Aree archeologiche

L’area archeologica industriale di Ingurtosu, un museo a cielo aperto nella storia delle miniere

L'area archeologia industriale di Ingurtosu, un viaggio nella storia delle miniere in Sardegna

Quella dell’estrazione dei minerali è stata per decenni una delle attività più attive in Sardegna. Sono diverse le miniere che hanno esaurito la vena e che sono state chiuse, diventando oggi un’attrazione turistica. Come quella di Ingurtosu, una frazione di Arbus, in provincia del Medio Campidano.

Miniera di Ingurtosu, attrezzi da lavoro in mostra al museo – Turista a due passi da casa

Solo visitando questa area archeologica industriale si può capire qual’è stato il sacrificio di intere famiglie che hanno lavorato nelle viscere della terra, a decine di metri di profondità. Dico interi nuclei familiari perché spesso fuori dalla miniera venivano costruiti villaggi, proprio per ospitare i parenti più stretti dei minatori. C’erano le case, la chiesa, i negozi, l’ufficio postale e persino l’ospedale e la scuola, dove i figli dei minatori imparavano il “mestiere”.

Le miniere di Ingurtosu

Tra le miniere non più attive, nella zona Sud della Sardegna c’è quella di Ingurtosu, che insieme a Montevecchio e Monteponi, è stata una delle più importanti realtà minerarie isolane. 

Oggi la miniera di Ingurtosu è diventata un museo a cielo aperto che possiamo visitare nel silenzio del luogo, prima di arrivare alle dune di Piscinas, dove ci aspetterà un bagno nelle cristalline acque che fanno da contrasto al giallo della sabbia. Sempre ammesso che dopo la visita a questa aerea archeologica resti ancora voglia di tuffarsi in mare.

La visita inizia dal villaggio

Il villaggio di Ingurtosu si trova alla fine di una lunga valle che a monte culmina nella Punta Tintillonis e che si conclude con le alte dune di Piscinas, mentre nella parte iniziale della valle scorre il Rio Cascera.

Il villaggio di Ingurtosu, sullo sfondo il “castello” – Turista a due passi da casa

Oggi è un luogo spettrale. Il villaggio era il centro direzionale delle due miniere di Ingurtosu e della vicina Gennamari. Su tutto dominava il palazzo della direzione, o il “castello” come fu soprannominato. Costruito negli anni ’70 dell’Ottocento, venne edificato da maestranze tedesche sul modello di uno esistente in Germania.

Il pozzo Gal

Miniera di Ingurtosu, Pozzo Gal, ingresso – Turista a due passi da casa

Superato il palazzo della direzione, seguendo la strada che da Ingurtosu porta a Piscinas, incontriamo il pozzo Gall, trasformato in museo. – qui il link con tutte le informazioni – Entriamo, ci è concesso portare il cane, e percorriamo un breve percorso dove sono in mostra diversi aspetti dell’attività mineraria. Il silenzio ci avvolge. Immaginiamo di sentire ancora i rumori dei minatori che con i martelli, il piccone e altri attrezzi spaccano le rocce alla ricerca dei minerali. 

Usciti dallo stabile eccoci davanti al piccolo pozzo Turbina. Qui c’è anche l’ingresso di una galleria. Percorriamo alcuni metri e più ci allontaniamo dall’entrata, più la luce si affievolisce. Si entra nelle tenebre.

La laveria Brassey

Miniera di Ingurtosu, laveria Brassey – Turista a due passi da casa

Lasciamo la zona del museo e scendendo verso la zona di Piscinas, dove incontriamo alcuni ruderi. Siamo nella zona dove sorgeva il cantiere di Naracauli, ovvero la laveria Brassey. Fu inaugurata il 17 ottobre del 1900. Si trattava di una laveria meccanica per quei tempi all’avanguardia. Oggi resta molto poco delle strutture dell’edificio, e praticamente nulla delle dotazioni meccaniche della laveria (se si eccettua un piccolo forno di fusione). Tutto è lasciato all’immaginazione.

Quasi a ridosso della laveria funzionava il pozzo Lambert, che intercettava un filone secondario del grande filone minerario di Montevecchio.

Un altro cantiere che si incontra lungo il percorso è quello di Casargiu, situato al confine con la concessione della miniera di Montevecchio. È il primo cantiere della miniera di Ingurtosu che si incontra arrivando da Montevecchio e presenta a stretta distanza due impianti: uno vecchio, risalente ai primissimi anni di attività della miniera, il pozzo Casargiu, uno nuovo, risalente agli anni ’40-’50 del secolo scorso, il pozzo 92.

Le Dune di Piscinas, il punto d’arrivo della ferrovia

Miniera di Ingurtosu, la stazione d’arrivo della ferrovia alle dune di Piscinas – Turista a due passi da casa

Infine, dopo una lunga strada tortuosa e sterrata, arriviamo alle Dune di Piscinas, un luogo naturale che si è formato grazie al vento che ha trasportato sulla terraferma la sabbia del mare. Questa volta non siamo qui per fare un bagno nelle invitanti e cristalline acque del mare, ma per ammirare quel che resta della stazione d’arrivo della ferrovia che trasportava i carrelli dei minerali, lavati e pronti per essere imbarcati e portati nel luogo di fusione per dare vita a tanti oggetti. Sparso tra la sabbia anche qualche carrello. Sembra essere messo lì apposta per essere fotografato e per tenere vivo il ricordo di questi luoghi e di un antico mestiere.

Miniera di Ingurtosu, carrelli per il trasporto dei metalli abbandonati alle dune di Piscinas – Turista a due passi da casa

Come arrivo a Ingurtosu

La mappa di Ingurtosu – Google Maps – Turista a due passi da casa

Ingurtosu si raggiunge da Cagliari e Oristano dalla SS 131, giunti a Guspini si segue la SS 126 fino ad Arbus, poi si raggiunge Pitzinurri e si prosegue fino a destinazione.