 metri, a piedi (o in macchina se spaventa la distanza) ed immergerci nella natura, andando ad ammirare i casoni, ma anche la flora e la fauna del parco.

Comacchio, gabbiano- Turista a due passi da casa
Comacchio, gabbiano- Turista a due passi da casa

Cinque motivi per visitare Comacchio

  • Per conoscere un territorio unico in Italia, la sua flora e la sua fauna
  • Per attraversare i Trepponti
  • Per ammirare una località che sembra una Venezia in miniatura
  • Perché è a pochi passi da favolose spiagge
  • Per la sua tipica cucina e assaporare la specialità del posto, ovvero l’anguilla
Comacchio, Fenicotteri rosa - Turista a due passi da casa
Comacchio, Fenicotteri rosa – Turista a due passi da casa

La cucina

Il piatto tipico di Comacchio è l’anguilla marinata con aceto e aromi, ma la si può gustare anche ai ferri o in umido. È spesso accompagnata dalla Coppia Ferrarese, ovvero il pane locale. E annaffiata dall’unico vino rosso che si adatta a questo piatto: il Bosco Eliceo Doc Uva d’oro.

L’anguilla marinata e il prodotto per eccellenza della zona ed è inserita anche nei presidi di Slow Food. Nei vicini lidi ferraresi, invece si apprezza il pescato fresco. Infine, i Topini d’Ognisanti, biscotti che vengono preparati solo per i primi due giorni di novembre e che sono legati alla legge da dei topi che invasero il cimitero e furono cacciato dalle preghiere rivolte alla Madonna.


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Come arrivo a Comacchio

Si arriva a Comacchio seguendo l’autostrada A13 da Verona o Bologna, uscita Ferrara Sud, quindi Superstrada Ferrara-Porto Garibaldi fino a Comacchio.


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Orridi di Uriezzo, il Gran Canyon in Piemonte

La valle Antigorio, ovvero quella estensione di territorio italiano che si insinua tra la Svizzera, a Nord del Lago Maggiore, ci regala uno spettacolo della natura: gli Orridi di Uriezzo. Siamo in Provincia del Verbano-Cusio-Ossola. Qui il tempo ha creato diverse gole che si sono formate dai torrenti che in passato scorrevano a valle del Ghiacciaio del Toce. Oggi possiamo Ammirare gli Orridi di Uriezzo con una piacevole camminata.

Orrido di Uriezzo, roccia nell'Orrido Sud - Turista a due passi da casa
Orrido di Uriezzo, roccia nell’Orrido Sud – Turista a due passi da casa

Quello che vediamo oggi è il frutto dell’ultima glaciazione, che è terminata circa 12.000 anni fa. Quella che oggi è la Valle Antigorio e Formazza era un enorme ghiacciaio. Nella valle scorrevano diversi torrenti che con passare del tempo hanno eroso la roccia di granito creando strette vallate, tortuosi cunicoli e le gole che sono emerse alla scomparsa dei ghiacci.

Gli Orridi

Oggi ad Uriezzo si possono visitare ben tre Orridi: quello di Nord-Est, quello a Ovest e quello a Sud, che è il più spettacolare. E lungo circa 200 metri ed ha una profondità di 20-30 metri. L’orrido situato a Ovest è il più difficile da visitare ed è indicato per le persone esperte, mentre quello di Nord Est è molto stretto ed è lungo circa 100 metri.

Gli Orridi di Uriezzo

Gli Orridi di Uriezzo sono i più facili da raggiungere. Un percorso ben segnalato ci permette di ammirarli in tutta sicurezza. Il punto di accesso migliore è quello di Premia, gli altri due sono uno a Baceno e l’altro a Verampio.

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Accesso di Premia

Orrido di Uriezzo, indicazioni percorso - Turista a due passi da casa
Orrido di Uriezzo, indicazioni percorso – Turista a due passi da casa

Si arriva all’accesso di Premia seguendo la deviazione segnalata per Crego e Uriezzo passando per l’imponente parete di Balmafredda. Prima di arrivare al punto di partenza in direzione di Crego, dove, all’altezza del ponte stradale sul Fiume Toce si ammira l’imponente Orrido di Arvera.

Orrido di Arvera - Turista a due passi da casa
Orrido di Arvera – Turista a due passi da casa

Tornati alla parete di Balmafredda si prosegue verso Uriezzo. La strada termina in prossimità dell’oratorio di Santa Lucia. Da qui si prosegue a piedi. La segnaletica escursionistica è quella con frecce gialle. Prima di inoltrarsi nello sterrato, svoltando a destra, all’altezza di una villa, si accede al primo Orrido, quello di Nord-Est. L’ingresso è proprio al termine della proprietà. Qui una fenditura nella roccia ci permette di vivere uno spettacolo unico. Di passare tra le alte e strette rocce, al termine delle quali, si deve tornare indietro per raggiungere l’Orrido Sud.

L’Orrido Sud e le Marmitte dei Giganti

Tornati al bivio, ora si prosegue nello sterrato. L’orrido dista circa 100 metri, ma facendo una deviazione si raggiunge il ponte di Balmasurda, dove si può ammirare l’omonima forra. Attraversato il ponte, in 30 minuti si raggiunge Crego. Prima di arrivare a questo gruppo di case, seguendo il sentiero di destra si raggiunge il ponte di Maiesso. dove ammirare lo spettacolo delle caratteristiche Marmitte dei Giganti (vedi foto del titolo) lungo il corso del fiume Toce. Superato il ponte, si sale a sinistra fino a raggiungere lo spettacolare Orrido Sud. All’uscita, dopo pochi minuti si cammino si torna all’oratorio di Santa Lucia.

Orrido di Uriezzo, roccia nell'Orrido Sud 02 - Turista a due passi da casa
Orrido di Uriezzo, roccia nell’Orrido Sud 02 – Turista a due passi da casa

Accesso di Baceno

Da Baceno si segue la mulattiera che inizia dalla chiesa monumentale di San Gaudenzio e scende fino alla Frazione Verampio. Da qui, precise indicazioni portano ad una zona di bosco terrazzato, quindi la strada scende fino alla la pista di servizio ad un metanodotto nel tratto che corre parallela all’Orrido Sud.

Accesso da Verampio

L’accesso di Verampio ha inizio dalla Trattoria della campagna e segue la pista di servizio al metanodotto che attraversa il Torrente Devero e costeggia il fiume Toce fino al ponte in legno di Maiesso. Siamo alle Marmitte dei Giganti. E da qui si continua fino all’entrata dell’Orrido Sud.

Il video

Il periodo migliore

Gli Orridi di Uriezzo si possono visitare tutto l’anno, tranne che nei mesi invernali. Il periodo migliore e però quello tra fine marzo a metà aprile, quando contemporaneamente si ammirano i ciliegi selvatici in fiore.

Il quarto Orrido

In Valle Formazza Esiste anche un quarto orrido, denominato di Vallaccia, che si trova vicino la chiesa di Baceno e termina con un salto sul torrente Devero. Il punto più spettacolare e proprio quello che si ammira a pochi minuti di cammino dalla chiesa. Arrivati alla cascata, con una comoda scalinata metallica si raggiunge il punto panoramico.

Cinque motivi per visitare gli Orridi di Uriezzo

  • Per ammirare un affascinante spettacolo naturale
  • Per passare qualche ora nella natura incontaminata
  • Per fare un facile trekking
  • Per conoscere una delle principali caratteristiche della Valle Antigorio e Formazza
  • Perché i Canyon non sono solo negli Stati Uniti, ma anche in Italia

Audioguida


Come arrivo a Premia

Premia si raggiunge in automobile seguendo l’Autostrada A26, Genova-Gravellona Toce, in direzione di quest’ultima. Quindi Strada Statale 659 direzione Crodo. Superata questa località, si segue per Baceno-Premia, fino a destinazione.


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Un tuffo nell’orrido di Sant’Anna

A tre chilometri dal punto in cui il torrente Cannobino sfocia nel lago Maggiore, si può ammirare l’Orrido di Sant’Anna. Siamo a Cannobio, località lacustre del Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte

Orrido Sant’Anna – Turista a due passi da casa

Questo stupendo luogo e frutto di secoli di erosione delle pareti rocciose per opera dell’acqua che scorre nella strettissima valle circostante, creando di fatto una spaccatura tra pareti lisce e strapiombanti e speroni di roccia. Uno spettacolo della natura che culmina con una spiaggetta dove è possibile fermarsi per prendere il sole, o perché no, d’estate concedersi un tuffo nelle fresche acque del torrente che, subito dopo l’Orrido placa la sua furia e si allarga formando una pozza d’acqua limpida. D’estate la temperatura dell’acqua non supera i 16 gradi, mentre d’inverno è quasi gelata, arrivando a 2/3 gradi, mentre la profondità si avvicina ai 25 metri.
La spiaggia che si vede dall’alto del ponte è raggiungibile tramite una scalinata che scende fino al piano delle acque. C si può fermare. L’area è anche attrezzata con tanto di bagni.

L’Orrido

Il nome dell’Orrido deriva dal Santuario, fatto costruire nel 1638 da gente originaria del posto ma residente a Roma.
L’acqua scorre nella stretta spaccatura della roccia sotto i due ponti: quello utilizzato per il passaggio delle auto e il ponte di origine medievale (denominato anche “dell’agostana) adatto al solo transito dei pedoni, anche se oggi è chiuso, ma lo si può ammirare in tutta la sua bellezza dallo sterrato che affianca la chiesa.

Orrido Sant'Anna, ponte medievale - Turista a due passi da casa
Orrido Sant’Anna, ponte medievale – Turista a due passi da casa


Per meglio vedere l’Orrido, subito dopo l’edificio di culto e vicino ad un ristorante c’è una balconata che si sporge leggermente verso il vuoto da cui ammirare le acque scorrere tra le profonde pareti rocciose.

La chiesa di Sant’Anna

Orrido Sant’Anna, Chiesa Sant’Anna – Turista a due passi da casa

La Chiesa di Sant’Anna è un piccolo capolavoro architettonico edificato nel 1683 ed incorpora una chiesetta intitolata a Sant’Anna, al cui interno si trova antico sacello affrescato dedicato alla Madonna di Loreto che si può ammirare in quella che e l’abside della struttura attuale. Di notevole interesse anche l’altare maggiore decorato da colonne tortili in marmo nero e da eleganti fregi. Questa opera è stata donata alla chiesa dalla società dei Terrafiumesi in Roma, ovvero una corporazione che raccoglieva le maestranze edili del villaggio. All’interno della chiesa si trovano anche gli altari dedicati ai Santi Anna e Gioacchino e a S.Giuseppe.



Come arrivo all’Orrido di Sant’Anna

Da Cannobio si seguono le indicazioni per la Valle Cannobina, fuori dall’abitato, dopo circa un chilometro si imbocca la strada a destra con le indicazioni per l’Orrido di Sant’Anna. Dopo un altro chilometro, al bivio si deve prendere la strada a sinistra, che sale leggermente. Si prosegue fino all’indicazione turistica che segnala l’Orrido. Imboccando la strada a destra si arriva al parcheggio delle auto.

Un colorato trekking primaverile al lago di Ragozza

Sul massiccio del Monte Rosa si trovano dei laghetti che si formano con lo scioglimento della neve. Uno di questi è il Lago di Ragozza, raggiungibile con un facile trekking.

Lago di Ragozza - Turista a due passi da casa
Lago di Ragozza – Turista a due passi da casa

Si tratta di un incantevole specchio d’acqua di alta montagna che si raggiunge da Bognanco, siamo in Val Formazza nella zona di Domodossola, nel Verbano-Cusio-Ossola a ridosso del Lago Maggiore. Siamo nel comune di Bognanco, un centro termale costituito dalle frazioni di Bei, Camisanca, Fonti (attraversata dal torrente Bogna da cui deriva il toponimo Bognanco) Moraso, Pioi, Pizzanco e da San Lorenzo. In questa frazione si trovano la sede comunale e la chiesa parrocchiale.

Il periodo ideale

Il periodo ideale per questa breve escursione al lago di Ragozza è la primavera inoltrata, quando lo scioglimento della neve riempie la conca che forma lo specchio d’acqua e quando gli arbusti di mirtillo e i rododendri sono in fiore. È uno spettacolo di colori.

Raggiungere il Lago di Ragozza è facile e non richiede una particolare preparazione. Dal parcheggio occorrono 90 minuti di cammino su un percorso ben segnalato che non presenta particolari difficoltà.



Si parte!

Il punto di partenza è il parcheggio accanto al ristorante Alpino a San Bernardo (siamo a quota 1620 mt). Lasciata l’auto, si imbocca il sentiero che inizia davanti alla baita (qui si trova anche un cartellone topografico con indicati i percorsi possibili in zona) si segue quello per il Lago di Ragozza e il Rifugio Gattascosa (quota 1993 mt). Un tunnel tra gli alberi di larice segna i nostri primi passi verso la meta. Poche centinaia di metri e seguendo le indicazioni bianche e rosse che incontreremo lungo il tragitto, svoltiamo a destra, lasciando la strada per il sentiero che s’inerpica fino ad incontrare un rigagnolo con le sue piccole cascate tra radici e massi che affiorano dal terreno.

Lago di Ragozza i monti – Turista a due passi da casa

Va detto che il percorso è comodo, non presenta alcun pericolo, ma è bene camminare equipaggiati con scarponcini da trekking e bastoni. Lo sterrato è circondato da cespugli e piccoli torrenti d’acqua rossastra. Queste rocce sono ricche di materiali ferrosi. Tra gli alberi si aprono panoramici sguardi sulle cime delle montagne.

Il pianoro con le mucche

Lago di Ragozza, mucche al pascolo - Turista a due passi da casa
Lago di Ragozza, mucche al pascolo – Turista a due passi da casa

Raggiunto un pianoro verdeggiante ci accorgiamo che è solcato da rivoli d’acqua, lo superiamo passando vicino alle mucche che pascolano liberamente a pochi metri da noi. Al termine del pianoro lo sterrato sale per il minuscolo sentiero che ci condurrà al lago di Ragozza. Questo è l’ultimo strappo. Attorno a noi solo rocce e cespugli di mirtilli. Camminiamo fino ad incrociare l’ennesimo rigagnolo che, pochi passi più avanti, si trasforma in un laghetto. Sì, proprio il lago di Ragozza.

Lago di Ragozza, riflesso - Turista a due passi da casa
Lago di Ragozza, riflesso – Turista a due passi da casa

A fare da contorno al lago di Ragozza i prati dove intrepidi turisti calpestano l’erba e posano i loro teli per una ritemprante sosta e le rocce della montagna che si stagliano alte nel cielo e che si riflettono nell’acqua.

Il rifugio Gattascosa

Prendendo il sentiero che prosegue sulla destra (dal punto in cui siamo arrivati) si sale al rifugio Gattascosa. Meno di 10 minuti ci separano dal punto in cui si potranno assaggiare i piatti tipici del luogo.

Si torna al punto di partenza ripercorrendo lo stesso percorso fino a raggiungere il parcheggio dove abbiamo lasciato l’auto.



Come arrivo al lago di Ragozza

Bognanco- San Bernardo si raggiunge dall’autostrada A26, direzione Gravellona Toce. Superata Domodossola, si seguono le indicazioni per Bognanco imboccando la Strada Provinciale 68 per Valle Bognanco/Graniga/San Bernardo fino a raggiungere prima San Lorenzo, quindi San Bernardo.

La strada in alcuni punti è stretta. Procedere con cautela fino a raggiungere la Chiesa di San Bernardo e la zona dei pic-nic. Ancora qualche metro e la strada affianca il ristorante Alpino (che troveremo sulla destra) di fronte il parcheggio delle auto.

A piedi fino al Centro geografico d’Italia

La Penisola italiana, detta anche “stivale” per la sua conformazione geografia ha un suo centro. Per calcolo si trova appena fuori Narni, in provincia di Terni, in Umbria, esattamente in località il Montello, nei pressi del Ponte Cardona e si raggiunge con un facile trekking nella natura.

Anche se diverse località si contendono il punto esatto in cui geograficamente è il Centro d’Italia, per convenzione sono state stabilite, dopo accurati studi dell’istituto Geografico Militare di Firenze, le seguenti coordinate:

  • Latitudine 42° 30’ 11″
  • Longitudine 12’34’24″

Si tratta del punto in cui converge uguale distanza tra i quattro punti cardinali in Italia (Nord-Sud e Est-Ovest). Il tutto è indicato da un cippo a spirale con un elemento in acciaio al culmine che permette a chi arriva fin qui di poter toccare con mano il “Centro geografico d’Italia” e che si raggiunge dopo un facile cammino. Siamo a pochi metri da un altro monumento di epoca romana: il Ponte Cardona.

Narni, cippo Centro Geografico d'Italia - Turista a due passi da casa
Narni, cippo Centro Geografico d’Italia 02 – Turista a due passi da casa

Il trekking

Il nostro trekking inizia al termine della Strada dei Pini, a Narni. Lasciata la macchina al parcheggio, si supera l’insegna Ponte Cardona e si procede lungo lo sterrato che si immerge nella vegetazione. Il nostro percorso si snoda tra grandi querce e lecci e lungo il sentiero ci accompagnano, saltuariamente piccole statue di folletti che vivono nel bosco. Si tratta di statue che appaiono qua e là sugli alberi. Passo dopo passo ci accorgiamo anche della presenza, sul suolo, di alcuni pozzetti laterali. Si tratta delle bocchette di sfioro dell’acqua di un antico acquedotto di origine romana: l’acquedotto della Formina. Fu costruito oltre venti secoli fa. Continuiamo a camminare sul sentiero fino ad un punto panoramico segnalato. Ci fermiamo per qualche secondo e poi, non molto distante ecco il cippo in pietra da cui sporge un puntale in acciaio. Siamo arrivati al Centro geografico d’Italia.

Narni, cippo Centro Geografico d’Italia – Turista a due passi da casa


Il ponte Cardona

Scattate le fotografie di rito per documentare il nostro approdo nel punto esatto d’Italia, possiamo ora ammirare il Ponte Cardona, un manufatto di origine romana realizzato utilizzando conci di travertino. Si tratta di un ponte a un solo arco a tutto sesto di età augustea. Della struttura originaria conserva l’armilla, la volta, i piedritti e parte delle spalle. Per ammirarlo in tutta la sua grandezza però occorre scendere nel letto del fosso.

L’Acquedotto della Formina

Lungo il percorso abbiamo notato diverse bocchette di sfioro dell’acqua, sono quelle dell’Acquedotto della Formina. Anche questa è un’opera che risale al periodo romano, in parte costruita in muratura e in parte scavata nella roccia. Il percorso segue un tracciato che ha inizio a Sant’Urbano, dove si trova il cunicolo detto “Capo dell’Acqua” e arriva a Narni, percorrendo circa tredici chilometri. Il condotto aveva 149 bocchette laterali, 55 pozzi e una pendenza media del cinque per mille. Una volta giunta a Narni, l’acqua veniva raccolta in un serbatoio dal quale partivano i tubi per la distribuzione. Sul percorso si trovano sette sorgenti e quattro ponti, di cui due ancora ben conservati (ponte Cardona e ponte Vecchio). Gli altri sono in vece ponte Pennina e ponte Nuovo. Per arrivare a destinazione l’acqua superava la collina di San Biagio, S. Silvestro e il monte Ippolito tramite tre trafori.



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Come arrivo a Narni

Narni si raggiunge dall’autostrada A1 uscita Orte, poi si segue la E45 in direzione Terni, fino a destinazione. Narni si trova sulla linea ferroviaria Roma-Ancona, la stazione di riferimento è Narni-Amelia. Gli aeroporti più vicini sono quello di Perugia e Roma.

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Tornavento un tramonto nella storia

Una piccola frazione, oggi frequentata per ammirare uno splendido panorama sulla valle del fiume Ticino, molto animata durante l’ora del tramonto.
Siamo a Tornavento, in Provincia di Varese, località che nella prima metà del 1600 fu al centro di una importante battaglia inserita nel conflitto chiamato “Guerra dei trent’anni”.

Un evento, quello della Guerra dei Trent’anni, che viene ricordato annualmente l’ultima domenica di giugno (qui il link all’articolo sulla battaglia di Tornavento) con una rappresentazione a ricordo delle mire espansionistiche degli alsaziani, che furono ostacolate da Carlo Emanuele I di Savoia, il quale si alleò alla Francia (trattato di Rivoli, 1635) per facilitare la conquista della Lombardia da parte di Parigi.

I due eserciti si scontrarono nella zona di Gallarate, con un’appendice nella piccola frazione di Lonate Pozzolo. Era il 22 giugno 1636. Andando alla ricerca di testimonianze di questo significativo episodio storico ci siamo imbattuti in un vero museo a cielo aperto.

Tornavento oggi

Tornavento è cresciuta intorno alle proprietà terriere dei nobili Parravicino, i padroni del centro abitato. A testimonianza c’è Villa Parravicino che si apre sull’omonima piazza.

La vista da Piazza Parravicini

Tornavento, particolare del panorama da Piazza Parravicino – Turista a due passi da casa

Dal belvedere di Piazza Parravicini, su cui si affaccia la Chiesa Sant’Eugenio, si vedono gli innumerevoli corsi d’acqua che solcano il territorio: i canali Villoresi e Industriale, la Gora Molinara, si può scorgere l’inizio del Naviglio Grande con la Casa della Camera, ovvero la “paladella” in granito che divide l’acqua del fiume in due parti.
Quella di destra detta “Bocca di Pavia” veniva utilizzata per la navigazione sul fiume.
Dalla Cascina Castellana, partiva una barca per il trasporto di persone che terminava la sua corsa a Milano Porta Ticinese.

La ferrovia delle barche

Nella scarpata che dalla piazza principale del paese porta al fiume Ticino, nel 1800 era stata edificata un’ingegnosa Ferrovia delle Barche che, secondo Carlo Cattaneo doveva sollevare i barconi che trasportavano le merci portandole dal Naviglio al pianalto e da qui, trasportarle su vagoni trainati da cavalli, fino a Sesto Calende, realizzando un notevole risparmio sui tempi per risalire il fiume. Questa ferrovia funzionò fino al 1865, soppiantata dalla neonata ferrovia Milano-Arona.



Il ponte di Oleggio

Infine si scorge il ponte in ferro sul Ticino che permette il collegamento tra la sponda lombarda e quella piemontese. Detto anche il ponte di Oleggio, questa struttura sostituì nella seconda metà del 1800 il passaggio tra le due rive del fiume, effettuato fino ad allora solo con barche. Il ponte ultimato nel 1889 andò distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale. Ricostruito, resta oggi una preziosa testimonianza di archeologia industriale.

Schegge di bombe sganciate per distruggere il ponte si possono vedere nel vicino museo a cielo aperto di Via del Gaggio. Dal centro di Tornavento si segue la strada che porta all’antica dogana austriaca, quindi si scende verso il canale Villoresi. Sulla destra prima del ponte è possibile ammirare una di queste.

Il tramonto

Arrivando in piazza Parravicino per l’ora del tramonto, nelle giornate limpide si può ammirare la catena delle Alpi occidentali e l’imponente mole del massiccio del monte Rosa.



Come arrivo a Tornavento

Tornavento si raggiunge dall’autostrada A4 (per provenienze da Torino) o A8 (per chi arriva da Varese) quindi proseguendo sulla superstrada per l’aeroporto della Malpensa, uscita Oleggio. Si segue la SS 527 fino alla prima rotatoria, quindi a destra proseguendo sulla SP 52. Pochi metri e si imbocca (sulla sinistra) Via Carlo Goldoni, che termina in Piazza Parravicino.

Un giro turistico attorno al lago di Antrona

Un laghetto artificiale nato dopo una frana con un percorso ad anello nella frazione di Antronapiana del comune di Antrona Schieranco, nel Verbano-Cusio-Ossola, oggi meta di rilassanti passeggiate domenicali.

Lago di Antrona – Turista a due passi da casa

Il Lago di Antrona è un angolo di natura in provincia di Verbania Cusio Ossola. Siamo ad Antrona Schieranco, un comune nato dall’unione delle due comunità nel 1928 e sede di un laghetto creato artificialmente dopo una frana. Questo luogo è diventato negli anni una interessante meta di passeggiate e di rinfrescanti bagni estivi.

La storia e la nascita del lago

Lago di Antrona, Antrona Schieranco - Turista a due passi da casa
Lago di Antrona, Antrona Schieranco – Turista a due passi da casa

La formazione di questo laghetto artificiale ci riporta alla dominazione spagnola della valle, un periodo segnato anche da molte calamità naturali come quella del 27 luglio 1642.
Prima di allora la valle dove si è formato il lago era attraversata dal torrente Troncone e le due sponde erano ricoperte da prati, campi e boschi.
Il 27 luglio 1642 un’enorme frana che si staccò dal monte Pozzuoli finì sul pianoro investendo alcune abitazioni senza possibilità di fuga per 95 persone, che furono sorprese nel sonno dai detriti.

Lago di Antrona, la frana - Turista a due passi da casa
Lago di Antrona, la frana – Turista a due passi da casa


La massa di roccia franata chiuse la via al passaggio del torrente che pian piano si trasformo nel lago che vediamo oggi. Parte dei massi che si staccò dalla montagna è oggi ancora visibile accedendo al lago. Dal 1926 l’invaso è utilizzato come riserva per la sottostante centrale di Rovesca.

Il lago oggi

Lo specchio d’acqua è circondato da uno sterrato lungo il perimetro ed è stato completato nel 2013 e comprende anche due belle cascate, tra cui quella del Rio Sajon, che possiamo ammirare passando proprio dietro.
Un tratto attrezzato con passerelle sospese ci offre questa grande opportunità. Lo sterrato in alcuni punti dopo la cascata può sembrare accidentato, ma non è pericoloso.
Lungo le sponde del lago di Antrona si possono trovare piccole spiaggette non attrezzate, e anche spazi per picnic.
L’acqua del lago di Antrona è colore smeraldo e riflette le montagne circostanti.



Il percorso

Lago di Antrona, il passaggio sotto la cascata - Turista a due passi da casa
Lago di Antrona, il passaggio sotto la cascata – Turista a due passi da casa

Il giro del lago di Antrona è un anello di facile percorribilità ed ha una lunghezza di 3 chilometri. senza soste, lo si percorre in circa un ora. Ma è quasi impossibile perché in diversi punti gli scorci sul lago e sulle montagne che lo circondano sono stupendi, Il panorama e le cascate ci offrono notevoli spunti per fotografie memorabili.
La cascata del Rio Sajont è forse il punto più duro da raggiungere. Si deve salire una specie di scala creata nella roccia prima di raggiungere le passerelle che ci portano ad ammirare da dietro la cascata. Questo è il tratto più affollato dell’intero percorso.
Il dislivello complessivo del percorso del lago di Antrona e di 90 metri, il sentiero non presenta alcuna difficoltà ed è adatto anche ai bambini, che nei tratti più esposti vanno accompagnati.

Il sentiero verso il lago di Campliccioli

Lago di Antrona, visto dal lago di Campliccioli - Turista a due passi da casa
Lago di Antrona, visto dal lago di Campliccioli – Turista a due passi da casa

Dal lago di Antrona parte anche il sentiero che conduce ad un altro invaso d’acqua artificiale, il lago Camplicciloli. In 45 minuti si sale di quota fino a raggiungere i 1352 metri sul livello del mare per arrivare a quest’altro invaso artificiale immerso nella natura creato negli anni 20 del secolo scorso. Di questo invaso artificiale ne parleremo in altro post.



Come raggiungo il lago di Antrona

Antrona Schieranco si raggiunge dall’autostrada A26 Genova-Gravellona Toce, al termine della quale si prosegue sulla statale del Sempione fino a Villadossola, quindi si segue la strada per la Valle Antrona fino alla frazione Ronco, dove si trovano diversi parcheggi. Dai posteggi al lago la camminata è breve.

La spiaggia e le dune di Piscinas, tra natura, miniere e mare cristallino

Situata in una zona isolata ma di grande bellezza naturalistica, la spiaggia di Piscinas, lungo l’arenile della Costa Verde, in Sardegna, è circondata da altissime dune ancora vive e modellate dal maestrale.

Il colore giallo oca di queste montagne di sabbia è interrotto, a tratti, da cespugli di sparto pungente, dalla carota spinosa, dal giglio di mare e, verso l’interno, da ginepri e vecchi olivastri che formano dei piccoli boschetti.

Spiaggia e dune di Piscinas, Turista a due passi da casa
Spiaggia e dune di Piscinas, Turista a due passi da casa

La natura

La zona di Piscinas degrada lentamente verso la costa, passando dalle formazioni rocciose alle famose dune di sabbia. Due torrenti attraversano le dune e sono il rio Piscinas che nasce nei pressi di Montevecchio e scorre a nord ed è alimentato anche dalle acque provenienti da alcune gallerie delle miniere dismesse, che saltuariamente gli conferiscono un colore rossastro. Ed è per questo che viene sopranominato “fiume Rosso”. Il rio Naracauli è invece un torrente che arriva nella zona di Piscinas dal villaggio minerario di Naracauli.

Spiaggia e dune di Piscinas, Turista a due passi da casa
Spiaggia e dune di Piscinas, Turista a due passi da casa

Punto di arrivo della ferrovia delle miniere

La spiaggia di Piscinas è collegata con la Miniera Montevecchio attraverso un percorso suggestivo e rapido (circa 30 minuti d’auto) nel quale si possono ammirare splendidi panorami, rigogliosi boschi, le Miniere di Ingurtosu ed il paese di Arbus. Sulla spiaggia restano tracce dei vagoni che dalle miniere trasportavano fino alla stazione di arrivo i loro preziosi carichi di minerali, in attesa di essere imbarcati per la loro destinazione finale.

Spiaggia e dune di Piscinas, i vagoni della ferrovia – Turista a due passi da casa

Cosa offre la spiaggia

La spiaggia di Piscinas è rinomata per la presenza di una vasta area all’interno della quale è possibile praticare liberamente il naturismo. In certi periodi si possono vedere i cervi che si spingono sino al mare, mentre nel mese di giugno, le tartarughe marine depongono qui le loro uova. Chi invece si immerge nel mare, può scoprire il relitto di una nave inglese che riposa tra i fondali da qualche centinaio di anni. Il mare qui è raramente calmo, e questo fa si che la spiaggia di Piscinas sia uno dei siti preferiti dai surfisti che, soprattutto in inverno, possono praticare il loro sport grazie alla presenza di lunghe ed alte onde.


L’audioguida

Clicca sul link e ascolta l’audioguida della spiaggia di Piscinas


Come arrivo alla spiaggia di Piscinas

Alla spiaggia di Piscinas ci si può arrivare in due modi: o passando da Guspini e facendo il giro delle miniere o passando da Arbus e scendendo in direzione Ingurtosu e poi Piscinas. In entrambe le soluzioni dalla SS 131 una volta arrivati a Guspini si prosegue in direzione Montevecchio (6 km) e da qui si prendono le indicazioni per la spiaggia di Piscinas (la strada è per 10 km non asfaltata) si possono ammirare affascinanti paesaggi e le famose miniere dell’arburese.

Passando da Arbus invece, si giunge nel centro abitato e si prosegue in direzione Ingurtosu (6 Km). Giunti nella piccola frazione mineraria si prosegue poi per la spiaggia di Piscinas (la strada è segnalata).

La Cascata di Salino: un colorato salto dell’acqua, 30 metri tra rocce e natura rigogliosa

Uno scenografico salto di 30 metri con l’acqua che precipita tra i colori della roccia e quelli della natura e forma la Cascata di Salino, uno spettacolo naturale da ammirare. Siamo nel comune di Paularo, in provincia di Udine, nella Carnia friulana.

Cascata di Salino, le Alpi Carniche – Turista a due passi da casa

Seguendo la strada provinciale 23 che da Arta terme raggiunge il comune di Paularo, ci siamo imbattuti, quasi casualmente, in questo spettacolo della natura, o perlomeno, no lo si vede dalla strada principale, per ammirare la Cascata di Salino, dobbiamo fare una deviazione giunti all’altezza di Lambrugno e seguire la strada verso Trelli. Al primo tornante ecco davanti a noi questa immensa cascata, i suoi colori e la sua bellezza.

L’idea per un trekking

Cascata di Salino, il trekking – Turista a due passi da casa

La zona è piena di forre e cascate e l’intento era quello di fare una specie di trekking che dalla cascata di Salino ci avrebbe portato a quella del Rio Pecol (come nella foto). Un breve percorso seguendo la strada, un tragitto lungo circa 3 chilometri per ammirare due stupende cascate. Purtroppo, un improvviso quanto duraturo acquazzone ci ha costretto a rinunciare.

Uno spettacolo della natura

Arrivati al punto di partenza, la Cascata di Salino, ci siamo accontentati di ammirare, anzi di restare estasiati da questo spettacolo. Immaginate di trovarvi in un anfiteatro dalle pareti altissime ricoperte di roccia e alberi. L’acqua che proviene dal Rio Roia cade da 30 metri d’altezza. Guardandocivi attorno abbiamo trovato solo rocce dai colori diversi: rosso, giallo, marrone, grigio, con la natura che ogni tanto ci mette un po’ di verde.

Cascata di Salino – Turista a due passi da casa

E guardando in alto, proprio tra gli alberi ecco spuntare, o meglio, farsi largo l’acqua che poi precipita per 30 metri, lungo una roccia in travertino che ogni tanto assume la colorazione giallastra a causa del carbonato di calcio che si è depositato nei secoli, trasportato dall’acqua, prima di scivolare via verso altri alberi e scomparire all’orizzonte per immettersi nel Torrente Chiarsò.

Un altro punto di vista

Cascata di Salino – Turista a due passi da casa

Si può ammirare lo spettacolo della Cascata di Salino anche da un punto più basso della strada, basta prendere un sentiero (se è aperto) che conduce ad un livello sottostante. Ci ricorderemo di questo posto per il rumore assordante dell’acqua e la temperatura, di pochi gradi, dovuta al fatto che siamo arrivati qui in una giornata nuvolosa. Chissà col sole che colori splendenti avremmo trovato.


L’Audioguida

Clicca sul link e ascolta l’audioguida della Cascata di Salino


La Cascata del Rio Picol

La zona che comprende Salino è ricca di cascate ed è dovuta alla conformazione geologica e morfologica della vallata. Il nostro intento era quello di raggiungere un’altra di queste meraviglie: la cascata del del Rio Picol, che si trova sul Rio Mueia, un piccolo corso d’acqua che si immette nel Chiarsò, nel comune di Dierico, a poca distanza. Sarà per la prossima volta.

Cascata di Salino – Turista a due passi da casa

Come arrivo alla Cascata di Salino

La cascata di salino si trova seguendo la strada provinciale 23 che da Arta terme raggiunge il comune di Paularo, in provincia di Udine. Da Tolmezzo la si raggiunge seguendo la Strada Statale 52 fino a Cedarchis, poi deviazione a destra sulla Sp23 fino a Lambrugno, quindi Sp 40. La cascata è appena fuori dal borgo.

Pedalando tra le ville palladiane venete sul Brenta

Uno degli itinerari più belli del Veneto, è quello del battello sul fiume Brenta che Padova, seguendo il corso del fiume, arriva nel mar Adriatico per concludersi a Venezia, dove si ammirano le sontuose ville palladiane venete. 

Non meno suggestivo è lo stesso itinerario, questa volta percorso in bicicletta.  

Battello sul fiume Brenta – Turista a due passi da casa

Si pedala da Strà a Fusina, lungo un tragitto pianeggiante di 33 chilometri (la sola andata) tra natura, campagna e tante dimore storiche che si incontrano nei primi 20 Km del percorso, ovvero da Stra a Oriago. Un tratto non impegnativo e completamente pianeggiante. 

Ville settecentesche, quasi tutte dai colori chiari, caratterizzate da timpano centrale, giardini con palme e piccoli cortili, da portici e da luminose porte a vetri. Ville con pavimenti veneziani e dai classici lampadari fatti con vetro di Murano.

Ne incontreremo molte lungo il tragitto che non presenta particolari difficoltà stradali, a parte qualche strettoia dove occorre fare attenzione, mentre in alcuni punti si viaggia su strade trafficate. Per il resto si pedala godendo dell’ambiente che ci circonda.

Il percorso

La nostra pedalata in bicicletta alla scoperta delle ville venete ci porta da Stra a Fossò, da qui a Camponogara, quindi a Mira, Oriago per terminare a Fusina. Già nella località di partenza abbiamo la possibilità di vedere, anche solo passando al fianco, diverse dimore tra cui Villa Zoldon, Villa Valier, Villa Draghi, Villa Foscarini e la più sontuosa di tutte, Villa Pisani. Ma procediamo con calma.

Si parte!

Punto di partenza del nostro percorso alla scoperta delle ville venete in bicicletta è la piazza di Stra. Da qui si attraversa il ponte sul canale del Brenta e si pedala in direzione San Pietro, passando al fianco di Villa Pisani, la “Regina delle ville venete”, dalle 114 stanze, nelle quali hanno soggiornato  dogi, re e imperatori. L’ingresso è a pagamento.

Villa Pisani

Villa Pisani - Turista a due passi da casa
Villa Pisani – Turista a due passi da casa

Voluta dal doge Alvise Pisani quando prese il potere, villa Pisani fu completata nel 1736. Acquistata da Napoleone nel 1807, qui si incontrarono per la prima volta Hitler e Mussolini. Era il 1934. Oggi Villa Pisani è un museo nazionale.

Visitando Villa Pisani si possono ammirare arredi e opere d’arte del Settecento e dell’Ottocento, tra cui il capolavoro di Gianbattista Tiepolo “Gloria della famiglia Pisani”, affresco che si ammira sul  soffitto della maestosa Sala da Ballo. Meritano una visita anche le originali architetture della Coffee House e dell’Esedra, il famoso labirinto di siepi, l’agrumeto nell’Orangerie e le Serre Tropicali, la palazzina delle scuderie.

Il percorso prosegue

Ville venete sul Brenta, una delle ville- Turista a due passi da casa

Dopo la pausa culturale, riprendiamo la bicicletta e proseguiamo verso Vigornovo e Fossà. La strada si snoda tra casette e orti, giardini e boschi, fino a Camponogara e a Calacroci. Dopo 10 Km di sudore arriviamo a Calacroci, da dove, un lungo vialone di platani che sembra una galleria ci porta quasi fino a Dolo. Da questa località seguiremo quasi in toto il canale navigabile del Brenta, la strada da qui corre parallela, o quasi, ammirando il panorama tra alberi i cui rami si chinano sull’acqua del fiume, come per dissetarsi, verde e le ville storiche, alcune, purtroppo in rovina, altre in ristrutturazione, come quella nella foto.

Ville venete sul Brenta, un edificio in ristrutturazione – Turista a due passi da casa

Di tanto in tanto facciamo una sosta per scattare qualche fotografia, poi, tornando a pedalare continuiamo il nostro percorso alla scoperta delle ville venete. Restando sulla destra della riva, e facendo attenzione alle auto perché per alcuni tratti la nostra pedalata è sulla SS11, arriviamo a Mira, che superiamo per raggiungere Oriago, dove ci appare in tutta la sua maestosità Villa Foscari, detta la Malcontenta.

La Malcontenta

Ville venete, villa Foscari, la Malcontenta – Turista a due passi da casa

Si tratta di una villa privata opera di Andrea Palaldio che fa parte del Patrimonio Mondiale dell’Unesco. La visita è a pagamento.  Progettata da Palladio per Nicolò e Alvise Foscari, la villa si sviluppa su tre piani, che in un certo qual modo rappresentano una distinzione fra le attività funzionali al piano terreno, quelle nobili che si trovano al primo piano e quelle di deposito delle derrate agricole, che invece sono state sistemate al piano superiore.

Villa Foscari ha un aspetto simmetrico, mentre gli ornamenti orizzontali della facciata principale sono in  cotto. Rilassante il passeggio nel giardino della villa.

Ville venete sul Brenta, il giardino di Villa Foscari – Turista a due passi da casa

La fine del tragitto

Ne è valsa la pena, ora ci aspetta l’ultimo tratto del nostro percorso in bicicletta alla scoperta delle ville venete, 11 chilometri di strada verso Fusina, la meta finale del nostro tragitto. Siamo arrivati al termine, diamo uno sguardo al paesaggio e laggiù, oltre il mare ci appare Venezia. Appagato l’occhio, non resta per percorrere a ritroso la nostra strada e tornare al punto di partenza.

Il percorso da Stra a Fusina – Google Maps – Turista a due passi da casa

Come arrivo a Sta

La cittadina di Stra, in provincia di Venezia, si raggiunge in auto percorrendo l’Autostrada A4 (Brescia -Padova) uscita Padova Est, quindi seguendo la direzione Ponte di Brenta. 

Trekking tra i faggi secolari del sacro bosco di Sant’Antonio

Un sacro bosco all’interno del Parco nazionale della Majella ci porta alla scoperta di alcuni alberi di faggio tra i più suggestivi d’Italia. Siamo nel Bosco di Sant’Antonio a Pescocostanzo in provincia dell’Aquila. Qui si ammira un famoso, e fotografato, faggio a candelabro che ha un diametro di oltre cinque metri.

Bosco di Sant’Antonio – Turista a due passi da casa

Il punto d’accesso

Si arriva al Bosco di Sant’Antonio da Pescocostanzo seguendo la strada che da questo borgo d’Abruzzo porta verso Cansano. Siamo in località “La Difesa”. Per individuare il punto d’accesso non è semplice, infatti non c’è un cartello che indica la direzione, ma ci accorgiamo di essere arrivati nel punto d’accesso al parco perché sulla strada si nota una specie di baita-bar vicino ad un bosco e con relativo parcheggio per le auto. Dalla strada alberata si rischia di non trovare il punto dove inizia il Bosco di Sant’Antonio. Solo con una attenta osservazione di ciò che affianca la strada si possono notare i cartelli con le caratteristiche del parco e vedere alcune persone che si accingono, scarponi da trekking ai piedi, ad affrontare i sentieri del bosco.

Un antico luogo sacro

In passato questo luogo era considerato sacro, tanto che quest’area era stata dedicata a Giove. La foresta che vediamo ha sempre avuto dei vincoli rigidi. Anticamente qui era proibito tagliare gli alberi, ma anche pascolare gli ovini. Forse è uno dei motivi perché questo luogo si è conservato fino a noi e ci permette di ammirare alberi secolari dal notevole fusto. 

Bosco di Sant’Antonio – Turista a due passi da casa

Oggi il Bosco di Sant’Antonio rappresentanza delle più belle faggete d’Abruzzo che si estende per 17 ettari tra le dorsali del Monte Pizzalto e del Monte Rotella. 

Gli alberi del bosco

Sono diversi i tipi di albero che si incontrano all’interno del Bosco di Sant’Antonio come i già citati faggi secolari che si sono conservati fino ai giorni nostri. La particolarità di questi alberi è la loro forma eccentrica. Il bosco ci regala anche piante di acero campestre, di pero selvatico, di ciliegio, di carpino nero e il tasso.

I sentieri

Diversi i sentieri nel bosco e che si possono percorrere per tranquille passeggiate nel fresco estivo. Alcuni di questi percorsi sono didattici e spesso lungo il tragitto si incrociano cartelli indicativi. Purtroppo è anche facile perdersi, seguendo uno dei sentieri, ma non si rischia di rimanere isolati, semplicemente si passa da un sentiero all’altro. Il parco è anche meta di escursioni a cavallo, mentre d’inverno, quando la neve ricopre i sentieri, qui si pratica lo sci di fondo.

Quando andare

L’autunno è la stagione migliore per fare una gita nel bosco di Sant’Antonio. Il foliage è magnifico. Basterebbe questo per camminare e scattare fotografie, mentre una passeggiata primaverile ci permette di colorare le nostre foto con le fioriture di anemoni, peonie, primule, ciclamini, genziane e, per chi riesce a trovarla, la rara orchidea Epipactis purpurata.

Bosco di Sant’Antonio – Turista a due passi da casa

L’Eremo di Sant’Antonio

Il bosco nasconde una meta precisa: l’Eremo di Sant’Antonio, ovvero, una piccola chiesetta con campanile a vela, la cui costruzione potrebbe risalire al XIV o XV secolo e che al suo interno custodisce una statua del Santo. Sembra facile da raggiungere seguendo le indicazioni, ma può capitare di avventurarsi per un sentiero sbagliato e …addio eremo. Pazienza!

Bosco di Sant’Antonio – Turista a due passi da casa

Cinque motivi per visitare il Bosco di Sant’Antonio

  • Per ammirare stupendi faggi secolari
  • Per una passeggiata nella natura incontaminata della Regione Abruzzo
  • Per arrivare fino all’eremo di Sant’Antonio
  • Per scattare stupende fotografie in autunno e in primavera
  • Per godere del fresco nel mezzo della calura estiva


Come arrivo al Bosco di Sant’Antonio

Bosco di Sant’Antonio -Google Maps – Turista a due passi da casa

Il Bosco di Sant’Antonio si raggiunge seguendo la strada che da Cansano porta a Pescocostanzo, o viceversa.


Per chi cerca informazioni:   www.parcomajella.it


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penisola del Sinis, seguendo un itinerario tra storia e natura

La penisola del Sinis è un lembo di terra situato nella zona centro occidentale della Sardegna, che si protende tra la baia di Is Arenas e il golfo di Oristano, racchiudendo all’interno interessanti luoghi come il villaggio di San Salvatore, l’area archeologica di Tharros, lo stagno di Cabras, per citarne alcuni.

Capo San Marco, la spiaggia

La penisola del Sinis è l’ideale per trascorrere un weekend tra mare e cultura. Qui ci troviamo in un’area protetta, dove le spiagge offrono uno spunto ideale per un bagno rinfrescante in un mare dall’acqua cristallina. Su tutte la spiaggia di Is Arutas, considerata tra le più belle d’Italia e che presenta sabbia mista con sassolini colorati e quarzo. Uno spettacolo cromatico d’impatto per gli occhi.

Spiaggia di Is Arrutas

Lo stagno di Cabras

Procediamo con ordine. Il nostro tour alla scoperta della penisola del Sinis può cominciare dallo stagno di Cabras, un luogo incontaminato, ideale per ottime pedalate lungo il perimetro, ma anche per chi pratica il birdwatching. Se si è fortunati qui si possono vedere fenicotteri rosa e germani reali, mentre tra i canneti si muove il cavaliere d’Italia e le rocce sulla costa, ospitano il falco pellegrino, il gabbiano reale e quello corso.

Penisola del Sinis, lo stagno di Cabras
Penisola del Sinis, lo stagno di Cabras

Le acque dello stagno di Cabras sono ricche di pesce e qui la pesca si pratica su is fassonis, ovvero imbarcazioni di erba palustre intrecciata.  Nelle rocce costiere volano falco pellegrino​, gabbiano reale e corso.

San Salvatore in Sinis

San Salvatore in Sinis, tipica casa …western

Lasciamo lo stagno di Cabras per dirigerci in un luogo affascinante: San Salvatore in Sinis, meta da oltre cinque secoli della Corsa degli Scalzi, una delle feste sarde più suggestive. 

Ma questo piccolo raggruppamento di case è stato, negli anni’60 del secolo scorso, un set per alcuni film western …all’italiana. A prima vista sembra un antico villaggio disabitato, che presenta case ad un piano, una enorme piazza dove la polvere di alza al primo alito di vento. Mancherebbe solo la musica tipica di quel tipo di pellicole per essere immersi in un’atmosfera molto lontana da quella di casa nostra. 

La chiesa di San Salvatore

Nel cuore del piccolo borgo sorge la seicentesca chiesetta campestre di San Salvatore. Al suo interno si cela un ambiente sotterraneo ben più antico: un ipogeo risalente all’epoca tardo romana (III-IV sec. d.C.).

San Salvatore in Sinis, la chiesa
San Salvatore in Sinis, la chiesa

L’ipogeo, in parte scavato nella roccia, in parte costruito in muratura e arenaria, si estende per 12 metri in lunghezza e 10 in larghezza ed è costituito da 5 vani che si sviluppano intorno ad una stanza circolare centrale, nella quale troneggia il pozzo sacro nuragico attorno al quale si celebrava il culto delle acque fin dal neolitico.

Il set cinematografico

San Salvatore in Sinis, la piazza
San Salvatore in Sinis, la piazza

Ammirata la chiesa, non resta che girare tra le vie di San Salvatore in Sinis ed immergersi in un’atmosfera tipica dei film western. Questo piccolo borgo alla fine degli anni ’60 fu utilizzato come set cinematografico per alcuni film western. Le tipiche case subirono piccole modifiche ancora oggi visibili.

Il sito archeologico di Tharros

Il nostro tour alla scoperta della penisola del Sinis prosegue fino alla penisola di Capo San Marco per ammirare le rovine del sito archeologico di Tharros che sorgono a due passi dal mare. Antica cittadina punico-romana, Tharros venne fondata nel VIII secolo aC dai fenici sul luogo di un insediamento dell’Età del Bronzo.

Capo San Marco, il sito archeologico di Tharros
Capo San Marco, il sito archeologico di Tharros

I resti

Oggi di questo antico insediamento si possono ammirare i resti delle fondamenta dei templi, terme romane, il Castellum Acquae, un tofet fenicio-punico e un quartiere dove lavoravano gli artigiani. Le visite al sito archeologico di Tharros sono guidate.

Capo San Marco

Seguendo lo sterrato che si inoltra nella penisola di può raggiungere il faro di Capo San Marco da dove si gode di un ottimo panorama. La prima strada a sinistra ci porta in cima alla collina da dove si ammirano il paese di San Giovanni gli stagni e le montagne. Andando oltre la torre, sul lembo di terra che collega Capo San Marco alla penisola del Sinis, si scorgeranno sulla destra i resti di una necropoli punica.

Capo san Marco, la torre

A destra delle tombe si vede ancora la zona delle cave di arenaria. Sulla sinistra, verso il golfo si trova una seconda torre spagnola. Proseguendo sul sentiero che va verso sud si passa il nuraghe Baboe Cabitza fino ad arrivare al faro moderno di Capo San Marco.

La cucina

Non possiamo lasciare la penisola del Sinis senza aver appurato i piatti della tradizione locale:  dalle uova dei cefali si ricava la bottarga, considerato l’oro di Cabras, mentre la produzione vitivinicola espone il suo massimo nella vernaccia.

Come arrivare

Da Cagliari si raggiunge Cabras seguendo la E25 fino a Oristano, quindi si prende la strada provinciale 56 fino a Donigala Fenughedu, poi si segue la SP1 fino a destinazione. 

Da Cabras la Sp6 conduce a San Giovanni in Sinis. Da questa località raggiungiamo la spiaggia di Is Arutas seguendo prima la Sp6, quindi la SP39. Per arrivare a Capì San Marco, si segue la strada in Costa fino a San Giovanni in Sinis. Da qui si prosegue a piedi