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Un Castelletto a Cuggiono

Castelletto, frazione di Cuggiono, in provincia di Milano, è una piccola località tra la campagna lombarda, il Naviglio Grande e il fiume Ticino, meta di piacevoli passeggiate lungo l’alzaia del canale risalente al 1200, ma anche luogo che nasconde tesori di inestimabile valore storico e una leggenda legata a Leonardo da Vinci.

Castelletto di Cuggiono, il Naviglio- Turista a due passi da casa
Castelletto di Cuggiono, il Naviglio- Turista a due passi da casa

Castelletto di Cuggiono merita una visita anche semplicemente per ammirare Villa Annoni e il suo meraviglioso parco o il museo cittadino, che conserva importanti reperti storici, ma prima concediamoci una piacevole passeggiata lungo il Naviglio.

Il punto di partenza

Castelletto di Cuggiono, ponte in pietra sul Naviglio- Turista a due passi da casa
Castelletto di Cuggiono, ponte in pietra sul Naviglio- Turista a due passi da casa

Il punto di partenza è il ponte in pietra, da qui, notiamo tra gli alberi due torrette, sono quelle di Villa Clerici che originariamente dev’essere stata un piccolo castello o un fortilizio medievale, nato come avamposto per il controllo del fiume Ticino, divenuta nel tempo una importante villa come ci spiega la guida culturale di Cuggiono, Enrico Rainoldi: “Effettivamente noi chiamiamo il castello di Castelletto, in realtà è la villa del 1680. Questa che era una villa di delizia della famiglia Clerici, quando è stata costruita, perlomeno nel 1680 lì c’era un’altra abitazione di un’altra famiglia importante, i Crivelli. Personaggio più famoso è stato Urbano III, il Papa Urbano III.”

Villa Clerici

Nel 1700 la famiglia Clerici (ricchi banchieri) inglobando alcuni edifici, ampliandone la metratura, la trasformarono in un edificio imponente al punto che per ostentare la ricchezza inserirono nella Villa ben 365 finestre, una per ogni giorno dell’anno e dodici balconi, uno per ogni mese dell’anno. Ma c’è di più.

Castelletto di Cuggiono, villa Clerici – Turista a due passi da casa


“All’interno ci sono degli affreschi della scuola del Tiepolo”, ci dice Enrico Rainoldi.
Il celebre pittore, invece, fu impiegato dalla famiglia Clerici nella decorazione del loro palazzo di Milano.
Villa Clerici venne arricchita anche con un giardino a terrazze degradanti verso il fiume, viali e statue e soprattutto una maestosa scalinata barocca che arrivava a lambire le acque del Naviglio.


Caduta in rovina la famiglia Clerici, la villa fu venduta. Prima del definitivo abbandono fu usata anche come filanda. Attualmente Villa Clerici è di proprietà privata. In passato fu immortalata dal regista Ermanno Olmi nel film: “L’albero degli zoccoli”.

Castelletto di Cuggiono, villa Clerici, scalinata barocca - Turista a due passi da casa
Castelletto di Cuggiono, villa Clerici, scalinata barocca – Turista a due passi da casa

Il ponte in pietra

Torniamo al punto di partenza ovvero il ponte a schiena d’asino che congiunge le due sponde del Naviglio. Una costruzione nata nella zona dove intorno al 1544 sorgeva il porto e che nel tempo ha subito diversi rifacimenti. Sentiamo Enrico Rainoldi: “Il ponte c’è sempre stato già da quando è stato costruito nel 1200 il Naviglio Grande. Nel 1544 i proprietari terrieri decisero di rifare il ponte, che nel frattempo era crollato ed era in legno. Nel 1574 gli stessi proprietari hanno dato mandato al ingegner Lonati per la costruzione di un ponte in pietra, che nel 1630 è stato rialzato. Aveva delle arcate troppo basse e non permetteva l’attraversamento di carichi voluminosi, quali la legna che veniva portata a Milano”.

Castelletto di Cuggiono, ponte in pietra 02- Turista a due passi da casa
Castelletto di Cuggiono, ponte in pietra 02- Turista a due passi da casa

La leggenda di Leonardo

La leggenda dice che il ponte è stato ideato da Leonardo da Vinci. Ma è così?
“La leggenda che Leonardo abbia avuto l’idea e comunque il progetto di questo ponte chiaramente non può essere, in quanto le date non coincidono, perché Leonardo è arrivato a Milano nel 1492 e se n’è andato nel 1500, quindi in tempi ben diversi dalla costruzione del Ponte stesso”. così ci racconta la guida culturale di Cuggiono, Enrico Rainoldi

Poco distante dal ponte, ma sua riva opposta ecco lo splendido lavatoio di origine medievale, mentre procedendo sull’alzaia in direzione di Bernate Ticino, si potrà notare una torretta levarsi tra gli alberi. Appartiene al Villaggio Rubone, un’area archeologica oggi chiusa al pubblico.

Cinque motivi per visitare Castelletto di Cuggiono

  • Per passare una splendida giornata sul naviglio Grande
  • Per ammirare, dall’esterno, Villa Clerici e la sua splendida scalinata sul fiume
  • Per vedere un ponte storico sul Naviglio Grande
  • Per ammirare un lavatoio medievale
  • Per fare una piacevole passeggiata estiva


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Come arrivo a Castelletto di Cuggiono

Castelletto di Cuggiono si raggiunge dall’Autostrada A4 uscita Marcallo-Mesero, quindi Superstrada per la Malpensa, uscita Cuggiono Sud, poi Sp 117. In paese si segue via Annoni fino ad arrivare al ponte in pietra.

I Navigli di Milano, da Leonardo a luogo di svago e turismo

Un genio: Leonardo da Vinci. Un’opera idraulica che ha fatto diventare Milano una città sull’acqua. Il suo capolavoro: i Navigli, ovvero una storia antica che oggi è più viva che mai.

Leonardo da Vinci ha trascorso buona parte della sua vita in Lombardia lasciando tracce indelebili del suo lavoro, soprattutto per quanto riguarda l’ingegneria idraulica. Una delle testimonianza è rappresentata dai Navigli.

I Navigli, luogo di turismo

Navigli di Milano, una chiatta per il trasporto delle merci - Turista a due passi da casa
Navigli di Milano, una chiatta per il trasporto delle merci – Turista a due passi da casa

E proprio queste vie d’acqua, in passato arterie di comunicazione con l’Europa, sono meta oggi di un turismo rivisitato. Si naviga, si passeggia o si pedala sulle rive. Le alzaie che una volta erano utilizzata dai buoi per trainare le chiatte sul fiume, oggi sono solcate da appassionati della bicicletta che, soprattutto d’estate, vanno alla ricerca di un po’ di frescura e di strade lontane dal traffico veicolare.

Questo il presente, ma il passato?

Leonardo, arrivò in Lombardia nel 1482, entrò alla corte di Ludovico il Moro con l’incarico di costruire macchine belliche, finì per appassionarsi ai Navigli, tanto che fu lui ad inventare le cosiddette “porte vinciane”, un’idea realizzata per la Martesana che viene utilizzata ancora oggi nei canali e sui fiumi di tutto il mondo. Leonardo lavorò e studiò a Milano, Vigevano e Pavia, si concesse lunghe giornate sul corso dell’Adda e della Martesana, sul Naviglio Grande e nelle valli lombarde e proprio questi corsi d’acqua furono le sue arterie di spostamento.

L’acqua come via di comunicazione tra monti e pianura, tra Nord e Sud Europa.

Per molti secoli, non solo i milanesi, utilizzarono questi canali per il trasporto di merci e uomini. Pedalando, o passeggiando lungo le sponde oggi è facile imbattersi in ville sfarzose dal passato luminoso, talune in rovina, altre perfettamente ristrutturate. Sono state dimore di villeggiatura della nobiltà e della ricca borghesia.

Navigli di Milano, Robecco sul Naviglio- Turista a due passi da casa
Navigli di Milano, Robecco sul Naviglio- Turista a due passi da casa

Alcune di queste ville sono arricchite da parchi, giardini o sono integrate con il sistema agricolo. La rivoluzione industriale trasformò i navigli. Sorsero centrali elettriche, cartiere che soppiantarono i mulini ad acqua. Oggi restano esempi di grande qualità architettonica o ruderi di edifici dismessi o bombardati durante le guerre e mai più ricostruiti. Sul territorio è notevole la presenza di chiese ed abbazie. Segno che anche il clero si avvicinò ai Navigli.

I canali

Alcuni dei canali sono ancora navigabili. Oggi battelli turistici ripercorrono parte del tragitto. Il sistema Navigli conta su 5 canali: Bereguardo, Grande, Martesana, Paderno e Pavese. Sono tutte costruzioni artificiali. Sono le più antiche d’Europa.

I lavori per la realizzazione iniziarono nel XII secolo. Leonardo Da Vinci intuì la possibilità di collegare Milano con il Lago Maggiore (attraverso il fiume Ticino), ma anche con il lago di Como (passando dal fiume Adda), con la città di Pavia e quindi con il fiume Po e da qui raggiungere il mare Adriatico.

Naviglio Grande

Navigli di Milano, approdo sull’acqua- Turista a due passi da casa

Il Naviglio Grande è il primo dei canali del cosiddetto “sistema dei Navigli milanesi”. Risale al 1177. Da semplice fossato che, ampliato prese il nome Ticinello, nel 1209 arrivò a Milano, dove venne costruita la darsena (1272) rendendolo di fatto navigabile. Milano era così collegato via acqua con il Lago Maggiore e la Svizzera. Trasportava a Nord sale, lino e cereali, faceva arrivare in città carbone, vini, carni, pesce, legna e i marmi utilizzati per la costruzione del Duomo.

Naviglio Pavese

Il Naviglio Pavese segue, invece, l’antica via postale tra Milano e Pavia. Voluto dai Visconti, nel 1359, per mantenere lo splendore del parco del Castello di Pavia dove Gian Galeazzo amava cavalcare, i lavori procedettero a fasi alterne. Si fermarono sotto il dominio spagnolo e ripresero con Napoleone, anche se l’inaugurazione avverrà solo il 16 agosto del 1819 alla presenza di Ranieri, Arciduca d’Austria e Viceré del regno Lombardo-Veneto. Dalla Darsena passando per Binasco e Pavia, in Naviglio sfocia nel Ticino. Da qui raggiungere il Po è un attimo.

Naviglio di Bereguardo

Il Naviglio di Bereguardo è stato scavato tra il basso Medioevo e il XIX secolo. Nasce dal Naviglio Grande, a Castelletto di Abbiategrasso e raggiunge il Ticino al ponte di Bereguardo. I lavori iniziarono nel 1420 per volontà di Filippo Maria Visconti, Duca di Milano, per collegare Milano con il Ticino, ma con la successiva apertura del Naviglio pavese, questa via d’acqua perse importanza.

Navigli di Milano, il Naviglio di Bereguardo - Turista a due passi da casa
Navigli di Milano, il Naviglio di Bereguardo – Turista a due passi da casa

Naviglio della Martesana

Il quarto Naviglio è quello della Martesana, che affianca l’antica strada romana (oggi SS11 padana superiore) risale al 1496, per volontà di Ludovico il Moro. Venne costruito in soli tre anni e scorre da Trezzo sull’Adda a Milano. E’ il collegamento tra il capoluogo lombardo col fiume Adda e con il Lago di Como. Anticamente veniva utilizzato per muovere macine, torchi, ma anche dava acqua a filatoi e cartiere.

Naviglio di Paderno

Infine il Naviglio di Paderno, ideato da Leonardo che all’inizio del ‘500, fu ospite dei conti Melzi a Vaprio d’Adda. È il più breve tra i Navigli, ma è anche il più complesso. Ha un salto di quota di 27,5 m. L’intenzione era quella di collegare Milano a Como tramite la cerchia dei Navigli. I lavori di costruzione termineranno quasi tre secoli dopo, sotto Maria Teresa d’Austria, con inaugurazione nel 1777.

Oggi il Sistema dei Navigli milanesi è utilizzato a scopo turistico e per piacevoli passeggiate o gite sull’acqua.

Il Barchett

Cento anni fa il Naviglio Grande era solcato dai cosiddetti “barchett“, ovvero “barche corriere” che partivano da Abbiategrasso, Boffalora, Gaggiano e Turbigo e trasportavano passeggeri e corrispondenza fino alla Darsena di Milano. Uno di questi barchett fu al centro di una commedia scritta nel 1870 da Cletto Arrighi, che all’epoca ebbe un clamoroso successo, tanto da ottenere centinaia di repliche. Il servizio di trasporto coi barchett terminò nel 1913. Una di queste imbarcazioni si può ancora oggi ammirare a Boffalora sul Ticino.


Cinque motivi per ammirare i Navigli

  • Per conoscere le vie d’acqua lombarde
  • Per riscoprire luoghi di villeggiatura della borghesia milanese
  • Per pedalare lungo le ciclabili che affiancano i Navigli
  • Per andare alla scoperta dei sapori della zona
  • Per arrivare a Milano seguendo le via d’acqua


Come arrivo a Milano

Milano si raggiunge con l’auto seguendo le autostrade A1 (Milano-Napoli), A4 (Torino-Trieste) A8 (Milano-Varese) e A9 (Chiasso-Milano). In treno le stazioni principali sono la Stazione Centrale, Porta Garibaldi e Lambrate. Due gli aeroporti: Linate e Malpensa

Il ponte Buriano, un ponte Giocondo

Un minuscolo puntino su uno dei capolavori di Leonardo Da Vinci, la Gioconda, potrebbe essere quello che si incontra sulla strada detta Setteponti e che da Arezzo conduce a Castiglion Fibocchi e Loro Ciuffenna. Si tratta del ponte Buriano, che permette l’attraversamento del fiume Arno.

Ponte di Buriano - Turista a due passi da casa
Ponte di Buriano – Turista a due passi da casa

Una costruzione di origine medievale, quella del Ponte Buriano, dalle possenti arcate e che risale al 1240. Per la costruzione furono necessari ben 37 anni, infatti fu ultimato solo nel 1277. E’ composto da sei arcate e ancora oggi trasmette tutto il suo fascino, se lo pensiamo dipinto dietro alla Gioconda, il famoso quadro di Leonardo da Vinci che si trova esposto al museo del Louvre a Parigi. Dalla sua costruzione ad oggi ha resistito a tutte le calamità, compresa quella dei tedeschi in ritirata, durante la Seconda Guerra Mondiale, intenzionati a farlo saltare, ma che davanti a questa architettura rinunciarono all’intento.

L’ipotesi

Gli studiosi, negli ultimi anni, stanno prendendo in considerazione che quel minuscolo ponte raffigurato alla sinistra di Monna Lisa, poco sopra la spalla, possa essere il Ponte Buriano. L’unica certezza è che la zona dove è costruito è la congiunzione, o meglio, dove finiscono (o iniziano secondo i punti di vista) il Casentino- la prima valle bagnata dall’Arno- il Valdarno Superiore e la Val di Chiana.



Punti di vista

Per meglio ammirare la bellezza del Ponte Buriano possiamo scendere fin quasi a riva. Poco prima dell’inizio della struttura, per chi arriva da Arezzo, sulla sinistra trova una stradina di campagna. Seguendola, pochi passi e abbiamo un’altra visione del ponte. Lo possiamo vedere da sotto, e la struttura ci appare in tutta la sua maestosità.

Vista dal Ponte di Buriano – Turista a due passi da casa

Sembra che l’acqua che scorre sotto il ponte, il cielo e le nuvole si fondano. Forse è solo suggestione, forse è l’emozione indescrivibile di essere in questo luogo dipinto da Leonardo da Vinci, nel suo più misterioso capolavoro.



Come arrivo al ponte Buriano

Da Arezzo si arriva in auto, oppure in bicicletta, (ma la strada è trafficata) seguendo la Sp1, o Setteponti, in direzione di Castiglion Fibocchi. Dopo 14 Km incontriamo il Ponte Buriano nel punto in cui l’Arno forma una diga, detta della Penna e dà inizio alla Riserva Naturale di Ponte Buriano e La Penna.

Galliate, il mistero del tesoro di Ludovico il Moro e il nascondiglio ideato da Leonardo Da Vinci

Un tesoro, un mistero, due nomi eccellenti: Ludovico il Moro e Leonardo da Vinci. A tutto questo aggiungiamo un castello ed una località sul fiume Ticino, a cavallo tra Piemonte e Lombardia: Galliate, in provincia di Novara. Qui esiste un castello dove sarebbe nascosto il Tesoro di Ludovico il Moro. 

La cosa mi ha incuriosito ed ho cercato informazioni più approfondite, giungendo a conclusione che si tratta di una storia intrisa tra leggenda  e realtà.

La storia del castello

Val la pena raccontarla partendo dalla storia del castello. Il maniero di Galliate  fu costruito dagli Sforza tra il 1476 ed il 1496 su una preesistente fortezza viscontea e nel 1476 fu scelto come residenza estiva dal duca Galeazzo Maria Sforza, quindi ultimato da Ludovico il Moro nel 1496.

La leggenda

Fin qui la realtà. La leggenda inizia Ludovico il Moro e il suo misterioso tesoro.
Ora, secondo una fonte che definirei attendibile, l’esistenza degli averi del Duca di Milano era stata testimoniata nel 1491 dall’Ambasciatore del Duca di Ferrara, il quale sosteneva di aver visto nel castello di Milano un ingente quantità di oro fino, ma anche di gioielli, candelabri  e monete d’argento.

Il tesoro scomparve nel quattrocento quando cominciò l’occupazione francese del Piemonte. Si narra che il Moro per mettere in salvo almeno una parte dei suoi averi li divise in due.

Una parte in Svizzera e l’altra a Galliate

Una parte del suo tesoro destinata ai forzieri in Svizzera e Tirolo, ma sottratta dal Re Massimiliano, il futuro imperatore, mentre l’altra da destinare ad un castello periferico di sua proprietà, ovvero quello di Galliate che si trova oltre la sponda piemontese del fiume Ticino.

La parte di tesoro destinata a questa dimora era composta da sacchi di cuoio.
Ludovico il Moro non scelse a caso il luogo dove occultare parte dei suoi averi, ma era parte integrante di un piano. Per questo aveva fatto preparare ad arte il castello galliatese da Leonardo da Vinci, l’ingegnere ducale che aveva accompagnato il duca proprio in quel luogo.

Una mattonella come segnale

Secondo alcune carte leonardesche conservate nella Biblioteca Ambrosiana risulterebbe che per ritrovare il tesoro bisognerebbe scovare un mattone dalla forma misteriosa nella fila regolare.

Ma in quale sala?

Il castello è composto da diverse sale e da quattro grandi torri d’angolo con sale dal soffitto a volta, dalle torri centrali e da sotterranei. Dove potrebbe essere finito il tesoro?
Tenendo presente che la costruzione fu in parte smembrata e venduta prima che il comune novarese tornasse in possesso della struttura, nessuno fino ad ora ha mai trovato alcunché.

Le ricerche

Dunque un mattone diverso dagli altri nasconderebbe non solo un segreto mai svelato, ma anche un immenso tesoro. Qualcuno ha cercato invano, anche calandosi in una botola oscura, di andare alla ricerca di questi sacchi contenenti il tesoro del Duca, ma quella misteriosa apertura del pavimento sarebbe stata murata.

Nel dopoguerra, durante l’ennesima spedizione alla ricerca del prezioso metallo  qualcuno si spinse oltre. Girovagando e cercando, scoprì un labirinto di gallerie che porterebbero ad un antico convento, verso il fiume Ticino. Ora, vicino al Naviglio Langosco, una  si trova la chiesa di San Carlo Borromeo alla Fortuna. Che sia quello il punto finale del labirinto? E il nome della chiesa che contempla la parola “fortuna” è una coincidenza o un indizio?

Resta il mistero. È come se qualcuno si diverta, ogni volta che si scopre qualcosa del castello a nascondere l’oro. Una sorta di guardiano che veglia sui preziosi e che li tenga al riparo da ogni sguardo indiscreto. Forse nella speranza che il legittimo proprietario torni a riprendersi il tesoro.

Il mistero del guardiano

Quella di un guardiano è una leggenda circolata negli ultimi due secoli e potrebbe essere di un figlio segreto degli Sforza.
Lo chiamavano castellano perché raramente si allontanava dal maniero. Dietro quelle mura scavò e cercò cavità occulte e quando morì volle essere sepolto al suo interno, in un luogo non consacrato.
Forse sono suoi i rumori che qualcuno dice di aver sentito dopo la mezzanotte. Passi che si udivano da una delle torri, rumori che si allontanavano in direzione dei sotterranei, tanto che l’allora proprietario si spostò a vivere in un’altra ala del castello, affittando per poco prezzo quella zona misteriosa.
Nessuno ha mai voluto seguire quei suoni. Forse il tesoro si trova proprio andando in direzione del fantasma, ma qui nessuno lo vuole chiamare tale.
Resta il mistero sul dove Ludovico il Moro e Leonardo da Vinci nascosero questo inestimabile avere.



Come arrivo a Galliate

Si arriva a Galliate percorrendo l’Autostrada A4. Da Milano o Torino uscita Novara Est, direzione Galliate. Si può arrivare anche con il treno. La cittadina è sulla direttrice Milano-Novara delle ferrovie Nord

Galliate, un trekking cittadino tra due leggende: Achille Varzi e il tesoro di Ludovico il Moro

Il centro storico di Galliate, in provincia di Novara, la città del pioniere della Formula 1, Achille Varzi e delle tante chiese.  Ma soprattutto del suo castello che racchiude alcune leggende e un tesoro: quello di Ludovico il Moro. O forse no?

Galliate, il castello - Turista a due passi da casa
Galliate, il castello – Turista a due passi da casa

Agli sportivi, quelli puri, quelli veri, quelli che amano l’automobilismo, soprattutto quello eroico dei primi tempi, Achille Varzi ricorda uno dei pionieri di questo sport.
Molti si ricorderanno delle epiche battaglie con l’amico rivale, Tazio Nuvolari, molti si ricorderanno del suo debutto in motocicletta, prima di passare alle quattro ruote, ma forse sono pochi quelli che sanno che questo pilota è nato a Galliate, in provincia di Novara e che gli è stato dedicato un museo.
L’occasione è buona per vedere qualche cimelio storico, ma anche per visitare la città e il suo centro storico che ha mantenuto il tessuto viario medievale. Ma non solo.

Racchiuso nella cerchia degli antichi spalti (oggi i viali della circonvallazione) il centro storico di Galliate ha subito pochissime modifiche nel corso dei secoli. Strette strade selciate realizzate utilizzando i ciottoli del fiume Ticino, antiche corti, alcune visitabili, chiese e il Castello, completano la panoramica del nucleo cittadino.

Il castello

Galliate, il castello - Turista a due passi da casa
Galliate, il castello – Turista a due passi da casa

Cominciamo la nostra visita dal Castello. Si tratta di una costruzione tra le più importanti dell’intera provincia di Novara e, come vuole tradizione, legata a leggende misteriose.
Di incerta nascita, forse per volontà di Galeazzo Maria Sforza sulla precedente fortezza viscontea, i lavori per l’edificazione vennero realizzati  a più riprese che si conclusero solo nel 1496 per volontà di Ludovico il Moro che trasformò la struttura in residenza per la caccia.
Il Castello cittadino subì diverse trasformazioni finendo in degrado, finché, frazionato, nel 1878 venne ceduto a più proprietari. Oggi appartiene al comune.
L’edificio ha pianta quadrata con mura merlate e quattro torri agli angoli. In origine era circondato da un ampio fossato.
Altre due torri si elevano sui lati maggiori a sud e a nord, dove si trovano anche le porte d’ingresso con ponti levatoi e  rivellini in funzione di battiponte.

All’interno, nella parte orientale, si vedono i restauri ottocenteschi con il porticato in stile neo rinascimentale e la sala oggi utilizzata come Aula Consiliare. Da notare anche le quattro statue allegoriche  rappresentanti lavoro, cuore, mente e anima dello scultore Crivelli ed il ricco soffitto.

Altre eleganti decorazioni ornano l’ala sud occidentale (la Biblioteca). Affreschi risalenti al XVII-XIX secolo abbelliscono  la “Sala Rosa”,  la “Sala degli Stucchi” e la “Sala degli Stemmi”. Diverse altre pitture si possono ammirare nella torre di Nord-Est, oggi sede della collezione d’arte contemporanea del Museo Angelo Bozzola.

Le leggende

Si diceva delle leggende che aleggiano sul castello di Galliate. Una narra di un fantasma, anzi dello spirito di tal Gian Galeazzo Sforza, pare avvelenato a Pavia, ma che prima della morte avrebbe acquistato il maniero galliatese.
Non avendo potuto godere del suo acquisto, sembra… che il fantasma dell’uomo si sia trasferito qui dopo la morte e ancor oggi vaghi per i locali di quel che gli appartenne.

L’altra leggenda verosimile è quella del tesoro di Ludovico Sforza, detto il Moro, che sarebbe nascosto all’interno del castello, ma che è tuttora introvabile grazie ad un’invenzione di Leonardo da Vinci, il quale avrebbe creato un nascondiglio riconoscibile solo da un particolare mattone. Diversi hanno provato a cercarlo, ma nessuno finora, lo ha trovato. Sarà vero? Racconteremo i dettagli di questa leggenda in un prossimo post

Le chiese cittadine

Galliate, chiesa dei santi Pietro e Paolo, il campanile - Turista a due passi da casa
Galliate, chiesa dei santi Pietro e Paolo, il campanile – Turista a due passi da casa

Non avendo trovato né tesoro, né tanto meno fantasmi, lasciamo l’edificio per visitare la monumentale Chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo.
L’edificio venne progettato da un sacerdote architetto, Don Ercole Marietti ed edificato tra il 1851 ed il 1873, nel luogo dove sorgeva una precedente chiesa.
Il tempio si presenta in forma neogotico con pianta a croce latina sormontata al centro da una cupola ottagonale. Si fa notare la facciata ornata da lesene e bande orizzontali bicromatiche.

Una storia a parte merita il campanile, che da progetto avrebbe dovuto essere alto 93 metri, ma che non fu portato a termine per mancanza di fondi. E’ alto 45 metri e sulla sommità è presente un concerto di nove campane.

Poco distante dalla parrocchiale sorge la chiesa dell’Immacolata Concezione, edificata per volontà dell’omonima confraternita nel 1590 e sopraelevata nel 1767.
Un portichetto protegge due affreschi ottocenteschi sulla facciata, mentre all’interno sono ospitate diverse opere d’arte.

La chiesa di San Gaudenzio risale al XVII secolo. Ha facciata neoclassica, mentre l’interno è dominato dal grande crocifisso di legno del milanese Pietro Frasa (1712) e dall’altare di marmo nero del 1732) proveniente dall’antica parrocchiale. Del primitivo edificio resta la grande tela della “Trinità”, al centro dell’abside.

Ci spostiamo in Via Diana Canonico dove sorgono le chiese di Sant’Urbano e Sant’Orsola. La prima, sede dell’omonima confraternita, fu edificata tra la fine del ‘500 e inizio ‘600, presenta facciata neoclassica, mentre all’interno conserva pregevoli tele seicentesche.

La chiesa di S.Orsola, con annesso convento delle suore Orsoline, è del 1637. Più volte ristrutturata, l’attuale aspetto è dovuto ai lavori terminati nel 1929.
La chiesa ha unica navata ma divisa in esterna ed interna. All’interno un pregevole altare ligneo seicentesco con al centro la statua della Madonna di Loreto.
Del convento si notano il portico del XVIII secolo dell’ampio giardino ed alcuni ambienti in uso alle suore.

All’angolo tra via Manzoni e via Beato Quagliotto sorge la chiesa di Sant’Antonio.
Si tratta della sede del più antico tra i sodalizi laicali galliatesi, l’arciconfraternita della Buona Morte o dei santi Dionigi e Antonio abate. La costruzione dell’edificio risale alla metà del 1700 e sorge davanti alla porta di Gesano o di S. Giovanni, su una costruzione preesistente. L’originale facciata settecentesca è rivolta verso levante. L’interno è ad una sola navata e conserva pregevoli tele.

Proseguendo in direzione del cimitero, si trova la chiesa di San Rocco, edificata nel 1631 sulle rovine di un precedente luogo di culto. E’ considerata una tra le più belle costruzioni religiose di Galliate.
La facciata tardo rinascimentale conserva le statue di S.Rocco (a destra) e S.Defendente (a sinistra) mentre l’interno è a croce greca con ampia cupola centrale e diversi affreschi.

Entrando nel cimitero cittadino ecco la chiesa di Santa Defendente.
All’uscita si prosegue fino al termine di via Varallino, percorrendo tutto il lungo viale si raggiunge la chiesa campestre di San Pietro in Vulpiate, meglio nota come “santuario del Varallino” . Il nome è dovuto al fatto che, in piccolo, ricorda il Sacro Monte di Varallo Sesia.
L’edificio sorge nel punto in cui anticamente si trovava una piccola cappella con l’immagine della Vergine Maria nell’atto di porgere al Bambino una pera (l’affresco del XV secolo è visibile dietro il coro). Anche in questo caso, una leggenda lega il luogo al santuario. ne parleremo prossimamente.

Galliate, chiesa di San Giuseppe – Turista a due passi da casa

L’ultima chiesa cittadina che visitiamo è quella di San Giuseppe, un edificio probabilmente risalente al 1400. L’aspetto attuale risale al dopoguerra. L’interno è dominato dalla cappella della Madonna della Neve e dalla seicentesca statua lignea di San Giuseppe.


L’audioguida

Ascolta l’audioguida di galliate, clicca sul link e ricorda di lasciare un mi piace


Gallliate, terra di vino e risaie

Siamo a Galliate, in terra novarese, terra ricca di vini e di risaie. Non resta che entrare in uno dei locali tipici per assaporare le prelibatezze della zona come i risotti, oppure il formaggio gorgonzola. Tra i salumi, quello d’oca, mentre il dolce tipico è rappresentato dai Gramolini, preparati con zucchero, farina, burro, uova, uvetta, lucidati all’uovo e ricoperti di fine granella di zucchero, che qui si mangiano soprattutto per la ricorrenza di San Giuseppe (19 marzo) .
Infine merita un assaggio il locale vino chiamato “Baragieu”,  un vinello anemico, prodotto solo da pochi viticoltori, con uve delle vigne di baraggia.

Come arrivare a Galliate

Si arriva a Galliate percorrendo l’Autostrada A4. Da Milano o Torino uscita Novara Est, direzione Galliate, oppure in treno. La cittadina è sulla direttrice per Novara delle ferrovie Nord