Un aperitivo tra le frazioni di Crodo

Una piacevole passeggiata ci porta alla scoperta di Crodo e soprattutto delle sue frazioni poste lungo il versante soleggiato che sale verso il Cistella. Siamo in val Formazza ed Antigorio, in quel cuneo di Piemonte che si allunga nella Svizzera.

Crodo, vista sulla frazione Mozzio - Turista a due passi da casa
Crodo, vista sulla frazione Mozzio – Turista a due passi da casa

Una lunga passeggiata, se fatta a piedi, oppure faticosa se percorsa in bicicletta, o ancora piacevole in auto, ma in questo caso si perdono tutte le sfumature naturali della zona.

Crodo è nota soprattutto per la sua acqua minerale e per il suo analcolico famoso in tutto il mondo, di cui la ricetta è un segreto. All’ingresso del borgo si trovano la fabbrica che imbottiglia l’acqua minerale e il parco delle Terme, che potremo visitare in un secondo momento.

Il punto di partenza del nostro percorso è la Chiesa di Santo Stefano, dalla quale in pochi minuti si raggiunge la vecchia mulattiera che taglia in più punti la strada asfaltata che sale verso Mozzio. È impossibile sbagliare. Il percorso è evidenziato da cartelli indicatori.

Crodo, chiesa Santo Stefano - Turista a due passi da casa
Crodo, chiesa Santo Stefano – Turista a due passi da casa

Prima Tappa: Mozzio

Lasciata Crodo e inerpicandosi sul sentiero raggiungiamo Roncola, siamo a 670 metri sul livello del mare. Un pugno di case ben tenute, utilizzate più per le vacanza che per vivere. Si passa davanti ad un piccolo laghetto e prima di salire verso Mozzio, con una piccola deviazione si raggiunge Il Santuario della Madonna della Vita a Smeglio. Si tratta di una chiesa risalente al 1614, al cui interno è conservata una copia dell’affresco della Madonna della Vita inviato da Bologna.

Crodo, frazione Mozzio, panorama - Turista a due passi da casa
Crodo, frazione Mozzio, panorama – Turista a due passi da casa

Raggiunta, Mozzio siamo a 830 metri sul livello del mare, si passeggia nella zona più vecchia del borgo, dove si ammirano abitazioni d’epoca, diverse delle quali costruite in pietra locale. Qui svetta la parrocchiale di San Giacomo, risalente al 1628 e restaurata nel corso dei secoli. Da qui si gode di un bel panorama su parte della valle e sul borgo.

Crodo, frazione Mozzio, chiesa di San Giacomo - Turista a due passi da casa
Crodo, frazione Mozzio, chiesa di San Giacomo – Turista a due passi da casa

Seconda tappa Viceno

L’arrivo della seconda tappa è Viceno, che si raggiunge seguendo la strada asfaltata. Questa frazione di Crodo ci offre subito la Chiesa di San Rocco, edificio risalente al 1623, costruito durante il periodo della peste. L’edificio di culto e stato restaurato nel 1987, mentre nel 1907 è stata ricostruita la volta perché pericolante.

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Terza Tappa: Cravegna

Crodo, frazione Cravegna, case tipiche - Turista a due passi da casa
Crodo, frazione Cravegna, case tipiche – Turista a due passi da casa

Attraversato il piccolo borgo si prosegue in direzione di Cravegna. Ammirando il panorama si notano i numerosi terrazzamenti caratteristici di questa zona. Cravegna si trova a 824 metri sul livello del mare ed è la più grande delle frazioni di Crodo. A sua volta è suddivisa in diversi nuclei: Campieno, Valle, Buttanego, Piazza e Villa. Molto interessante e caratteristica parte antica del borgo costituita da case in pietra. Scendendo verso la Chiesa di San Giulio si passa dalla Piazza Innocenzo IX, dedicata a Giovanni Antonio Facchinetti de Nuce che nacque a Cravegna e fu eletto Papa il 3 novembre 1591, in uno dei pontificato più brevi della storia: il suo regno durò solo due mesi.

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Nel cuore del borgo ecco il piccolo Oratorio di Santa Croce, costruito dal padre di Innocenzo IX, Antonio Nocerti, nel 1539. L’edificio è stato restaurato ed al suo interno si ammirano le antiche pitture raffiguranti S. Francesco con S. Petronio, che tiene in mano il modello della città di Bologna. Nocerti lasciò la valle per emigrare a Bologna E Lo si vede nella figura del devoto offerente ai piedi di S.Antonio Abate.

Chiesa di San Giulio

Crodo, frazione Cravegna, chiesa San Giulio - Turista a due passi da casa
Crodo, frazione Cravegna, chiesa San Giulio – Turista a due passi da casa

Secondo la leggenda, la chiesa di San Giulio è stata la prima delle cento chiese che i santi Santi Giulio e Giuliano edificate in Ossola.

La facciata ricorda, quella della vicina Chiesa monumentale di San Gaudenzio a Baceno, mentre l’interno è a tre navate. Sul soffitto diversi affreschi ricordano la vita di papa Innocenzo IX. Nella navata di sinistra si ammira un affresco della Madonna con bambino che anticamente decorava la facciata della chiesa romanica. Al dipinto vengono attribuiti fatti miracolosi avvenuto nel 1492. Interessante il fonte battesimale in marmo di Crevola del 1564.

Annesso alla chiesa è l’oratorio di San Giovanni Battista . Costruito nel XVII secolo si trova alla destra del sagrato, e ha di fronte un ossario costruito sempre nello stesso periodo.

Quarta tappa: Crodo

Terminata la visita alla Chiesa di San Giulio, seguendo il sentiero segnalato si arriva al piccolo nucleo di Vinun. Siamo ad 808 metri sul livello del mare. Qui i terrazzamenti lasciano supporre che un tempo venisse coltivata la vite. Quindi si scende a Fariolo e sempre seguendo la mulattiera si passa Navasco e si scende al ponte che supera il Torrente Alfenza.

Per arrivare dopo pochi minuti al punto di partenza, seguendo la strada che passa al fianco dei ruderi dell’Oratorio di S. Eustachio.

In termini tempo, il percorso a piedi dura circa quattro ore. Molto meno se lo affronta in auto, ma in questo caso da Cravegna si deve continuare sua strada che porta a Baceno e tornare poi a Crodo seguendo la strada principale.

Il video

La cucina tipica

La cucina tipica di questo territorio si basa sui formaggi locali come il Bettlematt, a pasta semicotta e dall’aroma particolare e la Toma, un Dop, dal sapore aromatico. Tra i primi piatti, il Prata Hapfla, preparato con patate, cipolle e formaggio. E poi il pane, che qui spesso viene prodotto ancora nei vecchi forni a legna.

Cinque motivi per vistare Crodo

  • Per fare uno tra i più bei trekking della Valle Antigorio e Formazza
  • Per ammirare dall’alto la valle in cui sorge Crodo
  • Per scoprire Craveggia e il luogo natio di Papa Innocenzo IX
  • Per assaporare la cucina tipica del luogo
  • Per le terme e il suo …famoso aperitivo

Audioguida


Come arrivo a Crodo

Crodo si raggiunge in auto da da Torino e Milano, Autostrada A4 fino al raccordo Autostrada A26 direzione Sempione Confine di Stato, a Gravellona Toce si prosegue sulla superstrada fino a destinazione.


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Azzurrina, la leggenda di Montebello

Visitando la rocca di Montebello, frazione di Poggio Torriana, siamo in provincia di Rimini, a pochi chilometri dal mare Adriatico,  si ammira un piccolo, quanto suggestivo borgo, che nasconde una leggenda alquanto curiosa: quella di Azzurrina.

Montebello, centro storico - Turista a due passi da casa
Montebello, centro storico – Turista a due passi da casa

Prima di conoscere questa storia, facciamo un giro per Montebello che sorge a 426 metri sul livello del mare e dall’alto del suo imponente castello domina le valli del Marecchia e dell’Uso. Il nome di questa località è legato alla sua rocca e riporta all’insediamento altomedievale quando era denominato, in latino “Mons belli” ovvero Monte della guerra, divenuto poi Montebello.

Chiesa di San Pietro Apostolo

Prima di visitare il castello e andare alla scoperta dei suoi segreti e della leggenda di Azzurrina, si gira per le vie del borgo fino alla chiesa di San Pietro Apostolo, che si trova in fondo all’abitato. Si tratta di piccolo edificio ristrutturato nel XVII secolo al cui interno si possono vedere alcune interessanti tele sempre dello stesso periodo.

La Rocca

Il castello, o rocca di Montebello, risale all’anno Mille e fu costruita su una Torre romana del III secolo a.C. La torre, un edificio in muratura a pianta quadrata tuttora inserita nella struttura del maniero, mentre risale alla seconda metà del 1400 la residenza signorile. Al salone nobile sono conservati alcuni preziosi mobili, tra i quali spicca una cassa dipinta risalente, si dice, ai tempi delle Crociate.
Edificio dalle alterne vicende, venne espugnato dai Montefeltro nel 1393, quindi riconquistato dai legittimi proprietari, i Malatesta, che però furono sconfitti nella battaglia di Pian della Marotta, vicino Senigallia dall’esercito di Papa Pio II. Da allora la rocca è di proprietà dei conti Guidi.

Montebello, torre della rocca - Turista a due passi da casa
Montebello, torre della rocca – Turista a due passi da casa

Oggi la fortezza è suddivisa in due ali: una rinascimentale e l’altra è una fortezza militare. Per questo scopo fu utilizzata come presidio per tenere sotto controllo la Valmarecchia, il principale collegamento tra il Montefeltro e la Toscana. La rocca è uno degli edifici più interessanti dei Malatesta in Romagna.

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La leggenda di Azzurrina

L’aspetto più interessante e misterioso del castello è la leggenda di Azzurrina.
Figlia di tal Ugolinuccio o Uguccione, feudatario di Montebello nel 1375, il 21 giugno di quell’anno la piccola scomparve dopo essere entrata nel nevaio e non venne mai più ritrovata.
Una storia breve, semplice, insignificante, ma che nei secoli si è arricchita di episodi di fantasia. Infatti, tramandata oralmente, c’è chi ha aggiunto …particolari inesistenti sulla storia. Quella che può essere la più verosimile è stata raccolta da uno storico nel XVII secolo e parla di una fanciulla dagli occhi color cielo e i capelli chiari con riflessi azzurri.

Montebello, la rocca vista dal borgo - Turista a due passi da casa
Montebello, la rocca vista dal borgo – Turista a due passi da casa

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Guendalina

La bimba in questione si chiamava Guendalina ed era nata con i capelli albini. Per paura della diversità i genitori le tinsero i capelli, ma, il bianco dell’albinismo non trattenne i colori. Fu così che la sua chioma diventò azzurra. Da qui deriva l’appellativo di Azzurrina. La bimba però scomparve misteriosamente un giorno nella nevaia. Da allora si persero le tracce.

Nel manoscritto seicentesco si legge:
“… e si narra che, allo scadere del solstizio estivo di ogni lustro, un suono proveniente da quel sotterraneo cunicolo si faccia ancora sentire.”

Il mistero

Il castello di Montebello oggi è un museo e il 21 giugno del 1990, alcuni tecnici del suono, cercando riscontri alla presenza di questi suoni, realizzarono alcune registrazioni con sofisticate apparecchiature.
Durante l’ascolto si udirono: tuoni, uno scrosciare violento di pioggia, poi… un suono.
Nel corso degli anni vennero ripetute, sempre lo stesso giorno altre registrazioni e il risultato fu identico con la ripetizione di quel suono misterioso.
Questo rumore viene fatto ascoltare ai visitatori del museo. C’è chi afferma di sentire dei lamenti di bambina, chi una voce, chi solo rumore del vento e della pioggia. Il mistero di Azzurrina resta vico a secoli di distanza.

Montebello, campanile chiesa di San Pietro Apostolo - Turista a due passi da casa
Montebello, campanile chiesa di San Pietro Apostolo – Turista a due passi da casa

La cucina

L’altro aspetto interessante di Montebello è la sua cucina, fatta di piatti semplici e prodotti genuini, del territorio. Tra i primi prevale la pasta fatta a mano, come gli strozzapreti e le tagliatelle, mentre i secondi piatti offrono carni alla brace e di cacciagione, mentre tra i dolci ecco la classica ciambella e le crostate casalinghe. Questa è anche zona di produzione dei vini Sangiovese e Trebbiano.

Cinque motivi per visitare Montebello

  • Per visitare il castello ed ascoltare i suoni misteriosi registrati al suo interno
  • Per scoprire se è vera la storia di Azzurrina
  • Perché questo è un piccolo, quanto significativo borgo di Romagna
  • Per conoscere la storia del Montefeltro e dei Malatesta
  • Per ammirare uno stupendo panorama sulle valli del Marecchia e dell’Uso

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Come arrivo a Montebello

Montebello si raggiunge In automobile dall’Autostrada A14, Bologna-Taranto, uscita Vallo del Rubicone, quindi si segue Sp33 e poi So 14 verso Poggio Torriana, da dove si prende la strada provinciale 120 per la meta finale.

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Un tour nelle grotte di Capo Caccia

Situato a venti chilometri dal centro di Alghero, Capo Caccia è un enorme promontorio a strapiombo sul mare. Siamo nel punto più estremo della costa nord occidentale della Sardegna, esattamente nell’Area Marina Protetta di Capo Caccia – Isola Piana.

Capo Caccia - Turista a due passi da casa
Capo Caccia – Turista a due passi da casa

Questa roccia deve il suo nome al fatto che qui la nobiltà ottocentesca veniva a cacciare i piccioni durante il periodo di bonaccia. Siamo anche in un punto panoramico dell’isola, infatti dalla sommità del promontorio si possono scorgere il golfo di Alghero e la vicina isola di Foradada.

Luogo dalle pareti a strapiombo, qui terra e mare si fondono in un’unica sfumatura di azzurro e i colori sono impreziositi dalla presenza di fauna selvaggia. Se si è fortunati si può ammirare l’aquila del bonelli, oppure il falco pellegrino ma anche gabbiani, da quello reale a quello corso, poi procellaria e rondoni.

Le grotte

L’area marina di Capo Caccia presenta rocce calcaree in cui si sono formate grotte e anfratti e comprende l’insenatura di Porto Conte e il tratto di mare tra Punta del Giglio e Capo Caccia. Un tesoro sotterraneo che può essere raggiunto sia dal mare che via terra. Oltrepassata la baia di Mugoni, la zona presenta diversi promontori modellati dai fenomeni carsici, mentre il versante orientale propone la Grotta Verde.

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Grotta Verde

Questa grotta è chiusa al pubblico ma la si può esplorare solo con un apposito permesso. La grotta verde deve il nome ai muschi e ai licheni che si sono formati sulle rocce, ma è anche testimone della presenza umana nella preistoria. Secondo gli studiosi, 7000 anni fa, questo era il punto di tumulazione dei defunti.

Grotta di Nettuno

Capo Caccia, zona ingresso Grotta di Nettuno - Turista a due passi da casa
Capo Caccia, zona ingresso Grotta di Nettuno – Turista a due passi da casa

Raggiungibile via mare o via terra da una lunga scalinata scavata nello strapiombo: la “Escala del Cabirol” che parte dal piazzale di Capo Caccia e arriva fino al mare, con un dislivello di 110 metri, ci permette di visitare o meglio, le spettacolari Grotte di Nettuno sono una vera e propria meraviglia geologica. Circa quindici tunnel sotterranei che si sono formati sia in superficie che sotto il livello del mare e che sono formate da ambienti suggestivi impreziositi dalla presenza di stalattiti e stalagmiti.

Il percorso delle Grotte di Nettuno

Capo Caccia, la scalinata sulle rocce - Turista a due passi da casa
Capo Caccia, la scalinata sulle rocce – Turista a due passi da casa

L’itinerario comincia dalla sala del Lago Lamarmora, tra i più grandi laghi salati d’Europa, dove si trova la monumentale l’Acquasantiera, la stalagmite alta circa due metri. Si prosegue nella Sala delle Rovine e nella Reggia, dove fanno bella mostra imponenti colonnati naturali, tra cui l’Albero di Natale. Al termine del lago ecco la Spiaggia dei Ciottolini. Il tour prosegue nella Sala Smith per ammirare la maestosa colonna detta il Grande Organo, la più grande colonna dell’intera Grotta. Quindi si prosegue verso la Sala delle Trine e dei Merletti e per finire ecco la Tribuna della Musica, ovvero il suggestivo balcone dal quale ammirare in tutta la sua bellezza la zona della Reggia e del Lago Lamarmora.

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Grotta di Nereo

Gli amanti della subacquea potranno visitare la grotta di Nereo, con la sua serie di cunicoli, gallerie dove cresce il corallo, le cui ramificazioni si possono osservare già a circa 5-6 metri di profondità.

Capo Caccia, rocce a strapiombo sul mare - Turista a due passi da casa
Capo Caccia, rocce a strapiombo sul mare – Turista a due passi da casa

Punta Cristallo

Superata Capo Caccia, andando verso la zona nord, si arriva a Punta Cristallo, il luogo dove osservare il falco pellegrino e del grifone.

Lago di Cornino, grifone - Turista a due passi da casa
Capo Caccia, grifone – Turista a due passi da casa

Cinque motivi per visitare Capo Caccia

  • Per ammirare le stupende grotte di Nettuno
  • Per provare l’esperienza di entrare nelle grotte che affiorano dal mare
  • Per vivere una giornata nell’Area Marina Protetta di Capo Caccia – Isola Piana.
  • Per scoprire e fotografare la fauna della zona
  • Perché è uno dei luoghi più suggestivi della Sardegna

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Come arrivo a Capo Caccia

Da Alghero si arriva a Capo Caccia seguendo la litoranea per Fertilia, quindi si prosegue fino alla baia di Porto Conte e dopo il bivio, a sinistra, si raggiunge il piazzale in cui è consentito il parcheggio.


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Sulle tracce dell’antica Eraclea Minoa

Eraclea Minoa è una località della Sicilia Sudoccidentale, oggi centro balneare in provincia di Agrigento, mentre un tempo qui sorgeva un’antica città di origine greca quindi divenuta possedimento romano.

Eraclea Minoa, abitato greco - Turista a due passi da casa
Eraclea Minoa, abitato greco – Turista a due passi da casa

I resti di questo antico luogo si possono visitare nell’area archeologica di Cattolica Eraclea, nella zona di Capo Bianco, un promontorio che si protende verso il mare, all’interno della Riserva Naturale Foce del Fiume Platani.

Gli scavi

Il parco archeologico venne creato durante le prime campagne di scavi attorno al 1950. In quel periodo venne riportato alla luce l’imponente Teatro e furono individuate diverse abitazioni risalenti all’epoca romana.

Eraclea Minoa, la zona del teatro durante i restauri - Turista a due passi da casa
Eraclea Minoa, la zona del teatro durante i restauri – Turista a due passi da casa

Le mura

Ubicata in un luogo protetto, la città di Eraclea Minoa era racchiusa da possenti mura lunghe circa tre chilometri. Realizzate in epoche diverse, le prime risalirebbero al periodo tra il 320 e il 313 a.C. ed erano intervallate da torri, porte e postierle. In seguito le mura vennero allungate e fortificate. Il muro orientale, invece fu costruito in una terza fase e disponeva di due porte: una nei pressi del teatro e l’altra più a sud.

La città

L’abitato aveva una sistemazione urbanistica a terrazze attraversate da strade parallele. Le case individuate risalgono al I secolo a.C. ed erano costruite con pietre e mattoni. Successivamente furono sovrapposte le case del III e II secolo a.C.

Le costruzioni della prima fase urbanistica avevano pianta regolare. Erano ad un solo piano, con accesso dalla strada. Erano dotate di cortile centrale scoperto, circondato da otto ambienti.

Eraclea Minoa, zona delle abitazioni - Turista a due passi da casa
Eraclea Minoa, zona delle abitazioni – Turista a due passi da casa

Si accedeva dalla strada tramite un corridoio anche alle abitazioni costruite nella seconda fase. Le case avevano sei vani e un settimo adibito a bottega. A differenza delle abitazioni della prima fase, queste case erano a due piani. Quello superiore era destinato a dimora del proprietario, mentre quello inferiore comprendeva i vani di servizio e i magazzini.

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Il teatro

Il pezzo più pregiato di questa area è sicuramente il teatro di Eraclea Minoa che affonda le origini in quella che era l’antica città greca fondata, secondo Erodoto, dai Selinuntini, denominata in origine Minoa. La costruzione risale al V secolo a.C. Posto in cima alla collina è stato in parte ricavato scavando nella roccia di tufo. Ha un diametro di 33 metri con la cavea semicircolare rivolta verso il mare. Il teatro è diviso in nove settori da otto scalette e dieci ordini di sedili.

Eraclea Minoa, il teatro - Turista a due passi da casa
Eraclea Minoa, il teatro – Turista a due passi da casa

Sulla collina dove sorge il teatro furono scoperte anche le vestigia di un santuario ellenistico e localizzate due necropoli una arcaica e l’altra ellenistica entrambe di fine IV secolo a.C.

L’Antiquarium

Nell’Antiquarium si possono vedere interessanti reperti tra ceramiche, terrecotte, statue arcaiche, corredi funebri, che sono state recuperate tra l’abitato e la necropoli. Durante gli scavi e stata rinvenuta anche una testa femminile risalente al IV secolo a.C. Infine, reperti e frammenti di ceramiche iberiche del periodo neo-eneolitico provenienti dalle abitazioni della città arcaica ed ellenistica.

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La spiaggia

Eraclea Minoa, la spiaggia - Turista a due passi da casa
Eraclea Minoa, la spiaggia – Turista a due passi da casa

Dopo la visita all’area archeologica di Eraclea Minoa c’è il tempo per passare qualche ora nella splendida spiaggia sottostante. Non è tra le più conosciute della provincia di Agrigento, ma è sicuramente tra le più suggestive. Formata da sabbia chiara, finissima e dorata è caratterizzata dalla presenza di dune forgiate dal vento che la separano dalla pineta, una lunghissima striscia verde che costeggia il mare ed è considerata un modello di forestazione mediterranea, comprendente diversi tipi di piante, tra cui pino domestico, eucalipto ed acacie.

Cinque motivi per visitare Eraclea Minoa

  • Per scoprire un sito archeologico che ci riporta al periodo greco e romano
  • Per lo spettacolare paesaggio che si ammira dal teatro
  • Per scoprire il promontorio di Capo Bianco
  • Per scoprire una tra le spiagge più belle e meno note della Sicilia
  • Perché è una località che non può mancare nel tour della Sicilia Occidentale

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Come arrivo a Eraclea Minoa

Eraclea Minoa si raggiunge da Agrigento seguendo la Strada statale 115. Superato il bivio per Montallegro, si svolta a destra seguendo la segnaletica.


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San Quirico d’Orcia

La provincia di Siena ci regala splendidi panorami e località storiche la cui origine si perde nella notte dei tempi, come San Quirico d’Orcia, comune di probabile origine etrusca.

Attraversato dalla Via Francigena, l’abate Sigerico di Canterbury la cita come XII stazione di sosta nel celebre itinerario stilato durante il suo ritorno in patria, nell’anno 994, questo luogo ebbe importanza strategica soprattutto nell’Alto Medioevo. Dal 2004 fa parte dei luoghi riconosciuti Patrimonio mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Fanno parte di San Quirico d’Orcia anche le frazioni di Bagno Vignoni, noto borgo termale, e Vignoni.

San Quirico d'Orcia, scorcio cittadino - Turista a due passi da casa
San Quirico d’Orcia, scorcio cittadino – Turista a due passi da casa

Posto sulla collina che divide la valle dell’Asso da quella dell’Orcia, la si raggiunge ammirando i vasti territori e le caratteristiche cromatiche dei panorami lungo i colli coltivati che si incontrano nel tragitto. E proprio qui si nota uno dei simboli più fotografati della zona, ovvero la Cappella della Madonna di Vitaleta. Si tratta di una piccola chiesetta che sorge in cima ad una collina lungo la strada che porta verso Pienza. L’edificio circondato da cipressi è privato, nulla vieta di fotografarlo da lontano. E proprio la vista di questa chiesa crea un forte impatto paesaggistico.

San Quirico d’Orcia conserva intatto il suo patrimonio di monumenti civili e religiosi a partire dalla Chiesa di Santa Maria Assunta

Chiesa di Santa Maria Assunta

San Quirico d'Orcia, Chiesa santa Maria Assunta- Turista a due passi da casa
San Quirico d’Orcia, Chiesa santa Maria Assunta- Turista a due passi da casa

Originariamente vicina alla Porta Ferrea, era il primo luogo che i pellegrini diretti a Roma incontravano nel Medioevo entrando in città. Venne costruita su un terreno donato nel 1016 all’Abbazia di San Salvatore. Si tratta di una chiesetta romanica ad una sola navata, un edificio semplice, dove si fa notare il bel portale.

Chiesa della Madonna di Vitaleta

San Quirico d'Orcia, Madonna di Vitaleta - Turista a due passi da casa
San Quirico d’Orcia, Madonna di Vitaleta – Turista a due passi da casa

Un’altra degli edifici sacri cittadini è la chiesa della Madonna di Vitaleta, costruita nel XIX secolo sulle rovine del convento di San Francesco di Assisi. L’interno è ad unica navata e sull’altare è conservata la Madonna Annunciata attribuita ad Andrea Della Robbia.

San Quirico d'Orcia, campagna senese - Turista a due passi da casa
San Quirico d’Orcia, campagna senese – Turista a due passi da casa

Collegiata dei Santi Quirico e Giulitta

Sorge nella zona nord del centro storico ed è il rifacimento dell’antica pieve preceduta da un battistero dell’VIII secolo. L’edificio attuale risale alla fine del XII secolo. La chiesa ha pianta a croce latina ed unica navata e ben tre portali, di cui quello maggiore è di stile lombardo. Da notare i Leoni che sembrano quasi difendere l’ingresso.

San Quirico d'Orcia, Collegiata - Turista a due passi da casa
San Quirico d’Orcia, Collegiata – Turista a due passi da casa

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Oratorio della Misericordia

Adagiato alla chiesa collegiata, ecco l’Oratorio della Misericordia, un edificio preceduto da un portico coperto ed interno a unica navata che ha quale opera di maggior pregio la grande tavola di Bartolomeo Neroni detto il Riccio, raffigurante la Madonna col bambino e santi, opera del 1500. Parte della struttura e adibita a sacrestia della chiesa Collegiata dei Santi Quirico e Giulitta.

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Horti Leonini

Infine, non deve mancare una visita agli Horti Leonini, ovvero gli splendidi giardini all’Italiana con al centro la statua di Cosimo III de’Medici, del 1688. Realizzati alla fine del 1500 da Diomede Leoni, questo capolavoro e disposto su due porzioni: una bassa e l’altra alta. È stato creato così, sfruttando la caratteristica del terreno. Ma non solo. La forma di questi giardini è quella di una croce di malta ad otto punte, che secondo San Matteo, rappresentano le otto beatitudini.

San Quirico d'Orcia, Horti Leonini - Turista a due passi da casa
San Quirico d’Orcia, Horti Leonini – Turista a due passi da casa

Bagno Vignoni

Merita una visita la frazione di San Quirico d’Orcia, Bagno Vignoni, luogo termale, le cui acque furono sfruttate già in epoca etrusca e romana. Nella monumentale Piazza delle Sorgenti. Le terme di questa località furono frequentate da illustri personaggi, come papa Pio II, Caterina da Siena e Lorenzo de’ Medici .

Cinque motivi per visitare San Quirico d’Orica

  • Perché è sulla via Francigena
  • Perché e uno di più bei borghi della provincia di Siena
  • Per ammirare gli Horti leonini, uno splendido giardino all’italiana
  • Per gli stupendi paesaggi che si incontrano sulla strada per raggiungere San Quirico d’Orcia
  • Per la tipica cucina toscana

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Come arrivo a San Quirico d’Orcia

San Quirico d’Orcia si raggiunge in auto dall’Autostrada A1, uscita Chianciano Terme, qui di si prosegue sulla SP40. In treno la stazione più vicina è quella di Buonconvento, quindi si prosegue in autobus. L’aeroporto più vicino è quello di Firenze.


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Piero, una visita agli antichi mulini

Una passeggiata nella natura ci porta in Valle Veddasca, un luogo incontaminato della provincia di Varese per scoprire i Mulini di Piero. Non si tratta di costruzioni appartenenti ad un singolo proprietario, come si potrebbe essere tratti in inganno dal nome, ma di antiche costruzioni sorte in località Ponte di Piero, una piccola frazione del comune di Curiglia con Monteviasco, in una zona molto lontana dal cosa cittadino.

Mulini di Piero - Turista a due passi da casa
Mulini di Piero – Turista a due passi da casa

L’agglomerato

Si tratta di un piccolo raggruppamento di edifici rurali in pietra di epoca medievale, ormai in disuso, anche se anche se alcune di queste abitazioni sono state ristrutturate. Siamo in un luogo dall’atmosfera molto lontana dalle nostre città, dal traffico e dallo smog. Gli unici segni di vita che qui si incontrano sono le mucche che qui pascolano in tutta tranquillità e libertà.

Indietro nel tempo

I mulini di Piero, risalgono al periodo in cui il grano si macinava a pietra e la presenza del torrente Giona, a pochi metri dalle case, è testimonianza che questo era un luogo adatto a far sorgere i mulini. Infatti, come si nota visitando questo luogo, alcune delle abitazioni hanno ancora il piccolo canale di scorrimento dell’acqua che, arrivando alla pala, permetteva il movimento della macina.

Mulini di Piero torrente Giona
Mulini di Piero torrente Giona

La costruzione dei mulini

L’edificazione dei mulini risale al diciottesimo secolo. Sono rimasti in uso fino ad una quarantina di anni fa, fino a quando il lento e inesorabile declino di questo angolo di Lombardia, e la successiva industrializzazione, hanno portato all’abbandono del luogo. Restaurati nel 1997, oggi i mulini di Piero sono un’attrazione turistica, collegata al sentiero che porta a Monteviasco, un’altra località composta da uno sparuto numero di case, raggiungibile solo con la funivia e da una vecchia mulattiera che con i suoi oltre mille gradini, sembra interminabile.

Mulini di Piero - Turista a due passi da casa
Mulini di Piero – Turista a due passi da casa

Verso Monteviasco

Visitati i mulini di Piero, e se l’idea di percorrere una lunga scalinata in mezzo alla natura non spaventa, si raggiunge il sentiero che inerpicandosi, conduce a Monteviasco. Si cammina tra alberi di castagni, noci e faggi.

Mulini di Piero, sentiero verso Montviasco - Turista a due passi da casa
Mulini di Piero, sentiero verso Montviasco – Turista a due passi da casa

Arrivati a Monteviasco, ecco le case, poche, rustiche, come i vicoli lastricati in pietra locale, oltre all’immancabile ristorante. Qui vivono una decina di persone. Sono loro a mandare avanti il villaggio, che è situato in una posizione panoramica. Da qui, nelle giornate limpide la vista raggiunge il vicino Lago Maggiore. La discesa verso il parcheggio dove abbiamo lasciato l’auto può avvenire con la funivia che è l’unico che raggiunge Monteviasco. Qui non circolano auto e non ci sono strade, a parte il sentiero, per raggiungere questa località isolata tra i monti.

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Raggiungere i Mulini di Piero non è difficile, una volta arrivati alla località Ponte di Piero. Nei pressi della partenza della funivia per Monteviasco, si supera il ponte sul fiume Giona e si prosegue lungo il sentiero. Dopo una breve camminata di circa 15 minuti, ecco spuntare le prime case.

Mulini di Piero - Turista a due passi da casa
Mulini di Piero – Turista a due passi da casa

Cinque motivi per visitare i Mulini di Piero

  • Per vivere una giornata a contatto con la natura
  • Per riscoprire i vecchi mulini ad acqua
  • Per entrare a contatto con un luogo che sembra essersi fermato nel tempo
  • Per percorrere il sentiero che porta a Monteviasco
  • Perché questo è uno degli angoli più suggestivi della provincia di Varese

Il video dei Mulini di Piero


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Come arrivo a Piero

Si arriva in località Piero dall’Autostrada A26, uscita Sesto Calende, quindi proseguendo sulla SP69 verso Luino, quindi si segue la strada che porta a Dumenza, attraversata la quale, si raggiunge Curiglia e si seguono le indicazioni per la funivia.


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Sette castelli per i sette signori di Buronzo

Buronzo è un piccolo borgo di stampo medievale in provincia di Vercelli, dove visitare un castello, anzi, ben sette castelli. Uno per ogni componente della famiglia che qui dominava nel XIV secolo. 

Buronzo, piazza del castello - Turista a due passi da casa
Buronzo, piazza del castello – Turista a due passi da casa

La storia

Siamo in una zona già abitata nel periodo paleolitico superiore che col tempo si è ulteriormente sviluppata fino ad assumere una certa importanza nel Medioevo. Documenti confermano l’esistenza di un castrum di Buronzo nel 1039 nato grazie al casato dei Guala di Casalvolone: da questa discendenza avrà inizio la dinastia signorile che in età bassomedievale si dividerà in sette differenti rami familiari.

Il periodo di massimo splendore e di benessere economico per questo borgo fu tra il 1300 e il 1500, quando il divampare del conflitto franco-asburgico, portò saccheggi e distruzione a Buronzo. Una parziale rinascita del luogo arriverà dopo il ‘600 con l’avvio della coltivazione del riso che trasformò radicalmente la zona.

Visitiamo Buronzo

Buronzo, cartello ingresso centro storico - Turista a due passi da casa
Buronzo, cartello ingresso centro storico – Turista a due passi da casa

Oggi Buronzo è un piccolo, quanto suggestivo borgo piemontese. Passeggiando per le vie del centro storico si incrocia l’enorme maniero, in parte diroccato. Non è un vero e proprio castello con torri e merlature, come potremmo immaginare, semplicemente ha l’aspetto del ricetto, della costruzione chiusa ed inespugnabile dove si mettevano in salvo uomini, animali e cicero, dalle incursioni nemiche.

L’architettura di Buronzo

Buronzo, casa con torre - Turista a due passi da casa
Buronzo, casa con torre – Turista a due passi da casa

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L’architettura di questo luogo è dovuta alla volontà dei signori di Buronzo, che nel XIV secolo si divideva in sette distinti rami: ognuno occupava una parte precisa del castello. I tanti rami familiari hanno portato con tempo, alla creazione di differenti blocchi architettonici, cresciuti attorno alla fortificazione principale, dando vita al borgo vero e proprio. Un luogo che dopo assedi e distruzioni, restauri e passaggi di proprietà è stato trasformato così come lo vediamo oggi. 

Il castello e le Imprese

Buronzo, castello, visto dalla piazza sottostante - Turista a due passi da casa
Buronzo, castello, visto dalla piazza sottostante – Turista a due passi da casa

Girare per il centro di Buronzo significa arrivare al castello stesso. Si entra dalla torre-porta. Siamo nel punto più antico del maniero, fatto da alte mura costruite con mattoni e ciottoli affiancati a spina di pesce. Dove si notano bifore ornate da bacini ceramici di provenienza spagnola intonacate a calce impreziosite dalle tonalità calde del cotto.

Buronzo, castello, porta torre vista dall'interno - Turista a due passi da casa
Buronzo, castello, porta torre vista dall’interno – Turista a due passi da casa


Nella parte ristrutturata ecco l’appartamento nobile che conserva il ciclo affrescato delle “Imprese“, dette anche emblemi, si tratta di dipinti costituiti da un “corpo”ovvero una parte figurata ed una “anima” che è costituita da una scritta. L’unione delle due esprime significato allegorici.
Mentre la Rocca, oggi in rovina, ci ricorda la vita all’interno del castello, ma anche le battaglie che qui si sono combattute.

La parrocchiale

Buronzo, parrocchiale Sant'Abbondio - Turista a due passi da casa
Buronzo, parrocchiale Sant’Abbondio – Turista a due passi da casa

Nella chiesa di Sant’Abbondio è custodita  “La Pietà” di Giuseppe Giovenone. Si tratta di una tavola del Cinquecento vercellese. La si ammira in fondo alla navata barocca della parrocchiale.

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Cinque motivi per visitare Buronzo

Per ammirare le Imprese

Per scoprire un piccolo borgo piemontese e la sua storia

Per passeggiare in via Castello che racchiude seicento anni di storia

Per ammirare lo spettacolo delle Alpi dal loggiato del castello

Per vedere la tavola cinquecentesca della “”Pietà” di Giuseppe Giovenone


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Il castello di Buronzo, il video

Video: castello di Buronzo

Come arrivo a Buronzo

Buronzo, a metà strada tra Torino e Milano, si raggiunge dall’Autostrada A4, uscita Balocco, quindi, seguendo la strada provinciale 6 si arriva a destinazione.


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Bra, tra zizzola e salsiccia

Situata tra le colline del Roero, in provincia di Cuneo, Bra è terra di rocche, di vigne e castelli, e soprattutto eccellenze enogastronomiche come la famosa salsiccia di Bra.

Bra, chiesa di Sant'Andrea - Turista a due passi da casa
Bra, chiesa di Sant’Andrea – Turista a due passi da casa

Città dalle origini antichissime, le sue radici affondano nel periodo neolitico, qui ci sono tracce dell’impero romano, mentre la dinastia sabauda, ha lasciato segni indelebili. Bra è anche la culla del barocco piemontese. È patria del movimento Slow Food e di una salsiccia, unica per gusto e origine. Ma la città si identifica anche con la zizzola.

I palazzi

Passeggiando tra le strade e le piazze di Bra si ammirano importanti chiese ed edifici storici come il Palazzo Comunale dalla parte centrale della facciata convessa. Di origine medioevale, subì diversi rifacimenti nel corso dei secoli. Una scala ad invito conduce alla grande porta ad arco. Il palazzo comunale presenta diverse analogie con Palazzo Carignano di Torino.

Bra, Palazzo comunale,  - Turista a due passi da casa
Bra, Palazzo comunale, – Turista a due passi da casa

Oppure Palazzo Traversa, il cui nucleo primitivo è stato realizzato alla metà del XV secolo ed oggi è sede del Museo di Archeologia e Storia dell’Arte, al cui interno si possono vedere reperti provenienti dall’antica Pollenzo e opere d’arte locale dal Seicento ad oggi. Palazzo Mathis, di origine trecentesca, oggi è sede di mostre e rassegne culturali. Anche Palazzo Garrone è sorto in epoca medievale e nel tempo subì radicali trasformazioni.

La zizzola

La zizzola è l’edificio simbolo della città. Costruito a pianta ottagonale, ha due piani sormontati al centro da una torretta. Lo si ammira sulla collina Monteguglielmo, nel punto più alto di Bra, nel luogo dove anticamente sorgeva il castello. Lo spianato dietro la villa, secondo la tradizione, sarebbe stato il punto di convergenza delle streghe che festeggiavano il sabato. Sicuramente è stata una villa di campagna nella quale i proprietari erano soliti dare feste e ricevimenti.

Il teatro

Il teatro Civico Politeama Boglione fu costruito grazie al lascito di Giuseppe Boglione su progetto dell’architetto Achille Sfondrini ed inaugurato il primo settembre 1900. Più volte rimaneggiato, fu completamente trasformato negli anni cinquanta.

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Le chiese

Bra, chiesa Santa Chiara - Turista a due passi da casa
Bra, chiesa Santa Chiara – Turista a due passi da casa

Oltre ai suoi storici palazzi, Bra è ricca di chiese, come quella di Santa Chiara, capolavoro dell’architetto regio Bernardo Antonio Vittone. fu fatta costruire dalle Monache Clarisse nel 1742. La chiesa della Trinità, anche conosciuta come i “Battuti Bianchi”, di epoca seicentesca.

Bra, chiesa Battuti Bianchi - Turista a due passi da casa
Bra, chiesa Battuti Bianchi – Turista a due passi da casa

O ancora la parrocchiale di Sant’Andrea, costruita in stile barocco, ed eretta su disegno di Gian Lorenzo Bernini. Oppure chiesa parrocchiale di Sant’Antonino Martire, edificata per volontà dei monaci di San Colombano di Bobbio nel 1693 in sostituzione dell’antica parrocchiale. Al suo interno sono conservate diverse opere, tra cui le statue del 1728 Sant’Anna con la Vergine bambina e di San Gioacchino con la Vergine bambina dello scultore Carlo Giuseppe Plura.

La frazione di Pollenzo

Bra, frazione Pollenzo - Turista a due passi da casa
Bra, frazione Pollenzo – Turista a due passi da casa

Infine merita una vista Pollenzo, la sua frazione più nota, sulla cui piazza si affaccia un complesso architettonico di edifici che richiamano gli antichi fasti di una delle residenze private della famiglia reale.
Pollenzo è anche la sede dell’Università di Scienze gastronomiche, mentre la torre ospita un’originale Banca del vino, dove sono custoditi e invecchiati alcuni dei più noti cru italiani.

La salsiccia e i formaggi

Un insaccato unico nel suo genere che viene prodotto solo a Bra è la tipica salsiccia di vitello da gustare cruda e accompagnata di vini locali. Ma questa è anche terra di formaggi, come il Bra Dop, tenero e duro che è una delizia per il palato. Un formaggio, così come la salsiccia celebrati in tutto il mondo. Formaggio e salsiccia però si devono gustare solo con il tipo o pane di Bra in un panino che è la locale risposta all ben più nota multinazionale: il Mac ‘d Bra, che racchiude tutti sapori del territorio.

Cinque motivi per visitare Bra

Per gustare la sua tipica salsiccia di vitello
Per il suo formaggio Bra Dop
Per assaporare il “Mac ‘d Bra”
Per la sua storia e i suoi monumenti
Perché è una città “slow”


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Come arrivo a Bra

Bra si raggiunge in automobile da Torino seguendo l’Autostrada A6 Torino – Savona, uscita Marene, quindi Strada Statale 702 in direzione della Tangenziale Ovest di Bra. Oppure per le altre provenienze, Autostrada A21 Torino – Piacenza, uscita Asti Est, quindi Strada Statale 231 direzione Alba – Cuneo. In treno, la stazione di Bra è sulla linea Asti – Alba – Cavallermaggiore. L’aeroporto più vicino è quello di Torino Caselle.

Orridi di Uriezzo, il Gran Canyon in Piemonte

La valle Antigorio, ovvero quella estensione di territorio italiano che si insinua tra la Svizzera, a Nord del Lago Maggiore, ci regala uno spettacolo della natura: gli Orridi di Uriezzo. Siamo in Provincia del Verbano-Cusio-Ossola. Qui il tempo ha creato diverse gole che si sono formate dai torrenti che in passato scorrevano a valle del Ghiacciaio del Toce. Oggi possiamo Ammirare gli Orridi di Uriezzo con una piacevole camminata.

Orrido di Uriezzo, roccia nell'Orrido Sud - Turista a due passi da casa
Orrido di Uriezzo, roccia nell’Orrido Sud – Turista a due passi da casa

Quello che vediamo oggi è il frutto dell’ultima glaciazione, che è terminata circa 12.000 anni fa. Quella che oggi è la Valle Antigorio e Formazza era un enorme ghiacciaio. Nella valle scorrevano diversi torrenti che con passare del tempo hanno eroso la roccia di granito creando strette vallate, tortuosi cunicoli e le gole che sono emerse alla scomparsa dei ghiacci.

Gli Orridi

Oggi ad Uriezzo si possono visitare ben tre Orridi: quello di Nord-Est, quello a Ovest e quello a Sud, che è il più spettacolare. E lungo circa 200 metri ed ha una profondità di 20-30 metri. L’orrido situato a Ovest è il più difficile da visitare ed è indicato per le persone esperte, mentre quello di Nord Est è molto stretto ed è lungo circa 100 metri.

Gli Orridi di Uriezzo

Gli Orridi di Uriezzo sono i più facili da raggiungere. Un percorso ben segnalato ci permette di ammirarli in tutta sicurezza. Il punto di accesso migliore è quello di Premia, gli altri due sono uno a Baceno e l’altro a Verampio.

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Accesso di Premia

Orrido di Uriezzo, indicazioni percorso - Turista a due passi da casa
Orrido di Uriezzo, indicazioni percorso – Turista a due passi da casa

Si arriva all’accesso di Premia seguendo la deviazione segnalata per Crego e Uriezzo passando per l’imponente parete di Balmafredda. Prima di arrivare al punto di partenza in direzione di Crego, dove, all’altezza del ponte stradale sul Fiume Toce si ammira l’imponente Orrido di Arvera.

Orrido di Arvera - Turista a due passi da casa
Orrido di Arvera – Turista a due passi da casa

Tornati alla parete di Balmafredda si prosegue verso Uriezzo. La strada termina in prossimità dell’oratorio di Santa Lucia. Da qui si prosegue a piedi. La segnaletica escursionistica è quella con frecce gialle. Prima di inoltrarsi nello sterrato, svoltando a destra, all’altezza di una villa, si accede al primo Orrido, quello di Nord-Est. L’ingresso è proprio al termine della proprietà. Qui una fenditura nella roccia ci permette di vivere uno spettacolo unico. Di passare tra le alte e strette rocce, al termine delle quali, si deve tornare indietro per raggiungere l’Orrido Sud.

L’Orrido Sud e le Marmitte dei Giganti

Tornati al bivio, ora si prosegue nello sterrato. L’orrido dista circa 100 metri, ma facendo una deviazione si raggiunge il ponte di Balmasurda, dove si può ammirare l’omonima forra. Attraversato il ponte, in 30 minuti si raggiunge Crego. Prima di arrivare a questo gruppo di case, seguendo il sentiero di destra si raggiunge il ponte di Maiesso. dove ammirare lo spettacolo delle caratteristiche Marmitte dei Giganti (vedi foto del titolo) lungo il corso del fiume Toce. Superato il ponte, si sale a sinistra fino a raggiungere lo spettacolare Orrido Sud. All’uscita, dopo pochi minuti si cammino si torna all’oratorio di Santa Lucia.

Orrido di Uriezzo, roccia nell'Orrido Sud 02 - Turista a due passi da casa
Orrido di Uriezzo, roccia nell’Orrido Sud 02 – Turista a due passi da casa

Accesso di Baceno

Da Baceno si segue la mulattiera che inizia dalla chiesa monumentale di San Gaudenzio e scende fino alla Frazione Verampio. Da qui, precise indicazioni portano ad una zona di bosco terrazzato, quindi la strada scende fino alla la pista di servizio ad un metanodotto nel tratto che corre parallela all’Orrido Sud.

Accesso da Verampio

L’accesso di Verampio ha inizio dalla Trattoria della campagna e segue la pista di servizio al metanodotto che attraversa il Torrente Devero e costeggia il fiume Toce fino al ponte in legno di Maiesso. Siamo alle Marmitte dei Giganti. E da qui si continua fino all’entrata dell’Orrido Sud.

Il video

Il periodo migliore

Gli Orridi di Uriezzo si possono visitare tutto l’anno, tranne che nei mesi invernali. Il periodo migliore e però quello tra fine marzo a metà aprile, quando contemporaneamente si ammirano i ciliegi selvatici in fiore.

Il quarto Orrido

In Valle Formazza Esiste anche un quarto orrido, denominato di Vallaccia, che si trova vicino la chiesa di Baceno e termina con un salto sul torrente Devero. Il punto più spettacolare e proprio quello che si ammira a pochi minuti di cammino dalla chiesa. Arrivati alla cascata, con una comoda scalinata metallica si raggiunge il punto panoramico.

Cinque motivi per visitare gli Orridi di Uriezzo

  • Per ammirare un affascinante spettacolo naturale
  • Per passare qualche ora nella natura incontaminata
  • Per fare un facile trekking
  • Per conoscere una delle principali caratteristiche della Valle Antigorio e Formazza
  • Perché i Canyon non sono solo negli Stati Uniti, ma anche in Italia

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Come arrivo a Premia

Premia si raggiunge in automobile seguendo l’Autostrada A26, Genova-Gravellona Toce, in direzione di quest’ultima. Quindi Strada Statale 659 direzione Crodo. Superata questa località, si segue per Baceno-Premia, fino a destinazione.


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Erice, come toccare il cielo con un dito

Poter camminare sopra le nuvole, succede a Erice, località situata in cima al monte San Giuliano, a 750 metri sul livello del mare, in provincia di Trapani. Guardando il panorama da quassù, scopriamo di essere sopra le nuvole e laggiù, all’orizzonte, il mare. E quando il cielo è limpido, all’orizzonte si vede anche il vulcano Etna. Ma Erice non è solo questo.

Erice, panorama dalla torre campanaria - Turista a due passi da casa
Erice, panorama dalla torre campanaria – Turista a due passi da casa

La storia

Siamo nella città contesa da Siracusani e Cartaginesi, nell’antico centro religioso degli Elimi, che qui eressero un tempio dedicato al culto di Venere Ericina, ma anche nel punto esatto dove i Fenici adoravano Astarte e i Greci, Afrodite, dea dell’amore e della bellezza.

Il nome Erice deriverebbe da Eryx Έρυξ, un personaggio mitologico, figlio di Afrodite e di Boote, ucciso da Ercole.

Anche gli arabi arrivando qui si accorsero della bellezza di questo luogo che venne ribattezzato Gebel Hamed (ovvero montagna di Hamed). I Normanni la chiamarono Monte San Giuliano, mentre tornò ad essere Erice nel 1934 .

Il borgo

Erice, vicolo - Turista a due passi da casa
Erice, vicolo – Turista a due passi da casa

Siamo a 15 Km da Trapani, da cui si arriva con una comoda funivia.
La cittadina è divisa in due: da una parte il centro cittadino situato in cima al monte, mentre dall’altra, la maggior parte delle abitazioni si trovano a Casa Santa, attiguo alla città di Trapani.
La bellezza del nucleo cittadino è data anche dalla pavimentazione a riquadri dei vicoli che la fanno assomigliare ad un intricato labirinto.
Tra le vie e le viuzze si aprono scorci da cartolina che danno ora sull’entroterra, ora sul mare, su chiese e monasteri.

Il centro medievale

Come un antico borgo fortificato, Erice conserva intatto il suo centro medievale. La città ha un impianto urbano a forma triangolare, delimitato sul lato occidentale da mura ciclopiche costruite per proteggere il lato nord-est, quello più facilmente attaccabile.

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Le mura

Di origine Elimo-Puniche, le mura risalgono ai secoli dall’VIII al VI a.C. Erano dotate di torri di avvistamento e di un camminamento. I soldati vi accedevano da ripide scalette, mentre piccole aperture, permettevano agli abitanti di poter passare. Il tratto di mura meglio conservato è quello lungo via dell’ Addolorata, che si estende da Porta Carmine a Porta Spada.

La chiesa Matrice

Erice, Chiesa Matrice e torre campanaria - Turista a due passi da casa
Erice, Chiesa Matrice e torre campanaria – Turista a due passi da casa

A pochi passi da Porta Trapani sorge la Chiesa Matrice dedicata all’Assunta. Eretta attorno ai primi anni del XIV secolo, è stata costruita utilizzando materiale proveniente dal Tempio di Venere.
Si tratta di una chiesa-fortezza coronata di merli con un grande portico gotico ed un rosone.
All’Interno sono conservati una Madonna col Bambino in marmo, opera di Domenico Gagini, del XV secolo ed una ancona marmorea cinquecentesca.

Torre campanaria

Isolato, rispetto alla Chiesa, il campanile trecentesco, già torre di avvistamento, merlato ed ornato da bifore e monofore, è di ispirazione chiaramontana. Si sale e dall’alto, proprio vicino alle tre campane, si ammira un panorama stupendo.

Erice, torre campanaria, le campane - Turista a due passi da casa
Erice, torre campanaria, le campane – Turista a due passi da casa

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Giardino del Balio

Nel lato di sud-est del centro cittadino ecco il giardino del Balio, al cui interno svetta il castello Pepoli, una costruzione di età normanna rimaneggiata nel XIX sec. e trasformata in villa.
Risale al XII sec., invece, il castello di Venere. Costruito dai normanni, è dotato di possenti mura di cinta ed è protetto dalle Torri del Balio, che sono invece in posizione più avanzata e, anticamente, collegate alla fortificazione tramite un ponte levatoio.
La fortificazione fu costruita nel luogo dove sarebbe sorto l’antico santuario di Venere Ericina. Sul portone d’ingresso si notano lo stemma di Carlo V di Spagna e una bella bifora.

Il Museo

Tornando nel nucleo, in piazza Umberto I si affaccia il Municipio che ospita il Museo Cordici, al cui interno sono conservate diverse opere, tra cui “L’Annunciazione” di Antonello Gagini e reperti preistorici, punici e greci, tra cui la testina di Afrodite. Nella vicina piazza di San Domenico si possono notare interessanti palazzi.

Le chiese

Erice, Cattedrale, interno - Turista a due passi da casa
Erice, Cattedrale, interno – Turista a due passi da casa

Un capitolo a parte può essere un tour della città visitano le chiese. Ad Erice se ne contano più di sessanta, alcune delle quali sono monumenti architettonici e testimonianza storica come la chiesa di San Martino, quella di San Cataldo, quella di origine normanna di San Giuliano, quella di San Giovanni Battista, dalla caratteristica cupola bianca e la Matrice, dedicata all’Assunta e datata primi anni del XIV sec.
Da visitare la Chiesa di S. Orsola del 1413 con nella navata principale l’originaria struttura gotica. All’interno sono conservati i gruppi scultorei dei Misteri, risalenti al XVIII sec., che vengono portati in processione il Venerdì.

Erice è sede del Centro studi internazionali intitolato a Ettore Majorana.

La pasticceria ericina

Non si può lasciare questa località senza prima aver assaggiato la raffinata pasticceria ericina. Golose specialità nate tra le mura dei conventi. Tra cui i classici dolci, quelli di pasta di mandorla ripieni di cedro candito.

Cinque motivi per visitare Erice

  • Per scoprire la storia di questa località che risale alla notte dei tempi
  • Per camminare nel centro storico di stampo medievale
  • Per visitare i capolavori architettonici della città
  • Per ammirare uno stupendo panorama su Trapani, e nei giorni limpidi fino alll’Etna
  • Per assaporare i dolci prodotti della pasticceria ericina

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Come arrivo ad Erice

Erice dista circa 15 Km da Trapani, si arriva in auto da Palermo seguendo l’autostrada A29, la SS118 o la panoramica SS187 poi da Trapani seguire SP3 Valderice-Erice. E’ consigliato parcheggiare l’auto a Porta Trapani. In treno la stazione più vicina e quella di Linea Trapani, quindi si prosegue in bus. L’aeroporto più vicino è quello di Trapani Birgi
In località Casa Santa c’è la stazione della funivia che porta a Monte Erice.


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Castell’Arquato, il borgo dei tre poteri

Equidistante da Piacenza, il capoluogo provinciale e da Parma, Castell’Arquato ha saputo mantenere intatto il fascino medievale. Siamo in uno dei borghi più belli d’ Italia, tra l’Emilia e la Lombardia, sospesa tra pianura ed Appennini

Castell'Arqauto, vicolo - Turista a due passi da casa
Castell’Arquato, vicolo – Turista a due passi da casa

Nota per la bellezza e l’importanza storica dei monumenti che ha saputo conservare nel tempo, Castell’Arquato è anche la “Città d’Arte e Città del vino” e del buon cibo. Il piacentino è la patria della coppa piacentina, dei ciccioli, dei tortelli di zucca, dello gnocco fritto.

La visita

Castell’Arquato ha un nucleo storico di stampo medievale con vie acciottolate, vicoli nascosti e conserva intatto i luoghi del potere civile e religioso.

Torrione Farnesiano

Castell’Arquato, il Torrione- Turista a due passi da casa

Scopriamo la località piacentina con il classico trekking cittadino.
La nostra visita inizia dal Viale delle Rimembranze dove si erge l’imponente Torrione Farnesiano. Si tratta di una costruzione le cui origini sono poco chiare, ma che rappresenta il classico edificio militare cinquecentesco. Ha pianta quadrata con quattro baluardi agli angoli, salone centrale comunicante con tre piccoli locali ottagonali e scala a chiocciola in laterizio.
I piani sono quattro, l’ultimo dei quali è formato da una stanza ellittica contornata dalla loggia. Attraente e misterioso, il Torrione era parte integrante del sistema difensivo integrato del borgo di Castell’Arquato.

Palazzo del Duca

Il torrione era collegato al Palazzo del Duca, che sorge poco distate e al quale era forse comunicante con un ponte o qualcosa di simile. Il palazzo del Duca, ristrutturato nei secoli, come le finestre, di impronta quattrocentesca, che si aprono nella facciata sud-est.

Rocca Viscontea

Castell’Arquato, la Rocca – Turista a due passi da casa

Proseguendo la salita, lungo la via “Solata” appare la maestosa Rocca Viscontea. Un documento in latino medievale descrive particolari vicende legate a questa fortificazione. Costruita attorno al 1342, nasce sulle fondamenta del castrum quadratum romano del III secolo a.C.
Al dongione ci sono le sale del Museo di vita Medievale. Dal ponte si vede il profondo fossato e si ammira il panorama. Dalla torre più alta la vista spazia all’infinito sulla Pianura Padana e laggiù, come un puntino ecco apparire la Milano viscontea. Costruita per scopi militari, è stata trasformata anche in carcere.

La PiazzaMonumentale

La Piazza Monumentale è simbolo dei tre poteri cittadini del medioevo: quello religioso rappresentato dalla Collegiata, quello militare il cui simbolo è la Rocca ed infine quello politico che ha il suo emblema nel Palazzo del Podestà .

La Collegiata

Castell'Arqauto, Collegiata - Turista a due passi da casa
Castell’Arquato, Collegiata – Turista a due passi da casa

La Collegiata è stata la sede del potere ecclesiastico.
La Chiesa di Santa Maria risalirebbe, secondo alcun studiosi attorno al 758. Ricostruita dopo un devastante terremoto, oggi si presenta come un edificio a tre navate, con copertura a capriate, un accesso frontale mediano in facciata ed uno sul lato nord circa al centro di quel fianco. La torre campanaria risale al XIII sec.
Diverse restauri portano alla scoperta, tra gli altri, degli affreschi quattrocenteschi della cappella di Santa Caterina , la cui costruzione risalirebbe al ‘400. Alle pareti i dipinti rappresentano il ciclo della Passione di Gesù.

Palazzo del Podestà

Castell'Arqauto, Palazzo del Podestà - Turista a due passi da casa
Castell’Arquato, Palazzo del Podestà – Turista a due passi da casa

Il palazzo del Podestà rappresenta l’ultimo dei “poteri” cittadini: quello politico. Si tratta di un edificio che ha subito diverse modifiche nel tempo. Il nucleo centrale duecentesco fu ampliato verso la metà del 400, due corpi avanzati: la loggia dei “notari” e l’ala che dà sulla piazza. Anche la scala esterna subì diverse modifiche.
Di questo edificio si fanno notare la copertura in cotto, i merli a coda di rondine, le finestre a sesto acuto. È sovrastato dalla torre sulle cui pareti si possono vedere due grandi orologi. Quello prospiciente la piazza risale al 1630.
All’interno rimane intatta la grande sala consigliare con il soffitto a cassettoni e la decorazione. Oggi è sala consiliare del Comune di Castell’Arquato, nella quale si può ammirare il dipinto di Malchiodi “Gli ultimi momenti di Torquato Tasso”.

Mura difensive

Castell'Arquato, la porta d'ingresso nel centro storico- Turista a due passi da casa
Castell’Arquato, la porta d’ingresso nel centro storico- Turista a due passi da casa

Prima di concludere il trekking urbano di Castell’Arquato restano da ammirare le mura difensive del borgo fatte costruire dal Duca di Milano Azzo Visconti nel 1342 e le due porte d’ingresso: Porta di Monteguzzo e Porta Sotana.

Cinque motivi per visitare Castell’Arquato

Per respirare l’aria di un autentico borgo medievale
Per visitare una piazza in cui si sono concentrati tre poteri:civile, militare e religioso
Per ammirare un panorama unico sulle valli piacentine
Per la sua tipica cucina fatta di sapori contadini
Per assaggiare i vini locali


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Come arrivo a Castell’Arquato

Questa località in Provincia di Piacenza dista circa trenta chilometri dal capoluogo e 48 Km da Parma. Si arriva dall’Autostrada A1, uscita al casello di Fiorenzuola d’Arda.
La stazione ferroviaria più vicina è quella di Fiorenzuola, poi si prosegue in bus.


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Otranto, la porta d’Oriente

Il Salento è una lingua protesa a levante e con Otranto, in provincia di Lecce, soprattutto, ha da sempre costituito un ponte naturale tra oriente ed occidente, un crocevia di popoli, un insieme di culture. A volte queste popolazioni erano viste con paura, come i saraceni, che nel 1480 misero a ferro e fuoco la città, altre volte come fonte di cultura e progresso.

Otranto, il centro storico - Turista a due passi da casa
Otranto, il centro storico – Turista a due passi da casa

Oggi Otranto e una pittoresca località marittima che vive di turismo. Il suo porto d’estate si riempie di imbarcazioni, le sue spiagge sono prese d’assalto anche grazie al mare limpido e invitante. Il suo centro storico racchiude tesori architettonici unici.

La storia

Otranto è la città più orientale d’Italia ed è nota anche come la “Porta d’Oriente”. Il nome potrebbe essere di origine greca, ‘Ydrous nel greco classico, Hydruntum nel latino, Ydrentòs in epoca bizantina, Derentò nell’accezione greca, mentre gli otrantini la pronunciano Ótruntu. Di certo qui la vita è cominciata nell’età del bronzo, diversi i ritrovamenti di quel periodo ed è proseguita in epoca messapica, quando era un importante scalo marittimo sull’Adriatico. Anche nel periodo romano, Otranto era una delle città marinare più importanti della Puglia. Il massimo splendore però arrivò nell’epoca della seconda dominazione bizantina.

Il borgo antico

Otranto, varco di piazza basilica - Turista a due passi da casa
Otranto, varco di piazza basilica – Turista a due passi da casa

Il borgo antico è il cuore cittadino. Si accede da Porta Terra, lungo un bastione d’epoca napoleonica e subito si apre la piazza a forma triangolare, realizzata nella seconda metà del Cinquecento. Più avanti ecco Porta Alfonsina, costruita nel 1481 e dedicata ad Alfonso, duca di Calabria, che liberò il borgo dagli Ottomani. Raggiunta Corso Garibaldi siamo nell’arteria commerciale di Otranto. Il Corso porta in Piazza del Popolo dove sorge la Torre dell’orologio, edificio costruito nel 1799 e impreziosito dallo stemma cittadino. Raggiunta Porta a Mare e percorrendo una lunga scalinata in legno, si arriva al porto. All’interno del borgo antico il Castello Aragonese, tra le suggestive viuzze, si possono scorgere delle grosse palle di granito, catapultate dalle bombarde saracene nel 1480.

Castello Aragonese

Otranto, castello, sull'ingresso l'emblema di Carlo V d'Asburgo- Turista a due passi da casa
Otranto, castello, sull’ingresso l’emblema di Carlo V d’Asburgo- Turista a due passi da casa

La fortezza fu edificata dagli Aragonesi su una costruzione preesistente risalente al periodo federiciano. Il castello di Otranto fu costruito tra il 1485 e il 1498. Ha pianta pentagonale ma è irregolare ed è circondato da un fossato che anticamente era munito di un ponte levatoio. Oggi si possono visitare tre torrioni di forma cilindrica e un bastione a lancia, soprannominato “Punta di Diamante”, costruito nel 1578. Sul portale d’accesso campeggia l’emblema di Carlo V d’Asburgo. Manomesso dalle milizie napoleoniche nel 1899, parte del fossato fu riempito di terra per permettere l’accesso al borgo antico.

La Cattedrale

Otranto, Cattedrale - Turista a due passi da casa
Otranto, Cattedrale – Turista a due passi da casa

Un altro gioiello di Otranto e la cattedrale. Edificata sul luogo più alto della cittadina, e sui resti di una domus romana, di un villaggio messapico e di un tempio paleocristiano, la sua origine risale al 1080. Quella che vediamo oggi e la sintesi di stili differenti:paleocristiano, bizantino e romanico. Sulla facciata campeggia il grande rosone rinascimentale sul portale d’ingresso, sormontato dallo stemma dell’arcivescovo Adarzo di Santander. All’interno, subito dopo il portone, a destra, si può notare il sepolcro dell’arcivescovo Serafino da Squillace. La cattedrale ha pianta a croce latina a tre navate, con un’abside semicircolare e due cappelle laterali. Da notare lo splendido soffitto a cassettoni in legno coloro oro, su fondo nero e bianco. Nella navata di destra si può ammirare una Madonna col Bambino, di fattura bizantina. A caratterizzare la cattedrale di Otranto è lo splendido mosaico pavimentale del 1163. Nella cripta si possono vedere alcuni affreschi.

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Basilica di San Pietro

La chiesa risale al VIII secolo ed ha pianta a croce greca. Originariamente era dotata di una porta laterale e di un altare risalente al Seicento. All’interno si ammirano ricchi affreschi raffiguranti scene bibliche. Sulla volta a botte della navata di nord-ovest campeggiano “l’Ultima Cena” e la “Lavanda dei piedi”. L’edicola di san Pietro ha tre absidi.

Cappella della Madonna dell’Altomare

La Cappella dello Spirito Santo, nota anche come “Madonna dell’Altomare”, sorge su un’altura digradante sul mare. Piccola chiesa ricostruita nel 1744, poco si conosce della sua antica storia. In tempi recenti l’edificio di culto e stato restaurato.

Santuario di Santa Maria dei Martiri

Situato nel luogo dove furono decapitati gli ottocento martiri otrantini, il santuario sorge in una zona periferica a sud di Otranto. La costruzione fu opera del duca Alfonso di Calabria. Si accede al tempio da una lunga scalinata lungo la quale si trova una piccola cappella dove, originariamente, si trovava il sasso sul quale furono decapitati gli ottocento otrantini, oggi collocato in Cattedrale. L’attuale santuario è in stile barocco e risale al 1614. Fu edificato nel luogo dove sorgeva l’antica chiesa dei Martiri. Oggi è dedicato a S. Francesco da Paola, protettore di Otranto insieme ai Beati Martiri. All’interno su un’epigrafe è descritta la storia dei martiri.

Otranto, lungo la costa - Turista a due passi da casa
Otranto, lungo la costa – Turista a due passi da casa

Ipogeo di Torre Pinta

Poco fuori da Otranto, nella cosiddetta “Valle delle Memorie”, alla sommità di una collina si trova la “Torre Pinta”, un torrione circolare che sovrasta il paesaggio. Rappresenta la tipica torre colombaia. Forse di epoca messapica, Quella che possiamo vedere è stata edificata su un insediamento di epoca precedente, forse cristiano, data la pianta a croce latina regolare. I tre bracci corti della croce sono orientati secondo i punti cardinali: Ovest, Est e Sud, mentre la galleria, lunga 33 metri, orientata verso Nord. Questo sito potrebbe essere stato usato in epoca messapica come forno utilizzato per la cremazione o per i sacrifici. L’ipogeo è stato scoperto nel 1976.

Il sito è di proprietà privata, si può visitare chiedendo il permesso ai proprietari.

Cinque motivi per visitare Otranto

  • Perché è uno dei borghi più belli di Puglia
  • Per il suo centro storico, unico e affascinante
  • Per visitare due gioielli architettonici come il Castello aragonese e la Cattedrale
  • Per la bellezza delle sue spiagge e il mare limpido
  • Perché da qui si può partire alla scoperta del Salento

Audioguida


Come Arrivo a Otranto

In auto, seguendo l’Autostrada A14 fino all’uscita di Bari Nord, quindi proseguire lungo la superstrada per Brindisi e successivamente SS613 per Lecce. Prima di entrare in città si deve imboccare imboccare la tangenziale Est, (SS16) con direzione Otranto, Santa Maria di Leuca, Maglie. In treno, dalla Stazione Fs di Lecce si prosegue sulla linea per Otranto con le Ferrovie Sud Est. L’aeroporto più vicino è quello di Brindisi.


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Muggia, l’ultimo lembo d’Italia

Nel tratto dove la costa sembra ripiegare su se stessa, ecco Muggia con la sua pittoresca baia. Siamo al confine tra Italia e Croazia. Località che ha nella darsena le tipiche atmosfere veneziane. Passeggiando sembra quasi di entrare dentro calli e piazzette. Anche l’accento, i costumi, le tradizioni gastronomiche qui hanno il sapore della Serenissima. Se la si vede dal mare, le colorate case si stagliano tra il verde dell’ambiente carsico.

Muggia, il porto - Turista a due passi da casa
Muggia, il porto – Turista a due passi da casa

Abitato che si sviluppò attorno all’anno mille nella zona del porticciolo, e noto come Borgolauro, nel Duecento, assunse il nome di Muggia. E proprio in questo periodo furono edificati i più importanti monumenti cittadini come il duomo e il palazzo comunale.

Il porto è il fulcro di Muggia, ma la storia cittadina di porta in alto, in cima al promontorio che domina la baia. Qui sono stati rinvenuti i resti dei castellieri protostorici di Santa Barbara e di Muggia Vecchia, dove sorge la romanica Basilica del IX secolo, che resta unica testimonianza, oltre alle poche mura, del passato romano e medievale del borgo. Questo è anche un punto panoramico, da qui si ammira il Golfo di Trieste. Qui sorge anche il Trecentesco Castello.

Parco Archeologico di Muggia

Nella zona più antica del borgo si trova il Parco Archeologico di Muggia Vecchia. Si tratta di un percorso guidato, anche con l’ausilio di pannelli informativi, che ripercorrono la storia del borgo medievale. Qui sorge la chiesa dedicata a Santa Maria Assunta.

Basilica di Santa Maria Assunta

È la parrocchiale di Muggia vecchia, ma ha una storia antica. L’attuale chiesa poggia le proprie fondamenta su una struttura precedente, probabilmente di epoca longobarda, appartenente ai monaci benedettini di San Colombano. Il tempio risale presumibilmente al X secolo, anche se le prime notizie certe sulla chiesa sono del 1300. Si tratta di un edificio a tre navate con ricche decorazioni bizantine databili tra Il XIV e il XV secolo. Il campanile risale al Duecento.

Il castello

Muggia, castello- Turista a due passi da casa
Muggia, castello- Turista a due passi da casa

Il Castello di Muggia che vediamo oggi è una struttura rimaneggiata più volte nei secoli, e rappresentava il coronamento della cerchia muraria. Dei blocchi originari in arenaria provenienti dalle cave di Cerei e Pietramaggiore, oggi rimane ben poco, infatti furono usati in passato dagli abitanti per costruire le proprie abitazioni. Ampliato e rimaneggiato nel Medioevo, nella seconda metà del XIV secolo il complesso venne inserito nel progetto difensivo voluto dal Patriarca di Aquileia, mentre agli inizi del Novecento vennero realizzate una nuova torre e parti di edifici ad uso abitativo. Dal 1991 il castello è privato.

Piazza Marconi

Prima di salire al castello la visita contempla la splendida Piazza Marconi, il cuore pulsante della città. Sulla piazza si affaccia il Palazzo del Municipio, un edificio risalente al XIII secolo e che si fa notare anche per le decorazioni che comprendono i leoni di San Marco e gli stemmi nobiliari delle più importanti famiglie cittadine. L’attuale aspetto è frutto dei lavori di ristrutturazione seguito ad un incendio del 1930.

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Il duomo

Muggia, duomo- Turista a due passi da casa
Muggia, duomo- Turista a due passi da casa

Sempre su Piazza Marconi si affaccia il Duomo di Muggia, dedicato ai Santi Giovanni e Paolo, fu consacrato nel 1263. Dalla facciata in pietra bianca e con un grande rosone che circonda l’immagine della Madonna col Bambino. All’interno della lunetta sul portale si trova l’alto rilievo rappresentante la Santissima Trinità adorata dai Santi Giovanni e Paolo. L’interno, molto essenziale, è a tre navate. La torre campanaria invece, è alta ben 35 metri e presumibilmente è stata costruita prima del Duomo stesso.

Chiesa di San Francesco

Tipico esempio di architettura gotico-francescana, la Chiesa di San Francesco era un tempo annessa ad un convento. L’edificio a pianta rettangolare fu completato nel primo decennio del 1400. Conserva una tempera trecentesca raffigurante una Madonna allattante, probabilmente di scuola bolognese o marchigiana.

Il Mandracchio

Muggia, vista sul porto - Turista a due passi da casa
Muggia, vista sul porto – Turista a due passi da casa

Non si può lasciare Muggia senza aver fatto sosta nel Mandracchio, ovvero il coloratissimo porto cittadino, dove si possono osservare i pescatori intenti nel loro lavoro. Molto suggestivo è il porticciolo situato nella località di San Bartolomeo.

Cinque motivi per visitare Muggia

  • Per respirare le atmosfere veneziane
  • Per scattare stupende fotografie nel Mandracchio o dall’alto del castello
  • Per ammirare la stupenda Piazza Marconi
  • Perché dopo aver visitato Trieste non si può non visitare l’ultimo lembo d’Italia
  • Per passare qualche ora nelle splendide spiagge cittadine

L’audioguida

Come arrivo a Muggia

Muggia si trova a circa 14 km da Trieste, in direzione del confine con la Slovenia, si arriva in automobile seguendo l’Autostrada A4 Venezia-Trieste o la A23 Tarvisio-Udine, uscita Monfalcone, quindi si segue il raccordo autostradale fino all’uscita di Sistiana. Percorrendo la strada panoramica Costiera, attraversa il centro di Trieste di o a destinazione. In treno la stazione più vicina è quella di Trieste. L’aeroporto più vicino e quello di Trieste, Ronchi dei Legionari.


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Pienza, la città di Pio II

Uno dei più suggestivi borghi di Toscana, Pienza, in provincia di provincia di Siena, è il luogo di nascita di Enea Silvio Piccolomini, noto perché divenne Papa e prese il nome di Pio II. Il centro storico di Pienza è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1996 ed è un insieme di monumenti, sontuosi palazzi e chiese che hanno segnato la vita di questa cittadina della Val d’Orcia.

Piazza Pio II

Il fulcro cittadino di Pienza è rappresentato da Piazza Pio II. Fortemente voluta da Enea Silvio Piccolimini, e considerata il suo modello di “città ideale”. Il progetto per la costruzione venne affidato a Bernardo Rossellino, che cerco di mettere in pratica le nuove, per allora, concezioni umaniste della società rinascimentale. Su Piazza Pio II si affacciano i principali monumenti cittadini come la rinascimentale Cattedrale di Santa Maria Assunta.

Il Duomo

Pienza, Duomo - Turista a due passi da casa
Pienza, Duomo – Turista a due passi da casa

La Cattedrale sorge sul luogo dell’antica pieve, ma in prospettiva diversa e fu realizzato tra il 1459 e il 1462 per volontà di Papa Pio II. L’esterno ricorda le chiese gotiche francesi, con facciata in travertino, mentre l’interno è diviso in tre navate e custodisce tavole dipinte dai migliori pittori dell’epoca: Giovanni di Paolo, Matteo di Giovanni, il Vecchietta e Sano di Pietro. Nell’abside è stato inserito il coro ligneo di stile gotico. Nel piano sotto l’abside si trova la chiesa di San Giovanni con il Battistero del Rossellino e le suggestive Gallerie del Duomo, che furono realizzate agli inizi del 1900 per consolidare la struttura del Duomo.

Pienza, Duomo, interno - Turista a due passi da casa
Pienza, Duomo, interno – Turista a due passi da casa

Il Museo Diocesano, già Museo della Cattedrale

Allestito nel Palazzo Vescovile o Palazzo Borgia, tra le opere conservate ci sono arazzi fiamminghi del XV-XVI secolo, tavole e sculture lignee di Bartolo di Fredi, del Vecchietta e del Maestro dell’Osservanza. Inoltre si possono ammirare una croce in bosso minuziosamente scolpita ed il famoso Piviale di Pio II, una rarissima opera inglese finemente lavorata in filigrana d’oro con oltre 150 figure ricamate.

Palazzo Piccolomini

Palazzo Piccolomini è stata la residenza papale ed oggi ospita le sale di un altro museo. Progettato nella seconda metà del XV secolo, si ispira al Palazzo Rucellai di Firenze. È tra i primi esempi di architettura rinascimentale. Al suo interno si possono visitare la sala d’armi, la camera da letto del Papa, la biblioteca ed il medagliere di Pio II e Pio III. Il loggiato che si affaccia sul giardino pensile è stato uno dei primi del suo genere in Europa, mentre dal giardino si ha una splendida veduta sulla Val d’Orcia.

Pienza, scorcio panoramico - Turista a due passi da casa
Pienza, scorcio panoramico – Turista a due passi da casa

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Palazzo Comunale

Sempre su Piazza Pio II si affaccia Palazzo Comunale, opera realizzata dal Rossellino, ma rimaneggiato nel 1900. Presenta una torre con orologio. Nella Sala del Consiglio, si trova un affresco quattrocentesco di scuola senese raffigurante una Madonna col Bambino e i Patroni di Pienza (San Vito, San Modesto e San Matteo).

Corso Rossellino

Percorrendo Corso Rossellino, invece, incrociamo l’antica Chiesa di San Francesco, dal tipico impianto delle chiese francescane, a navata unica, conserva al suo interno una tavola della scuola di Duccio Boninsegna e affreschi del XIV e XV secolo, più una Madonna attribuita a Luca Signorelli. Sempre lungo il corso si possono ammirare le facciate dei palazzi Ammannati e Gonzaga Simonelli, appartenuto a Francesco Gonzaga, che fu nominato cardinale da Papa Pio II nel 1461.

Il panorama sulla val d’Orcia

Pienza, panorama sulla Val d'Orcia - Turista a due passi da casa
Pienza, panorama sulla Val d’Orcia – Turista a due passi da casa

Lungo le vie cittadine si aprono incantevoli scorci, come quello in Via del Casello da dove si gode la splendida vista sulla Val d’Orcia con il Monte Amiata, la Rocca di Radicofani e il crinale su cui poggia Montalcino.

Sempre passeggiando per il centro storico si possono vedere le “case nuove” di Pio II. Si tratta del quartiere fatto realizzare per le maestranze che lavorarono per realizzare i palazzi papali. Merita un giro il quartiere Gozzante, il più antico del nucleo cittadino. Le case sono state costruite sulla rupe di arenaria che si affaccia nella Val d’Orcia. Infine l’antica fortezza, oggi sede del conservatorio San Carlo.

La pieve di Corsignano

Pienza, panorama e Pieve di Corsignano - Turista a due passi da casa
Pienza, panorama e Pieve di Corsignano – Turista a due passi da casa

Nelle immediate vicinanze di Pienza sorge la Pieve di Corsignano. Esempio di arte romanica, la si raggiunge scendendo le strade delle Fonti. Dai portali decorati, il campanile cilindrico, è ricca di sculture. Di notevole interesse è la minuscola cripta collocata sotto il presbiterio.

Cinque motivi per visitare Pienza

  • Per ammirare la città ideale di Papa Pio II
  • Per scoprire uno dei borghi più belli d’Italia
  • Per girare nel centro storico e respirare aria rinascimentale
  • Per ammirare panoramici scorci sulla Val d’Orcia
  • Per assaporare i piatti della tradizione culinaria locale


Come arrivo a Pienza

Pienza si raggiunge in automobile dall’Autostrada A1, uscita Valdichiana-Bettolle per chi proviene da Sud, quindi si segue la strada per Torrita di Siena. Per provenienze da Nord, uscita Chiusi, quindi si segue la Statale 146 fino a Montepulciano e Pienza. In treno, linea Firenze-Roma, stazione di Chiusi-Chianciano Terme, poi si prosegue in bus. Gli aeroporti più vicini sono quelli di Firenze e Perugia.


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Aquileia, la seconda Roma

Aquileia, in provincia di Udine, è nota come la seconda Roma. Città dalle antiche origini, il primo nucleo risale al 181 a. C. Questa località friulana è divenuta nel tempo una delle più importanti e ricche città dell’Impero Romano. Per i resti archeologici che conserva, è considerata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.

Aquileia, area archeologica - Turista a due passi da casa
Aquileia, area archeologica – Turista a due passi da casa

Grazie agli scavi effettuati nel corso del tempo sono emersi importanti tracce del passato come il foro romano, la basilica, il sepolcreto, ma anche pavimenti mosaicati, statue, la via Sacra, fondamenta di abitazioni e alcune zone del porto fluviale, un grande mausoleo e tanto altro.

Le aree archeologiche

La visita ad Aquileia e anche e soprattutto scoperta delle diverse aree archeologiche cittadine. Aquileia fu colonizzata nel 181 a.C. La “agro gallorum”, divenne ben presto la testa di ponte romana per la conquista delle aree danubiane, ma anche un punto commerciale di notevole importanza. A testimonianza restano ancora parti delle mura dell’antico porto fluviale. Gli scavi effettuati nel corso degli anni hanno riportato alla luce resti del foro romano, del porto fluviale sul Natissa risalente al I secolo d.C., della zona commerciale, ma anche del Sepolcreto che si trova fuori le mura. Le terme imperiali, oltre a diversi tratti delle mura difensive e della strada romana. Tutti visitabili nelle diverse aree nella zona degli scavi archeologici.

La Basilica di Santa Maria Assunta

Aquileia, Basilica e campanile - Turista a due passi da casa
Aquileia, Basilica e campanile – Turista a due passi da casa

Ma il fiore all’occhiello di Aquileia è la stupenda Basilica di Santa Maria Assunta. L’edificio di culto e in stile romanico, gotico e rinascimentale e quello che vediamo oggi è il risultato di diversi rifacimenti attuati nel corso dei secoli. La Basilica fu eretta su un preesistente edificio del II secolo d.C. e durante il tempo subì numerosi ampliamenti. La struttura attuale è del 1031 ed è dovuta alle migliorie apportate dal patriarca Poppone.

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Al suo interno si trova il mosaico pavimentale, il vero gioiello della Basilica. I famosi mosaici paleocristiani risalgono al IV secolo e sono ritenuti una tappa fondamentale nella storia dell’arte italiana. Ricco di simbolismi cristiani, l’insieme dei mosaici rappresenta il trionfo della vita sulla morte.

Aquileia, i mosaici della Basilica- Turista a due passi da casa
Aquileia, i mosaici della Basilica- Turista a due passi da casa

La Cripta degli affreschi

Di grande rilievo la Cripta degli Affreschi del XII secolo che si trova sotto l’altare maggiore, che presenta affreschi raffiguranti Santi, scene della Passione e la storia dei Santi Ermàgora e Fortunato. La Cripta degli Scavi, che racchiude resti di costruzioni di diversi periodi storici e rappresenta una tappa fondamentale per la storia cristiana di Aquileia: quella dei primi secoli. Si trova nei pressi del Santo Sepolcro. Quest’ultimo risale al XII secolo, e venne costruito ad imitazione di quello di Gerusalemme.

Infine il maestoso campanile, in stile romano gotico, fu utilizzato anche come torre di vedetta. La sua costruzione risale attorno all’anno Mille. Dall’alto dei suoi 73 metri si gode di una vista mozzafiato.

Aquileia, area archeologica - Turista a due passi da casa
Aquileia, area archeologica – Turista a due passi da casa

Chiesa dei Pagani e il battistero

Collegata alla basilica la Chiesa dei Pagani, così chiamata perché era il luogo di raduno dei catecumeni. É collegata alla Basilica da un portico e il Battistero, che originariamente aveva pianta quadrata all’esterno e ottagonale all’interno. Al centro della stanza è posta la vasca battesimale.

All’esterno della Basilica sorge il Cimitero degli Eroi dove sono sepolti i caduti della Prima Guerra Mondiale.

Museo Archeologico Nazionale

A Villa Cassis è stato allestito uno dei maggiori musei archeologici del Nord Italia. All’interno si possono ammirare reperti recuperati durante gli scavi archeologici ad Aquileia e nei dintorni. Così come e utile una visita al Museo Paleocristiano in località Monastero, dove si possono vedere diversi “tituli” in greco e latino, oltre 130 iscrizioni, e altri reperti paleocristiani e altomedievali. Da qui due grandi terrazze offrono la possibilità di ammirare, in tutto il suo splendore, il ricco pavimento musivo conservato al suo interno.

Aquileia, colonne nell'area archeologica - Turista a due passi da casa
Aquileia, colonne nell’area archeologica – Turista a due passi da casa

Cinque motivi per visitare Aquileia

  • Per scoprire un importante pezzo di storia romana
  • Per ammirare gli splendidi mosaici della Basilica di Santa Maria Assunta
  • Per visitare le varie aree archeologiche cittadine
  • Per vedere l’interessante raccolta di reperti antichi del Museo Archeologico Nazionale
  • Perché è vicina a Grado e alle sue spiagge


Come arrivo ad Aquileia

Aquileia si raggiunge in automobile seguendo l’Autostrada A4, Torino-Trieste, uscita Palmanova, quindi Strada Regionale 352 fino a destinazione. In treno, la stazione più vicina è quella di Cervignano – Aquileia – Grado, sulla linea Venezia-Trieste, che dista a 8 km da Aquileia. Due gli aeroporti più vicini: Trieste Ronchi dei Legionari e Venezia.


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La città murata di Montagnana

Fra le città murate del Veneto, Montagnana, in provincia di Padova, è quella che conserva meglio la sua cinta medievale, ma non solo. Questa località e apprezzata anche per i suoi edifici rinascimentali e per la particolarità delle vie cittadine.

E proprio la cinta ci permette di accedere a porta Vicenza per ammirare l’antica Torre del Borgo e il campanile. La prima è al vertice del pentagono costituito dalla cinta muraria, mentre il secondo è una torre dalle dimensioni e dalla forma consuete, dovuta all’innalzamento di una torre preesistente avvenuta nei primi anni del 1600.

Il Duomo

Visitare Montagnana significa apprezzare a pieno questa cittadina, a cominciare dalla sua grande piazza centrale, dove si erge maestoso il duomo dalle impronte tardo-gotiche e che conserva al suo interno pregevoli dipinti come la Trasfigurazione di Paolo Veronese, le tre tavole di Giovanni Buonconsiglio detto il Marescalco, del XVI secolo, la tela votiva che riproduce la battaglia di Lepanto (1571).

Montagnana, piazza e duomo - Turista a due passi da casa
Montagnana, piazza e duomo – Turista a due passi da casa

La chiesa, dedicata a Santa Maria Assunta, è stata edificata al posto di un antico edificio di culto. Il Duomo di Montagnana ha pianta a croce latina e un’unica navata, ma soprattutto guardandolo dalla piazza, ha un effetto ottico particolare. La costruzione e obliqua rispetto alla piazza stessa, da dove si vedono sia la facciata che il fianco meridionale della chiesa.
Questo orientamento permette all’edificio di essere una perfetta meridiana.

I palazzi

Sempre sulla piazza centrale, si affacciano l’elegante palazzo Valeri, edificio citato da alcuni documenti del XV secolo e ristrutturato nel 1727. Al suo interno conserva ricche testimonianze di questo periodo. Un altro edificio di notevole importanza storica di Montagnana è l’antico Monte di Pietà, la prima banca nella storia cittadina. Anche questo palazzo si affaccia sulla piazza centrale e attualmente presenta eleganti linee rinascimentali dovute al rifacimento del 1765.

Montagnana, Monte di Pietà - Turista a due passi da casa
Montagnana, Monte di Pietà – Turista a due passi da casa

In via Matteotti ecco palazzo Magnavin-Foratti, in stile gotico-veneziano, edificio, questo che pare sia stata la residenza di Jacopa, moglie del condottiero Erasmo da Narni detto il Gattamelata. in Via Carrarese sorge il Palazzo del Comune, opera risalente al 1532 e attribuita all’architetto veronese Michele Sanmicheli. Infine, fuori dall’abitato sorge Villa Pisani, uno dei capolavori di Palladio, realizzata alla metà del 1500. Si tratta di una villa a due piani di cui quello superiore era destinato agli appartamenti padronali. All’interno conserva statue di Alessandro Vittoria.

Montagnana, palazzo Magnavin-Foratti- Turista a due passi da casa
Montagnana, palazzo Magnavin-Foratti- Turista a due passi da casa

Castello di San Zeno

Già residenza dei marchesi d’Este, iI maniero sorge nella zona dell’insediamento alto-medioevale. Così come lo vediamo oggi è il frutto di ristrutturazioni del XIII secolo volute da Ezzelino per fortificare Montagnana.
Il Castello di San Zeno ha pianta rettangolare e completato da torri. Fino agli inizi del XIX secolo era circondato da un fossato. Nel tempo la fortificazione è stata usata anche come deposito agricolo e alloggio militare.

Le chiese

Sono diverse le chiese cittadine, oltre al già citato duomo di San Zeno, in via Scaligera hanno sede la chiesa tardo-romanica di San Francesco e il monastero delle Clarisse. La chiesa di Sant’Antonio, la più antica di Montagnana, di cui si hanno notizie dal dodicesimo secolo. Da visitare anche La chiesa barocca di San Benedetto,edificata nel 1771 al posto di un precedente luogo di culto. Nel 1811, per decreto napoleonico fu trasformato in collegio femminile.
Da segnalare, in via dei Montagnana, l’antico ospedale di Santa Maria con un affresco di Giovanni Buonconsiglio che a prima vista ricorda, per la sua architettura, più una chiesa che un ricovero per poveri e, nell’omonima via, la chiesetta di Sant’Antonio Abate, che presenta tracce dei templari.

Le mura

Montagnana, le mura - Turista a due passi da casa
Montagnana, le mura – Turista a due passi da casa

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Una piacevole passeggiata e anche quella che permette di ammirare in tutta la loro bellezza le mura cittadine. Così come le vediamo sono un esempio tra le architetture militari medievali che meglio si sono conservate in Europa. I tratti più antichi risalgono alla metà del 1300 e sono quelli posti ad oriente ed occidente. Furono i Carraresi, i signori di Padova, ad ampliare e rafforzare le mura a scopo difensivo contro la Verona degli Scaligeri, che dominava la vicina Legnago.

La Rocca degli Alberi

Montagnana, Rocca degli Alberi- Turista a due passi da casa
Montagnana, Rocca degli Alberi- Turista a due passi da casa

L’imponente Rocca degli Alberi fu costruita dai Carraresi attorno al 1360 con funzione tipicamente militare. A dominare erano le due torri situate tra le quattro porte battenti ei ponti legati a bilanciere.

Cinque motivi per visitare Montagnana

  • Perché è una delle più belle città fortificata del Veneto.
  • Per fare un giro attorno alle mura cittadine, tra le meglio conservate.
  • Per il particolare l’effetto ottico che si vede al Duomo.
  • Per ammirare l’imponente Rocca degli Alberi.
  • Per visitare il castello di San Zeno


Come arrivo a Montagnana

Dall’autostrada A4, uscita San Bonifacio, si prosegue sulla Sp7 fino a destinazione. In treno, la stazione di Montagnana è sulla linea Bologna-Venezia


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In viaggio con l’Ipposidra

Una ferrovia a trazione animale per il trasporto delle barche per superare un tratto di fiume difficile da navigare e che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto fare guadagnare tempo durante il viaggio. Questa era la Ipposidra, che funzionò sul fiume Ticino, tra il 1858 e il 1865 nel tratto tra Tornavento e Sesto Calende, in provincia di Varese.

Ipposidra, chiatta usata per il trasporto merci- Turista a due passi da casa
Ipposidra, chiatta usata per il trasporto merci- Turista a due passi da casa

Questa zona era la più difficile nel viaggio delle imbarcazioni che da Milano dovevano raggiungere il lago Maggiore. Le barche venivano trainate da alcuni cavalli lungo l’alzaia del Naviglio Grande tra Milano e Tornavento. Da qui e per gli ultimi 25 chilometri sul Ticino, era quasi impossibile. A volte la navigazione sul fiume richiedeva fino a quindici giorni. Era necessario trovare un’alternativa per accorciare i tempi.

L’idea

Ecco quindi che uno studioso dei trasporti come Carlo Cattaneo, politico ed economista, ebbe l’idea di estrarre dall’acqua le barche a Tornavento, porle su carri ferroviari a 8 ruote trainati da cavalli e portarle a Sesto Calende, dove venivano rimesse in acqua, lungo una via ferrata che attraversava la brughiera. Nacque così l’Ipposidra. Il nome di questa ferrovia e l’unione tra due termini: ippos, che in greco significa cavallo e idra, acqua.

La costruzione

Ipposidra, Tornavento, resti di barca - Turista a due passi da casa
Ipposidra, Tornavento, resti di barca – Turista a due passi da casa

L’idea c’era ma i fondi inizialmente scarseggiavano. Inoltre l’Austria non voleva che sul suo territorio fosse costruita una ferrovia privata. Siamo in Lombardia, ma all’epoca questa zona faceva parte del regno Austroungarico. Fu solo grazie anche a diversi finanziamenti bancari e soprattutto all’aiuto di un banchiere ginevrino, che Vienna autorizzò la concessione. Il 9 febbraio 1858 la Ipposidra venne inaugurata.

L’abbandono

La ferrovia su barche fu abbandonata nel 1865 dopo pochi anni dalla sua inaugurazione perché nel frattempo erano state costruite le tratte ferroviarie: Arona-Novara e Milano-Sesto Calende. Il treno accorciava ulteriormente i tempi di viaggio delle merci. La società che gestiva l’Ipposidra fallì.

La Ipposidra oggi

Ipposidra, quel che resta della sede dei binari - Turista a due passi da casa
Ipposidra, quel che resta della sede dei binari – Turista a due passi da casa

Chiusa la società, il materiale rotabile e i binari furono venduti alle ferrovie, mentre le stazioni di partenza e arrivo, abbandonate, furono poi distrutte. Della vecchia ferrovia oggi restano solo pochi e quasi irriconoscibili ruderi.

Il percorso

Seguendo il percorso della Ipposidra si possono ancora vedere alcuni terrapieni, mentre diverse trincee sono nascoste tra la vegetazione. Il tracciato che collegava Tornavento a Sesto Calende è percorribile oggi in bicicletta, anche se solo alcuni dei tratti sono quelli originali. Il tragitto e per buona parte su sterrato, tranne alcuni tratti su strade trafficate. Con partenza da Tornavento, si costeggia l’antico letto del Naviglio Grande ed il fiume Ticino, fino a raggiungere alcune abitazioni e vecchi opifici. Entrando nel bosco si sale a Vizzola Ticino e da qui si raggiungono prima Somma Lombardo, poi Golasecca. Quest’ultima località presenta tratti difficili da percorrere con la bicicletta. Raggiunta Sesto Calende, il percorso scende verso il fiume e si conclude sull’alzaia che porta al centro del paese.

Ipposidra, valle del fiume Ticino - Turista a due passi da casa
Ipposidra, valle del fiume Ticino – Turista a due passi da casa

Cinque motivi per fare questo percorso

  • Per vivere una giornata a contatto con la natura
  • Per scoprire scorci fantastici sul fiume Ticino
  • Per ripercorrere il tratto dell’antica Ipposidra
  • Per conoscere flora e fauna del Parco del fiume Ticino
  • Perché è facile da raggiungere e l’aeroporto di Milano Malpensa è vicinissimo


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Come arrivo a Tornavento

Tornavento si raggiunge dall’autostrada A4 (per provenienze da Torino) o A8 (per chi arriva da Varese) quindi proseguendo sulla superstrada per l’aeroporto della Malpensa, uscita Oleggio. Si segue la SS 527 fino alla prima rotatoria, quindi a destra proseguendo sulla SP 52. Pochi metri e si imbocca (sulla sinistra) Via Carlo Goldoni, che termina in Piazza Parravicino.


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Un Castelletto a Cuggiono

Castelletto, frazione di Cuggiono, in provincia di Milano, è una piccola località tra la campagna lombarda, il Naviglio Grande e il fiume Ticino, meta di piacevoli passeggiate lungo l’alzaia del canale risalente al 1200, ma anche luogo che nasconde tesori di inestimabile valore storico e una leggenda legata a Leonardo da Vinci.

Castelletto di Cuggiono, il Naviglio- Turista a due passi da casa
Castelletto di Cuggiono, il Naviglio- Turista a due passi da casa

Castelletto di Cuggiono merita una visita anche semplicemente per ammirare Villa Annoni e il suo meraviglioso parco o il museo cittadino, che conserva importanti reperti storici, ma prima concediamoci una piacevole passeggiata lungo il Naviglio.

Il punto di partenza

Castelletto di Cuggiono, ponte in pietra sul Naviglio- Turista a due passi da casa
Castelletto di Cuggiono, ponte in pietra sul Naviglio- Turista a due passi da casa

Il punto di partenza è il ponte in pietra, da qui, notiamo tra gli alberi due torrette, sono quelle di Villa Clerici che originariamente dev’essere stata un piccolo castello o un fortilizio medievale, nato come avamposto per il controllo del fiume Ticino, divenuta nel tempo una importante villa come ci spiega la guida culturale di Cuggiono, Enrico Rainoldi: “Effettivamente noi chiamiamo il castello di Castelletto, in realtà è la villa del 1680. Questa che era una villa di delizia della famiglia Clerici, quando è stata costruita, perlomeno nel 1680 lì c’era un’altra abitazione di un’altra famiglia importante, i Crivelli. Personaggio più famoso è stato Urbano III, il Papa Urbano III.”

Villa Clerici

Nel 1700 la famiglia Clerici (ricchi banchieri) inglobando alcuni edifici, ampliandone la metratura, la trasformarono in un edificio imponente al punto che per ostentare la ricchezza inserirono nella Villa ben 365 finestre, una per ogni giorno dell’anno e dodici balconi, uno per ogni mese dell’anno. Ma c’è di più.

Castelletto di Cuggiono, villa Clerici – Turista a due passi da casa


“All’interno ci sono degli affreschi della scuola del Tiepolo”, ci dice Enrico Rainoldi.
Il celebre pittore, invece, fu impiegato dalla famiglia Clerici nella decorazione del loro palazzo di Milano.
Villa Clerici venne arricchita anche con un giardino a terrazze degradanti verso il fiume, viali e statue e soprattutto una maestosa scalinata barocca che arrivava a lambire le acque del Naviglio.


Caduta in rovina la famiglia Clerici, la villa fu venduta. Prima del definitivo abbandono fu usata anche come filanda. Attualmente Villa Clerici è di proprietà privata. In passato fu immortalata dal regista Ermanno Olmi nel film: “L’albero degli zoccoli”.

Castelletto di Cuggiono, villa Clerici, scalinata barocca - Turista a due passi da casa
Castelletto di Cuggiono, villa Clerici, scalinata barocca – Turista a due passi da casa

Il ponte in pietra

Torniamo al punto di partenza ovvero il ponte a schiena d’asino che congiunge le due sponde del Naviglio. Una costruzione nata nella zona dove intorno al 1544 sorgeva il porto e che nel tempo ha subito diversi rifacimenti. Sentiamo Enrico Rainoldi: “Il ponte c’è sempre stato già da quando è stato costruito nel 1200 il Naviglio Grande. Nel 1544 i proprietari terrieri decisero di rifare il ponte, che nel frattempo era crollato ed era in legno. Nel 1574 gli stessi proprietari hanno dato mandato al ingegner Lonati per la costruzione di un ponte in pietra, che nel 1630 è stato rialzato. Aveva delle arcate troppo basse e non permetteva l’attraversamento di carichi voluminosi, quali la legna che veniva portata a Milano”.

Castelletto di Cuggiono, ponte in pietra 02- Turista a due passi da casa
Castelletto di Cuggiono, ponte in pietra 02- Turista a due passi da casa

La leggenda di Leonardo

La leggenda dice che il ponte è stato ideato da Leonardo da Vinci. Ma è così?
“La leggenda che Leonardo abbia avuto l’idea e comunque il progetto di questo ponte chiaramente non può essere, in quanto le date non coincidono, perché Leonardo è arrivato a Milano nel 1492 e se n’è andato nel 1500, quindi in tempi ben diversi dalla costruzione del Ponte stesso”. così ci racconta la guida culturale di Cuggiono, Enrico Rainoldi

Poco distante dal ponte, ma sua riva opposta ecco lo splendido lavatoio di origine medievale, mentre procedendo sull’alzaia in direzione di Bernate Ticino, si potrà notare una torretta levarsi tra gli alberi. Appartiene al Villaggio Rubone, un’area archeologica oggi chiusa al pubblico.

Cinque motivi per visitare Castelletto di Cuggiono

  • Per passare una splendida giornata sul naviglio Grande
  • Per ammirare, dall’esterno, Villa Clerici e la sua splendida scalinata sul fiume
  • Per vedere un ponte storico sul Naviglio Grande
  • Per ammirare un lavatoio medievale
  • Per fare una piacevole passeggiata estiva


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Come arrivo a Castelletto di Cuggiono

Castelletto di Cuggiono si raggiunge dall’Autostrada A4 uscita Marcallo-Mesero, quindi Superstrada per la Malpensa, uscita Cuggiono Sud, poi Sp 117. In paese si segue via Annoni fino ad arrivare al ponte in pietra.

Pesaro in bicicletta

Pesaro è una città che si ricorda per due motivi: è una località di villeggiatura ed è il luogo natio del compositore Gioachino Rossini (1792- 1868) cui è dedicato anche un importante festival musicale, ma è anche un luogo ricco di storia e tradizioni.

Pesaro, Villino Ruggeri – Turista a due passi da casa

La città si scopre piacevolmente girando in bicicletta, (si può lasciare l’auto in uno dei parcheggi comunali al “Curvone” o in Via Marsala) e pedalare alla volta del Duomo, della casa di Rossini, oppure di Casa Vaccai, dei musei cittadini, ma anche del Mercato delle Erbe, oppure vedere la Sfera di Pomodoro e percorrere il lungomare fino a raggiungere il porto. Se invece ci si concede una gita tipicamente primaverile o autunnale, ammirare gli splendidi panorami dal Parco Naturale del San Bartolo od oziare tranquillamente nelle oasi verdi cittadine. Si diceva, è meglio girare in città con la bicicletta così si evitano le zone ZTL (a traffico limitato) i sensi unici e tanti i parcheggi a tempo che non ci permettono di vivere a pieno la nostra esperienza.

Teatro Rossini

La prima delle nostre mete è il teatro Rossini che sorge in via Oberdan. Si tratta dell’edificio inaugurato nel 1637 con il nome di Teatro del Sole, poi divenuto Teatro Nuovo nel 1818, con la rappresentazione della Gazza ladra diretta da Gioacchino Rossini e infine, dedicato al compositore nel 1855.

Pesaro, Teatro Rossini – Turista a due passi da casa

Piazza del Popolo

Raggiunta Piazza del Popolo ci troviamo di fronte al Palazzo Ducale, il più antico tra gli edifici che si prospettano sulla piazza. L’attuale assetto risale al XVI secolo, grazie a Guidobaldo II delle Rovere che affidò la modifica della preesistente costruzione a Filippo Terzi, il quale cercò una armonizzazione cromatica con il resto della piazza e con i palazzi circostanti.

Pesaro, Particolare della fontana di Piazza del Popolo - Turista a due passi da casa
Pesaro, Particolare della fontana di Piazza del Popolo – Turista a due passi da casa

La fontana centrale, risalente alla fine del 1500 fu eretta per volontà di Francesco Maria II Della Rovere. Punto di riferimento per i pesaresi, venne ribattezzata “la Pupilla di Pesaro”. Utilizzata per molti anni come abbeveratoio per gli animali, venne distrutta nel 1944 e ricostruita nel 1960. La tazza è circondata alla base da quattro tritoni che cavalcano altrettanti delfini, mentre quattro cavalli marini nuotano nella vasca esterna.

Sfera di Pomodoro

Questo importante monumento cittadino si ammira nella zona del lungomare, ma prima di arrivare alla Sfera di Pomodoro, incrociamo lungo il cammino, la casa natale di Gioachino Rossini. Dichiarato monumento nazionale nel 1904, ospita al suo interno cimeli legati alla vista del maestro e più avanti, sulla sinistra, Palazzo Lazzarini con il Museo Diocesano.

Pesaro, Sfera Pomodoro – Turista a due passi da casa

La Sfera di Pomodoro si trova in Piazzale della Libertà. Detta anche Sfera Grande, e un monumento bronzeo creato nel 1998 dallo scultore Arnaldo Pomodoro. Ha un effetto ottico sul mare di notevole spessore. Vista da una certa prospettiva l’acqua della fontana, dà l’effetto di lambire il mare.

Villino Ruggeri

Un altro significativo simbolo di Pesaro è il Villino Ruggeri. In stile liberty, sorge a sinistra della Sfera di Pomodoro, sul lungomare. Progettato dall’architetto urbinate Giuseppe Brega, l’edificio fu costruito all’inizio del ‘900 per volere di un ricco industriale farmaceutico, Oreste Ruggeri.

A poca distanza dal villino si può passeggiare lungo il Moletto. Da qui passa anche la pista ciclabile che corre lungo tutta la spiaggia.

Rocca Costanza

Pesaro, Rocca Costanza – Turista a due passi da casa

Voluta da Costanzo Sforza, la Rocca Costanza rappresenta un tipico esempio di fortificazione militare di pianura delle Marche. Si tratta di una costruzione quadrata, con torrioni cilindrici e diverse feritoie. É simile, per tipologia, al forte di San Leo e alla Rocca Roveresca di Senigallia. Tra il 1869 e il 1989 venne anche utilizzata come carcere.

Chiesa di Sant’Agostino

Edificio di stile romanico risalente al 1282, il tempio sacro fu modificato nei secoli. La struttura attuale risale al Settecento, ha la facciata in stile gotico. All’interno, a unica navata, si ammirano i sette altari, ornati da pregevoli tele, fra tutte spicca quella attribuita a Jacopo Pala il Giovane “l’Annunciazione”.

Visitata la Chiesa di Sant’Agostino ci aspettano i Musei Civici Palazzo Toschi Mosca, al cui interno sono conservati dipinti dal XIV al XIX secolo, tra cui la pala dell’Incoronazione della Vergine” di Giovanni Bellini.

Orti Giuli

Gli Orti Giuli sono un giardino ottocentesco, raro esempio di bellezza naturale che si estende su diversi piani tra stradine e gradinate, costruzioni e sculture neoclassiche. Si trova sul Bastione del Carmine, lungo le mura roveresche.



Madonna della Scala

In Piazza Doria ecco uno degli angoli più suggestivi di Pesaro. Qui sorgono la chiesa del Porto, l’obelisco e la fontana. Il tempio è dedicato alla Madonna della Scala ed ha origini molto antiche (forse del XVI secolo). La leggenda vuole che abbia preso questo nome perché per accedervi si doveva attraversare una scala in pietra.

Cinque motivi per visitare Pesaro

  • Perché è la città natale di Gioachino Rossini
  • Per ammirare da vicino la Sfera di Pomodoro
  • Per scoprire la “Pupilla di Pesaro”
  • Per vedere il Villino Ruggeri
  • Per fare una vacanza tra cultura, mare, relax e buona cucina


Come arrivo a Pesaro

Pesaro si raggiunge facilmente dall’Autostrada A14, oppure con il treno. La stazione ferroviaria è sulla linea adriatica Bologna-Bari e Roma-Falconara-Pesaro. Gli aeroporti più vicini sono quelli di Falconara-Ancona (45 Km ) e di Rimini (30 Km)


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La linea di San Michele

Cosa unisce la Sacra di San Michele a Mont Saint Michel e a Monte Sant’Angelo?

Una linea energetica unisce tre basiliche nate sotto il segno dell’Arcangelo Gabriele: Mont Saint Michel, in Francia, La Sacra di San Michele in Piemonte e Monte Sant’Angelo nel Gargano, in Puglia. La Sacra di San Michele è il santuario simbolo del Piemonte e sorge in altura nel comune di Sant’Ambrogio di Torino. Dalla struttura possente, da sempre su questo edificio sacro aleggiano misteri e leggende. Una in particolare ha colpito l’immaginazione ed è quella che vuole la Sacra di San Michele, unita, in un’ipotetica linea immaginaria a Mont Saint Michel che si trova in Francia tra la Normandia e la Bretagna e a Monte Sant’Angelo che invece è situato nel Gargano, in Puglia.

Le ipotesi

Sacra di San Michele - Turista a due passi da casa
Sacra di San Michele – Turista a due passi da casa

Gli studiosi di questa materia ritengono questi luoghi sacri “portatori di forti energie siano esse positive che negative” e che queste fossero già conosciute ed usate in antichità, ma quello che sorprende e che, sempre secondo questo esperti, gli uomini che un giorno si “risveglieranno”, cominceranno ad usare. Lo spirito guida di questa operazione “risveglio” avrebbe, secondo la spiritualità della tradizione ebraico-cristiana il nome di Michele, ma anche Mercurio, Hermes e Toth.

La logica

Al momento la logica che unisce questi tre luoghi sacri è la cosiddetta Via Angelica o Via Michelita. Il percorso medievale affrontato dai pellegrini lungo una ipotetica linea tra le Basiliche di Mont Saint Michel in Normandia e quella di Monte Sant’Angelo in Puglia. Tra le due, esattamente alla metà del cammino, ecco la Sacra di San Michele. Dista 1000 Km dall’abbazia francese e altrettanti da quella pugliese. Questo, anticamente era un punto di sosta per i pellegrini, dove rifocillarsi e sfamarsi prima di riprendere il cammino.

La leggenda

Narra la leggenda che questa via fu tracciata da una spada: quella di San Michele in lotta col demonio. A testimonianza ci sarebbe una fenditura che collega le tre basiliche a lui dedicate. Santo a parte, questa sembra essere la soluzione più logica, ovvero quella del percorso devozionale che unisce le tre località. Un’altra ipotesi ci porta nel mondo dell’occulto, secondo la quale i tre santuari sarebbero uniti tra loro da una potentissima linea energetica che si potrebbe testare con un esperimento.



L’esperimento

Ponendosi esattamente in un punto preciso delle tre basiliche, si verrebbe investiti da una potente energia, una forza che unisce questi tre luoghi e che passa congiuntamente anche dalle altre due basiliche. Alla sacra di San Michele in Val di Susa questo punto sarebbe individuato in una minuscola piastrella del pavimento che risulterebbe essere di colore diverso dalle altre e posizionata sulla sinistra subito dopo l’entrata della chiesa e davanti ad una nicchia nel muro. Stazionando in questo punto, il corpo percepirebbe un’energia insolita che unisce le tre basiliche. E questo, a detta di esperti che sentenziano su internet, sarebbe un punto fondamentale degli equilibri energetici di tutta l’Europa.

C’è da credere a questa teoria?

L’unico sistema e recarsi in una dei tre luoghi citati, trovare i punti in cui la forza si svilupperebbe e testare la veridicità e l’efficacia. Ma questo va fatto consapevolmente e a proprio rischio e pericolo.

Cinque motivi per visitare la Sacra di San Michele

  • Per ammirare il simbolo del Piemonte
  • Per andare alla ricerca della spiritualità
  • Per scoprire i tanti misteri di questo luogo
  • Per ammirare uno splendido panorama sulla Valle di Susa
  • Per sapere se veramente esiste questa linea che unisce le tre basiliche


Come arrivo alla Sacra di San Michele

La Sacra di San Michele si può raggiungere in auto o a piedi. In auto; da Torino si segue l’Autostrada A32 Torino-Bardonecchia in direzione Frejus. Uscita Avigliana Centro. Superata la rotonda si seguono le indicazioni per Giaveno Sacra di San Michele. Il parcheggio per le auto si trova al Piazzale Croce Nera, a circa 10 minuti di cammino dall’abbazia. A piedi sono due i percorsi. Uno parte dall’abitato di Chiusa di San Michele, mentre l’altro è la mulattiera che la collega all’abitato di Sant’Ambrogio. Percorrendo questa via si incontrano le stazioni della Via Crucis.


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Le misteriose grotte di Gradara

Chi visita la rocca Malatestiana di Gradara per scoprire la vicenda di Paolo e Francesca, che ha ispirato scrittori e poeti come Dante, Boccaccio, Petrarca, Silvio Pellico e D’Annunzio, ha quale seconda meta il Museo Storico di questa cittadina in provincia di Pesaro.

Grotte di Gradara, spade da guerra - Turista a due passi da casa
Grotte di Gradara, spade da guerra – Turista a due passi da casa

Da un alto l’amore impossibile e la fantasia che scatena ancora oggi la vicenda dei due amanti, mentre il secondo itinerario ci porta dritto nel sottosuolo cittadino per scoprire ed ammirare le antiche grotte. Un luogo misterioso e che ancora oggi genera ci pone davanti a dei dubbi: a cosa servivano, perché sono state costruite e dove portano.

Di cosa si tratta

Si tratta di una serie di cunicoli che nascondono la storia e i segreti di questa località da almeno 1.500 anni. Queste gallerie si sono ben conservate, anche se l’accesso è limitato ad una zona ristretta dei cunicoli che compongono la fitta trama dei percorsi sotterranei, ma molto significativa. Prima di accedere si passa dal museo dove fanno bella vista gli attrezzi di tortura. La prima risposta al nostro quesito è che i cunicoli fossero una prigione. Ma resta sempre qualche dubbio. Passo dopo passo sorge spontanea la domanda sullo scopo della loro costruzione e su chi le avrebbe utilizzate.

Grotte di Gradara, strumento per legare i prigionieri 02- Turista a due passi da casa
Grotte di Gradara, strumento per legare i prigionieri 02- Turista a due passi da casa

Miti e leggende

Si visitano le grotte pensando ai miti e alle leggende che sono state generate nei secoli. Una in particolare sostiene che furono create dagli eretici per professare il culto bizantino, in uso nella vicina Ravenna. Quindi una prima deduzione porta a pensare che potrebbero essere state una sorta di catacombe, anche se l’intreccio di cunicoli e degli anelli agganciati alle pareti fa pensare a questo come un luogo di prigionia. Ci sono però alte conclusioni, una delle quali sostiene che questa fosse una via di fuga dal vicino castello, in caso di pericolo. Tesi che potrebbe essere la più accreditata. Era normale che le fortificazioni venissero costruite con vie di fuga. In caso di pericolo o assedio doveva esserci una via di fuga. E in questo caso, il reticolo di sotterranei potrebbe essere servito anche per disorientare gli inseguitori, che non conoscendo il percorso esatto verso la salvezza, si sarebbero persi tra i cunicoli.

L’interno dei cunicoli

Misteri e leggende a parte, l’intreccio di vie segrete conduce a sedici grotte, di cui dieci sono tuttora agibili, mentre l’unica visitabile è quella che si trova sotto il Museo Storico. La sua costruzione e di epoca medievale, infatti è databile tra il IV – V sec. d.c. ed è parte integrante del fitto reticolo del sottosuolo misterioso di Gradara.

Il museo

Grotte di Gradara, strumento di tortura 02- Turista a due passi da casa
Grotte di Gradara, strumento di tortura 02- Turista a due passi da casa

Il Museo Storico di Gradara è una struttura privata che permette al turista di approfondire la storia di questa località e della sua Rocca Malatestiana. Istituito nel 1986, il museo conserva una ricca documentazione e testimonianze importanti del passato di Gradara, del suo castello, ma anche del territorio. Inoltre si possono vedere antichi strumenti e armi da guerra e soprattutto di tortura. L’ingresso al museo Storico di Gradara è a pagamento.

Cinque motivi per visitare le grotte di Gradara

  • Per scoprire il sottosuolo di questa località
  • Per vedere il museo Storico
  • Perché affascina la loro storia e i misteri che celano
  • Per conoscere questo lato oscuro della località simbolo della storia di paolo e Francesca
  • Perché è la seconda meta di Gradara dopo la Rocca Malatestiana


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Come arrivo a Gradara

Gradara si raggiunge in pochi minuti dalla riviera romagnola, oppure dall’Autostrada a14, uscita casello di Cattolica-San Giovanni -Gabicce.


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Scicli, insolito tour tra mascheroni e barocco siciliano

Tra i capolavori artistici che il barocco siciliano ci ha regalato, sicuramente i mascheroni che adornano molti palazzi d’epoca sono i più curiosi. Tra i più noti ci sono quelli di Scicli, nel libero consorzio comunale di Ragusa. Una cittadina, questa della val di Noto, che è un capolavoro d’architettura.

Scicli, palazzo Beneventano – Turista a due passi da casa

Non solo i palazzi, ma anche le chiese di Scicli sono considerate dei capolavori in questa città simbolo dell’espressione del barocco siciliano. E questa bellezza la si respira girando per le vie del centro, ammirando gli edifici più antichi, soprattutto in Via Francesco Mormina Penna. Non a caso, questa località che assomiglia ad un “presepe“, è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO

Antica Farmacia Cartia

Un esempio della bellezza architettonica di questa città è dato dall’Antica Farmacia Cartia, un vero e proprio gioiellino in stile liberty che si trova percorrendo Via Francesco Mormina Penna e al cui interno si fanno notare gli antichi arredi di inizio Novecento realizzati dal falegname ed ebanista scicliano Emanuele Russino, oltre al dipinto dove è raffigurata Igea, la dea greco-romana della salute di Giovanni Gentile e i vecchi arnesi del mestiere.

Palazzo Bonelli Patanè

Sempre su via Francesco Mormina Penna, ecco Palazzo Bonelli Patanè, che esternamente assume forme neoclassiche, ma molto sobrie, mentre all’interno è una summa si stili che vanno dal liberty al neogotico. Lo splendido impianto iconografico è opera dell’artista Raffaele Scalia. Il terrazzo di questo palazzo ci offre una magnifica veduta su Scicli.



I mascheroni

Elemento ricorrente su molti edifici cittadini, i mascheroni danno vita a forme fantasiose, terrificanti, giocose, ironiche, il cui significato si presta a diverse interpretazioni: forse sono un simbolo di protezione della casa per tenere lontani gli spiriti maligni, forse un segno di vittoria sui pirati che infestavano il Mediterraneo, oppure semplicemente un abbellimento modaiolo di balconi e mensole. Qual’è stato lo spunto che ha dato origine a questi capolavori? Forse i mostruosi animali dei doccioni delle cattedrali gotiche? Oppure le forme di alcuni capitelli romanici, o ancora le forme animalesche delle gronde dei templi greci? Quale sia stata la fonte d’ispirazione, di fatto i mascheroni sono dei capolavori che abbelliscono questi edifici.

Palazzo Beneventano

Tra i mascheroni più famosi ci sono quelli del settecentesco palazzo Beneventano dove sono incastonate diverse figure, tra cui chiavi d’arco e teste di saraceni che potrebbero riferirsi alle scorribande dei pirati nel Mediterraneo e alla loro cattura. Siamo in Via Francesco Mormina Penna, alle pendici del Colle di San Matteo e al centro esatto tra l’antica cittadella fortificata che sorge in cima all’altura e la città che invece sorge nei due canyon di Santa Maria La Nova e di San Bartolomeo.

Palazzo Beneventano è stato definito da Sir Anthony Blunt “il più bel palazzo barocco di Sicilia” grazie anche agli “irriverenti” mascheroni che adornano i due prospetti. Lo stemma coronato dei Beneventano con le due teste di mori è oggi uno dei simboli cittadini. La bellezza di questo palazzo e data anche dal contrasto tra i tenui colori della facciata e quello scuro del ferro battuto dei balconi.


Cinque motivi per visitare Scicli

  • Perché è è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO
  • Per ammirare i “terrificanti” mascheroni
  • Per scoprire il capolavori del barocco siciliano
  • Per girare in una città definita “presepio”
  • Per ammirare la vera Sicilia


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Come arrivo a Scicli

Scicli si raggiunge in auto da Catania percorrendo la Strada Statale Catania – Ragusa fino a Modica quindi verso Scicli, mentre da Siracusa, Statale 115 per Sampieri, quindi per Scicli. In treno, da Catania: linea Catania – Siracusa, con cambio linea Siracusa – Scicli. L’aeroporto più vicino e quello di Catania Fontanarossa


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La leggenda della Contessa Beatrice del castello di Sopramonte

Le rovine di un castello evocano sempre leggende e misteri, ma questo, forse, le supera tutte. In Valsesia, esattamente a Prato Sesia, siamo in Piemonte, nella valle del fiume Sesia, in provincia di Vercelli, si possono ammirare i resti di un antico castello su aleggia una leggenda alquanto curiosa che evoca addirittura la fuga in Egitto di Maria, Giuseppe e il Bambin Gesù. Il castello di Sopramonte

Prato Sesia, indicazioni castello Sopramonte- Turista a due passi da casa
Prato Sesia, indicazioni castello Sopramonte- Turista a due passi da casa

Si mormora (da queste parti) che nel lungo peregrinare, la Santa famiglia sia passata anche da qui trovando rifugio proprio nel castello di Sopramonte, che all’epoca era abitato dalla contessa Beatrice, una donna rimasta orfana fin da bambina perché i suoi genitori furono uccisi dai banditi che erano soliti compiere scorribande nella zona.

Questi malviventi arrivavano dalla Bassa Valsesia. Bande che dopo aver compiuto i loro misfatti facevano perdere le proprie tracce nascondendosi nei boschi fino a raggiungere la pianura degradante verso Novara e il castello di Briona dove agivano per conto di Giovan Battista Caccia, detto “il Caccetta”, signore di quel luogo e noto per i soprusi nei confronti dei vicini.

I fatti

A spingere queste orde di banditi in Valsesia era la bramosia del bottino.
In una notte umida e piovosa, questi malviventi arrivarono al castello di Sopramonte ed eludendo le guardie riuscirono ad entrare. Erano alla ricerca del tesoro del conte.
Il padrone di casa e la contessa, prima di essere presi ostaggio riuscirono a mettere in salvo la figlia, Beatrice nella vicina torre, che secoli dopo verrà ribattezzata Torre Dolcino, in onore di un eretico che trovò rifugio e visse diverso tempo in questi locali.
L’eretico Docino, citato anche da Dante nel nel XXVIII canto dell’Inferno della Divina Commedia, venne giudicato dai valsesiani: chi un incubo, chi un ribelle che aiutava i poveri contro la tirannia dei ricchi.

La bambina terrorizzata

Prato Sesia, Torre Dolcino - Turista a due passi da casa
Prato Sesia, Torre Dolcino – Turista a due passi da casa

Tornando alla bambina, la piccola assistette inerme all’uccisione dei genitori dall’interno di questa torre che praticamente era inespugnabile, visto che per entrare, il portone è posto a diversi metri d’altezza e qualcuno, dall’interno, avrebbe dovuto calare una corda o mettere una lunga scala per accedervi.

I banditi risparmiarono questa costruzione (che è ancora in piedi), però trucidarono il Conte e la Contessa. Questo episodio avvenne davanti agli occhi della piccola Beatrice.

I briganti uccisero la scorta e legarono il Conte ad un albero divertendosi poi a colpirlo con le frecce, senza però toccare gli organi vitali. Ogni qualvolta che l’uomo sveniva, veniva rianimato e ricominciava il tiro con l’arco.



La caccia al tesoro

Prato Sesia, il borgo – Turista a due passi da casa

L’intento di questi crudeli assassini era quello di farsi dire dove era nascosto il tesoro. Intrepido, l’uomo resistette fino alla morte e non rivelò il nascondiglio.

Il tesoro, secondo questi banditi era la dote della contessa, una donna di nobile e ricca famiglia, ma questo, dice la leggenda, fu un matrimonio d’amore e non uno combinato come si usava all’epoca.

Secondo i racconti che vengono tramandati, il patrimonio di famiglia sarebbe stato ben nascosto in una nicchia laterale, ricoperta di mattoni, del pozzo da cui si attingeva l’acqua per il castello.

I predatori, non riuscendo a farsi dire dove era il malloppo si sfogarono sul corpo del malcapitato che venne decapitato. La testa fu piantata sul punto più alto del castello e sarebbe servita da monito agli abitanti di Prato Sesia per scoraggiare un eventuale caccia all’uomo.

Non contenti, prima di andarsene diedero fuoco a tutto, risparmiando la torre.

La “brutta” fine dei malviventi

Questa banda di incivili, sempre secondo la leggenda, fu intercettata da un gruppo di mercenari svizzeri al servizio dei Francesi. Dopo un breve combattimento questi barbari vennero catturati. Gli elvetici, saputo del massacro di Sopramonte, giustiziarono i predoni. I banditi furono portati sullo sperone che guarda verso Prato Sesia e gettati dalla rupe. I pochi che sopravvissero furono giustiziati dai contadini riuniti in loco per godere dello spettacolo.

Prima di andarsene, il capitano dei francesi chiese alla gente del posto da quale luogo provenissero i banditi. Dopo molte reticenze ed omertà qualcuno pronunciò la parola “Fenera”. Da lì si capì la provenienza.
Fenera oggi è il nome del monte che si trova oltre Prato Sesia ed è legato ad una leggenda che scomoda gli antichi greci. Ma questa è un’altra leggenda.



Come arrivo a Prato Sesia

Arrivando dall’Autostrada A26 uscita Romagnano Sesia, alla rotatoria si svolta a sinistra (Via Novara) e si segue la direzione Alagna. Superata questa località, pochi minuti di strada e siamo a Prato Sesia. La stazione ferroviaria di Prato Sesia è sulla linea Novara – Varallo.


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Tra le leggende e i misteri di Cividale del Friuli

Cividale del Friuli è una località dalle origini antiche che sorge lungo il fiume Natisone in provincia di Udine, nota oggi anche e soprattutto per il Ponte del Diavolo e il misterioso l’Ipogeo Celtico. Queste non sono le uniche caratteristiche della località friulana, anche se, soprattutto il secondo cela qualcosa di misterioso nel suo insieme.

Cividale del Friuli ipogeo celtico, mascherone - Turista a due passi da casa
Cividale del Friuli ipogeo celtico, mascherone – Turista a due passi da casa

Di fondazione romana, periodo di Giulio Cesare, come Forum Iulii, che poi diede il nome alla regione, Cividale fu capoluogo longobardo, ma questo è stato nel tempo un punto d’incontro di diverse culture: da quella celtica a quella romana, dai Carolingi al Patriarcato di Aquileia. Cividale del Friuli ci regala bellezze artistiche come il Duomo, il suggestivo Ponte del Diavolo, la Casa Medievale risalente al 1300 che sorge nel borgo Brossana, ma a destare la nostra curiosità è l’Ipogeo Celtico, un suggestivo, quanto misterioso sistema di cavità sotterranee.

L’Ipogeo Celtico

L’Ipogeo Celtico ci porta nel sottosuolo di Cividale del Friuli. Siamo in pieno centro storico, a pochi metri dal fiume Natisone e dal Ponte del Diavolo. Si accede ai cunicoli dell’Ipogeo da una rampa abbastanza ripida, mentre i cunicoli sotterranei si aprono davanti alla nostra vista. Sono scavati nella roccia, come la camera centrale da cui si dipartono tre corridoi. Una prima ipotesi sulla costruzione dell’Ipogeo e quella che potrebbe trattarsi di una cavità naturale che sorge a pochi metri dal fiume, che scorre più in basso. Le pareti dell’Ipogeo Celtico presentano diverse nicchie, alcuni loculi, mensole, ma soprattutto affascinano i tre mascheroni che si ammirano all’interno.

Cividale del Friuli ipogeo celtico – Turista a due passi da casa

Di cosa si tratta? Ecco il mistero. Forse arte funeraria celtica? Oppure questo era un carcere romano o longobardo? Ancora oggi non è nota la funzione di questo luogo unico nel suo genere in Friuli Venezia Giulia. La visita dell’Ipogeo Celtico è gratuita. Per avere le chiavi d’ingresso ci si può rivolgere allo sportello Informacitta, oppure al Tempietto Longobardo.



Tempietto Longobardo

Conclusa la visita all’Ipogeo, possiamo concentrarci sulle altre architetture di Cividale del Friuli come il Tempietto Longobardo, testimonianza storica dell’architettura altomedievale. Si arriva da Piazza San Biagio attraverso una passerella che offre una splendida vista sul Natisone.

Cividale del Friuli Tempietto longobardo- Turista a due passi da casa
Cividale del Friuli Tempietto longobardo- Turista a due passi da casa

Siamo nella zona del Monastero di Santa Maria in Valle, sorto attorno alla metà del VII secolo per ospitare le monache benedettine. Oltre al monastero ecco la chiesa di San Giovanni in Valle e del Tempietto longobardo.

Risalente alla seconda metà del VIII secolo, il Tempietto potrebbe essere stato la cappella del monastero. Si tratta di una struttura ad aula quadrata con volta a crociera con presbiterio a tre navate a botte. L’interno è caratterizzato da affreschi di origine bizantina e decorazioni a stucco, tra questi, l’archivolto, ornato da un tralcio di vite con grappoli sovrastato da sei figure femminili in stucco. All’interno del Tempietto Longobardo si trovano anche stalli lignei del XIV secolo, decorati con motivi fogliati e raffigurazioni di animali fantastici. L’ingresso è a pagamento e su prenotazione.

Museo Cristiano e Tesoro del Duomo di Cividale

Il Duomo di Santa Maria Assunta è un edificio sacro costruito tra il XV e il XVI secolo e riedificato dopo il crollo del 1502 con gusto rinascimentale. Conserva al suo interno la Pala d’argento di Pellegrino II, considerato uno dei capolavori dell’oreficeria medioevale italiana. Attiguo al duomo sorge invece il Museo Cristiano, dove è possibile ammirare il battistero di Callisto del VIII secolo e l’ara di Ratchi, due capolavori della scultura longobarda.

Soprattutto il secondo, datato 730-740, dalle policromie originali, fu fortemente voluto dal Duca Ratchis, divenuto Re dell’Italia longobarda, per onorare il padre. In origine l’Altare di Ratchis sarebbe stato riccamente colorato e decorato. Il Battistero di Callisto ha forma ottagonale e risale al primo Patriarca di Aquileia insediatosi a Cividale nel 731 d.C.

L’ingresso al Museo e a pagamento.

Il Ponte del Diavolo

Cividale del Friuli ponte del diavolo - Turista a due passi da casa
Cividale del Friuli ponte del diavolo – Turista a due passi da casa

Infine il suggestivo Ponte del Diavolo che sorge nei pressi dell’Ipogeo Celtico e congiunge le due sponde del Natisone. Leggenda vuole che gli abitanti non fossero in grado di costruirlo perché situato in un punto pericoloso, quindi chiesero aiuto al Diavolo. Questi accettò e in compagnia della nonna diavolessa realizzò in breve tempo la struttura. Leggenda vuole che la donna portò in un grembiule il grande masso che si trova al centro del fiume e su cui poggiano le arcate. Il Diavolo però chiese in cambio del manufatto la prima anima che avesse attraversato il ponte, ma gli abitanti ingannarono il demonio facendo passare per primo un cane.


Cinque motivi per visitare Cividale del Friuli

  • Per scoprire l’Ipogeo Celtico e i suoi misteri
  • Per passeggiare sul Ponte del Diavolo e scoprire la sua leggenda
  • Per ammirare lo stupendo panorama sul fiume Natisone
  • Perché è uno dei borghi più belli del Friuli Venezia Giulia
  • Perché questo luogo è stato punto d’incontro di diverse culture

Ascolta l’Audioguida completa di Cividale del Friuli

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Come arrivo a Cividale del Friuli

Cividale del Friuli si raggiunge dall’Autostrada A23 Palmanova-Udine-Tarvisio uscendo a Udine Nord, Udine Sud o Palmanova e seguendo le indicazioni per Cividale del Friuli. In treno tramite il servizio di littorina da Udine con le Ferrovie Udine Cividale. L’aeroporto più vicino è quello di Trieste, Ronchi dei Legionari.


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Valbruna, ovvero l’Atlantide del Mar Adriatico

Il Mare Adriatico nasconde una città sommersa: quella di Valbruna. Si troverebbe a poca distanza da Gabicce Mare, nella zona del Parco Naturale del Monte Bartolo. La sua “comparsa” tra le acque alimenta leggende avvalorate dai ritrovamenti dei pescatori che, ogni tanto tirando le reti, trovano impigliati resti di laterizi, capitelli, colonne, ma anche mattoni di antica fattura. 

Chissà cosa c’è di vero, eppure si narra che Valbruna, la città sommersa sorta nella zona di Vallugola, riaffiori in particolari situazioni, ovvero quando il mare è limpido. In questa occasione si vedrebbero tra i fondali, parti di questa misteriosa località.
Forse sono solo stratificazioni marine o depositi di qualche crollo della montagna a dare l’impressione che sotto ci possa essere la città romana di Valbruna. Di certo il panorama della zona alimenta la possibilità. Un singolare fenomeno ottico da Gabicce Monte dà l’impressione di vedere delle colline all’orizzonte, in mare, proprio nell’area di Vallugola. Ma non solo. Qualcuno sostiene che nelle giornate limpide e con mare in bonaccia, nel fondale si possano vedere colonnati, strade e ruderi di templi.

Valbruna, verso Pesaro – Turista a due passi da casa

L’origine di Valbruna

Secondo quanto si tramanda, questa antica città avrebbe origini greche. Non è nemmeno noto il luogo dove sarebbe sorta, ma quasi certamente nella baia di Vallugola. La sua scomparsa sarebbe dovuta ad una catastrofe naturale e da allora si sarebbe persa la memoria storica di questo luogo. Ma la città è esistita o è solo frutto della fantasia popolare? In questa zona di fondali poco profondi, di tanto in tanto affiorano reperti e alimentano la leggenda. Alcuni dei quali, risalenti al periodo tra il I e il IV secolo d. C. Si trovano al Museo Archeologico di Cattolica.



Le apparizioni miracolose

Ad alimentare le leggende di questa zona, anche l’apparizione della Madonna ad un gruppo di pescatori in difficoltà tra i flutti del mare in tempesta. Dopo aver travolto alcuni di loro, altri invocarono l’aiuto della madre di Dio e questa, miracolosamente apparve loro sorridente e seduta sopra un relitto. In quel momento la furia del mare si placò. E loro si salvarono. Secondo la leggenda i pescatori decisero di chiamare Cattolica il villaggio vicino. E lo stemma cittadino della città romagnola raffigurerebbe proprio la Madonna che li salvò.

Dove si trovava Valbruna e perché è scomparsa

Una ipotesi su dove fosse collocata la città di Valbruna c’è. La città sommersa potrebbe trovarsi in un punto imprecisato a circa a due km dalla costa. Siamo in una zona dove le acque erodono il litorale. Secondo gli studiosi in epoca romana la linea di riva si trovava 500 metri al largo rispetto ad oggi e il livello medio dell’Adriatico era di 2 metri più basso. Anche alcune fonti settecentesche parlano di questa città sommersa, ma a causa di cosa è scomparsa? Anche qui le ipotesi sono diverse. Dal terremoto costiero con conseguente tsunami che causò lo sprofondamento di un insediamento romano o posteriore che potrebbe quindi essere franato nell’Adriatico, alla frana della montagna stessa che seppellì Valbruna e la fece finire in mare o addirittura per colpa dell’uomo, che leggenda vuole, nel VII secolo abbia tagliato pezzi di monte provocando una frana distruttiva.

Valbruna, panorama sul mare Adriatico - Turista a due passi da casa
Valbruna, panorama sul mare Adriatico – Turista a due passi da casa

Il porto di Vallugola

Testimonianze del passato descrivono città piccola, con colonnati e statue; forse un porticciolo commerciale, oppure una cittadella fortificata realizzata a scopo difensivo per l’antichissimo porto militare di Vallugola.
Alcuni ritrovamenti di vasi del V secolo a.C. nei pressi di Santa Marina di Focaia, lasciano presumere che qui attaccassero navi greche. La zona, infatti era nota ad Atene e un’epigrafe racconta dell’esistenza di un Tempio dedicato a Giove Sereno, a protezione dei naviganti sopra una collina di Vallugola. Questo, soprattutto per i romani era,invece, un punto per lo scambio delle merci grazie alla vicinanza della via Flaminia.
Anche i Bizantini utilizzavano questo porto per i commerci con la Dalmazia, così come testimonianze del porto si hanno nel medioevo.
Le sorti del porto di Vallugola sono legate alla decisione di Francesco Maria II della Rovere di spostare il letto naturale del fiume Foglia per migliorare la navigazione verso il porto di Pesaro. Per Vallugola fu il declino. Ma il mistero della città scomparsa di Valbruna resta vivo ancora oggi.



Come arrivo a Vallugola

La zona di Vallugola si raggiunge dall’autostrada A14 Bologna-Ancona, direzione Ancona, uscita Gabicce Mare, quindi seguendo le indicazioni per Vallugola – Fiorenzuola di Focara. Da Gabicce si può percorrere anche la strada panoramica che si snoda attraverso il Parco San Bartolo.


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