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Sulle tracce dell’antica Eraclea Minoa

Eraclea Minoa è una località della Sicilia Sudoccidentale, oggi centro balneare in provincia di Agrigento, mentre un tempo qui sorgeva un’antica città di origine greca quindi divenuta possedimento romano.

Eraclea Minoa, abitato greco - Turista a due passi da casa
Eraclea Minoa, abitato greco – Turista a due passi da casa

I resti di questo antico luogo si possono visitare nell’area archeologica di Cattolica Eraclea, nella zona di Capo Bianco, un promontorio che si protende verso il mare, all’interno della Riserva Naturale Foce del Fiume Platani.

Gli scavi

Il parco archeologico venne creato durante le prime campagne di scavi attorno al 1950. In quel periodo venne riportato alla luce l’imponente Teatro e furono individuate diverse abitazioni risalenti all’epoca romana.

Eraclea Minoa, la zona del teatro durante i restauri - Turista a due passi da casa
Eraclea Minoa, la zona del teatro durante i restauri – Turista a due passi da casa

Le mura

Ubicata in un luogo protetto, la città di Eraclea Minoa era racchiusa da possenti mura lunghe circa tre chilometri. Realizzate in epoche diverse, le prime risalirebbero al periodo tra il 320 e il 313 a.C. ed erano intervallate da torri, porte e postierle. In seguito le mura vennero allungate e fortificate. Il muro orientale, invece fu costruito in una terza fase e disponeva di due porte: una nei pressi del teatro e l’altra più a sud.

La città

L’abitato aveva una sistemazione urbanistica a terrazze attraversate da strade parallele. Le case individuate risalgono al I secolo a.C. ed erano costruite con pietre e mattoni. Successivamente furono sovrapposte le case del III e II secolo a.C.

Le costruzioni della prima fase urbanistica avevano pianta regolare. Erano ad un solo piano, con accesso dalla strada. Erano dotate di cortile centrale scoperto, circondato da otto ambienti.

Eraclea Minoa, zona delle abitazioni - Turista a due passi da casa
Eraclea Minoa, zona delle abitazioni – Turista a due passi da casa

Si accedeva dalla strada tramite un corridoio anche alle abitazioni costruite nella seconda fase. Le case avevano sei vani e un settimo adibito a bottega. A differenza delle abitazioni della prima fase, queste case erano a due piani. Quello superiore era destinato a dimora del proprietario, mentre quello inferiore comprendeva i vani di servizio e i magazzini.

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Il teatro

Il pezzo più pregiato di questa area è sicuramente il teatro di Eraclea Minoa che affonda le origini in quella che era l’antica città greca fondata, secondo Erodoto, dai Selinuntini, denominata in origine Minoa. La costruzione risale al V secolo a.C. Posto in cima alla collina è stato in parte ricavato scavando nella roccia di tufo. Ha un diametro di 33 metri con la cavea semicircolare rivolta verso il mare. Il teatro è diviso in nove settori da otto scalette e dieci ordini di sedili.

Eraclea Minoa, il teatro - Turista a due passi da casa
Eraclea Minoa, il teatro – Turista a due passi da casa

Sulla collina dove sorge il teatro furono scoperte anche le vestigia di un santuario ellenistico e localizzate due necropoli una arcaica e l’altra ellenistica entrambe di fine IV secolo a.C.

L’Antiquarium

Nell’Antiquarium si possono vedere interessanti reperti tra ceramiche, terrecotte, statue arcaiche, corredi funebri, che sono state recuperate tra l’abitato e la necropoli. Durante gli scavi e stata rinvenuta anche una testa femminile risalente al IV secolo a.C. Infine, reperti e frammenti di ceramiche iberiche del periodo neo-eneolitico provenienti dalle abitazioni della città arcaica ed ellenistica.

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La spiaggia

Eraclea Minoa, la spiaggia - Turista a due passi da casa
Eraclea Minoa, la spiaggia – Turista a due passi da casa

Dopo la visita all’area archeologica di Eraclea Minoa c’è il tempo per passare qualche ora nella splendida spiaggia sottostante. Non è tra le più conosciute della provincia di Agrigento, ma è sicuramente tra le più suggestive. Formata da sabbia chiara, finissima e dorata è caratterizzata dalla presenza di dune forgiate dal vento che la separano dalla pineta, una lunghissima striscia verde che costeggia il mare ed è considerata un modello di forestazione mediterranea, comprendente diversi tipi di piante, tra cui pino domestico, eucalipto ed acacie.

Cinque motivi per visitare Eraclea Minoa

  • Per scoprire un sito archeologico che ci riporta al periodo greco e romano
  • Per lo spettacolare paesaggio che si ammira dal teatro
  • Per scoprire il promontorio di Capo Bianco
  • Per scoprire una tra le spiagge più belle e meno note della Sicilia
  • Perché è una località che non può mancare nel tour della Sicilia Occidentale

Audioguida


Come arrivo a Eraclea Minoa

Eraclea Minoa si raggiunge da Agrigento seguendo la Strada statale 115. Superato il bivio per Montallegro, si svolta a destra seguendo la segnaletica.


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Erice, come toccare il cielo con un dito

Poter camminare sopra le nuvole, succede a Erice, località situata in cima al monte San Giuliano, a 750 metri sul livello del mare, in provincia di Trapani. Guardando il panorama da quassù, scopriamo di essere sopra le nuvole e laggiù, all’orizzonte, il mare. E quando il cielo è limpido, all’orizzonte si vede anche il vulcano Etna. Ma Erice non è solo questo.

Erice, panorama dalla torre campanaria - Turista a due passi da casa
Erice, panorama dalla torre campanaria – Turista a due passi da casa

La storia

Siamo nella città contesa da Siracusani e Cartaginesi, nell’antico centro religioso degli Elimi, che qui eressero un tempio dedicato al culto di Venere Ericina, ma anche nel punto esatto dove i Fenici adoravano Astarte e i Greci, Afrodite, dea dell’amore e della bellezza.

Il nome Erice deriverebbe da Eryx Έρυξ, un personaggio mitologico, figlio di Afrodite e di Boote, ucciso da Ercole.

Anche gli arabi arrivando qui si accorsero della bellezza di questo luogo che venne ribattezzato Gebel Hamed (ovvero montagna di Hamed). I Normanni la chiamarono Monte San Giuliano, mentre tornò ad essere Erice nel 1934 .

Il borgo

Erice, vicolo - Turista a due passi da casa
Erice, vicolo – Turista a due passi da casa

Siamo a 15 Km da Trapani, da cui si arriva con una comoda funivia.
La cittadina è divisa in due: da una parte il centro cittadino situato in cima al monte, mentre dall’altra, la maggior parte delle abitazioni si trovano a Casa Santa, attiguo alla città di Trapani.
La bellezza del nucleo cittadino è data anche dalla pavimentazione a riquadri dei vicoli che la fanno assomigliare ad un intricato labirinto.
Tra le vie e le viuzze si aprono scorci da cartolina che danno ora sull’entroterra, ora sul mare, su chiese e monasteri.

Il centro medievale

Come un antico borgo fortificato, Erice conserva intatto il suo centro medievale. La città ha un impianto urbano a forma triangolare, delimitato sul lato occidentale da mura ciclopiche costruite per proteggere il lato nord-est, quello più facilmente attaccabile.

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Le mura

Di origine Elimo-Puniche, le mura risalgono ai secoli dall’VIII al VI a.C. Erano dotate di torri di avvistamento e di un camminamento. I soldati vi accedevano da ripide scalette, mentre piccole aperture, permettevano agli abitanti di poter passare. Il tratto di mura meglio conservato è quello lungo via dell’ Addolorata, che si estende da Porta Carmine a Porta Spada.

La chiesa Matrice

Erice, Chiesa Matrice e torre campanaria - Turista a due passi da casa
Erice, Chiesa Matrice e torre campanaria – Turista a due passi da casa

A pochi passi da Porta Trapani sorge la Chiesa Matrice dedicata all’Assunta. Eretta attorno ai primi anni del XIV secolo, è stata costruita utilizzando materiale proveniente dal Tempio di Venere.
Si tratta di una chiesa-fortezza coronata di merli con un grande portico gotico ed un rosone.
All’Interno sono conservati una Madonna col Bambino in marmo, opera di Domenico Gagini, del XV secolo ed una ancona marmorea cinquecentesca.

Torre campanaria

Isolato, rispetto alla Chiesa, il campanile trecentesco, già torre di avvistamento, merlato ed ornato da bifore e monofore, è di ispirazione chiaramontana. Si sale e dall’alto, proprio vicino alle tre campane, si ammira un panorama stupendo.

Erice, torre campanaria, le campane - Turista a due passi da casa
Erice, torre campanaria, le campane – Turista a due passi da casa

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Giardino del Balio

Nel lato di sud-est del centro cittadino ecco il giardino del Balio, al cui interno svetta il castello Pepoli, una costruzione di età normanna rimaneggiata nel XIX sec. e trasformata in villa.
Risale al XII sec., invece, il castello di Venere. Costruito dai normanni, è dotato di possenti mura di cinta ed è protetto dalle Torri del Balio, che sono invece in posizione più avanzata e, anticamente, collegate alla fortificazione tramite un ponte levatoio.
La fortificazione fu costruita nel luogo dove sarebbe sorto l’antico santuario di Venere Ericina. Sul portone d’ingresso si notano lo stemma di Carlo V di Spagna e una bella bifora.

Il Museo

Tornando nel nucleo, in piazza Umberto I si affaccia il Municipio che ospita il Museo Cordici, al cui interno sono conservate diverse opere, tra cui “L’Annunciazione” di Antonello Gagini e reperti preistorici, punici e greci, tra cui la testina di Afrodite. Nella vicina piazza di San Domenico si possono notare interessanti palazzi.

Le chiese

Erice, Cattedrale, interno - Turista a due passi da casa
Erice, Cattedrale, interno – Turista a due passi da casa

Un capitolo a parte può essere un tour della città visitano le chiese. Ad Erice se ne contano più di sessanta, alcune delle quali sono monumenti architettonici e testimonianza storica come la chiesa di San Martino, quella di San Cataldo, quella di origine normanna di San Giuliano, quella di San Giovanni Battista, dalla caratteristica cupola bianca e la Matrice, dedicata all’Assunta e datata primi anni del XIV sec.
Da visitare la Chiesa di S. Orsola del 1413 con nella navata principale l’originaria struttura gotica. All’interno sono conservati i gruppi scultorei dei Misteri, risalenti al XVIII sec., che vengono portati in processione il Venerdì.

Erice è sede del Centro studi internazionali intitolato a Ettore Majorana.

La pasticceria ericina

Non si può lasciare questa località senza prima aver assaggiato la raffinata pasticceria ericina. Golose specialità nate tra le mura dei conventi. Tra cui i classici dolci, quelli di pasta di mandorla ripieni di cedro candito.

Cinque motivi per visitare Erice

  • Per scoprire la storia di questa località che risale alla notte dei tempi
  • Per camminare nel centro storico di stampo medievale
  • Per visitare i capolavori architettonici della città
  • Per ammirare uno stupendo panorama su Trapani, e nei giorni limpidi fino alll’Etna
  • Per assaporare i dolci prodotti della pasticceria ericina

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Come arrivo ad Erice

Erice dista circa 15 Km da Trapani, si arriva in auto da Palermo seguendo l’autostrada A29, la SS118 o la panoramica SS187 poi da Trapani seguire SP3 Valderice-Erice. E’ consigliato parcheggiare l’auto a Porta Trapani. In treno la stazione più vicina e quella di Linea Trapani, quindi si prosegue in bus. L’aeroporto più vicino è quello di Trapani Birgi
In località Casa Santa c’è la stazione della funivia che porta a Monte Erice.


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Scicli, insolito tour tra mascheroni e barocco siciliano

Tra i capolavori artistici che il barocco siciliano ci ha regalato, sicuramente i mascheroni che adornano molti palazzi d’epoca sono i più curiosi. Tra i più noti ci sono quelli di Scicli, nel libero consorzio comunale di Ragusa. Una cittadina, questa della val di Noto, che è un capolavoro d’architettura.

Scicli, palazzo Beneventano – Turista a due passi da casa

Non solo i palazzi, ma anche le chiese di Scicli sono considerate dei capolavori in questa città simbolo dell’espressione del barocco siciliano. E questa bellezza la si respira girando per le vie del centro, ammirando gli edifici più antichi, soprattutto in Via Francesco Mormina Penna. Non a caso, questa località che assomiglia ad un “presepe“, è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO

Antica Farmacia Cartia

Un esempio della bellezza architettonica di questa città è dato dall’Antica Farmacia Cartia, un vero e proprio gioiellino in stile liberty che si trova percorrendo Via Francesco Mormina Penna e al cui interno si fanno notare gli antichi arredi di inizio Novecento realizzati dal falegname ed ebanista scicliano Emanuele Russino, oltre al dipinto dove è raffigurata Igea, la dea greco-romana della salute di Giovanni Gentile e i vecchi arnesi del mestiere.

Palazzo Bonelli Patanè

Sempre su via Francesco Mormina Penna, ecco Palazzo Bonelli Patanè, che esternamente assume forme neoclassiche, ma molto sobrie, mentre all’interno è una summa si stili che vanno dal liberty al neogotico. Lo splendido impianto iconografico è opera dell’artista Raffaele Scalia. Il terrazzo di questo palazzo ci offre una magnifica veduta su Scicli.



I mascheroni

Elemento ricorrente su molti edifici cittadini, i mascheroni danno vita a forme fantasiose, terrificanti, giocose, ironiche, il cui significato si presta a diverse interpretazioni: forse sono un simbolo di protezione della casa per tenere lontani gli spiriti maligni, forse un segno di vittoria sui pirati che infestavano il Mediterraneo, oppure semplicemente un abbellimento modaiolo di balconi e mensole. Qual’è stato lo spunto che ha dato origine a questi capolavori? Forse i mostruosi animali dei doccioni delle cattedrali gotiche? Oppure le forme di alcuni capitelli romanici, o ancora le forme animalesche delle gronde dei templi greci? Quale sia stata la fonte d’ispirazione, di fatto i mascheroni sono dei capolavori che abbelliscono questi edifici.

Palazzo Beneventano

Tra i mascheroni più famosi ci sono quelli del settecentesco palazzo Beneventano dove sono incastonate diverse figure, tra cui chiavi d’arco e teste di saraceni che potrebbero riferirsi alle scorribande dei pirati nel Mediterraneo e alla loro cattura. Siamo in Via Francesco Mormina Penna, alle pendici del Colle di San Matteo e al centro esatto tra l’antica cittadella fortificata che sorge in cima all’altura e la città che invece sorge nei due canyon di Santa Maria La Nova e di San Bartolomeo.

Palazzo Beneventano è stato definito da Sir Anthony Blunt “il più bel palazzo barocco di Sicilia” grazie anche agli “irriverenti” mascheroni che adornano i due prospetti. Lo stemma coronato dei Beneventano con le due teste di mori è oggi uno dei simboli cittadini. La bellezza di questo palazzo e data anche dal contrasto tra i tenui colori della facciata e quello scuro del ferro battuto dei balconi.


Cinque motivi per visitare Scicli

  • Perché è è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO
  • Per ammirare i “terrificanti” mascheroni
  • Per scoprire il capolavori del barocco siciliano
  • Per girare in una città definita “presepio”
  • Per ammirare la vera Sicilia


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Come arrivo a Scicli

Scicli si raggiunge in auto da Catania percorrendo la Strada Statale Catania – Ragusa fino a Modica quindi verso Scicli, mentre da Siracusa, Statale 115 per Sampieri, quindi per Scicli. In treno, da Catania: linea Catania – Siracusa, con cambio linea Siracusa – Scicli. L’aeroporto più vicino e quello di Catania Fontanarossa


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Un tramonto al sale: tra la laguna dello Stagnone e le saline

La Sicilia è sempre ricca di spunti fotografici e la natura in questa zona d’Italia ci regala emozioni uniche, come il tramonto sulle saline.

Percorrendo la strada che da Trapani conduce a Marsala ammiriamo la laguna dello Stagnone. Il tutto nella magia dei colori: il bianco abbagliante del sale, l’azzurro dell’acqua e il sole che da giallo si tinge di rosso prima di scomparire nel mare. E’ il tramonto sulle saline.

Riserva dello Stagnone, tramonto - Turista a due passi da casa
Riserva dello Stagnone, tramonto – Turista a due passi da casa

La laguna dello Stagnone è la più estesa della Sicilia. Si tratta di un lembo di terra compresa nella zona tra Punta Alga e Capo S. Teodoro, divenuto Riserva Naturale Orientata nel 1984.

Un meraviglioso panorama già dalla strada

Superato l’aeroporto di Trapani-Birgi, la laguna corre parallela alle saline. Il paesaggio è emozionante, ammiriamo specchi d’acqua suddivisi da sottilissime strisce di terra. Si tratta delle vasche di decantazione, dalle quali, al termine del ciclo rimarrà il cristallo che darà vita al sale.

A tratti in lontananza si scorge la sagoma di un mulino a vento, questo è l’unico strumento utilizzato per per pompare l’acqua da inviare alle vasche e che servirà, al termine del processo produttivo. La forza del vento farà girare le palle, che a sua volta azioneranno le macine per frantumare i cristalli di sale.

Ma come funziona il ciclo produttivo, come nasce il sale?

Sole e vento lentamente asciugano l’acqua contenuta nelle vasche finché resterà solo una crosta bianca. Il sale, appunto, che all’ora del tramonto si tinge dei colori che accompagnano l’arrivo della notte.

Riserva dello Stagnone, salina Ettore Infersa – Turista a due passi da casa

La ricchezza del mare

Il mare qui presenta acque basse e molto salate, particolare questo, che ha favorito il sorgere di numerose saline, mentre dai murici, una delle specie ittiche più diffuse nel Mediterraneo i Fenici ricavavano la porpora utilizzata per tingere i tessuti. Nei fondali marini della laguna dello Stagnone cresce la Posidonia oceanica, una pianta questa formata da un ciuffo di lunghe foglie verdi con al centro fiori riuniti in spighe. Nel tratto di costa si possono trovare la Calendula marittima (una specie che cresce solo qui e in Spagna) e il giglio marino, ma anche nidi di allodole, cardellini, gazze, fratini e calandre.

Soprattutto la posidonia, un elemento primordiale della vita nelle acque del Mediterraneo, svolge un ruolo molto simile a quello delle foreste terrestri: offre uno speciale habitat per le specie animali e vegetali. E’ anche una importante fonte di ossigeno e stabilizzatore dei fondali.



La visita alla salina Ettore e Infersa

Si arriva qui soprattutto per ammirare e per fotografare il tramonto. Nell’attesa vistiamo la salina Ettore e Infersa (si paga un piccolo biglietto d’ingresso). Si tratta di una struttura privata a pochi chilometri da Marsala.

Riserva dello Stagnone, Saline Ettore Infersa, macine mulino - Turista a due passi da casa
Riserva dello Stagnone, Saline Ettore Infersa, macine mulino – Turista a due passi da casa

All’interno della salina Ettore e Infersa, oltre al cinquecentesco mulino restaurato e perfettamente funzionante, un video ci illustra il lavoro dell’uomo per estrarre il sale. Facciamo un giro tra le varie vasche di decantazione, scorgiamo cumuli di sale pronti per essere caricati sui camion per essere portati alla raffineria, respirando la brezza che accompagna l’arrivo del tramonto.

Il tramonto

Lentamente il sole si nasconde dietro l’isola di Mozia regalandoci momenti straordinari e colori unici, da immortalare nelle nostre fotografie.

Riserva dello Stagnone, salina Ettore Infersa tramonto 02 - Turista a due passi da casa
Riserva dello Stagnone, salina Ettore Infersa tramonto – Turista a due passi da casa

Cinque motivi per visitare la laguna dello Stagnone

  • Per scoprire un angolo di natura in Sicilia
  • Per ammirare uno splendido tramonto sull’isola di Mozia
  • Per scoprire come si forma il sale marino
  • Per fare un bagno nelle splendide acque della costa
  • Perchè e una tappa obbligata dopo aver visitato Marsala, Trapani ed Erice


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Come arrivo alla salina Ettore e Infersa

La salina Ettore e Infersa si trova in Contrada Infersa, siamo a 30 minuti d’auto da Trapani e a 15 da Marsala. Per arrivare seguire la SP 21 (da entrambi le località). Si può arrivare anche in bicicletta da Birgi Vecchia e da Marsala, una strada parallela al mare conduce fino alla zona delle saline.


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La tonnara di scopello, dalla mattanza dei tonni a luogo di relax e villeggiatura

La Tonnara di Scopello e un angolo di Sicilia noto per essere stato un luogo dove si praticava la mattanza dei tonni, oggi è uno tra i migliori posti di villeggiatura dell’isola.

Tonnara di Scopello - Turista a due passi da casa
Tonnara di Scopello – Turista a due passi da casa

Un angolo di Sicilia tra i migliori a livello paesaggistico, a pochi chilometri dalla Riserva Orientata dello Zingaro e da Castellammare del Golfo, la Tonnara di Scopello, in provincia di Trapani, oggi è un luogo dove fermarsi a fare il bagno, mentre ieri qui si praticava la mattanza dei tonni. Una tecnica per la cattura di questo tipo di pesce che finisce da tempi remoti sulle nostre tavole, ma che nei secoli ha dato lavoro ad intere famiglie. Omero e Plinio scrivevano della pesca dei tonni in Sicilia, pratica importata sull’isola da arabi e spagnoli e che presto si diffuse soprattutto sul litorale occidentale e orientale dell’isola.

La tonnara, come riporta Wikipedia “è l’insieme di reti particolarmente conformate che vengono usate per la pesca del tonno rosso; con lo stesso nome si indica in Italia, per estensione, il luogo in cui la si usa nella pratica con la mattanza”.

Il borgo

Andiamo alla scoperta della Tonnara di Scopello, borgo marinaro ricco di tradizioni, che ha conservato nei secoli le case e il baglio (parola che deriva dall’arabo bahal, ovvero, cortile), una piazzetta lastricata, la chiesa e soprattutto la tonnara. Il nome Scopello sarebbe, invece, una derivazione dal greco “scopelos” e dal latino “scopelum”, ovvero scoglio, ma anche dall’arabo “iscubul iactus” ovvero scoglio alto.

La Tonnara

Tonnara di Scopello – Turista a due passi da casa

La Tonnara oggi è chiusa. Ritenuta tra le più antiche dell’isola, è in disuso dagli anni’80 e sorgerebbe sull’area dell’antica Cetaria, la leggendaria località, nota come terra dei tonni, di cui si conosce poco o nulla. Secondo gli storici la Tonnara venne ricostruita durante la dominazione araba e proprio a loro si deve la diffusione di questa pratica. L’ultima mattanza avvenuta nella tonnara di Scopello risale agli anni ottanta. I pescatori al lavoro cantavano la “Cialoma” che li aiutava ad accrescere la forza nel tirare le reti.

Ancora oggi nei locali della tonnara si possono vedere gli attrezzi usati e le barche. È ancora intatta la “camera della morte”, l’edificio al cui interno veniva praticata la crudele mattanza. Si può ammirare il magazzino dove veniva stivato il tonno, mentre le abitazioni, ristrutturate, sono oggi affittate ai turisti.

Il panorama

Tonnara di Scopello - Turista a due passi da casa
Tonnara di Scopello – Turista a due passi da casa

Si arriva alla tonnara percorrendo un piccolo sentiero a piedi, dopo aver lasciato l’auto sulla strada. Dall’alto si ammirano i faraglioni e sulle rocce che sovrastano la zona le due torri, una, in rovina, del XIII secolo, la seconda del XVI secolo (progettata dall’ingegnere fiorentino Camillo Camilliani). A sovrastare il borgo e la Tonnara anche una terza torre: Bennistra del XVI secolo. Sul monte Sparagio (200 mt), sorge il bosco di Scopello e non molto distante ecco la Riserva Naturale dello Zingaro, un oasi tutelata dalla cementificazione.



La cucina

La cucina del luogo propone piatti tradizionali a base di pesce, mentre la dominazione araba ha lasciato il segno con prelibatezze come il cous-cous e dolci fatti con la pasta di mandorle.

Come arrivo alla Tonnara di Scopello

La Tonnara di Scopello si raggiunge dall’aeroporto Falcone-Borselino di Palermo seguendo l’Autostrada A29, direzione Mazzara del Vallo, uscita Castellammare del Golfo, quindi SS 1, a Castellammare SS187 e dopo Borgo Castellazzo, SP 63 seguire le indicazioni per Scopello. Si arriva dopo aver superato la baia di Guidaloca, imboccando la strada che costeggia il mare.

Una cartolina dalle spiagge di Cefalù

Una cartolina dalle spiagge di Cefalù, località balneare siciliana caratterizzata dal centro storico di impronta medievale

Cefalu, scorcio sul mare da Capo Marchiafava

Cefalù è una località turistica in provincia di Palermo che sorge su un promontorio dominato da una rupe a strapiombo sul mare, apprezzata per le spiagge da cartolina, la storia e la bellezza dei monumenti. Camminare nelle vie del centro storico equivale a fare una passeggiata nel Medioevo.

La visita del centro storico

Il centro cittadino è un susseguirsi di maestosi palazzi, chiese storiche su cui spicca il Duomo, la maestosa Cattedrale voluta da Re Ruggero II. Merita una visita anche il borgo marinaro, le cui case affacciandosi sul mare creano un notevole impatto visivo, da cartolina.

Storia e mitologia

La mitologia vuole che questa terra fosse popolata dai Giganti, mentre Ercole costruì a Cefalù un tempio dedicato a Giove. Urbanizzata dai Romani, venne dominata dagli Arabi e soprattutto dai Normanni, che qui lasciarono un’impronta indelebile.

I monumenti più importanti

Cefalu, lavatoio medievale
Cefalù, lavatoio medievale

Visitare Cefalù  significa percorrere Corso Ruggero per ammirare l’Osterio Magno, il complesso monumentale del XIII secolo, residenza dei Ventimiglia, Marchesi di Geraci, arrivare alla Cattedrale, un tempio di epoca normanna con influenze architettoniche arabe e bizantina e Palazzo Maria, la Domus Regia di Re Ruggero II.

In Via Mandralisca, nell’omonimo museo è esposto il “Ritratto d’Ignoto”, di Antonello da Messina. Siamo nella zona dell’antico Monte di Pietà che conserva arredi settecenteschi.

Da Via Vittorio Emanuele raggiungiamo l’antico lavatoio tardo-rinascimentale, nelle cui vasche scorre acqua proveniente da ventidue bocche di ghisa e proseguendo fino a Porta Pescara, possiamo ammirare la spiaggia sottostante.

Le chiese

Cefalù, il duomo
Cefalù, il duomo

Tra le chiese di Cefalù, meritano una visita la quattrocentesca Chiesa della Santissima Trinita, la cinquecentesca chiesa di San Sebastiano o quella del Purgatorio e quella dell’Itria, mentre il duomo di Cefalù sarebbe sorto, secondo la leggenda, per volere di Ruggero II che fece un voto al Santissimo Salvatore, scampato ad un naufragio e approdato sulla spiaggia cittadina fece costruire l’edificio religioso. La basilica è oggi Monumento Nazionale

Il Santuario

A 15 Km da Cefalù, ai piedi del Pizzo S. Angelo sorge il Santuario di Gibilmanna, risalente al 1535, è luogo prediletto dagli eremiti. Sulla Rocca restano tracce del Tempio di Diana, edificio di epoca megalitica affiancato da una cisterna scavata nella roccia.

Dal Bastione di Marchiafava si ammira un paesaggio da cartolina, mentre dalle spiagge cittadine si gode di un favoloso tramonto sul mare.

Le spiagge

Cefalù, scorcio sul mare da Porta Pescara

A Cefalù si arriva soprattutto per le sue spiagge che sfociano in un mare limpido e che invoglia a tuffarci in acqua. Tra le diverse possibilità cittadine possiamo ricordare il Lido, dalla sabbia dorata e punto di riferimento per la vita notturna. Altra spiaggia frequentata a Cefalù è quella di Salinelle, una lunga distesa di sabbia tra lidi e aree libere. Per chi cerca una soluzione più tranquilla, ecco la spiaggia Caddura, la preferita di chi ama i tuffi. E’ caratterizzata da ghiaia e scogli. Il vento è la costante di Capo Playa, la preferita da chi pratica surf e vela. Infine ecco la spiaggia di Sant’Ambrogio, un litorale completamente libero e poco affollato a qualche chilometro dal centro cittadino.

Cefalù set di film

Cefalù è stata anche set cinematografico. Giuseppe Tornatore l’ha scelta per alcune scene di “Nuovo Cinema Paradiso”. Elio Petri per la versione cinematografica del romanzo di Sciascia “A ciascuno il suo”.

Cefalù tramonto sul mare
Cefalù tramonto sul mare

Come arrivo a Cefalù


Cefalù dista 70 Km da Palermo e si raggiunge in auto o coi mezzi pubblici.
Autostrada A19 direzione Messina-Catania fino all’uscita Cefalù.
Autostrada A20 direzione Palermo. All’uscita Castelbuono proseguire sulla Statale 113
La stazione ferroviaria di Cefalù è sulla tratta Messina- Palermo
In nave con il collegamento Palermo-Cefalù via aliscafo