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Illegio, il borgo dei mulini e della Pieve di San Floriano

Incastonato tra i monti di Carnia, in Friuli Venezia Giulia, Illegio, frazione di Tolmezzo è noto per la sua via dei mulini.

Illegio, abitazione tipica – Turista a due passi da casa

Di cosa si tratta

La via dei mulini di Illegio è un piacevole trekking cittadino che i permette di riscoprire un mondo antico fatto di fatica, di sudore e di vita contadina. Questa di illegio è una piacevole passeggiata che può avere un’appendice che ci porta tra la natura del monte Gjaidet fino alla Pieve di San Floriano, che si erge maestosa a 750 metri di quota.

Illegio, vista dalla Pieve San Floriano – Turista a due passi da casa

I mulini di Illegio

IIllegio ci regala lungo un percorso di visita ben otto mulini anticamente usati per macinare il grano, di cui oggi solo uno è rimasto in funzione: si tratta del seicentesco Mulino dal Flec, una struttura costruita in pietra e dalla grande ruota in legno esterna che si presenta ancora intatta. E’ alimentata dalla cascata del rio Touf che scorre nei pressi. La ruota permetteva al meccanismo interno di far girare la macina per macinare il grano.

Gli altri mulini

Illegio, mulino del General – Turista a due passi da casa

La mappa posta all’ingresso dell’abitato di Illegio ci mostra ben otto mulini, abbiamo già citato quello più importante, gli altri mulini di Illegio si trovano tra le vie cittadine. Non sono aperti, possiamo solo ammirare dall’esterno la costruzione in pietra, ci possiamo avvicinare, respirare l’atmosfera di un tempo, ma non possiamo entrare. Forse sono aperti in particolari occasioni, o forse sono strutture private inaccessibili. Ogni tanto tra le vie spunta il piccolo rio Touf che alimenta le ruote dei mulini e proprio vicino a questo notiamo una costruzione con alcuni affreschi di vita contadina. Salendo leggermente di quota, ma al centro del paese, ecco la fonte che alimenta il ruscello.

In paese si può visitare anche in interessante museo che ospita importanti mostre. Qui il link


Raggiungiamo la Pieve di San Floriano

Illegio, Pieve San Floriano – Turista a due passi da casa

Abbiamo seguito la via dei mulini, ci troviamo di fronte alla chiesa principale di Illegio, decidiamo di raggiungere la Pieve, che a volte si scorge volgendo lo sguardo verso l’alto. Nelle vicinanze del luogo di culto parte lo sterrato che ci poterà in quota fino a raggiungere la Pieve di San Floriano, e che ha inizio all’altezza del cimitero di Illegio. Qui si entra nel bosco e si scende verso il fiume, per poi risalire verso la cima della montagna. In parte percorriamo il sentiero noto come “Cammino delle Pievi“.

Illegio, murales – Turista a due passi da casa

A metà strada

Circa a metà del percorso verso la Pieve di san Floriano, si aprono scorci panoramici e possiamo ammirare una fontana datata 1971 ideale per dissetarci con la sua fresca acqua. Qui passa anche il percorso per chi ama la mountain bike. Ma vista la difficoltà che incontreremo più avanti, il consiglio è quello di raggiungere l’edificio di culto a piedi. Lo sterrato presenta qualche strappo faticoso. Si entra ed esce dal bosco sin quando, trovando alla nostra sinistra un muretto di cinta, scopriamo di essere vicini alla nostra meta. Siamo arrivati all’ingresso della Pieve.

Serve però un ultimo sforzo per raggiungere la meta. Il tempo è costruito in cima al monte, dobbiamo solo salire i gradini che conducono alla chiesa e il gioco è fatto. Eccoci davanti alla maestosa Pieve di San Floriano. Purtroppo la struttura è chiusa, la nostra fatica può essere vana, ma davanti a noi si presenta impagabile, un panorama sulla valle del fiume Tagliamento e su Illegio che ci fa dimenticare la fatica fatta per salire fin quassù. La Pieve di San Floriano a Illegio fu costruita tra il nono e il decimo secolo, mentre l’attuale edificio risale al quattordicesimo secolo. Al suo interno sono conservare sculture in pietra cinquecentesche e affreschi che risalgono al Duecento e Trecento.

La pieve è aperta ogni domenica e su richiesta durante la settimana.

Ci consoliamo con il magnifico panorama che possiamo ammirare dalla cima del monte Gjaidet che spazia dalla valle del fiume Tagliamento al borgo di Illegio.

Illegio, vista dalla Pieve di San Floriano – Turista a due passi da casa

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Il tempo impiegato

Quanto tempo abbiamo impiegato? La filosofia del trekking lento ci impone di lasciare l’orologio in macchina. Diciamo che per la visita alla via dei mulini, la salita alla Pieve di San Floriano e la conseguente discesa al punto di partenza ci ha fatto trascorrere l’intera giornata. Soste per il pranzo e per godere il panorama e per filmare e scattare foto compresi. La sola salita alla pieve dura circa 30/40 minuti.


Il video di Illegio

Illegio, il video

Come arrivo a Illegio

Illegio si raggiunge in auto, seguendo l’Autostrada A23, Palmanova-Udine-Tarvisio, uscita Carnia, quindi, raggiunta Tolmezzo si prosegue seguendo le indicazioni locali. Chi arriva in treno fermata Udine, poi deve proseguire in autobus fino a Tolmezzo.

Santo Stefano di Sessanio, il borgo presepe

Arroccato su un colle a 1.251 metri sopra il livello del mare, il suggestivo borgo di Santo Stefano di Sessanio, in provincia di provincia dell’Aquila, in Abruzzo sembra un paese uscito da un presepe.

Santo Stefano di Sessanio particolare abitazione - Turista a due passi da casa
Santo Stefano di Sessanio particolare abitazione – Turista a due passi da casa

Località che subito l’influenza medicea, sulla porta d’ingresso di sud-est si nota proprio lo stemma della Signoria di Firenze, ha le sembianze del borgo fortificato, in quanto il nucleo storico è racchiuso tra edifici attigui che in passato ebbero la funzione di case-mura. Ma è percorrendo le strette e tortuose vie cittadine che si ammirano diversi palazzi d’epoca risalenti al Quattrocento o la casa del Capitano e la torre risalente al Trecento.

Un borgo, pochi abitanti

Santo Stefano di Sessanio si descrive semplicemente così: pochi abitanti, case raggruppate una accanto all’altra in un armonioso decoro architettonico. Sembra di stare in mezzo ad un paese del presepe.  Comunque lo si veda, questo è uno dei borghi più belli d’Italia che conserva una caratteristica: qui viene coltivata una particolare lenticchia, unica per sapore e tradizione.

Santo Stefano di Sessanio scorcio - Turista a due passi da casa
Santo Stefano di Sessanio scorcio – Turista a due passi da casa

Si gira piacevolmente per le poche viuzze di Santo Stefano di Sessanio che per fortuna non sono invase dalle auto. Prima dell’entrata del borgo si trova l’unico parcheggio dove è obbligatorio lasciare l’auto.  E custodito da un paio di cani randagi (mansueti) adottati dagli abitanti del posto. A pochi passi dal parcheggio ecco la Torre Medicea.

Torre medicea

L’esistenza della torre è documentata nel XIV secolo, anche se gli storici la ritengano più antica rispetto all’arrivo di Francesco de’ Medici, il feudatario che acquistò nel 1579 da Costanza Piccolomini la Baronia di Carapel. Furono gli stessi Medici a migliorarne la funzionalità iniziale apportando diverse modifiche. Danneggiata dal terremoto del 2009, è stata ristrutturata ed è tornata agli antichi splendori dopo i pesanti danni subiti. 

Santo Stefano di Sessanio scorcio - Turista a due passi da casa
Santo Stefano di Sessanio scorcio – Turista a due passi da casa

Nel borgo le strade si alternano a scalinate, come quella che costeggia la Chiesa di S. Maria in Ruvo. Questo edificio di culto è risalente al XIII secolo, si passa sotto archi che nascondono botteghe e portano alle abitazioni, tra cui la Casa del Capitano e altri edifici quattrocenteschi e un sottopassaggio alquanto suggestivo ricavato sotto le case.

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Casa del Capitano

Si tratta della residenza signorile più nota di Santo Stefano di Sessanio. La si incrocia lungo via della Chiesa, poco distante da Piazza Medici. Si tratta di una costruzione in pietra ornata da due grandi bastioni, e due finestre bifore di gusto tardo-gotico. Sulla facciata principale fa bella mostra l’elegante loggiato rinascimentale risalente alla metà del Cinquecento.

Santo Stefano di Sessanio edificio quattrocentesco- Turista a due passi da casa
Santo Stefano di Sessanio edificio quattrocentesco- Turista a due passi da casa

Chiesa di Santa Maria delle Grazie

Nella piazza Medici sorge anche la chiesa di Santa Maria delle Grazie, ovvero la chiesa di Santo Stefano. Risalente al XVIII secolo, aveva una facciata in pietra e campanile a vela.

Santo Stefano di Sessanio, monumento ai caduti - Turista a due passi da casa
Santo Stefano di Sessanio, monumento ai caduti – Turista a due passi da casa

Dopo il 1918, al termine della Grande Guerra è stata aggiunta una grande lapide con la decorazione allegoria della Vittoria alata. Su una lastra di marmo centrale l’elenco dei  caduti nella Grande Guerra. A questa, è stata aggiunta una seconda lapide dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1946. Per quanto riguarda l’edificio di culto, il portale di ingresso era l’unico elemento decorativo prima della realizzazione del Monumento ai caduti, ha stile barocco. L’interno della chiesa si Santa Maria delle Grazie è a unica navata. Nella cappella dell’altare maggiore è ospitata la statua della Beata Vergine Maria del Carmine.

Porta urbica

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La porta urbica è uno degli ingressi nel borgo e si trova affiancata alla chiesa di Santa Maria delle Grazie. Presumibilmente la porta urbica era preesistente all’arrivo dei Medici. Così come la vediamo oggi è frutto dei restauri realizzati nel XVI secolo. La porta è sormontata dallo stemma mediceo. Anticamente potrebbe avere avuto una caditoia per contrastare l’assalto nemico ed era dotata di una torre merlata che non esiste più, forse è andata distrutta durante il terremoto del 1703.

Abitazioni e locali pubblici

Lungo i vicoli di Santo Stefano di Sessanio trovano spazio le camere di un albergo diffuso e alcuni ristoranti. Ma questi sono talmente piccoli che occorre prenotare con largo anticipo per trovare un tavolo. Consigliata la Locanda di Geppetto. Piccolo luogo di ristoro a gestione familiare dove la cucina è a chilometro zero. Il capofamiglia è anche contadino e allevatore. 

Santo Stefano di Sessanio, via porticata - Turista a due passi da casa
Santo Stefano di Sessanio, via porticata – Turista a due passi da casa

Per completare il tour cittadino, fuori dal centro abitato si può  visitare la chiesetta della Madonna del Lago, risalente al XVII secolo. 

Cappella Madonna del Lago

Santo Stefano di Sessanio, Chiesa Madonna al Lago - Turista a due passi da casa
Santo Stefano di Sessanio, Chiesa Madonna al Lago – Turista a due passi da casa

La si vede già dal parcheggio per le auto. Poco fuori dal centro, presso il laghetto di Santo Stefano, che si forma dallo scioglimento delle nevi, sorge la chiesetta o Cappella della Madonna del Lago. Si tratta di un piccolo edificio di culto di stampo barocco risalente al XVII secolo, ad unica navata con un portico sulla facciata.

Il trekking per Rocca Calascio

Santo Stefano di Sessanio è anche la base di partenza di un suggestivo trekking che vi porterà fino ai 1.512 metri del Castello di Roccacalascio, uno tra i manieri più elevati d’Europa e che era raffigurato nei vecchi francobolli da 50 lire degli anni ‘70 del secolo scorso. Il castello si raggiunge anche con l’auto.

Cinque motivi per visitare Santo Stefano di Sessanio

  • Per riscoprire uno dei borghi più affascinanti d’Abruzzo
  • Per girare in un borgo che è stato un vanto della famiglia dei Medici di Firenze
  • Per scoprire e fotografare affascinanti scorci cittadini
  • Perché è la base di partenza del trekking per Rocca Calascio
  • Per assaporare e acquistare la lenticchia di Santo Stefano di Sessanio

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Come arrivo a Santo Stefano di Sessanio

Santo Stefano di Sessanio si raggiunge percorrendo l’autostrada A24, uscita L’Aquila Est, quindi si  imbocca la SR17bis fino alla svincolo per la Strada Statale 17. Si prosegue poi sulla Strada Provinciale Barisciano Castel del Monte fino a destinazione.


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Comacchio, la piccola Venezia

Città di antichissime origini che ha conservato l’aspetto di un tempo, Comacchio si trova al centro di estese lagune bonificate, in provincia di Ferrara.

Comacchio, un canale interno - Turista a due passi da casa
Comacchio, un canale interno – Turista a due passi da casa

Con i suoi canali attraversati da ponti, il centro storico è definito un “piccola” Venezia, ma la sua storia ci riporta alla città etrusca di Spina, contesa tra ferraresi e ravennati, ma anche da Papi e Imperatori.


Comacchio nel tempo

Durante il medioevo, Comacchio era nota per la pesca e la produzione del sale. Rivale di Venezia e passata l’epoca estense, la città rinacque sotto il dominio dello Stato Pontificio, durante il quale vennero realizzati i più importanti interventi architettonici e monumentali.

Oggi è una città lagunare che si presta piacevolmente ad un trekking giornaliero che ci porta alla scoperta dei più importanti monumenti, a cominciare dai Trepponti, uno dei simboli di questo luogo.


Dai trepponti alla scoperta della città

Questo particolare ponte fu costruito nel Seicento e all’epoca era la porta fortificata per l’ingresso nel borgo per chi proveniva dal mare, lungo il canale fortificato. Edificato nel 1634 dall’architetto Luca Danesi, è formato da cinque ampie scalinate che culminano in un piano in pietra d’Istria.

Dai trepponti si entra nel borgo alla scoperta della città

Comacchio, ponte sbirri e Ospedale infermi
Comacchio, ponte sbirri e Ospedale infermi

Quale direzione

Una volta in cima ai Trepponti si può scegliere se proseguire verso il ponte degli Sbirri, risalente al XVII secolo e sorge nello snodo centrale delle comunicazioni fra i canali, oppure verso destra e quindi verso il ponte di borgo.

Quest’ultima strada ci condurrà, passando davanti a diverse attività commerciali, alla chiesa del Suffragio

Comacchio, uccello- Turista a due passi da casa
Comacchio, uccello- Turista a due passi da casa

Chiesa del Suffragio

Situata a pochi metri dalla Loggia del Grano,  attiguo a piazza del Popolo, dall’elegante facciata in mattoni, la  chiesa del Suffragio risale al 1644. All’interno, dietro l’altare è conservato un trittico pittorico tra cui la tela centrale di Antonio Randa raffigura la Madonna col Bambino, Sant’Antonio e le anime del purgatorio alle quali il santo dona refrigerio versando acqua da un vaso.

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Chiesa del Carmine

Comacchio, Chiesa del Carmine - Turista a due passi da casa
Comacchio, Chiesa del Carmine – Turista a due passi da casa

Poco distante dalla Chiesa del Suffragio, seguendo il canale laterale al tempio, ecco la chiesa del Carmine. Situata a lato del ponte Pizzetti, di fronte al ponte omonimo, è un edificio di semplice fattura dalle linee rinascimentali. Conserva al suo interno una àncona lignea con l’immagine della Madonna con Bambino.

Continua il percorso

Seguendo via Carducci e via Cavour, arriviamo alla Loggia del Grano e alla torre Civica. Quest’ultima potrebbe essere la ricostruzione di un’antica torre crollata nel 1816. La nicchia semicircolare custodisce la statua in pietra della Madonna con Bambino.

La cattedrale di San Cassiano

Comacchio, Duomo e torre campanaria- Turista a due passi da casa
Comacchio, Duomo e torre campanaria- Turista a due passi da casa

Poco distante ecco la cattedrale di San Cassiano, dallo scenografico sfondo e la sua Torre Campanaria. Questo Maestoso edificio è dedicato al Santo Patrono della città ed è stato edificato al posto dell’antica cattedrale romanica, demolita nel 1694. Ha facciata in mattoni, mentre l’interno è ad unica navata. Tra le dodici cappelle laterali si possono ammirare diverse tele. Nell’altare settecentesco in marmo anche la cinquecentesca statua lignea del martire Cassiano, protettore della città.

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Torre Campanaria

A fianco del Duomo sorge la Torre Campanaria. Il primo progetto risale al 1751 per opera del veneziano Giorgio Fossati. Crollata 1757 fu ricostruita ed ultimata nel 1868. Con il rifacimento venne privata della sommità.

La chiesa di Santa Maria Aula Regia

Comacchio, chiesa Santa Maria in Aula Regia - Turista a due passi da casa
Comacchio, chiesa Santa Maria in Aula Regia – Turista a due passi da casa

Un altro interessante edificio di culto è quello della chiesa di Santa Maria in Aula Regia che si raggiunge da Corso Mazzini, ed è preceduta da un lungo porticato con ben 142 arcate. Nell’ultimo tratto si apre il portone di un’antica manifattura dei pesci che è visitabile.nota anche come Chiesa dei Cappuccini, sorge nell’area dell’ex Monastero di Santa Maria in Auregiario, del X secolo. L’interno è ad unica navata. Nelle cappelle laterali si possono ammirare diverse tele di buona fattura


Continuiamo la visita

Tornando sui nostri passi, arriviamo fino alla torre civica e seguendo via Manfrini ammiriamo Palazzo Partigiani, risalente probabilmente all’ottocento. Questo edificio a due piani fu abitato dal patriota comachiese Antonio Bonafede. E seguendo la via a lui dedicata, giungiamo al seicentesco Ospedale degli Infermi, oggi sede museale, ma testimone dello stile neoclassicismo.

Questa grandiosa opera fu progettata nel 1771 dall’architetto ferrarese Antonio Foschini.

Pochi passi e siamo di nuovo ai Trepponti. Non ci resta che raggiungere il Ponte san Pietro e camminare lungo la strada Foce per arrivare all’Ecomuseo delle Valli di Comacchio. 4 chilometri e 300 metri, a piedi (o in macchina se spaventa la distanza) ed immergerci nella natura, andando ad ammirare i casoni, ma anche la flora e la fauna del parco.

Comacchio, gabbiano- Turista a due passi da casa
Comacchio, gabbiano- Turista a due passi da casa

Cinque motivi per visitare Comacchio

  • Per conoscere un territorio unico in Italia, la sua flora e la sua fauna
  • Per attraversare i Trepponti
  • Per ammirare una località che sembra una Venezia in miniatura
  • Perché è a pochi passi da favolose spiagge
  • Per la sua tipica cucina e assaporare la specialità del posto, ovvero l’anguilla
Comacchio, Fenicotteri rosa - Turista a due passi da casa
Comacchio, Fenicotteri rosa – Turista a due passi da casa

La cucina

Il piatto tipico di Comacchio è l’anguilla marinata con aceto e aromi, ma la si può gustare anche ai ferri o in umido. È spesso accompagnata dalla Coppia Ferrarese, ovvero il pane locale. E annaffiata dall’unico vino rosso che si adatta a questo piatto: il Bosco Eliceo Doc Uva d’oro.

L’anguilla marinata e il prodotto per eccellenza della zona ed è inserita anche nei presidi di Slow Food. Nei vicini lidi ferraresi, invece si apprezza il pescato fresco. Infine, i Topini d’Ognisanti, biscotti che vengono preparati solo per i primi due giorni di novembre e che sono legati alla legge da dei topi che invasero il cimitero e furono cacciato dalle preghiere rivolte alla Madonna.


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Come arrivo a Comacchio

Si arriva a Comacchio seguendo l’autostrada A13 da Verona o Bologna, uscita Ferrara Sud, quindi Superstrada Ferrara-Porto Garibaldi fino a Comacchio.


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Azzurrina, la leggenda di Montebello

Visitando la rocca di Montebello, frazione di Poggio Torriana, siamo in provincia di Rimini, a pochi chilometri dal mare Adriatico,  si ammira un piccolo, quanto suggestivo borgo, che nasconde una leggenda alquanto curiosa: quella di Azzurrina.

Montebello, centro storico - Turista a due passi da casa
Montebello, centro storico – Turista a due passi da casa

Prima di conoscere questa storia, facciamo un giro per Montebello che sorge a 426 metri sul livello del mare e dall’alto del suo imponente castello domina le valli del Marecchia e dell’Uso. Il nome di questa località è legato alla sua rocca e riporta all’insediamento altomedievale quando era denominato, in latino “Mons belli” ovvero Monte della guerra, divenuto poi Montebello.

Chiesa di San Pietro Apostolo

Prima di visitare il castello e andare alla scoperta dei suoi segreti e della leggenda di Azzurrina, si gira per le vie del borgo fino alla chiesa di San Pietro Apostolo, che si trova in fondo all’abitato. Si tratta di piccolo edificio ristrutturato nel XVII secolo al cui interno si possono vedere alcune interessanti tele sempre dello stesso periodo.

La Rocca

Il castello, o rocca di Montebello, risale all’anno Mille e fu costruita su una Torre romana del III secolo a.C. La torre, un edificio in muratura a pianta quadrata tuttora inserita nella struttura del maniero, mentre risale alla seconda metà del 1400 la residenza signorile. Al salone nobile sono conservati alcuni preziosi mobili, tra i quali spicca una cassa dipinta risalente, si dice, ai tempi delle Crociate.
Edificio dalle alterne vicende, venne espugnato dai Montefeltro nel 1393, quindi riconquistato dai legittimi proprietari, i Malatesta, che però furono sconfitti nella battaglia di Pian della Marotta, vicino Senigallia dall’esercito di Papa Pio II. Da allora la rocca è di proprietà dei conti Guidi.

Montebello, torre della rocca - Turista a due passi da casa
Montebello, torre della rocca – Turista a due passi da casa

Oggi la fortezza è suddivisa in due ali: una rinascimentale e l’altra è una fortezza militare. Per questo scopo fu utilizzata come presidio per tenere sotto controllo la Valmarecchia, il principale collegamento tra il Montefeltro e la Toscana. La rocca è uno degli edifici più interessanti dei Malatesta in Romagna.

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La leggenda di Azzurrina

L’aspetto più interessante e misterioso del castello è la leggenda di Azzurrina.
Figlia di tal Ugolinuccio o Uguccione, feudatario di Montebello nel 1375, il 21 giugno di quell’anno la piccola scomparve dopo essere entrata nel nevaio e non venne mai più ritrovata.
Una storia breve, semplice, insignificante, ma che nei secoli si è arricchita di episodi di fantasia. Infatti, tramandata oralmente, c’è chi ha aggiunto …particolari inesistenti sulla storia. Quella che può essere la più verosimile è stata raccolta da uno storico nel XVII secolo e parla di una fanciulla dagli occhi color cielo e i capelli chiari con riflessi azzurri.

Montebello, la rocca vista dal borgo - Turista a due passi da casa
Montebello, la rocca vista dal borgo – Turista a due passi da casa

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Guendalina

La bimba in questione si chiamava Guendalina ed era nata con i capelli albini. Per paura della diversità i genitori le tinsero i capelli, ma, il bianco dell’albinismo non trattenne i colori. Fu così che la sua chioma diventò azzurra. Da qui deriva l’appellativo di Azzurrina. La bimba però scomparve misteriosamente un giorno nella nevaia. Da allora si persero le tracce.

Nel manoscritto seicentesco si legge:
“… e si narra che, allo scadere del solstizio estivo di ogni lustro, un suono proveniente da quel sotterraneo cunicolo si faccia ancora sentire.”

Il mistero

Il castello di Montebello oggi è un museo e il 21 giugno del 1990, alcuni tecnici del suono, cercando riscontri alla presenza di questi suoni, realizzarono alcune registrazioni con sofisticate apparecchiature.
Durante l’ascolto si udirono: tuoni, uno scrosciare violento di pioggia, poi… un suono.
Nel corso degli anni vennero ripetute, sempre lo stesso giorno altre registrazioni e il risultato fu identico con la ripetizione di quel suono misterioso.
Questo rumore viene fatto ascoltare ai visitatori del museo. C’è chi afferma di sentire dei lamenti di bambina, chi una voce, chi solo rumore del vento e della pioggia. Il mistero di Azzurrina resta vico a secoli di distanza.

Montebello, campanile chiesa di San Pietro Apostolo - Turista a due passi da casa
Montebello, campanile chiesa di San Pietro Apostolo – Turista a due passi da casa

La cucina

L’altro aspetto interessante di Montebello è la sua cucina, fatta di piatti semplici e prodotti genuini, del territorio. Tra i primi prevale la pasta fatta a mano, come gli strozzapreti e le tagliatelle, mentre i secondi piatti offrono carni alla brace e di cacciagione, mentre tra i dolci ecco la classica ciambella e le crostate casalinghe. Questa è anche zona di produzione dei vini Sangiovese e Trebbiano.

Cinque motivi per visitare Montebello

  • Per visitare il castello ed ascoltare i suoni misteriosi registrati al suo interno
  • Per scoprire se è vera la storia di Azzurrina
  • Perché questo è un piccolo, quanto significativo borgo di Romagna
  • Per conoscere la storia del Montefeltro e dei Malatesta
  • Per ammirare uno stupendo panorama sulle valli del Marecchia e dell’Uso

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Come arrivo a Montebello

Montebello si raggiunge In automobile dall’Autostrada A14, Bologna-Taranto, uscita Vallo del Rubicone, quindi si segue Sp33 e poi So 14 verso Poggio Torriana, da dove si prende la strada provinciale 120 per la meta finale.

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San Quirico d’Orcia

La provincia di Siena ci regala splendidi panorami e località storiche la cui origine si perde nella notte dei tempi, come San Quirico d’Orcia, comune di probabile origine etrusca.

Attraversato dalla Via Francigena, l’abate Sigerico di Canterbury la cita come XII stazione di sosta nel celebre itinerario stilato durante il suo ritorno in patria, nell’anno 994, questo luogo ebbe importanza strategica soprattutto nell’Alto Medioevo. Dal 2004 fa parte dei luoghi riconosciuti Patrimonio mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Fanno parte di San Quirico d’Orcia anche le frazioni di Bagno Vignoni, noto borgo termale, e Vignoni.

San Quirico d'Orcia, scorcio cittadino - Turista a due passi da casa
San Quirico d’Orcia, scorcio cittadino – Turista a due passi da casa

Posto sulla collina che divide la valle dell’Asso da quella dell’Orcia, la si raggiunge ammirando i vasti territori e le caratteristiche cromatiche dei panorami lungo i colli coltivati che si incontrano nel tragitto. E proprio qui si nota uno dei simboli più fotografati della zona, ovvero la Cappella della Madonna di Vitaleta. Si tratta di una piccola chiesetta che sorge in cima ad una collina lungo la strada che porta verso Pienza. L’edificio circondato da cipressi è privato, nulla vieta di fotografarlo da lontano. E proprio la vista di questa chiesa crea un forte impatto paesaggistico.

San Quirico d’Orcia conserva intatto il suo patrimonio di monumenti civili e religiosi a partire dalla Chiesa di Santa Maria Assunta

Chiesa di Santa Maria Assunta

San Quirico d'Orcia, Chiesa santa Maria Assunta- Turista a due passi da casa
San Quirico d’Orcia, Chiesa santa Maria Assunta- Turista a due passi da casa

Originariamente vicina alla Porta Ferrea, era il primo luogo che i pellegrini diretti a Roma incontravano nel Medioevo entrando in città. Venne costruita su un terreno donato nel 1016 all’Abbazia di San Salvatore. Si tratta di una chiesetta romanica ad una sola navata, un edificio semplice, dove si fa notare il bel portale.

Chiesa della Madonna di Vitaleta

San Quirico d'Orcia, Madonna di Vitaleta - Turista a due passi da casa
San Quirico d’Orcia, Madonna di Vitaleta – Turista a due passi da casa

Un’altra degli edifici sacri cittadini è la chiesa della Madonna di Vitaleta, costruita nel XIX secolo sulle rovine del convento di San Francesco di Assisi. L’interno è ad unica navata e sull’altare è conservata la Madonna Annunciata attribuita ad Andrea Della Robbia.

San Quirico d'Orcia, campagna senese - Turista a due passi da casa
San Quirico d’Orcia, campagna senese – Turista a due passi da casa

Collegiata dei Santi Quirico e Giulitta

Sorge nella zona nord del centro storico ed è il rifacimento dell’antica pieve preceduta da un battistero dell’VIII secolo. L’edificio attuale risale alla fine del XII secolo. La chiesa ha pianta a croce latina ed unica navata e ben tre portali, di cui quello maggiore è di stile lombardo. Da notare i Leoni che sembrano quasi difendere l’ingresso.

San Quirico d'Orcia, Collegiata - Turista a due passi da casa
San Quirico d’Orcia, Collegiata – Turista a due passi da casa

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Oratorio della Misericordia

Adagiato alla chiesa collegiata, ecco l’Oratorio della Misericordia, un edificio preceduto da un portico coperto ed interno a unica navata che ha quale opera di maggior pregio la grande tavola di Bartolomeo Neroni detto il Riccio, raffigurante la Madonna col bambino e santi, opera del 1500. Parte della struttura e adibita a sacrestia della chiesa Collegiata dei Santi Quirico e Giulitta.

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Horti Leonini

Infine, non deve mancare una visita agli Horti Leonini, ovvero gli splendidi giardini all’Italiana con al centro la statua di Cosimo III de’Medici, del 1688. Realizzati alla fine del 1500 da Diomede Leoni, questo capolavoro e disposto su due porzioni: una bassa e l’altra alta. È stato creato così, sfruttando la caratteristica del terreno. Ma non solo. La forma di questi giardini è quella di una croce di malta ad otto punte, che secondo San Matteo, rappresentano le otto beatitudini.

San Quirico d'Orcia, Horti Leonini - Turista a due passi da casa
San Quirico d’Orcia, Horti Leonini – Turista a due passi da casa

Bagno Vignoni

Merita una visita la frazione di San Quirico d’Orcia, Bagno Vignoni, luogo termale, le cui acque furono sfruttate già in epoca etrusca e romana. Nella monumentale Piazza delle Sorgenti. Le terme di questa località furono frequentate da illustri personaggi, come papa Pio II, Caterina da Siena e Lorenzo de’ Medici .

Cinque motivi per visitare San Quirico d’Orica

  • Perché è sulla via Francigena
  • Perché e uno di più bei borghi della provincia di Siena
  • Per ammirare gli Horti leonini, uno splendido giardino all’italiana
  • Per gli stupendi paesaggi che si incontrano sulla strada per raggiungere San Quirico d’Orcia
  • Per la tipica cucina toscana

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Come arrivo a San Quirico d’Orcia

San Quirico d’Orcia si raggiunge in auto dall’Autostrada A1, uscita Chianciano Terme, qui di si prosegue sulla SP40. In treno la stazione più vicina è quella di Buonconvento, quindi si prosegue in autobus. L’aeroporto più vicino è quello di Firenze.


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Sette castelli per i sette signori di Buronzo

Buronzo è un piccolo borgo di stampo medievale in provincia di Vercelli, dove visitare un castello, anzi, ben sette castelli. Uno per ogni componente della famiglia che qui dominava nel XIV secolo. 

Buronzo, piazza del castello - Turista a due passi da casa
Buronzo, piazza del castello – Turista a due passi da casa

La storia

Siamo in una zona già abitata nel periodo paleolitico superiore che col tempo si è ulteriormente sviluppata fino ad assumere una certa importanza nel Medioevo. Documenti confermano l’esistenza di un castrum di Buronzo nel 1039 nato grazie al casato dei Guala di Casalvolone: da questa discendenza avrà inizio la dinastia signorile che in età bassomedievale si dividerà in sette differenti rami familiari.

Il periodo di massimo splendore e di benessere economico per questo borgo fu tra il 1300 e il 1500, quando il divampare del conflitto franco-asburgico, portò saccheggi e distruzione a Buronzo. Una parziale rinascita del luogo arriverà dopo il ‘600 con l’avvio della coltivazione del riso che trasformò radicalmente la zona.

Visitiamo Buronzo

Buronzo, cartello ingresso centro storico - Turista a due passi da casa
Buronzo, cartello ingresso centro storico – Turista a due passi da casa

Oggi Buronzo è un piccolo, quanto suggestivo borgo piemontese. Passeggiando per le vie del centro storico si incrocia l’enorme maniero, in parte diroccato. Non è un vero e proprio castello con torri e merlature, come potremmo immaginare, semplicemente ha l’aspetto del ricetto, della costruzione chiusa ed inespugnabile dove si mettevano in salvo uomini, animali e cicero, dalle incursioni nemiche.

L’architettura di Buronzo

Buronzo, casa con torre - Turista a due passi da casa
Buronzo, casa con torre – Turista a due passi da casa

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L’architettura di questo luogo è dovuta alla volontà dei signori di Buronzo, che nel XIV secolo si divideva in sette distinti rami: ognuno occupava una parte precisa del castello. I tanti rami familiari hanno portato con tempo, alla creazione di differenti blocchi architettonici, cresciuti attorno alla fortificazione principale, dando vita al borgo vero e proprio. Un luogo che dopo assedi e distruzioni, restauri e passaggi di proprietà è stato trasformato così come lo vediamo oggi. 

Il castello e le Imprese

Buronzo, castello, visto dalla piazza sottostante - Turista a due passi da casa
Buronzo, castello, visto dalla piazza sottostante – Turista a due passi da casa

Girare per il centro di Buronzo significa arrivare al castello stesso. Si entra dalla torre-porta. Siamo nel punto più antico del maniero, fatto da alte mura costruite con mattoni e ciottoli affiancati a spina di pesce. Dove si notano bifore ornate da bacini ceramici di provenienza spagnola intonacate a calce impreziosite dalle tonalità calde del cotto.

Buronzo, castello, porta torre vista dall'interno - Turista a due passi da casa
Buronzo, castello, porta torre vista dall’interno – Turista a due passi da casa


Nella parte ristrutturata ecco l’appartamento nobile che conserva il ciclo affrescato delle “Imprese“, dette anche emblemi, si tratta di dipinti costituiti da un “corpo”ovvero una parte figurata ed una “anima” che è costituita da una scritta. L’unione delle due esprime significato allegorici.
Mentre la Rocca, oggi in rovina, ci ricorda la vita all’interno del castello, ma anche le battaglie che qui si sono combattute.

La parrocchiale

Buronzo, parrocchiale Sant'Abbondio - Turista a due passi da casa
Buronzo, parrocchiale Sant’Abbondio – Turista a due passi da casa

Nella chiesa di Sant’Abbondio è custodita  “La Pietà” di Giuseppe Giovenone. Si tratta di una tavola del Cinquecento vercellese. La si ammira in fondo alla navata barocca della parrocchiale.

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Cinque motivi per visitare Buronzo

Per ammirare le Imprese

Per scoprire un piccolo borgo piemontese e la sua storia

Per passeggiare in via Castello che racchiude seicento anni di storia

Per ammirare lo spettacolo delle Alpi dal loggiato del castello

Per vedere la tavola cinquecentesca della “”Pietà” di Giuseppe Giovenone


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Il castello di Buronzo, il video

Video: castello di Buronzo

Come arrivo a Buronzo

Buronzo, a metà strada tra Torino e Milano, si raggiunge dall’Autostrada A4, uscita Balocco, quindi, seguendo la strada provinciale 6 si arriva a destinazione.


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Bra, tra zizzola e salsiccia

Situata tra le colline del Roero, in provincia di Cuneo, Bra è terra di rocche, di vigne e castelli, e soprattutto eccellenze enogastronomiche come la famosa salsiccia di Bra.

Bra, chiesa di Sant'Andrea - Turista a due passi da casa
Bra, chiesa di Sant’Andrea – Turista a due passi da casa

Città dalle origini antichissime, le sue radici affondano nel periodo neolitico, qui ci sono tracce dell’impero romano, mentre la dinastia sabauda, ha lasciato segni indelebili. Bra è anche la culla del barocco piemontese. È patria del movimento Slow Food e di una salsiccia, unica per gusto e origine. Ma la città si identifica anche con la zizzola.

I palazzi

Passeggiando tra le strade e le piazze di Bra si ammirano importanti chiese ed edifici storici come il Palazzo Comunale dalla parte centrale della facciata convessa. Di origine medioevale, subì diversi rifacimenti nel corso dei secoli. Una scala ad invito conduce alla grande porta ad arco. Il palazzo comunale presenta diverse analogie con Palazzo Carignano di Torino.

Bra, Palazzo comunale,  - Turista a due passi da casa
Bra, Palazzo comunale,  – Turista a due passi da casa

Oppure Palazzo Traversa, il cui nucleo primitivo è stato realizzato  alla metà del XV secolo  ed oggi è sede del Museo di Archeologia e Storia dell’Arte, al cui interno si possono vedere reperti provenienti dall’antica Pollenzo e opere d’arte locale dal Seicento ad oggi. Palazzo Mathis, di origine trecentesca, oggi è sede di mostre e rassegne culturali. Anche Palazzo Garrone è sorto in epoca medievale e nel tempo subì radicali trasformazioni.

La zizzola

La zizzola è l’edificio simbolo della città. Costruito a pianta ottagonale, ha due piani sormontati al centro da una torretta. Lo si ammira sulla collina Monteguglielmo, nel punto più alto di Bra, nel luogo dove anticamente sorgeva il castello. Lo spianato dietro la villa, secondo la tradizione, sarebbe stato il punto di convergenza delle streghe che festeggiavano il sabato. Sicuramente è stata una villa di campagna nella quale i proprietari erano soliti dare feste e ricevimenti.

Il teatro

Il teatro Civico  Politeama Boglione fu costruito grazie al lascito di Giuseppe Boglione su progetto dell’architetto Achille Sfondrini ed inaugurato il primo settembre 1900. Più volte rimaneggiato, fu completamente trasformato negli anni cinquanta.

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Le chiese

Bra, chiesa Santa Chiara - Turista a due passi da casa
Bra, chiesa Santa Chiara – Turista a due passi da casa

Oltre ai suoi storici palazzi, Bra è ricca di chiese, come quella di Santa Chiara, capolavoro dell’architetto regio Bernardo Antonio Vittone. fu fatta costruire dalle Monache Clarisse nel 1742. La chiesa della Trinità, anche conosciuta come i “Battuti Bianchi”, di epoca seicentesca.

Bra, chiesa Battuti Bianchi - Turista a due passi da casa
Bra, chiesa Battuti Bianchi – Turista a due passi da casa

O ancora la parrocchiale di Sant’Andrea, costruita in stile barocco, ed eretta su disegno di Gian Lorenzo Bernini. Oppure chiesa parrocchiale di Sant’Antonino Martire, edificata per volontà dei monaci di San Colombano di Bobbio nel 1693 in sostituzione dell’antica parrocchiale. Al  suo interno sono conservate diverse opere, tra cui le statue del 1728 Sant’Anna con la Vergine bambina e di San Gioacchino con la Vergine bambina dello scultore Carlo Giuseppe Plura.

La frazione di Pollenzo

Bra, frazione Pollenzo - Turista a due passi da casa
Bra, frazione Pollenzo – Turista a due passi da casa

Infine merita una vista Pollenzo, la sua frazione più nota, sulla cui piazza si affaccia un complesso architettonico di edifici che richiamano gli antichi fasti di una delle residenze private della famiglia reale.
Pollenzo è anche la sede dell’Università di Scienze gastronomiche, mentre la torre ospita un’originale Banca del vino, dove sono custoditi e invecchiati alcuni dei più noti cru italiani.

La salsiccia e i formaggi

Un insaccato unico nel suo genere  che viene prodotto solo a Bra è la tipica salsiccia di vitello da gustare cruda e accompagnata di vini locali. Ma questa è anche terra di formaggi, come il Bra Dop, tenero e duro che è una delizia per il palato. Un formaggio, così come la salsiccia celebrati in tutto il mondo. Formaggio e salsiccia però si devono gustare solo con il tipo o pane di Bra in un panino che è la locale risposta all ben più nota multinazionale: il Mac ‘d Bra, che racchiude tutti sapori del territorio.

Cinque motivi per visitare Bra

Per gustare la sua tipica salsiccia di vitello
Per il suo formaggio Bra Dop
Per assaporare il “Mac ‘d Bra”
Per la sua storia e i suoi monumenti
Perché è una città “slow”


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Come arrivo a Bra

Bra si raggiunge in automobile da Torino seguendo l’Autostrada A6 Torino – Savona, uscita Marene, quindi Strada Statale 702 in direzione della Tangenziale Ovest di Bra. Oppure per le altre provenienze, Autostrada A21 Torino – Piacenza, uscita Asti Est, quindi  Strada Statale 231 direzione Alba – Cuneo. In treno, la stazione di Bra è sulla linea Asti – Alba – Cavallermaggiore. L’aeroporto più vicino è quello di Torino Caselle.

Erice, come toccare il cielo con un dito

Poter camminare sopra le nuvole, succede a Erice, località situata in cima al monte San Giuliano, a 750 metri sul livello del mare, in provincia di Trapani. Guardando il panorama da quassù, scopriamo di essere sopra le nuvole e laggiù, all’orizzonte, il mare. E quando il cielo è limpido, all’orizzonte si vede anche il vulcano Etna. Ma Erice non è solo questo.

Erice, panorama dalla torre campanaria - Turista a due passi da casa
Erice, panorama dalla torre campanaria – Turista a due passi da casa

La storia

Siamo nella città contesa da Siracusani e Cartaginesi, nell’antico centro religioso degli Elimi, che qui eressero un tempio dedicato al culto di Venere Ericina, ma anche nel punto esatto dove i Fenici adoravano Astarte e i Greci, Afrodite, dea dell’amore e della bellezza.

Il nome Erice deriverebbe da Eryx Έρυξ, un personaggio mitologico, figlio di Afrodite e di Boote, ucciso da Ercole.

Anche gli arabi arrivando qui si accorsero della bellezza di questo luogo che venne ribattezzato Gebel Hamed (ovvero montagna di Hamed). I Normanni la chiamarono Monte San Giuliano, mentre tornò ad essere Erice nel 1934 .

Il borgo

Erice, vicolo - Turista a due passi da casa
Erice, vicolo – Turista a due passi da casa

Siamo a 15 Km da Trapani, da cui si arriva con una comoda funivia.
La cittadina è divisa in due: da una parte il centro cittadino situato in cima al monte, mentre dall’altra, la maggior parte delle abitazioni si trovano a Casa Santa, attiguo alla città di Trapani.
La bellezza del nucleo cittadino è data anche dalla pavimentazione a riquadri dei vicoli che la fanno assomigliare ad un intricato labirinto.
Tra le vie e le viuzze si aprono scorci da cartolina che danno ora sull’entroterra, ora sul mare, su chiese e monasteri.

Il centro medievale

Come un antico borgo fortificato, Erice conserva intatto il suo centro medievale. La città ha un impianto urbano a forma triangolare, delimitato sul lato occidentale da mura ciclopiche costruite per proteggere il lato nord-est, quello più facilmente attaccabile.

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Le mura

Di origine Elimo-Puniche, le mura risalgono ai secoli dall’VIII al VI a.C. Erano dotate di torri di avvistamento e di un camminamento. I soldati vi accedevano da ripide scalette, mentre piccole aperture, permettevano agli abitanti di poter passare. Il tratto di mura meglio conservato è quello lungo via dell’ Addolorata, che si estende da Porta Carmine a Porta Spada.

La chiesa Matrice

Erice, Chiesa Matrice e torre campanaria - Turista a due passi da casa
Erice, Chiesa Matrice e torre campanaria – Turista a due passi da casa

A pochi passi da Porta Trapani sorge la Chiesa Matrice dedicata all’Assunta. Eretta attorno ai primi anni del XIV secolo, è stata costruita utilizzando materiale proveniente dal Tempio di Venere.
Si tratta di una chiesa-fortezza coronata di merli con un grande portico gotico ed un rosone.
All’Interno sono conservati una Madonna col Bambino in marmo, opera di Domenico Gagini, del XV secolo ed una ancona marmorea cinquecentesca.

Torre campanaria

Isolato, rispetto alla Chiesa, il campanile trecentesco, già torre di avvistamento, merlato ed ornato da bifore e monofore, è di ispirazione chiaramontana. Si sale e dall’alto, proprio vicino alle tre campane, si ammira un panorama stupendo.

Erice, torre campanaria, le campane - Turista a due passi da casa
Erice, torre campanaria, le campane – Turista a due passi da casa

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Giardino del Balio

Nel lato di sud-est del centro cittadino ecco il giardino del Balio, al cui interno svetta il castello Pepoli, una costruzione di età normanna rimaneggiata nel XIX sec. e trasformata in villa.
Risale al XII sec., invece, il castello di Venere. Costruito dai normanni, è dotato di possenti mura di cinta ed è protetto dalle Torri del Balio, che sono invece in posizione più avanzata e, anticamente, collegate alla fortificazione tramite un ponte levatoio.
La fortificazione fu costruita nel luogo dove sarebbe sorto l’antico santuario di Venere Ericina. Sul portone d’ingresso si notano lo stemma di Carlo V di Spagna e una bella bifora.

Il Museo

Tornando nel nucleo, in piazza Umberto I si affaccia il Municipio che ospita il Museo Cordici, al cui interno sono conservate diverse opere, tra cui “L’Annunciazione” di Antonello Gagini e reperti preistorici, punici e greci, tra cui la testina di Afrodite. Nella vicina piazza di San Domenico si possono notare interessanti palazzi.

Le chiese

Erice, Cattedrale, interno - Turista a due passi da casa
Erice, Cattedrale, interno – Turista a due passi da casa

Un capitolo a parte può essere un tour della città visitano le chiese. Ad Erice se ne contano più di sessanta, alcune delle quali sono monumenti architettonici e testimonianza storica come la chiesa di San Martino, quella di San Cataldo, quella di origine normanna di San Giuliano, quella di San Giovanni Battista, dalla caratteristica cupola bianca e la Matrice, dedicata all’Assunta e datata primi anni del XIV sec.
Da visitare la Chiesa di S. Orsola del 1413 con nella navata principale l’originaria struttura gotica. All’interno sono conservati i gruppi scultorei dei Misteri, risalenti al XVIII sec., che vengono portati in processione il Venerdì.

Erice è sede del Centro studi internazionali intitolato a Ettore Majorana.

La pasticceria ericina

Non si può lasciare questa località senza prima aver assaggiato la raffinata pasticceria ericina. Golose specialità nate tra le mura dei conventi. Tra cui i classici dolci, quelli di pasta di mandorla ripieni di cedro candito.

Cinque motivi per visitare Erice

  • Per scoprire la storia di questa località che risale alla notte dei tempi
  • Per camminare nel centro storico di stampo medievale
  • Per visitare i capolavori architettonici della città
  • Per ammirare uno stupendo panorama su Trapani, e nei giorni limpidi fino alll’Etna
  • Per assaporare i dolci prodotti della pasticceria ericina

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Come arrivo ad Erice

Erice dista circa 15 Km da Trapani, si arriva in auto da Palermo seguendo l’autostrada A29, la SS118 o la panoramica SS187 poi da Trapani seguire SP3 Valderice-Erice. E’ consigliato parcheggiare l’auto a Porta Trapani. In treno la stazione più vicina e quella di Linea Trapani, quindi si prosegue in bus. L’aeroporto più vicino è quello di Trapani Birgi
In località Casa Santa c’è la stazione della funivia che porta a Monte Erice.


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Castell’Arquato, il borgo dei tre poteri

Equidistante da Piacenza, il capoluogo provinciale e da Parma, Castell’Arquato ha saputo mantenere intatto il fascino medievale. Siamo in uno dei borghi più belli d’ Italia, tra l’Emilia e la Lombardia, sospesa tra pianura ed Appennini

Castell'Arqauto, vicolo - Turista a due passi da casa
Castell’Arquato, vicolo – Turista a due passi da casa

Nota per la bellezza e l’importanza storica dei monumenti che ha saputo conservare nel tempo, Castell’Arquato è anche la “Città d’Arte e Città del vino” e del buon cibo. Il piacentino è la patria della coppa piacentina, dei ciccioli, dei tortelli di zucca, dello gnocco fritto.

La visita

Castell’Arquato ha un nucleo storico di stampo medievale con vie acciottolate, vicoli nascosti e conserva intatto i luoghi del potere civile e religioso.

Torrione Farnesiano

Castell’Arquato, il Torrione- Turista a due passi da casa

Scopriamo la località piacentina con il classico trekking cittadino.
La nostra visita inizia dal Viale delle Rimembranze dove si erge l’imponente Torrione Farnesiano. Si tratta di una costruzione le cui origini sono poco chiare, ma che rappresenta il classico edificio militare cinquecentesco. Ha pianta quadrata con quattro baluardi agli angoli, salone centrale comunicante con tre piccoli locali ottagonali e scala a chiocciola in laterizio.
I piani sono quattro, l’ultimo dei quali è formato da una stanza ellittica contornata dalla loggia. Attraente e misterioso, il Torrione era parte integrante del sistema difensivo integrato del borgo di Castell’Arquato.

Palazzo del Duca

Il torrione era collegato al Palazzo del Duca, che sorge poco distate e al quale era forse comunicante con un ponte o qualcosa di simile. Il palazzo del Duca, ristrutturato nei secoli, come le finestre, di impronta quattrocentesca, che si aprono nella facciata sud-est.

Rocca Viscontea

Castell’Arquato, la Rocca – Turista a due passi da casa

Proseguendo la salita, lungo la via “Solata” appare la maestosa Rocca Viscontea. Un documento in latino medievale descrive particolari vicende legate a questa fortificazione. Costruita attorno al 1342, nasce sulle fondamenta del castrum quadratum romano del III secolo a.C.
Al dongione ci sono le sale del Museo di vita Medievale. Dal ponte si vede il profondo fossato e si ammira il panorama. Dalla torre più alta la vista spazia all’infinito sulla Pianura Padana e laggiù, come un puntino ecco apparire la Milano viscontea. Costruita per scopi militari, è stata trasformata anche in carcere.

La PiazzaMonumentale

La Piazza Monumentale è simbolo dei tre poteri cittadini del medioevo: quello religioso rappresentato dalla Collegiata, quello militare il cui simbolo è la Rocca ed infine quello politico che ha il suo emblema nel Palazzo del Podestà .

La Collegiata

Castell'Arqauto, Collegiata - Turista a due passi da casa
Castell’Arquato, Collegiata – Turista a due passi da casa

La Collegiata è stata la sede del potere ecclesiastico.
La Chiesa di Santa Maria risalirebbe, secondo alcun studiosi attorno al 758. Ricostruita dopo un devastante terremoto, oggi si presenta come un edificio a tre navate, con copertura a capriate, un accesso frontale mediano in facciata ed uno sul lato nord circa al centro di quel fianco. La torre campanaria risale al XIII sec.
Diverse restauri portano alla scoperta, tra gli altri, degli affreschi quattrocenteschi della cappella di Santa Caterina , la cui costruzione risalirebbe al ‘400. Alle pareti i dipinti rappresentano il ciclo della Passione di Gesù.

Palazzo del Podestà

Castell'Arqauto, Palazzo del Podestà - Turista a due passi da casa
Castell’Arquato, Palazzo del Podestà – Turista a due passi da casa

Il palazzo del Podestà rappresenta l’ultimo dei “poteri” cittadini: quello politico. Si tratta di un edificio che ha subito diverse modifiche nel tempo. Il nucleo centrale duecentesco fu ampliato verso la metà del 400, due corpi avanzati: la loggia dei “notari” e l’ala che dà sulla piazza. Anche la scala esterna subì diverse modifiche.
Di questo edificio si fanno notare la copertura in cotto, i merli a coda di rondine, le finestre a sesto acuto. È sovrastato dalla torre sulle cui pareti si possono vedere due grandi orologi. Quello prospiciente la piazza risale al 1630.
All’interno rimane intatta la grande sala consigliare con il soffitto a cassettoni e la decorazione. Oggi è sala consiliare del Comune di Castell’Arquato, nella quale si può ammirare il dipinto di Malchiodi “Gli ultimi momenti di Torquato Tasso”.

Mura difensive

Castell'Arquato, la porta d'ingresso nel centro storico- Turista a due passi da casa
Castell’Arquato, la porta d’ingresso nel centro storico- Turista a due passi da casa

Prima di concludere il trekking urbano di Castell’Arquato restano da ammirare le mura difensive del borgo fatte costruire dal Duca di Milano Azzo Visconti nel 1342 e le due porte d’ingresso: Porta di Monteguzzo e Porta Sotana.

Cinque motivi per visitare Castell’Arquato

Per respirare l’aria di un autentico borgo medievale
Per visitare una piazza in cui si sono concentrati tre poteri:civile, militare e religioso
Per ammirare un panorama unico sulle valli piacentine
Per la sua tipica cucina fatta di sapori contadini
Per assaggiare i vini locali


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Come arrivo a Castell’Arquato

Questa località in Provincia di Piacenza dista circa trenta chilometri dal capoluogo e 48 Km da Parma. Si arriva dall’Autostrada A1, uscita al casello di Fiorenzuola d’Arda.
La stazione ferroviaria più vicina è quella di Fiorenzuola, poi si prosegue in bus.


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Otranto, la porta d’Oriente

Il Salento è una lingua protesa a levante e con Otranto, in provincia di Lecce, soprattutto, ha da sempre costituito un ponte naturale tra oriente ed occidente, un crocevia di popoli, un insieme di culture. A volte queste popolazioni erano viste con paura, come i saraceni, che nel 1480 misero a ferro e fuoco la città, altre volte come fonte di cultura e progresso.

Otranto, il centro storico - Turista a due passi da casa
Otranto, il centro storico – Turista a due passi da casa

Oggi Otranto e una pittoresca località marittima che vive di turismo. Il suo porto d’estate si riempie di imbarcazioni, le sue spiagge sono prese d’assalto anche grazie al mare limpido e invitante. Il suo centro storico racchiude tesori architettonici unici.

La storia

Otranto è la città più orientale d’Italia ed è nota anche come la “Porta d’Oriente”. Il nome potrebbe essere di origine greca, ‘Ydrous nel greco classico, Hydruntum nel latino, Ydrentòs in epoca bizantina, Derentò nell’accezione greca, mentre gli otrantini la pronunciano Ótruntu. Di certo qui la vita è cominciata nell’età del bronzo, diversi i ritrovamenti di quel periodo ed è proseguita in epoca messapica, quando era un importante scalo marittimo sull’Adriatico. Anche nel periodo romano, Otranto era una delle città marinare più importanti della Puglia. Il massimo splendore però arrivò nell’epoca della seconda dominazione bizantina.

Il borgo antico

Otranto, varco di piazza basilica - Turista a due passi da casa
Otranto, varco di piazza basilica – Turista a due passi da casa

Il borgo antico è il cuore cittadino. Si accede da Porta Terra, lungo un bastione d’epoca napoleonica e subito si apre la piazza a forma triangolare, realizzata nella seconda metà del Cinquecento. Più avanti ecco Porta Alfonsina, costruita nel 1481 e dedicata ad Alfonso, duca di Calabria, che liberò il borgo dagli Ottomani. Raggiunta Corso Garibaldi siamo nell’arteria commerciale di Otranto. Il Corso porta in Piazza del Popolo dove sorge la Torre dell’orologio, edificio costruito nel 1799 e impreziosito dallo stemma cittadino. Raggiunta Porta a Mare e percorrendo una lunga scalinata in legno, si arriva al porto. All’interno del borgo antico il Castello Aragonese, tra le suggestive viuzze, si possono scorgere delle grosse palle di granito, catapultate dalle bombarde saracene nel 1480.

Castello Aragonese

Otranto, castello, sull'ingresso l'emblema di Carlo V d'Asburgo- Turista a due passi da casa
Otranto, castello, sull’ingresso l’emblema di Carlo V d’Asburgo- Turista a due passi da casa

La fortezza fu edificata dagli Aragonesi su una costruzione preesistente risalente al periodo federiciano. Il castello di Otranto fu costruito tra il 1485 e il 1498. Ha pianta pentagonale ma è irregolare ed è circondato da un fossato che anticamente era munito di un ponte levatoio. Oggi si possono visitare tre torrioni di forma cilindrica e un bastione a lancia, soprannominato “Punta di Diamante”, costruito nel 1578. Sul portale d’accesso campeggia l’emblema di Carlo V d’Asburgo. Manomesso dalle milizie napoleoniche nel 1899, parte del fossato fu riempito di terra per permettere l’accesso al borgo antico.

La Cattedrale

Otranto, Cattedrale - Turista a due passi da casa
Otranto, Cattedrale – Turista a due passi da casa

Un altro gioiello di Otranto e la cattedrale. Edificata sul luogo più alto della cittadina, e sui resti di una domus romana, di un villaggio messapico e di un tempio paleocristiano, la sua origine risale al 1080. Quella che vediamo oggi e la sintesi di stili differenti:paleocristiano, bizantino e romanico. Sulla facciata campeggia il grande rosone rinascimentale sul portale d’ingresso, sormontato dallo stemma dell’arcivescovo Adarzo di Santander. All’interno, subito dopo il portone, a destra, si può notare il sepolcro dell’arcivescovo Serafino da Squillace. La cattedrale ha pianta a croce latina a tre navate, con un’abside semicircolare e due cappelle laterali. Da notare lo splendido soffitto a cassettoni in legno coloro oro, su fondo nero e bianco. Nella navata di destra si può ammirare una Madonna col Bambino, di fattura bizantina. A caratterizzare la cattedrale di Otranto è lo splendido mosaico pavimentale del 1163. Nella cripta si possono vedere alcuni affreschi.

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Basilica di San Pietro

La chiesa risale al VIII secolo ed ha pianta a croce greca. Originariamente era dotata di una porta laterale e di un altare risalente al Seicento. All’interno si ammirano ricchi affreschi raffiguranti scene bibliche. Sulla volta a botte della navata di nord-ovest campeggiano “l’Ultima Cena” e la “Lavanda dei piedi”. L’edicola di san Pietro ha tre absidi.

Cappella della Madonna dell’Altomare

La Cappella dello Spirito Santo, nota anche come “Madonna dell’Altomare”, sorge su un’altura digradante sul mare. Piccola chiesa ricostruita nel 1744, poco si conosce della sua antica storia. In tempi recenti l’edificio di culto e stato restaurato.

Santuario di Santa Maria dei Martiri

Situato nel luogo dove furono decapitati gli ottocento martiri otrantini, il santuario sorge in una zona periferica a sud di Otranto. La costruzione fu opera del duca Alfonso di Calabria. Si accede al tempio da una lunga scalinata lungo la quale si trova una piccola cappella dove, originariamente, si trovava il sasso sul quale furono decapitati gli ottocento otrantini, oggi collocato in Cattedrale. L’attuale santuario è in stile barocco e risale al 1614. Fu edificato nel luogo dove sorgeva l’antica chiesa dei Martiri. Oggi è dedicato a S. Francesco da Paola, protettore di Otranto insieme ai Beati Martiri. All’interno su un’epigrafe è descritta la storia dei martiri.

Otranto, lungo la costa - Turista a due passi da casa
Otranto, lungo la costa – Turista a due passi da casa

Ipogeo di Torre Pinta

Poco fuori da Otranto, nella cosiddetta “Valle delle Memorie”, alla sommità di una collina si trova la “Torre Pinta”, un torrione circolare che sovrasta il paesaggio. Rappresenta la tipica torre colombaia. Forse di epoca messapica, Quella che possiamo vedere è stata edificata su un insediamento di epoca precedente, forse cristiano, data la pianta a croce latina regolare. I tre bracci corti della croce sono orientati secondo i punti cardinali: Ovest, Est e Sud, mentre la galleria, lunga 33 metri, orientata verso Nord. Questo sito potrebbe essere stato usato in epoca messapica come forno utilizzato per la cremazione o per i sacrifici. L’ipogeo è stato scoperto nel 1976.

Il sito è di proprietà privata, si può visitare chiedendo il permesso ai proprietari.

Cinque motivi per visitare Otranto

  • Perché è uno dei borghi più belli di Puglia
  • Per il suo centro storico, unico e affascinante
  • Per visitare due gioielli architettonici come il Castello aragonese e la Cattedrale
  • Per la bellezza delle sue spiagge e il mare limpido
  • Perché da qui si può partire alla scoperta del Salento

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Come Arrivo a Otranto

In auto, seguendo l’Autostrada A14 fino all’uscita di Bari Nord, quindi proseguire lungo la superstrada per Brindisi e successivamente SS613 per Lecce. Prima di entrare in città si deve imboccare imboccare la tangenziale Est, (SS16) con direzione Otranto, Santa Maria di Leuca, Maglie. In treno, dalla Stazione Fs di Lecce si prosegue sulla linea per Otranto con le Ferrovie Sud Est. L’aeroporto più vicino è quello di Brindisi.


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Muggia, l’ultimo lembo d’Italia

Nel tratto dove la costa sembra ripiegare su se stessa, ecco Muggia con la sua pittoresca baia. Siamo al confine tra Italia e Croazia. Località che ha nella darsena le tipiche atmosfere veneziane. Passeggiando sembra quasi di entrare dentro calli e piazzette. Anche l’accento, i costumi, le tradizioni gastronomiche qui hanno il sapore della Serenissima. Se la si vede dal mare, le colorate case si stagliano tra il verde dell’ambiente carsico.

Muggia, il porto - Turista a due passi da casa
Muggia, il porto – Turista a due passi da casa

Abitato che si sviluppò attorno all’anno mille nella zona del porticciolo, e noto come Borgolauro, nel Duecento, assunse il nome di Muggia. E proprio in questo periodo furono edificati i più importanti monumenti cittadini come il duomo e il palazzo comunale.

Il porto è il fulcro di Muggia, ma la storia cittadina di porta in alto, in cima al promontorio che domina la baia. Qui sono stati rinvenuti i resti dei castellieri protostorici di Santa Barbara e di Muggia Vecchia, dove sorge la romanica Basilica del IX secolo, che resta unica testimonianza, oltre alle poche mura, del passato romano e medievale del borgo. Questo è anche un punto panoramico, da qui si ammira il Golfo di Trieste. Qui sorge anche il Trecentesco Castello.

Parco Archeologico di Muggia

Nella zona più antica del borgo si trova il Parco Archeologico di Muggia Vecchia. Si tratta di un percorso guidato, anche con l’ausilio di pannelli informativi, che ripercorrono la storia del borgo medievale. Qui sorge la chiesa dedicata a Santa Maria Assunta.

Basilica di Santa Maria Assunta

È la parrocchiale di Muggia vecchia, ma ha una storia antica. L’attuale chiesa poggia le proprie fondamenta su una struttura precedente, probabilmente di epoca longobarda, appartenente ai monaci benedettini di San Colombano. Il tempio risale presumibilmente al X secolo, anche se le prime notizie certe sulla chiesa sono del 1300. Si tratta di un edificio a tre navate con ricche decorazioni bizantine databili tra Il XIV e il XV secolo. Il campanile risale al Duecento.

Il castello

Muggia, castello- Turista a due passi da casa
Muggia, castello- Turista a due passi da casa

Il Castello di Muggia che vediamo oggi è una struttura rimaneggiata più volte nei secoli, e rappresentava il coronamento della cerchia muraria. Dei blocchi originari in arenaria provenienti dalle cave di Cerei e Pietramaggiore, oggi rimane ben poco, infatti furono usati in passato dagli abitanti per costruire le proprie abitazioni. Ampliato e rimaneggiato nel Medioevo, nella seconda metà del XIV secolo il complesso venne inserito nel progetto difensivo voluto dal Patriarca di Aquileia, mentre agli inizi del Novecento vennero realizzate una nuova torre e parti di edifici ad uso abitativo. Dal 1991 il castello è privato.

Piazza Marconi

Prima di salire al castello la visita contempla la splendida Piazza Marconi, il cuore pulsante della città. Sulla piazza si affaccia il Palazzo del Municipio, un edificio risalente al XIII secolo e che si fa notare anche per le decorazioni che comprendono i leoni di San Marco e gli stemmi nobiliari delle più importanti famiglie cittadine. L’attuale aspetto è frutto dei lavori di ristrutturazione seguito ad un incendio del 1930.

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Il duomo

Muggia, duomo- Turista a due passi da casa
Muggia, duomo- Turista a due passi da casa

Sempre su Piazza Marconi si affaccia il Duomo di Muggia, dedicato ai Santi Giovanni e Paolo, fu consacrato nel 1263. Dalla facciata in pietra bianca e con un grande rosone che circonda l’immagine della Madonna col Bambino. All’interno della lunetta sul portale si trova l’alto rilievo rappresentante la Santissima Trinità adorata dai Santi Giovanni e Paolo. L’interno, molto essenziale, è a tre navate. La torre campanaria invece, è alta ben 35 metri e presumibilmente è stata costruita prima del Duomo stesso.

Chiesa di San Francesco

Tipico esempio di architettura gotico-francescana, la Chiesa di San Francesco era un tempo annessa ad un convento. L’edificio a pianta rettangolare fu completato nel primo decennio del 1400. Conserva una tempera trecentesca raffigurante una Madonna allattante, probabilmente di scuola bolognese o marchigiana.

Il Mandracchio

Muggia, vista sul porto - Turista a due passi da casa
Muggia, vista sul porto – Turista a due passi da casa

Non si può lasciare Muggia senza aver fatto sosta nel Mandracchio, ovvero il coloratissimo porto cittadino, dove si possono osservare i pescatori intenti nel loro lavoro. Molto suggestivo è il porticciolo situato nella località di San Bartolomeo.

Cinque motivi per visitare Muggia

  • Per respirare le atmosfere veneziane
  • Per scattare stupende fotografie nel Mandracchio o dall’alto del castello
  • Per ammirare la stupenda Piazza Marconi
  • Perché dopo aver visitato Trieste non si può non visitare l’ultimo lembo d’Italia
  • Per passare qualche ora nelle splendide spiagge cittadine

L’audioguida

Come arrivo a Muggia

Muggia si trova a circa 14 km da Trieste, in direzione del confine con la Slovenia, si arriva in automobile seguendo l’Autostrada A4 Venezia-Trieste o la A23 Tarvisio-Udine, uscita Monfalcone, quindi si segue il raccordo autostradale fino all’uscita di Sistiana. Percorrendo la strada panoramica Costiera, attraversa il centro di Trieste di o a destinazione. In treno la stazione più vicina è quella di Trieste. L’aeroporto più vicino e quello di Trieste, Ronchi dei Legionari.


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Pienza, la città di Pio II

Uno dei più suggestivi borghi di Toscana, Pienza, in provincia di provincia di Siena, è il luogo di nascita di Enea Silvio Piccolomini, noto perché divenne Papa e prese il nome di Pio II. Il centro storico di Pienza è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1996 ed è un insieme di monumenti, sontuosi palazzi e chiese che hanno segnato la vita di questa cittadina della Val d’Orcia.

Piazza Pio II

Il fulcro cittadino di Pienza è rappresentato da Piazza Pio II. Fortemente voluta da Enea Silvio Piccolimini, e considerata il suo modello di “città ideale”. Il progetto per la costruzione venne affidato a Bernardo Rossellino, che cerco di mettere in pratica le nuove, per allora, concezioni umaniste della società rinascimentale. Su Piazza Pio II si affacciano i principali monumenti cittadini come la rinascimentale Cattedrale di Santa Maria Assunta.

Il Duomo

Pienza, Duomo - Turista a due passi da casa
Pienza, Duomo – Turista a due passi da casa

La Cattedrale sorge sul luogo dell’antica pieve, ma in prospettiva diversa e fu realizzato tra il 1459 e il 1462 per volontà di Papa Pio II. L’esterno ricorda le chiese gotiche francesi, con facciata in travertino, mentre l’interno è diviso in tre navate e custodisce tavole dipinte dai migliori pittori dell’epoca: Giovanni di Paolo, Matteo di Giovanni, il Vecchietta e Sano di Pietro. Nell’abside è stato inserito il coro ligneo di stile gotico. Nel piano sotto l’abside si trova la chiesa di San Giovanni con il Battistero del Rossellino e le suggestive Gallerie del Duomo, che furono realizzate agli inizi del 1900 per consolidare la struttura del Duomo.

Pienza, Duomo, interno - Turista a due passi da casa
Pienza, Duomo, interno – Turista a due passi da casa

Il Museo Diocesano, già Museo della Cattedrale

Allestito nel Palazzo Vescovile o Palazzo Borgia, tra le opere conservate ci sono arazzi fiamminghi del XV-XVI secolo, tavole e sculture lignee di Bartolo di Fredi, del Vecchietta e del Maestro dell’Osservanza. Inoltre si possono ammirare una croce in bosso minuziosamente scolpita ed il famoso Piviale di Pio II, una rarissima opera inglese finemente lavorata in filigrana d’oro con oltre 150 figure ricamate.

Palazzo Piccolomini

Palazzo Piccolomini è stata la residenza papale ed oggi ospita le sale di un altro museo. Progettato nella seconda metà del XV secolo, si ispira al Palazzo Rucellai di Firenze. È tra i primi esempi di architettura rinascimentale. Al suo interno si possono visitare la sala d’armi, la camera da letto del Papa, la biblioteca ed il medagliere di Pio II e Pio III. Il loggiato che si affaccia sul giardino pensile è stato uno dei primi del suo genere in Europa, mentre dal giardino si ha una splendida veduta sulla Val d’Orcia.

Pienza, scorcio panoramico - Turista a due passi da casa
Pienza, scorcio panoramico – Turista a due passi da casa

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Palazzo Comunale

Sempre su Piazza Pio II si affaccia Palazzo Comunale, opera realizzata dal Rossellino, ma rimaneggiato nel 1900. Presenta una torre con orologio. Nella Sala del Consiglio, si trova un affresco quattrocentesco di scuola senese raffigurante una Madonna col Bambino e i Patroni di Pienza (San Vito, San Modesto e San Matteo).

Corso Rossellino

Percorrendo Corso Rossellino, invece, incrociamo l’antica Chiesa di San Francesco, dal tipico impianto delle chiese francescane, a navata unica, conserva al suo interno una tavola della scuola di Duccio Boninsegna e affreschi del XIV e XV secolo, più una Madonna attribuita a Luca Signorelli. Sempre lungo il corso si possono ammirare le facciate dei palazzi Ammannati e Gonzaga Simonelli, appartenuto a Francesco Gonzaga, che fu nominato cardinale da Papa Pio II nel 1461.

Il panorama sulla val d’Orcia

Pienza, panorama sulla Val d'Orcia - Turista a due passi da casa
Pienza, panorama sulla Val d’Orcia – Turista a due passi da casa

Lungo le vie cittadine si aprono incantevoli scorci, come quello in Via del Casello da dove si gode la splendida vista sulla Val d’Orcia con il Monte Amiata, la Rocca di Radicofani e il crinale su cui poggia Montalcino.

Sempre passeggiando per il centro storico si possono vedere le “case nuove” di Pio II. Si tratta del quartiere fatto realizzare per le maestranze che lavorarono per realizzare i palazzi papali. Merita un giro il quartiere Gozzante, il più antico del nucleo cittadino. Le case sono state costruite sulla rupe di arenaria che si affaccia nella Val d’Orcia. Infine l’antica fortezza, oggi sede del conservatorio San Carlo.

La pieve di Corsignano

Pienza, panorama e Pieve di Corsignano - Turista a due passi da casa
Pienza, panorama e Pieve di Corsignano – Turista a due passi da casa

Nelle immediate vicinanze di Pienza sorge la Pieve di Corsignano. Esempio di arte romanica, la si raggiunge scendendo le strade delle Fonti. Dai portali decorati, il campanile cilindrico, è ricca di sculture. Di notevole interesse è la minuscola cripta collocata sotto il presbiterio.

Cinque motivi per visitare Pienza

  • Per ammirare la città ideale di Papa Pio II
  • Per scoprire uno dei borghi più belli d’Italia
  • Per girare nel centro storico e respirare aria rinascimentale
  • Per ammirare panoramici scorci sulla Val d’Orcia
  • Per assaporare i piatti della tradizione culinaria locale


Come arrivo a Pienza

Pienza si raggiunge in automobile dall’Autostrada A1, uscita Valdichiana-Bettolle per chi proviene da Sud, quindi si segue la strada per Torrita di Siena. Per provenienze da Nord, uscita Chiusi, quindi si segue la Statale 146 fino a Montepulciano e Pienza. In treno, linea Firenze-Roma, stazione di Chiusi-Chianciano Terme, poi si prosegue in bus. Gli aeroporti più vicini sono quelli di Firenze e Perugia.


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La città murata di Montagnana

Fra le città murate del Veneto, Montagnana, in provincia di Padova, è quella che conserva meglio la sua cinta medievale, ma non solo. Questa località e apprezzata anche per i suoi edifici rinascimentali e per la particolarità delle vie cittadine.

E proprio la cinta ci permette di accedere a porta Vicenza per ammirare l’antica Torre del Borgo e il campanile. La prima è al vertice del pentagono costituito dalla cinta muraria, mentre il secondo è una torre dalle dimensioni e dalla forma consuete, dovuta all’innalzamento di una torre preesistente avvenuta nei primi anni del 1600.

Il Duomo

Visitare Montagnana significa apprezzare a pieno questa cittadina, a cominciare dalla sua grande piazza centrale, dove si erge maestoso il duomo dalle impronte tardo-gotiche e che conserva al suo interno pregevoli dipinti come la Trasfigurazione di Paolo Veronese, le tre tavole di Giovanni Buonconsiglio detto il Marescalco, del XVI secolo, la tela votiva che riproduce la battaglia di Lepanto (1571).

Montagnana, piazza e duomo - Turista a due passi da casa
Montagnana, piazza e duomo – Turista a due passi da casa

La chiesa, dedicata a Santa Maria Assunta, è stata edificata al posto di un antico edificio di culto. Il Duomo di Montagnana ha pianta a croce latina e un’unica navata, ma soprattutto guardandolo dalla piazza, ha un effetto ottico particolare. La costruzione e obliqua rispetto alla piazza stessa, da dove si vedono sia la facciata che il fianco meridionale della chiesa.
Questo orientamento permette all’edificio di essere una perfetta meridiana.

I palazzi

Sempre sulla piazza centrale, si affacciano l’elegante palazzo Valeri, edificio citato da alcuni documenti del XV secolo e ristrutturato nel 1727. Al suo interno conserva ricche testimonianze di questo periodo. Un altro edificio di notevole importanza storica di Montagnana è l’antico Monte di Pietà, la prima banca nella storia cittadina. Anche questo palazzo si affaccia sulla piazza centrale e attualmente presenta eleganti linee rinascimentali dovute al rifacimento del 1765.

Montagnana, Monte di Pietà - Turista a due passi da casa
Montagnana, Monte di Pietà – Turista a due passi da casa

In via Matteotti ecco palazzo Magnavin-Foratti, in stile gotico-veneziano, edificio, questo che pare sia stata la residenza di Jacopa, moglie del condottiero Erasmo da Narni detto il Gattamelata. in Via Carrarese sorge il Palazzo del Comune, opera risalente al 1532 e attribuita all’architetto veronese Michele Sanmicheli. Infine, fuori dall’abitato sorge Villa Pisani, uno dei capolavori di Palladio, realizzata alla metà del 1500. Si tratta di una villa a due piani di cui quello superiore era destinato agli appartamenti padronali. All’interno conserva statue di Alessandro Vittoria.

Montagnana, palazzo Magnavin-Foratti- Turista a due passi da casa
Montagnana, palazzo Magnavin-Foratti- Turista a due passi da casa

Castello di San Zeno

Già residenza dei marchesi d’Este, iI maniero sorge nella zona dell’insediamento alto-medioevale. Così come lo vediamo oggi è il frutto di ristrutturazioni del XIII secolo volute da Ezzelino per fortificare Montagnana.
Il Castello di San Zeno ha pianta rettangolare e completato da torri. Fino agli inizi del XIX secolo era circondato da un fossato. Nel tempo la fortificazione è stata usata anche come deposito agricolo e alloggio militare.

Le chiese

Sono diverse le chiese cittadine, oltre al già citato duomo di San Zeno, in via Scaligera hanno sede la chiesa tardo-romanica di San Francesco e il monastero delle Clarisse. La chiesa di Sant’Antonio, la più antica di Montagnana, di cui si hanno notizie dal dodicesimo secolo. Da visitare anche La chiesa barocca di San Benedetto,edificata nel 1771 al posto di un precedente luogo di culto. Nel 1811, per decreto napoleonico fu trasformato in collegio femminile.
Da segnalare, in via dei Montagnana, l’antico ospedale di Santa Maria con un affresco di Giovanni Buonconsiglio che a prima vista ricorda, per la sua architettura, più una chiesa che un ricovero per poveri e, nell’omonima via, la chiesetta di Sant’Antonio Abate, che presenta tracce dei templari.

Le mura

Montagnana, le mura - Turista a due passi da casa
Montagnana, le mura – Turista a due passi da casa

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Una piacevole passeggiata e anche quella che permette di ammirare in tutta la loro bellezza le mura cittadine. Così come le vediamo sono un esempio tra le architetture militari medievali che meglio si sono conservate in Europa. I tratti più antichi risalgono alla metà del 1300 e sono quelli posti ad oriente ed occidente. Furono i Carraresi, i signori di Padova, ad ampliare e rafforzare le mura a scopo difensivo contro la Verona degli Scaligeri, che dominava la vicina Legnago.

La Rocca degli Alberi

Montagnana, Rocca degli Alberi- Turista a due passi da casa
Montagnana, Rocca degli Alberi- Turista a due passi da casa

L’imponente Rocca degli Alberi fu costruita dai Carraresi attorno al 1360 con funzione tipicamente militare. A dominare erano le due torri situate tra le quattro porte battenti ei ponti legati a bilanciere.

Cinque motivi per visitare Montagnana

  • Perché è una delle più belle città fortificata del Veneto.
  • Per fare un giro attorno alle mura cittadine, tra le meglio conservate.
  • Per il particolare l’effetto ottico che si vede al Duomo.
  • Per ammirare l’imponente Rocca degli Alberi.
  • Per visitare il castello di San Zeno


Come arrivo a Montagnana

Dall’autostrada A4, uscita San Bonifacio, si prosegue sulla Sp7 fino a destinazione. In treno, la stazione di Montagnana è sulla linea Bologna-Venezia


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Pesaro in bicicletta

Pesaro è una città che si ricorda per due motivi: è una località di villeggiatura ed è il luogo natio del compositore Gioachino Rossini (1792- 1868) cui è dedicato anche un importante festival musicale, ma è anche un luogo ricco di storia e tradizioni.

Pesaro, Villino Ruggeri – Turista a due passi da casa

La città si scopre piacevolmente girando in bicicletta, (si può lasciare l’auto in uno dei parcheggi comunali al “Curvone” o in Via Marsala) e pedalare alla volta del Duomo, della casa di Rossini, oppure di Casa Vaccai, dei musei cittadini, ma anche del Mercato delle Erbe, oppure vedere la Sfera di Pomodoro e percorrere il lungomare fino a raggiungere il porto. Se invece ci si concede una gita tipicamente primaverile o autunnale, ammirare gli splendidi panorami dal Parco Naturale del San Bartolo od oziare tranquillamente nelle oasi verdi cittadine. Si diceva, è meglio girare in città con la bicicletta così si evitano le zone ZTL (a traffico limitato) i sensi unici e tanti i parcheggi a tempo che non ci permettono di vivere a pieno la nostra esperienza.

Teatro Rossini

La prima delle nostre mete è il teatro Rossini che sorge in via Oberdan. Si tratta dell’edificio inaugurato nel 1637 con il nome di Teatro del Sole, poi divenuto Teatro Nuovo nel 1818, con la rappresentazione della Gazza ladra diretta da Gioacchino Rossini e infine, dedicato al compositore nel 1855.

Pesaro, Teatro Rossini – Turista a due passi da casa

Piazza del Popolo

Raggiunta Piazza del Popolo ci troviamo di fronte al Palazzo Ducale, il più antico tra gli edifici che si prospettano sulla piazza. L’attuale assetto risale al XVI secolo, grazie a Guidobaldo II delle Rovere che affidò la modifica della preesistente costruzione a Filippo Terzi, il quale cercò una armonizzazione cromatica con il resto della piazza e con i palazzi circostanti.

Pesaro, Particolare della fontana di Piazza del Popolo - Turista a due passi da casa
Pesaro, Particolare della fontana di Piazza del Popolo – Turista a due passi da casa

La fontana centrale, risalente alla fine del 1500 fu eretta per volontà di Francesco Maria II Della Rovere. Punto di riferimento per i pesaresi, venne ribattezzata “la Pupilla di Pesaro”. Utilizzata per molti anni come abbeveratoio per gli animali, venne distrutta nel 1944 e ricostruita nel 1960. La tazza è circondata alla base da quattro tritoni che cavalcano altrettanti delfini, mentre quattro cavalli marini nuotano nella vasca esterna.

Sfera di Pomodoro

Questo importante monumento cittadino si ammira nella zona del lungomare, ma prima di arrivare alla Sfera di Pomodoro, incrociamo lungo il cammino, la casa natale di Gioachino Rossini. Dichiarato monumento nazionale nel 1904, ospita al suo interno cimeli legati alla vista del maestro e più avanti, sulla sinistra, Palazzo Lazzarini con il Museo Diocesano.

Pesaro, Sfera Pomodoro – Turista a due passi da casa

La Sfera di Pomodoro si trova in Piazzale della Libertà. Detta anche Sfera Grande, e un monumento bronzeo creato nel 1998 dallo scultore Arnaldo Pomodoro. Ha un effetto ottico sul mare di notevole spessore. Vista da una certa prospettiva l’acqua della fontana, dà l’effetto di lambire il mare.

Villino Ruggeri

Un altro significativo simbolo di Pesaro è il Villino Ruggeri. In stile liberty, sorge a sinistra della Sfera di Pomodoro, sul lungomare. Progettato dall’architetto urbinate Giuseppe Brega, l’edificio fu costruito all’inizio del ‘900 per volere di un ricco industriale farmaceutico, Oreste Ruggeri.

A poca distanza dal villino si può passeggiare lungo il Moletto. Da qui passa anche la pista ciclabile che corre lungo tutta la spiaggia.

Rocca Costanza

Pesaro, Rocca Costanza – Turista a due passi da casa

Voluta da Costanzo Sforza, la Rocca Costanza rappresenta un tipico esempio di fortificazione militare di pianura delle Marche. Si tratta di una costruzione quadrata, con torrioni cilindrici e diverse feritoie. É simile, per tipologia, al forte di San Leo e alla Rocca Roveresca di Senigallia. Tra il 1869 e il 1989 venne anche utilizzata come carcere.

Chiesa di Sant’Agostino

Edificio di stile romanico risalente al 1282, il tempio sacro fu modificato nei secoli. La struttura attuale risale al Settecento, ha la facciata in stile gotico. All’interno, a unica navata, si ammirano i sette altari, ornati da pregevoli tele, fra tutte spicca quella attribuita a Jacopo Pala il Giovane “l’Annunciazione”.

Visitata la Chiesa di Sant’Agostino ci aspettano i Musei Civici Palazzo Toschi Mosca, al cui interno sono conservati dipinti dal XIV al XIX secolo, tra cui la pala dell’Incoronazione della Vergine” di Giovanni Bellini.

Orti Giuli

Gli Orti Giuli sono un giardino ottocentesco, raro esempio di bellezza naturale che si estende su diversi piani tra stradine e gradinate, costruzioni e sculture neoclassiche. Si trova sul Bastione del Carmine, lungo le mura roveresche.



Madonna della Scala

In Piazza Doria ecco uno degli angoli più suggestivi di Pesaro. Qui sorgono la chiesa del Porto, l’obelisco e la fontana. Il tempio è dedicato alla Madonna della Scala ed ha origini molto antiche (forse del XVI secolo). La leggenda vuole che abbia preso questo nome perché per accedervi si doveva attraversare una scala in pietra.

Cinque motivi per visitare Pesaro

  • Perché è la città natale di Gioachino Rossini
  • Per ammirare da vicino la Sfera di Pomodoro
  • Per scoprire la “Pupilla di Pesaro”
  • Per vedere il Villino Ruggeri
  • Per fare una vacanza tra cultura, mare, relax e buona cucina


Come arrivo a Pesaro

Pesaro si raggiunge facilmente dall’Autostrada A14, oppure con il treno. La stazione ferroviaria è sulla linea adriatica Bologna-Bari e Roma-Falconara-Pesaro. Gli aeroporti più vicini sono quelli di Falconara-Ancona (45 Km ) e di Rimini (30 Km)


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Scicli, insolito tour tra mascheroni e barocco siciliano

Tra i capolavori artistici che il barocco siciliano ci ha regalato, sicuramente i mascheroni che adornano molti palazzi d’epoca sono i più curiosi. Tra i più noti ci sono quelli di Scicli, nel libero consorzio comunale di Ragusa. Una cittadina, questa della val di Noto, che è un capolavoro d’architettura.

Scicli, palazzo Beneventano – Turista a due passi da casa

Non solo i palazzi, ma anche le chiese di Scicli sono considerate dei capolavori in questa città simbolo dell’espressione del barocco siciliano. E questa bellezza la si respira girando per le vie del centro, ammirando gli edifici più antichi, soprattutto in Via Francesco Mormina Penna. Non a caso, questa località che assomiglia ad un “presepe“, è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO

Antica Farmacia Cartia

Un esempio della bellezza architettonica di questa città è dato dall’Antica Farmacia Cartia, un vero e proprio gioiellino in stile liberty che si trova percorrendo Via Francesco Mormina Penna e al cui interno si fanno notare gli antichi arredi di inizio Novecento realizzati dal falegname ed ebanista scicliano Emanuele Russino, oltre al dipinto dove è raffigurata Igea, la dea greco-romana della salute di Giovanni Gentile e i vecchi arnesi del mestiere.

Palazzo Bonelli Patanè

Sempre su via Francesco Mormina Penna, ecco Palazzo Bonelli Patanè, che esternamente assume forme neoclassiche, ma molto sobrie, mentre all’interno è una summa si stili che vanno dal liberty al neogotico. Lo splendido impianto iconografico è opera dell’artista Raffaele Scalia. Il terrazzo di questo palazzo ci offre una magnifica veduta su Scicli.



I mascheroni

Elemento ricorrente su molti edifici cittadini, i mascheroni danno vita a forme fantasiose, terrificanti, giocose, ironiche, il cui significato si presta a diverse interpretazioni: forse sono un simbolo di protezione della casa per tenere lontani gli spiriti maligni, forse un segno di vittoria sui pirati che infestavano il Mediterraneo, oppure semplicemente un abbellimento modaiolo di balconi e mensole. Qual’è stato lo spunto che ha dato origine a questi capolavori? Forse i mostruosi animali dei doccioni delle cattedrali gotiche? Oppure le forme di alcuni capitelli romanici, o ancora le forme animalesche delle gronde dei templi greci? Quale sia stata la fonte d’ispirazione, di fatto i mascheroni sono dei capolavori che abbelliscono questi edifici.

Palazzo Beneventano

Tra i mascheroni più famosi ci sono quelli del settecentesco palazzo Beneventano dove sono incastonate diverse figure, tra cui chiavi d’arco e teste di saraceni che potrebbero riferirsi alle scorribande dei pirati nel Mediterraneo e alla loro cattura. Siamo in Via Francesco Mormina Penna, alle pendici del Colle di San Matteo e al centro esatto tra l’antica cittadella fortificata che sorge in cima all’altura e la città che invece sorge nei due canyon di Santa Maria La Nova e di San Bartolomeo.

Palazzo Beneventano è stato definito da Sir Anthony Blunt “il più bel palazzo barocco di Sicilia” grazie anche agli “irriverenti” mascheroni che adornano i due prospetti. Lo stemma coronato dei Beneventano con le due teste di mori è oggi uno dei simboli cittadini. La bellezza di questo palazzo e data anche dal contrasto tra i tenui colori della facciata e quello scuro del ferro battuto dei balconi.


Cinque motivi per visitare Scicli

  • Perché è è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO
  • Per ammirare i “terrificanti” mascheroni
  • Per scoprire il capolavori del barocco siciliano
  • Per girare in una città definita “presepio”
  • Per ammirare la vera Sicilia


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Come arrivo a Scicli

Scicli si raggiunge in auto da Catania percorrendo la Strada Statale Catania – Ragusa fino a Modica quindi verso Scicli, mentre da Siracusa, Statale 115 per Sampieri, quindi per Scicli. In treno, da Catania: linea Catania – Siracusa, con cambio linea Siracusa – Scicli. L’aeroporto più vicino e quello di Catania Fontanarossa


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Tra le leggende e i misteri di Cividale del Friuli

Cividale del Friuli è una località dalle origini antiche che sorge lungo il fiume Natisone in provincia di Udine, nota oggi anche e soprattutto per il Ponte del Diavolo e il misterioso l’Ipogeo Celtico. Queste non sono le uniche caratteristiche della località friulana, anche se, soprattutto il secondo cela qualcosa di misterioso nel suo insieme.

Cividale del Friuli ipogeo celtico, mascherone - Turista a due passi da casa
Cividale del Friuli ipogeo celtico, mascherone – Turista a due passi da casa

Di fondazione romana, periodo di Giulio Cesare, come Forum Iulii, che poi diede il nome alla regione, Cividale fu capoluogo longobardo, ma questo è stato nel tempo un punto d’incontro di diverse culture: da quella celtica a quella romana, dai Carolingi al Patriarcato di Aquileia. Cividale del Friuli ci regala bellezze artistiche come il Duomo, il suggestivo Ponte del Diavolo, la Casa Medievale risalente al 1300 che sorge nel borgo Brossana, ma a destare la nostra curiosità è l’Ipogeo Celtico, un suggestivo, quanto misterioso sistema di cavità sotterranee.

L’Ipogeo Celtico

L’Ipogeo Celtico ci porta nel sottosuolo di Cividale del Friuli. Siamo in pieno centro storico, a pochi metri dal fiume Natisone e dal Ponte del Diavolo. Si accede ai cunicoli dell’Ipogeo da una rampa abbastanza ripida, mentre i cunicoli sotterranei si aprono davanti alla nostra vista. Sono scavati nella roccia, come la camera centrale da cui si dipartono tre corridoi. Una prima ipotesi sulla costruzione dell’Ipogeo e quella che potrebbe trattarsi di una cavità naturale che sorge a pochi metri dal fiume, che scorre più in basso. Le pareti dell’Ipogeo Celtico presentano diverse nicchie, alcuni loculi, mensole, ma soprattutto affascinano i tre mascheroni che si ammirano all’interno.

Cividale del Friuli ipogeo celtico – Turista a due passi da casa

Di cosa si tratta? Ecco il mistero. Forse arte funeraria celtica? Oppure questo era un carcere romano o longobardo? Ancora oggi non è nota la funzione di questo luogo unico nel suo genere in Friuli Venezia Giulia. La visita dell’Ipogeo Celtico è gratuita. Per avere le chiavi d’ingresso ci si può rivolgere allo sportello Informacitta, oppure al Tempietto Longobardo.



Tempietto Longobardo

Conclusa la visita all’Ipogeo, possiamo concentrarci sulle altre architetture di Cividale del Friuli come il Tempietto Longobardo, testimonianza storica dell’architettura altomedievale. Si arriva da Piazza San Biagio attraverso una passerella che offre una splendida vista sul Natisone.

Cividale del Friuli Tempietto longobardo- Turista a due passi da casa
Cividale del Friuli Tempietto longobardo- Turista a due passi da casa

Siamo nella zona del Monastero di Santa Maria in Valle, sorto attorno alla metà del VII secolo per ospitare le monache benedettine. Oltre al monastero ecco la chiesa di San Giovanni in Valle e del Tempietto longobardo.

Risalente alla seconda metà del VIII secolo, il Tempietto potrebbe essere stato la cappella del monastero. Si tratta di una struttura ad aula quadrata con volta a crociera con presbiterio a tre navate a botte. L’interno è caratterizzato da affreschi di origine bizantina e decorazioni a stucco, tra questi, l’archivolto, ornato da un tralcio di vite con grappoli sovrastato da sei figure femminili in stucco. All’interno del Tempietto Longobardo si trovano anche stalli lignei del XIV secolo, decorati con motivi fogliati e raffigurazioni di animali fantastici. L’ingresso è a pagamento e su prenotazione.

Museo Cristiano e Tesoro del Duomo di Cividale

Il Duomo di Santa Maria Assunta è un edificio sacro costruito tra il XV e il XVI secolo e riedificato dopo il crollo del 1502 con gusto rinascimentale. Conserva al suo interno la Pala d’argento di Pellegrino II, considerato uno dei capolavori dell’oreficeria medioevale italiana. Attiguo al duomo sorge invece il Museo Cristiano, dove è possibile ammirare il battistero di Callisto del VIII secolo e l’ara di Ratchi, due capolavori della scultura longobarda.

Soprattutto il secondo, datato 730-740, dalle policromie originali, fu fortemente voluto dal Duca Ratchis, divenuto Re dell’Italia longobarda, per onorare il padre. In origine l’Altare di Ratchis sarebbe stato riccamente colorato e decorato. Il Battistero di Callisto ha forma ottagonale e risale al primo Patriarca di Aquileia insediatosi a Cividale nel 731 d.C.

L’ingresso al Museo e a pagamento.

Il Ponte del Diavolo

Cividale del Friuli ponte del diavolo - Turista a due passi da casa
Cividale del Friuli ponte del diavolo – Turista a due passi da casa

Infine il suggestivo Ponte del Diavolo che sorge nei pressi dell’Ipogeo Celtico e congiunge le due sponde del Natisone. Leggenda vuole che gli abitanti non fossero in grado di costruirlo perché situato in un punto pericoloso, quindi chiesero aiuto al Diavolo. Questi accettò e in compagnia della nonna diavolessa realizzò in breve tempo la struttura. Leggenda vuole che la donna portò in un grembiule il grande masso che si trova al centro del fiume e su cui poggiano le arcate. Il Diavolo però chiese in cambio del manufatto la prima anima che avesse attraversato il ponte, ma gli abitanti ingannarono il demonio facendo passare per primo un cane.


Cinque motivi per visitare Cividale del Friuli

  • Per scoprire l’Ipogeo Celtico e i suoi misteri
  • Per passeggiare sul Ponte del Diavolo e scoprire la sua leggenda
  • Per ammirare lo stupendo panorama sul fiume Natisone
  • Perché è uno dei borghi più belli del Friuli Venezia Giulia
  • Perché questo luogo è stato punto d’incontro di diverse culture

Ascolta l’Audioguida completa di Cividale del Friuli

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Come arrivo a Cividale del Friuli

Cividale del Friuli si raggiunge dall’Autostrada A23 Palmanova-Udine-Tarvisio uscendo a Udine Nord, Udine Sud o Palmanova e seguendo le indicazioni per Cividale del Friuli. In treno tramite il servizio di littorina da Udine con le Ferrovie Udine Cividale. L’aeroporto più vicino è quello di Trieste, Ronchi dei Legionari.


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Una giornata a Cannobio, sul lago Maggiore

Cannobio è l’ultimo paese che si incontra lungo la litoranea del Lago Maggiore prima del confine con la Svizzera e una delle più apprezzate località turistiche del Verbano-Cusio-Ossola.

Località dalle antiche origini, Cannobio nel tempo è stata al centro dei commerci tra lago e montagna. Numerosi i palazzi storici risalenti al XVII-XIX secolo che si affacciano con la loro eleganza lungo le strade e le vie acciottolate del centro storico. Su tutti Palazzo Omacini e Palazzo Pironi, un edificio dal profilo che ricorda quello della prua di una nave.

Cannobio, Palazzo Pironi - Turista a due passi da casa
Cannobio, Palazzo Pironi – Turista a due passi da casa

Il nucleo originario di Cannobio, il Borgo è formato da antiche abitazioni collegate da passaggi a gradoni che scendono fino al lungolago, definito uno dei più belli del Verbano per via della sua passeggiata.

Le vie strette che si insinuano tra le abitazioni furono concepite per difendersi dalle incursioni nemiche dal lago.

Il lungolago di Cannobio

Cannobio, lungolago – Turista a due passi da casa

Una lunga passeggiata che ha inizio in località Amore, dove, imponente una statua marmorea di un leone ci dà il benvenuto. Fu realizzata da Giulio Branca quale ricordo della vittoriosa battaglia contro gli austriaci nel 1959. La spettacolare passeggiata a lago passa dalle vecchie abitazioni dei pescatori e raggiunge il cuore cittadino, ovvero Piazza Vittorio Emanuele III, il luogo di ritrovo per diletto dai cittadini. una piazza che si ammira per la bellezza dei suoi edifici, risalenti al Settecento e all’Ottocento, i suoi porticati, i negozi e i molti locali pubblici che si affacciano sulla piazza. Arriva di in una giornata soleggiata, lo spettacolo della piazza è immenso e spazia fino alla sponda lombarda del lago Maggiore.



La nostra visita prosegue in via Giovanola per raggiungere la sede del potere civile, ovvero il Palazzo della Ragione, edificio risalente alla fine del XIII secolo, che oggi è stato denominato “Parasio”, e l’edificio del potere religioso, ovvero la settecentesca Chiesa di San Vittore con il suo campanile romanico.

Il Santuario della Santissima Pietà

Cannobio, Santuario, Interno – Turista a due passi da casa

Alle spalle del lungolago sorge il Santuario della Santissima Pietà. L’edificio di culto fu costruito per volontà di San Carlo Borromeo nel 1578 su una preesistente e chiesa edificata nel luogo dove tra l’8 gennaio e il 27 febbraio 1522, avvenne il miracolo della Santa Pietà.

L’edificio a navata unica, conserva la pala dell’altare maggiore, un olio su tavola che raffigura la Salita al Calvario, un’opera del 1540 attribuita a Gaudenzio Ferrari.

Il miracolo

Un inspiegabile fatto, accadde nella casa della famiglia di Tommaso dei Zacchei. Da un piccolo quadro raffigurante Cristo emergente dal sepolcro con accanto la Madonna e San Giovanni, fu visto riempirsi di sangue e lacrime, mentre qualche sera più avanti, dal costato fuoriuscì quella che sembrava una costola.

Quel quadretto e alcuni panni intrisi di sangue che appartenevano ai testimoni dell’eccezionale evento sono custoditi in una nicchia dell’altare maggiore del Santuario, mentre la Sacra Costa è conservata in un reliquiario nella chiesa di San Vittore.

Ogni anno, nella sera del 7 gennaio si celebra la festa anniversaria del miracolo. La Sacra Costa viene trasportata, con una processione dalla chiesa parrocchiale di San Vittore al Santuario della Santissima Pietà, mentre le case sul percorso sono illuminate da centinaia di lumini esposti alle finestre delle abitazioni.


Cinque motivi per visitare Cannobio

  • Per passare una splendida giornata sul Lago Maggiore
  • Per scoprire un palazzo dal profilo che ricorda la prua di una nave
  • Per passeggiare sul lungolago
  • Per scoprire la cucina locale
  • Per arrivare al confine tra Italia e Svizzera
Cannobio, lungolago - Turista a due passi da casa
Cannobio, lungolago – Turista a due passi da casa


Come arrivo a Cannobio

Cannobio si raggiunge seguendo l’autostrada A26 Genova Gravellona Toce, uscita Stresa Baveno, quindi proseguendo in direzione Verbania sulla S.P. 167 fino a Fondotoce e poi S.S. 34 del Lago Maggiore fino a destinazione.


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Castelli, autentico borgo abruzzese delle ceramiche

Un piccolo, ma interessante borgo base di partenza per le escursioni e le ascensioni al Gran Sasso, Castelli, in provincia di Teramo, Castelli, è noto anche per la ceramica dipinta abruzzese, una pratica iniziata qui, forse dai monaci benedettini.

Castelli, panorama - Turista a due passi da casa
Castelli, panorama – Turista a due passi da casa

Questa località, dalle oscure, quanto antiche origini, che l’accomuna ad altri luoghi della Valle Siciliana, è arroccata in cima ad uno strapiombo ed è formata da un pugno di case racchiuse attorno al centro storico che ancora mostra i segni del sisma che colpì la zona de L’Aquila il 6 aprile del 2009. Ma questo per la località teramana non fu l’unico evento tellurico per il borgo. La località subì i danni anche dal sisma del 1703. Castelli è sempre sopravvissuta agli eventi naturali.

La produzione di ceramica

Castelli ha una particolarità che lo rende interessante, il borgo è noto da secoli per la produzione e la commercializzazione di prodotti in argilla e per le sue maioliche policrome. Qui hanno lavorato diverse dinastie di maestri ceramisti. Tra il XVI-XVII secolo qui vissero ed operarono i Grue, i Gentili, mentre negli anni 60 del secolo scorso fu istituito l’istituto professionale d’arte nell’ex convento dei Francescani per mantenere viva questa antica tradizione. Ancora oggi passeggiando per le vie del centro si possono ammirare le botteghe degli artigiani e spesso capita di vederli anche al lavoro nei loro laboratori. L’abitato più antico di Castelli converge verso la piazza centrale, su cui si affacciano l’edificio del Comune e la parrocchiale di San Giovanni Battista.

In giro per il borgo di Castelli

Castelli, indicazioni botteghe artigiane - Turista a due passi da casa
Castelli, indicazioni botteghe artigiane – Turista a due passi da casa

Edificata alla fine del Cinquecento, la chiesa di San Giovanni Battista ha uno stile rinascimentale. L’interno è a tre navate e l’elemento di maggior pregio conservato è la statua lignea della Madonna col Bambino, legata a un ambone romanico, proveniente dal monastero di San Salvatore, edificio questo che andò distrutto. La statua risalente al XIII secolo è stata realizzata seguendo la matrice culturale francese dalla Cattedrale di Chartres.

Girovagando per le vie cittadine di Castelli si arriva al Belvedere della piazza principale, da dove ci appare in tutta la sua grandezza lo splendido profilo del Gran Sasso e da dove si dipartono le strade verso i quartieri cittadini e le case di importanti ceramisti locali.

Poco fuori dal centro abitato di Castelli sorge la chiesa di San Donato, un edificio del Seicento che Carlo Levi definì “la cappella Sistina della maiolica” per il meraviglioso soffitto maiolicato, unico in Italia. Una piccola chiesetta che val la pena visitare, sempre che sia aperta. Altrimenti potremo vedere il suo splendido soffitto dalle finestre.

Castelli, chiesetta di San Donato, soffitto maiolicato - Turista a due passi da casa
Castelli, chiesetta di San Donato, soffitto maiolicato – Turista a due passi da casa

In una località dove quasi tutto il paese è dedito alla ceramica, non poteva mancare un museo delle Ceramiche che è ospitato nel convento francescano dei Frati Minori Osservanti.


Cinque motivi per visitare Castelli

  • Per scoprire un borgo autentico d’Abruzzo
  • Per ammirare al lavoro abili artigiani della ceramica
  • Per acquistare interessanti oggetti in ceramica
  • Per respirare l’aria d’Abruzzo e ammirare il Gran Sasso d’Italia
  • Per la cucina locale che abbraccia i tipici sapori abruzzesi


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Come arrivo a Castelli

Castelli si raggiunge in auto sia provenendo dalla autostrada A14 (uscita Giulianova – Teramo e Roseto degli Abruzzi) che dall’autostrada A24 (uscita Colledara – San Gabriele). Questa località in provincia di Teramo si può incontrare anche seguendo la panoramica strada pedemontana che collega Castelli con Campo Imperatore, Rigopiano, Farindola, Penne.

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San Salvatore di Sinis, borgo Western di Sardegna

Un piccolissimo borgo dalle minuscole case che ci ricordano quelle di certi film western. Non siamo nel Texas, ma a San Salvatore di Sinis, un piccolo borgo della provincia di Oristano, che fa parte del comune di Cabras e situato lungo la strada che conduce alla spiaggia di Is Arutas, nella penisola del Sinis.

Andando alla scoperta della Sardegna autentica, non quella patinata di certe riviste e dei tour operator, ci siamo imbattuti in un minuscolo borgo dalle case ad un piano e dall’enorme piazza.
La cosa ci ha incuriosito non poco, soprattutto perché a pochi metri da dove abbiamo parcheggiato la macchina, si trova un locale con la porta d’ingresso simile a quella dei saloon che ammiriamo in tanti film western.

Il paese del west

San Salvatore di Sinis la piazza – Turista a due passi da casa

San Salvatore di Sinis, di primo acchito sembra un antico villaggio disabitato. Le porte e le finestre sono tutte chiuse. Non incontriamo anima viva, a parte qualche turista intento a scattare fotografie. Le strade della cittadina sono in terra battuta. Il vento soffia tra le abitazioni. Mancherebbe il classico gomitolo di rovi trasportato dal vento per giurare di essere sul set di un film.

Ci guardiamo attorno. Il vuoto assoluto. Solo queste case basse, allineate, attaccate l’una all’altra e nient’altro.
Siamo proprio sul set di un film western. O perlomeno, qui, in questo piccolo borgo sperduto della Sardegna, alla fine degli anni ’60 vennero girati alcuni film western.

La località e le sue colline sembrano uscite da una cartolina proveniente dal Messico.

I film

Non pensate a Cinecittà, ma qui, tra le pellicole girate ci sono: “Giarrettiera Colt” del 1968 e si dice che Sergio Leone abbia girato alcune scene del film “Per un pugno di dollari”. Ma di questo non ci sono certezze.

Per poter adattare San Salvatore di Sinis alle sembianze di un villaggio del West, le case subirono alcune modifiche che si possono vedere ancora oggi. Fu realizzato un vero saloon, ma andò distrutto durante un incendio e non venne mai più ricostruito.

Il declino

San Salvatore di Sinis – Turista a due passi da casa

Il declino del borgo cominciò una volta smontato il set, anche perché i costi per girare in questo posto erano esorbitanti. Produttori e registi prevedono la più economica Cinecittà.
Eppure questo San Salvatore di Sinis ha origine medievale e prende il nome dalla chiesetta che sorge al centro del paese.

La chiesa

San Salvatore di Sinis nasconde anche una chiesetta campestre seicentesca e il suo antico ipogeo, frequentato per il culto delle acque fin dall’epoca nuragica.
Si tratta di un ambiente in parte scavato nella roccia e in parte costruito in muratura e arenaria e costituito da 5 vani, che si sviluppano intorno ad una stanza circolare centrale, nella quale troneggia il pozzo sacro nuragico. Ricostruito nel VI secolo, l’ipogeo è una testimonianza dell’utilizzo di questo luogo come stanza per diverse religioni. Di ordine nuragica, divenne tempo per le divinità romane, ma su una parte si può scorgere anche una scritta inneggiante ad Allah. Gli studiosi presumono che quest’ultima sia il risultato di un tentativo d’assalto di predoni islamici in epoca medievale

La corsa degli scalzi

Se vi capita di passare da queste parti tra fine agosto e inizio settembre non perdetevi la tradizionale ”Corsa degli scalzi”. Pare risalga al XVI secolo, epoca in cui gli spagnoli dominavano su questa terra.
Per sfuggire ad una delle numerose incursioni saracene, gli abitanti dovettero portare in salvo la statua del Santo del villaggio sino a Cabras per proteggerla dagli invasori.
Da allora questo rito si ripete ogni anno.



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Come arrivo a San Salvatore di Sinis

San Salvatore di Sinis si raggiunge da Cabras seguendo la strada provinciale 6 che costeggia lo stagno.

Un giorno nella Civitas

Un trekking cittadino che ci porta a Civitella del Tronto, uno dei borghi più belli d’Abruzzo. Siamo in provincia di Teramo, a trenta minuti da Ascoli Piceno e dal mar Adriatico. Un pugno di case che si eleva sulla collina dominata dalla possente rocca.


Civitella e la sua rocca fortificata

Civitella del Tronto, panorama all’ingresso della Rocca – Turista a due passi da casa

Una località fortificata, ultimo baluardo baluardo settentrionale del Regno di Napoli, al confine con lo Stato Pontificio, Civitella del Tronto si lascia ammirare in ogni suo angolo: dalla vetta della rocca alle strette viuzze cittadine che qui si chiamano “rue”. Su e giù per il borgo, un pugno di case che si eleva sulla collina, dominata dalla possente rocca. Ed è da qui che partiamo, ammirando, all’ingresso, la panoramica valle sottostante.


La rocca

Edificata dagli spagnoli nella seconda metà del XVI secolo, la rocca è considerata tra le fortificazioni militari più grandi d’Europa. La sua struttura è impressionante: 500 metri di lunghezza, e 25 mila metri quadrati di superficie che racchiudono un ponte levatoio, due piazze d’armi, alloggiamenti per i militari, bastioni e camminamenti, le carceri, le cisterne, le due piazze d’Armi, le polveriere, i forni, le stalle. Si ammira ciò che resta del palazzo del Governatore e la chiesa di San Giacomo, edificio risalente al 1585, oggi sconsacrato e adibito a sala convegni.

Civitella del Tronto, Chiesa San Giacomo – Turista a due passi da casa

Superata la chiesa, ecco gli alloggi dei militari e il camminamento dal quale si ha una vista panoramica.

La visita dura un paio d’ore, escludendo il museo delle Armi e delle Mappe antiche. Non ci resta che tornare nel borgo per perderci tra le stradine acciottolate, chiamate alla francese “rue” e camminando, ci emozioniamo quando percorriamo la “ruetta”, ovvero la via più stretta d’Italia.


Le chiese di Civitella del Tronto

A Civitella del Tronto hanno lasciato il segno i maestri comacini e lombardi che con il loro fine lavoro scultoreo e architettonico hanno ingentilito palazzi e luoghi di culto. Tra questi, merita una visita la collegiata di San Lorenzo, edificio della fine del XVI secolo. Si presenta con una struttura a croce latina e custodisce dipinti del XVII secolo.

Civitella del Tronto, Collegiata di San Lorenzo- Turista a due passi da casa
Civitella del Tronto, Collegiata di San Lorenzo- Turista a due passi da casa

La chiesa di San Francesco, con interno in stile barocco, con uno splendido rosone sulla facciata e con torre campanaria. Infine la piccola chiesa di Santa Maria degli Angeli, o “della Scopa” nome attribuito dalla omonima Confraternita. L’edificio è datato XIV secolo. All’interno si ammira una scultura lignea del “Cristo morto”.


  • Popoli, alle sorgenti del Pescara

    Una gita alla scoperta delle sorgenti del fiume Pescara, siamo nella Riserva Naturale guidata Sorgenti del Pescara, a Popoli, in Abruzzo

  • Illegio, il borgo dei mulini e della Pieve di San Floriano

    Incastonato tra i monti in Friuli Venezia Giulia, Illegio è noto per la sua via dei mulini

  • Santo Stefano di Sessanio, il borgo presepe

    Il borgo di Santo Stefano di Sessanio, il suo nucleo storico e la sua particolare lenticchia

  • Comacchio, la piccola Venezia

    Comacchio e i suoi canali, ovvero una piccola Venezia


Gli edifici civili

Diversi gli edifici civili che incontriamo lungo il cammino, su tutti il palazzo del Capitano del XIV secolo, con lo stemma degli Angiò e il monumento funebre di Matteo Wade in marmo di Carrara. Il militare irlandese al servizio del Regno di Napoli difese a spada tratta la fortezza di Civitella del Tronto assediata dai francesi. Il monumento funebre fu fatto costruire nel 1829 da Francesco I di Borbone. Collocato inizialmente nel forte, venne trafugato dai piemontesi come bottino di guerra nel 1876, che lo scambiarono per un opera del Canova. Oggi il monumento è collocato in Largo Rosati.

Se vi resta tempo, fuori le mura merita una visita il convento di Santa Maria dei Lumi. Porta questo nome pare per alcuni misteriosi avvistamenti di luci.



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Come arrivo a Civitella del Tronto

Civitella del Tronto si raggiunge dall’Autostrada A14 uscita Ascoli Piceno, quindi superstrada Ascoli-Mare RA11 fino ad Ascoli, poi si segue sulla SS81 e la SP14 in direzione Civitella del Tronto.

Trekking verso l’antico borgo di Carmine Superiore

Carmine è una frazione di Cannobio, cittadina che si trova sulla sponda piemontese del lago Maggiore, poco distante dal confine con la Svizzera e non molto distante da Locarno. La frazione di Carmine si divide in due, una parte Inferiore che sorge sul lago, mentre quella Superiore, su uno sperone roccioso e si raggiunge soltanto a piedi.

Carmine Superiore, case in pietra – Turista a due passi da casa

Ed è qui che ci dirigiamo, lungo un facile sentiero acciottolato che in 15 minuti di cammino ci porterà alla scoperta di Carmine Superiore, uno sparuto gruppo di case in pietra risalenti al periodo medievale e della sua bellissima chiesa del XIV secolo dedicata a San Gottardo.

Per non sbagliare strada

Poco distante dal punto di accesso al sentiero si trova un comodo parcheggio per le auto e questo facilita il tutto. L’unica accortezza e quella, appena raggiunto il primo bivio, (appeso al muro trovate un cartello con le indicazioni arrugginito) di scegliere il sentiero di destra, quello con alcuni gradini, superati i quali, tenendo la sinistra in poco tempo si raggiunge la nostra meta.

Saltuariamente tra gli alberi si aprono squarci sulla sponda lombarda del lago. Lungo il percorso si potranno notare terrazzamenti con muri di pietra a secco. Qui un tempo a dominare erano i vigneti, mentre il bosco è ricco di castagni.La camminata è agile e adatta a tutti e, in men che non si dica, eccoci alle porte di Carmine Superiore  

Il borgo

Carmine Superiore, vie interne – Turista a due passi da casa

Carmine Superiore e composto da uno spirito gruppo di case edificate dietro la chiesa di San Gottardo. Visto dall’alto Carmine Superiore dà l’idea di un piccolo ricetto.  Gli storici fanno risalire l’origine di questo luogo intorno all’anno mille, come luogo difensivo sua via d’accesso a Canobbio, ma anche come posto in cui fare convergere la popolazione in caso di pericolo. 

Non a caso Carmine Superiore è stato costruito su uno sperone roccioso. Abbandonato nel corso dei secoli, il borgo è stato recuperato. Così come la stupenda Chiesa di San Gottardo. Un gioiello risalente 1300.

Chiesa di San Gottardo

Carmine Superiore, Chiesa San Vittore interno – Turista a due passi da casa

La chiesa di San Gottardo è un gioiellino architettonico costruito tra il 1332 e il 1401. Al suo interno sono racchiusi diversi tesori artistici. La chiesa si trova in posizione panoramica, infatti dal retro ( si accede tramite un cancelletto) si ammira uno stupendo panorama sulla sponda lombarda del lago Maggiore, mentre la parte anteriore guarda alla Val Cannobina.
Il particolare che colpisce di questa chiesa è la ricchezza di dipinti, sia all’esterno che all’interno. Purtroppo non sempre è aperta e per ammirare gli splendidi interni ci si deve accontentare di guardare da una finestra. La maggior parte di queste opere sono attribuite al Maestro di Carzoneso e raffigurano scene bibliche.

Una curiosità

Carmine fu colpito duramente dalla peste del 1600 e molti ammalati ai rifugiarono nella chiesa che fu trasformata in un lazzaretto. Per cancellare ogni presenza del virus l’edificio fu sterilizzato sovrapponendo uno strato di calce sui preziosi affreschi che oggi possiamo ammirare in tutta la loro bellezza grazie ad un lavoro due cicli di restauri. I primi risalgono al 1930, il secondo cominciato nel 1997 e terminato nel 2002.



Come arrivo a Carmine Inferiore

La località di Carmine Superiore si raggiunge dall’Autostrada A26 Genova-Gravellona Toce, uscita Stresa Baveno, quindi seguendo la strada Statale 34 fino a Carmine Inferiore.

Un percorso tra natura e storia dei Gonzaga: questa è Pomponesco

Località in provincia di Mantova, Pomponesco era già nota ai tempi dei romani, ma è grazie alla famiglia dei Gonzaga che raggiunge il suo massimo splendore.

La storia

Per capire meglio questa località dobbiamo partire dalla sua storia. Una storia importante. Il nome Pomponesco viene fatto risalire ad una iscrizione romana del II secolo d.C. In cui si parla di un famiglia, “Pompea” che in questi luoghi aveva la sua dimora

Fu grazie alla famiglia dei Gonzaga e precisamente al marchese Giulio Cesare, uomo del Rinascimento, e cugino di Vespasiano Gonzaga, signore di Sabbioneta, che qui intende costruire la sua città ideale, che inizia a modificare l’assetto architettonico di Pomponesco, trasformando radicalmente la fisionomia. Questo borgo comincia a crescere d’importanza e a batter moneta propria, grazie alla sua zecca, ma nel 1593, Giulio Cesare lascia il castello esagonale dove dimora, per trasferirsi a Bozzolo. Inizia così il declino di questa località che si trova a pochi passi dal fiume Po, corso d’acqua che ha segnato la vita della comunità locale. Passato sotto dominio austriaco, il comune di Pomponesco dalla fine del XVIII secolo diventa a vocazione commerciale. Granaglie, bestiame e il traffico fluviale attirano in questa località alcune famiglie ebree. Nel 1818 con i mattoni del castello viene fortificato l’argine del fiume.

L’ambiente naturale

Pomponesco, alberi lungo il Po- Turista a due passi da casa

L’ambiente che circonda Pomponesco è quello naturale, questa è zona di nidificazione di diverse specie di uccelli, come il gufo, il cavaliere d’Italia che vivono nella Riserva naturale della Garzaia, un vasto terreno che si estende per 96 ettari su terreni golenali della sponda sinistra del Po, tra salici, pioppi e pini. Lungo i suoi sentieri si possono raggiungere la lanca e il fiume.

La piazza

Una piazza ideata dai Gonzaga in quella che sarebbe dovuta essere, assieme a Sabbioneta, un’altra città ideale, una piazza che termina nella via del Peccato, oltre alla quale si entra a contatto con la natura che circonda il fiume Po. Il castello è stato distrutto dai francesi alla fine del 1700 ed ha lasciato la piazza vuota che oggi è delimitata dalle scuderie ( a Nord) unica testimonianza del passato.

La piazza per come la vediamo oggi è identica a quella seicentesca. È circondata da costruzioni con portici, risalenti al periodo 1590-1630. Molti di questi edifici conservano ancora soffitti in legno e l’unico affresco ancora oggi esistente è quello di una casa signorile, oggi trasformata in albergo. Dalla piazza si arriva al porticciolo e nella zona di un casotto che i vecchi barcaioli hanno ribattezzato “Montecitorio” perché è qui che si discute di tutto

Forse ci si aspettava di più dalla visita di Pomponesco. Se ci guardiamo attorno vediamo tanta natura, ma la località, in se, è racchiusa nella meravigliosa piazza, che spesso è stata set di film per i più grandi registi italiani come Zavattini, Soldati, Bertolucci.

La chiesa di Santa Felicita

Pomponesco, Chiesa dei sette martiri - Turista a due passi da casa
Pomponesco, Chiesa dei sette martiri – Turista a due passi da casa

Sulla piazza si affacciano e si fronteggiano il palazzo comunale con le sue torri campanarie, la chiesa di Santa Felicita e dei Sette Fratelli Martiri che esiste dal 1339, anche se è stata oggetto di restauri nel primo trentennio del 1800. La facciata presenta grandi archi, mentre l’interno è a tre navate a tutto sesto con soffitti a cassettoni e transetto. Dall’argine del fiume si ha un bel colpo d’occhio sul campanile e sulla chiesa, anche se, purtroppo il panorama è deturpato dalle ciminiere di un’azienda.

Pomponesco, Palazzo comunale- Turista a due passi da casa
Pomponesco, Palazzo comunale- Turista a due passi da casa

Palazzo Cantoni

Palazzo Cantoniè un edificio appartenuto ad una delle più importanti famiglie ebraiche che hanno vissuto a Pomponesco e si prolunga al piccolo cimitero ebraico dove riposa lo scrittore Alberto Cantoni (1841-1904) che era legato al suo paese natale come l’amico pittore Gerolamo Trenti (1824-98), esponente tra i più noti del paesaggismo lombardo dell’Ottocento.

Curioso il teatro 1900, uno dei tanti sorti in questa zona oltre un secolo fa e nella frazione di Correggioverde, la parrocchiale di Santa Maria Assunta, risalente al 1750. Attorno ecco vecchi fabbricati rurali in stato d’abbandono a ricordare la vocazione agricola di questa zona.

La ciclovia 3 del Po

Lungo l’argine sinistro si snoda l’itinerario tre della ciclovia del po, che consente di pedalare tranquillamente su un percorso tra filari di pioppi, ammirando gli uccelli che popolano il fiume, come le garzette. Una ciclovia che attraversa piccoli borghi e offre un paesaggio tipicamente agricolo.



Come arrivo a Pomponesco

Pomponesco si raggiunge dall’Autostrada A22 del Brennero, uscita Reggiolo-Rolo, quindi superata Reggiolo, seguendo la SP2 fino a Tagliata, poi SP 62R ed SP 57 bis fino a destinazione.

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A Gignod, sulle tracce degli antichi pellegrini

Sull’antico tracciato della Via Francigena, e a 8 Km da Aosta, sorge un piccolo comune chiamato Gignod. Siamo sulla strada che conduce al passo del Gran San Bernardo in un borgo amato soprattutto da chi pratica scialpinismo. D’inverno e in primavera, partendo dal villaggio di Buthier (a 1370 m slm), si raggiunge Punta Chaligne (2608 m) e noto perché qui si pratica la Pétanque.

Gignod campanile parrocchiale – Turista a due passi da casa

Arriviamo a Gignod seguendo la strada che da Aosta conduce al passo del Gran San Bernardo per scoprire che qui, durante la tarda primavera e soprattutto l’estate, si possono ripercorrere gli antichi sentieri battuti dai pellegrini, che nel medioevo erano in transito da queste parti diretti verso Roma o verso Canterbury. Qui passa infatti la famosa via Francigena. Qui gli antichi viandanti, infreddoliti e affamati, chiedevano ospitalità per la notte, prima di proseguire a piedi lungo il proprio cammino. Secoli prima, invece i romani sfruttarono le strade di questa zona per valicare le cime delle Alpi.

Gignod oggi

Gignod torre - Turista a due passi da casa
Gignod torre – Turista a due passi da casa

Oggi Gignod è una tranquilla località di soggiorno. Si possono visitare il centro espositivo MAIN, ovvero la Maison de l’Artisanat International, che dal 2016 ospita mostre dedicate all’artigianato locale e internazionale. La locale chiesa parrocchiale di Sant’Ilario è un edificio del XV secolo, al cui interno si può ammirare un ciclo di affreschi risalente al 1400, un altare di epoca barocca e soprattutto il suo caratteristico campanile con aperture a bifore. Infine la torre medievale di forma quadrata, risalente al periodo tra il XI-XII secolo, periodo in cui da Gignod si si poteva controllare tutto il traffico alpino perché è sulla strada per il cantone svizzero del Vallese.

La cucina

L’aspetto che più impressiona di questa località valdostana è quello culinario. La pietanza più popolare di questo luogo è un salume fatto con la mammella di bovina. Un prodotto non facilmente reperibile. Chi è riuscito a trovarlo e ad assaggiarlo ne è entusiasta. Ogni mese di agosto un evento culinario celebra questa specialità locale.

Gignod, la torre – Turista a due passi da casa

La Pétanque

A Gignod si pratica anche la “Pétanque”, una specie di gioco delle bocce di provenienza francofona. Originario della Provenza conta quasi 400mila giocatori. Si gioca a squadre e l’obiettivo è fare più punti degli avversari lanciando le bocce che devono finire il più vicino possibile al pallino. Al termine della partita si procede alla conta, vince la squadra che per prima totalizza 13 punti, 15 se in una gara del campionato del mondo.



Come arrivo a Gignod

Gignod si raggiunge da Aosta seguendo la strada regionale 38, mentre per provenienze da Trino, all’uscita dell’autostrada A6, si prende il Tunnel della SS27 quindi si segue la strada.

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Montefiore Conca, nel regno dei Malatesta

Montefiore Conca, in provincia di Rimini è un interessante borgo medievale che si erge su un colle, alla cui sommità si trova l’imponente castello, dal quale si ammira una veduta spettacolare sulla Valconca e sulla costa adriatica, che nelle giornate limpide abbraccia la costa da Fano a Ravenna.

Montefiore Conca, panorama su borgo- Turista a due passi da casa

Di stampo medievale, conserva intatto il suo fascino, Montefiore Conca è uno dei luoghi della Signoria dei Malatesta. Il suo castello, così come il borgo devono alla posizione dominante e al fatto che questa località si trova sulla via Flaminia minor, che anticamente era usata per accorciare i tempi del viaggio da e verso Roma.  

Il castello

Arriviamo qui per ammirare il castello che si erge in cima al colle. Saliamo in vetta  passando per il borgo, le cui case si addossano al maniero, conservando la sua fisionomia medievale. L’enorme edificio è a forma semisferica e chiuso da alte mura e presenta antiche torri.  

Montefiore Conca, panorama- Turista a due passi da casa
Montefiore Conca, panorama- Turista a due passi da casa

La rocca Malatestiana e stata definita il più potente simbolo del potere di questa famiglia  in tutta la Valconca e il suo uso non fu solo per scopi militari, ma a seconda dei casi, venne sfruttata dai Malatesta anche come luogo per le vacanze. Infatti l’interno era stato concepito anche come villa di lusso o palazzo cittadino.

Oggi diversi di questi ambienti sono visitabili come la Sala del Trono e la grande Sala dell’Imperatore, mentre salendo sul terrazzo all’ultimo piano, il castello regala un bellissimo panorama della Romagna e della Repubblica di San Marino. La forma attuale del castello di Montefiore Conca è dovuto alle migliorie apportate nel XV e nel XVI secolo e non è molto differente dalla costruzione originaria. Se oggi ammiriamo ancora in tutta la sua bellezza questa rocca lo si deve a due persone in particolare: Pandolfo Malatesta e Sigismondo, signore illuminato e amante delle arti. Con lui il castello raggiunse il massimo splendore. 

Sigismondo Malatesta è stato un personaggio poliedrico, ma la sua audacia lo portò alla scomunica da parte di Papa Pio I il 12 febbraio 1463. Da quel momento in poi, per il castello iniziò la decadenza. L’aspetto attuale si deve a interventi di restauro effettuati nel tempo.



Le chiese cittadine

Oltre alla stupenda Rocca, nel borgo si visita la chiesa parrocchiale di San Paolo, un edificio di culto risalente al 1300 dal bel portale gotico che conserva al suo interno un crocifisso in legno di scuola riminese, una Madonna con Bambino e angelo di Bernardino Dolci del XV secolo e la pala della Madonna della Misericordia di Luzio Dolci risalente al XVI secolo. 

Merita una visita anche la piccola chiesetta dell’Ospedale, edificio di culto risalente intorno al 1461, che conserva un ciclo d’affreschi attribuiti a Bernardino Dolci, un crocifisso ligneo e i simboli della Passione usati nella Processione del Venerdì Santo.

Santuario della Madonna di Bonora

Un altro edificio sacro interessante di Montefiore Conca è Il santuario della Madonna di Bonora, che sorge in un luogo immerso nel verde appena fuori del borgo. Si tratta di uno dei luoghi di culto più importanti della zona del riminese.

Fu fatto costruire grazie al testamento di un eremita laico, tal Ondidei di Bonora, che nel 1409 lasciò ai terziari francescani i suoi beni e la cella in cui era dipinta l’immagine della Madonna del latte. una immagine che si rivelò miracolosa e attorno  alla quale è cresciuto il santuario, restaurato all’inizio del 1900. Il culto per questa immagine mariana, molto significativa per gli abitanti del posto risale  al XV secolo e a lei portano in dono ex voto, che si possono vedere in sagrestia.

Montefiore Conca, leggenda- Turista a due passi da casa
Montefiore Conca, leggenda- Turista a due passi da casa

La cucina

Infine uno sguardo alla cucina del posto che offre passatelli cotti nel brodo di carne, e la specialità della zona, ovvero le caldarroste di Montefiore accompagnate da vino novello. Siamo in una zona dove il castagno cresce soprattutto in due grandi boschi: il Faggeto e il Monte Auro. In onore di questo frutto ogni anno in ottobre si celebra una sagra.

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Come arrivo a Montefiore Conca

Montefiore Conca si raggiunge dall’autostrada A14, uscita Riccione e Cattolica, quindi si prosegue in direzione di Morciano di Romagna, quindi per  la meta finale. Da Rimini, invece si segue la SP 31 in direzione di Coriano, quindi la SP 42 fino a destinazione. In treno la stazione più vicina è quella di Riccione, poi si prosegue in bus. L’aeroporto più vicino è quello di Rimini Miramare.

Ciak. Si gira a Brescello

Il paese dove Giovanni Guareschi ha ambientato i racconti di don Camillo. Brescello, in provincia di Reggio nell’Emilia, è una cittadina che ha conservato i luoghi teatro delle più importanti scene dei film (ben 5) che hanno caratterizzato un’epoca. Vicende nate negli anni ’50 del secolo scorso e che hanno entusiasmato milioni di persone.

Brescello oggi e i set dei film

Brescello, statua Peppone e chiesa - turista a due passi da casa
Brescello, statua Peppone e chiesa – turista a due passi da casa

Brescello non ha più la forma architettonica vista nei film, ma di quel periodo ha conservato parecchi ricordi. Girando per le vie cittadine è possibile vedere i luoghi del set: dalla chiesa al crocifisso parlante con cui don Camillo dialogava, dalla casa del sindaco, alla stazione ferroviaria, fino alla piazza dove Peppone teneva i comizi. Il tutto a due passi dal fiume Po, corso d’acqua che segnò profondamente la storia di questa località (una piena sommerse Brescello e fu immortalata anche in uno dei film della serie).

L’introduzione di ogni film

“Ecco il paese, il piccolo mondo di un mondo piccolo, piantato in qualche parte dell’Italia del Nord. Là in quella fetta di terra grassa e piatta che sta tra il fiume Po e l’Appennino”. Questa la descrizione con cui Giovanni Guareschi aveva definito il mondo di Don Camillo e Peppone.

In giro per Brescello. La chiesa e il municipio

Brescello, statua Don Camillo e municipio - turista a due passi da casa
Brescello, statua Don Camillo e municipio – turista a due passi da casa

La partenza del nostro trekking cittadino è piazza Matteotti dove sono ubicati la chiesa e il municipio. Sulla piazza si possono vedere le statue dedicate ai due personaggi: una davanti alla sede del municipio (Peppone) e l’altra a fianco della chiesa (Don Camillo), opera dello scultore mantovano Andrea Zangani, vennero realizzate nel giugno 2001 a ricordo dei 50 anni del primo film.

All’ingresso della chiesa dedicata a Santa Maria Nascente si trova il crocifisso immortalato nei film. Quello con cui il parroco dialogava nelle pellicole. Prima di entrare, osserviamo la facciata, ornata da un protiro, costruito proprio durante la lavorazione del terzo film della serie Don Camillo.

Il museo dedicato a Don Camillo e Peppone

Il nostro tour prosegue verso Via Felice Cavallotti, dopo circa 100 metri si raggiunge l’antico complesso monastico di San Benedetto, oggi trasformato in Centro Culturale. Attualmente è sede del Museo di Peppone e Don Camillo.

Brescello, Museo Don Camillo e Peppone, il carro armato - Turista a due passi da casa
Brescello, Museo Don Camillo e Peppone, il carro armato – Turista a due passi da casa

Siamo in Piazza Minori. Non fatevi suggestionare dalla presenza di un carro armato (davanti alla sede del museo) è un altro dei reperti più divertenti di una scena dei film della serie.



Il parco dedicato a Guareschi

Sulla piazza si apre anche il Parco Guareschi. All’interno è collocato il monumento dedicato allo scrittore, opera della scultrice tedesca Gudrun Schreiner.

La casa di Peppone

Imboccata via Giosuè Carducci ecco la “casa di Peppone” (dal balcone di un’abitazione il sindaco si affacciò per comunicare la nascita del figlio in una celebre sequenza).

La stazione ferroviaria e la campana di Peppone

Brescello, stazione ferroviaria - Turista a due passi da casa
Brescello, stazione ferroviaria – Turista a due passi da casa

Un altro dei luoghi resi celebri dai film è la stazione ferroviaria, mentre in via Figlioli, all’incrocio con Via Rossigni, sotto un porticato, fa bella mostra la “campana di Peppone” altro degli oggetti che richiama le scene di uno dei film.

Brescello, la campana di Peppone - Turista a due passi da casa
Brescello, la campana di Peppone – Turista a due passi da casa

Si tratta di una campana fatta costruire dal sindaco per i funerali di un”compagno” morto durante alcuni scontri avvenuti a Reggio nell’Emilia. Il parroco (che non voleva celebrare i funerali e suonare la campana) costrinse Peppone a costruirne una che suonasse a lutto nel momento in cui sarebbe passata la bara. Ma un evento così tragico, Guareschi e i personaggi del film lo trasformarono in uno tragicomico.

Il fiume Po

L’ultimo luogo che visitiamo prima di andare ad ammirare il fiume Po è la zona della Madonna del Borghetto. Anche in questo caso menzioniamo una delle scene del film. Nella zona dovevano sorgere delle abitazioni, e, secondo il progetto per ultimare i lavori doveva essere abbattuta la statua. Finì col classico “compromesso” all’italiana.

Brescello, il piume Po - Turista a due passi da casa
Brescello, il piume Po – Turista a due passi da casa

Il nostro tour si conclude con una visita al fiume tra piante di pioppo, querce e macchia mediterranea e dove è possibile vedere la confluenza di un affluente, l’Enza, nel Po. Si arriva partendo dal parcheggio di Piazzale Volontari del Po (dove è consigliato lasciare la vettura quando si arriva a Brescello).




A Brescello furono girati cinque film della serie:

I film

  • Don Camillo (1952),
  • Il ritorno di don Camillo (1953)
  • Don Camillo e l’onorevole Peppone (1955)
  • Don Camillo monsignore… ma non troppo (1961).

Il compagno don Camillo (1965)


Il sesto film, che si sarebbe dovuto intitolare “Don Camillo e i giovani d’oggi” del 1970, non venne terminato a causa della malattia e della morte di Fernandel, ( 26 febbraio 1971).


Ci fu un altra pellicola nel 1972, con Gastone Moschin che vestì i panni di Don Camillo e Lionel Stander (Peppone), ma fu girata San Secondo Parmense (PR).


Come arrivo a Brescello


Brescello si raggiunge dall’Autostrada A1, uscita Terre di Canossa – Campegine, quindi seguire la direzione Mantova – Poviglio. Provenendo dall’A22 del Brennero, uscita Pegognaga seguendo Luzzara, Guastalla, Parma. Da Mantova si raggiunge Brescello anche seguendo la Statale 62 o la S.S. 420 svoltando per Viadana in località Gazzuolo o Sabbioneta. Da Cremona o Brescia si transita da Casalmaggiore, Viadana, quindi Brescello.
In treno. Brescello dista 22 Km dalla Stazione di Parma.