La Piazza Mercato e la campana del burro di Domodossola

Visitiamo Domodossola e il suo capolavoro architettonico, ovvero la piazza mercato, già sede della campana del burro

Una città che i più forse conoscono perché indica la lettera D, “D come Domodossola” si diceva a scuola per indicare la quarta lettera dell’alfabeto. Città ricca di storia e che merita una visita, anche solo per ammirare la piazza mercato, il capolavoro, il gioiello architettonico di questa località a pochi chilometri dal lago Maggiore in provincia del Verbano Cusio Ossola.

Domodossola, panorama sulla città - Turista a due passi da casa
Domodossola, panorama sulla città – Turista a due passi da casa

Contenuto dell’articolo

  1. Consigli di viaggio
  2. La storia
  3. Piazza Mercato
  4. Il Sempione
  5. La Repubblica dell’Ossola
  6. I palazzi
  7. Il Sacro Monte Calvario
  8. La Stazione Internazionale
  9. La cucina ossolana
  10. Cinque Motivi per visitare Domodossola
  11. Come arrivo a Domodossola
  12. Audioguida

Consigli di viaggio

Non solo per scoprire la città della famosa “D di Domodossola” ma questa località ossolana è ricca di storia, basti solo pensare alla Repubblica dell’Ossola, che ebbe una storia brevissima, ma qui si arriva per ammirare la piazza mercato, il gioiello architettonico di Domodossola. Sedersi a prendere un caffè in uno dei tanti locali che si affacciano su questo capolavoro. Vale il presso del biglietto del treno pagato per arrivare qui. Anche il centro storico, i suoi palazzi, le torri, i resti delle mura. Domodossola è proprio da visitare. Anche per la tipica cucina ossolana, ricca di sapori, così come i suoi vini. Magari da scoprire nelle cantine dove sono custoditi gelosamente.

Domodossola, indicazione per il passo del Sempione - Turista a due passi da casa
Domodossola, indicazione per il passo del Sempione – Turista a due passi da casa

La storia

Domodossola, l’antica Oscella dei Leponzi, la capitale dell’Ossola Superiore, ha origini antichissime, ce ne accorgiamo appena lasciata la stazione internazionale per dirigerci verso il centro cittadino. I suoi palazzi, molti dei quali hanno fatto la storia locale, sono intrisi di sudore e ricordi, provenienti da un passato segnato già in epoca pre-romana prima e dominata dall’Impero dei Cesari poi. Quindi invasa dai barbari, conquistata dai francesi, e, grazie a loro e alla concessione fatta ai Vescovi Conti di Novara, da una tradizione millenaria per la città: il mercato settimanale, che ancora oggi, ogni sabato, attira gente anche dai comuni vicini.

Piazza Mercato

Domodossola, Piazza Mercato - Turista a due passi da casa
Domodossola, Piazza Mercato – Turista a due passi da casa

Piazza Mercato si raggiunge passando per vicoli acciottolati. Su cui si affacciano palazzi risalenti al XV e al XVI secolo, dotati di portici, balconi e loggette. Sedersi ai tavolini dei bar che si affacciano sulla piazza sorseggiando un caffè, è il modo migliore per ammirare la gente che passeggia o attraversa frettolosamente la via. Stupendi i portici quattrocenteschi, mentre i capitelli delle colonne che sostengono archi romanici e gotici portano nelle testate gli stemmi delle grandi famiglie ossolane: i De Rodis, i Dalla Silva, i Da Ponte e i Ferrari.

Oggi non c’è più, ma al centro della piazza c’era il palazzo del Comune, di origine trecentesca. Venne demolito nel 1805 per lasciare spazio alla strada del Sempione. Al culmine del palazzo ecco la “campana del burro”. I suoi rintocchi non scandivano solo le ore, ma anche gli orari di vendita per i contadini dei dintorni. Il palazzo del vescovo-conte, era eretto sul lato a Nord della Piazza, mentre a sud ecco il Teatro Galletti.

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Il Sempione

Domodossola appartenne alla Repubblica Cisalpina e al Regno d’Italia. La vicinanza con la Svizzera e le Alpi è ricordata qui anche per il traforo ferroviario del Sempione, la cui costruzione risalente all’inizio del 1900 portò lavoro, dando un cospicuo aiuto all’economia della valle.

Domodossola, Via Briona - Turista a due passi da casa
Domodossola, Via Briona – Turista a due passi da casa

La Repubblica dell’Ossola

Il capoluogo dell’Ossola è ricordato anche nella storia più recente dell’Italia partigiana, quando nel corso della Seconda Guerra Mondiale, fu il centro di una zona libera dall’occupazione nazista, che si dotò di strutture democratiche: la Repubblica dell’Ossola. Durò 40 giorni tra settembre e ottobre del 1944 e contribuì alla Liberazione dell’Italia dal fascismo. Lo ricorda un altro tra i palazzi più importanti : Palazzo di Città. L’edificio venne progettato dall’architetto Leoni, ed è considerato un tipico esempio di opera del secondo neoclassicismo. Oggi è il sede del Municipio. Al suo fianco Palazzo Mellerio. Voluto dal Conte Giacomo Mellerio, ospitò nel 1818 il primo ginnasio ossolano.

I palazzi

Domodossola, Palazzo di Città - Turista a due passi da casa
Domodossola, Palazzo di Città – Turista a due passi da casa

Il centro storico di Domodossola è formato anche da tanti palazzi come Palazzo Silva, un edificio rinascimentale che ancora oggi si vanta del essere una delle più belle costruzioni gentilizie del Rinascimento della regione subalpina. Oggi è sede di un Museo. Alle spalle del Municipio sorge Palazzo San Francesco. Fu costruito sulla pianta della Chiesa di San Francesco, risalente alla fine del XIII secolo. In questo edificio, nel 1381, venne firmato l’atto di dedizione degli Ossolani ai Visconti.

Via Briona è invece, la via di accesso al centro storico cittadino. Racchiusa fra case con tetti in piode e apprezzata per i suoi balconcini sostenuti da cariatidi, era un tempo la strada dei mercanti. Qui si erge ancora maestosa la trecentesca Torre. Nella zona sono ancora visibili tratti delle antiche mura della cerchia pentagonale della città.

Il Sacro Monte Calvario

Domodossola, una cappella della Via Crucis del Sacro Monte Calvario - Turista a due passi da casa
Domodossola, una cappella della Via Crucis del Sacro Monte Calvario – Turista a due passi da casa

Partendo dalla città, con mezzora di cammino si raggiunge il colle di Mattarella, dove si erge il Sacro Monte Calvario. Risalente alla metà del ‘600, si possono visitare le quindici cappelle devozionali della Via Crucis, e il Santuario. Ci siamo occupati della città dei suoi palazzi, delle vie, abbiamo tralasciato le Chiese, eppure la città è ricca di edifici religiosi, alcuni molto importanti.

La Stazione Internazionale

La Stazione internazionale è un gioiello architettonico opera dell’Architetto Luigi Boffi di Milano ed hai tratti architettonici che caratterizzano le stazioni ferroviarie della linea del Sempione.

La cucina ossolana

La val d’Ossola è nota anche per la sua cucina ricca di gusto e tra i primi piatti ci sono gli gnocch da la chigiàa vigezzini, ma anche le crespelle fatte con il grasso d’Alpe e il prosciutto cotto o gli agnolotti di Mergozzo e i ravioli alla mascarpa della Valle Anzasca. Gli gnocchi walser, preparati con farina, uova e latte e conditi con cipolla e pancetta sono decisamente più vicini alle tradizioni locali rispetto ai più conosciuti gnocchi ossolani, nella cui ricetta si utilizza il pomodoro, non certo un ortaggio tipico della Val d’Ossola. Ma in questa zona si può assaporare anche la pasta walser, a base di patate e cipolle, lardo e formaggio. Infine gli Kroscht, di Macugnaga. Tra i vini tipici di questa zona ci sono il Prunent, un clone del nebbiolo l’Ossolanum, un pinot nero e il Tarlap, ovvero un merlot.

Cinque Motivi per visitare Domodossola

  • Per ammirare la sua storica piazza mercato
  • Per la bellezza del suo centro storico e dei suoi palazzi
  • Per salire fino al Sacro Monte Calvario per ammirare uno stupendo panorama
  • Per i piatti della cucina ossolana
  • Perché Domodossola è una delle città più belle del Piemonte

Come arrivo a Domodossola

Il modo più semplice per arrivare a Domodossola è quello di salire su un treno a Milano Centrale diretto verso il Passo del Sempione e la Svizzera. Oppure con l’automobile, sempre dal capoluogo lombardo si viaggia in direzione delle Autostrade A 8 (Milano-Varese) e a Gallarate si imbocca la A26 Genova-Gravellona Toce fino a destinazione.

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