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Un aperitivo tra le frazioni di Crodo

Una piacevole passeggiata ci porta alla scoperta di Crodo e soprattutto delle sue frazioni poste lungo il versante soleggiato che sale verso il Cistella. Siamo in val Formazza ed Antigorio, in quel cuneo di Piemonte che si allunga nella Svizzera.

Crodo, vista sulla frazione Mozzio - Turista a due passi da casa
Crodo, vista sulla frazione Mozzio – Turista a due passi da casa

Una lunga passeggiata, se fatta a piedi, oppure faticosa se percorsa in bicicletta, o ancora piacevole in auto, ma in questo caso si perdono tutte le sfumature naturali della zona.

Crodo è nota soprattutto per la sua acqua minerale e per il suo analcolico famoso in tutto il mondo, di cui la ricetta è un segreto. All’ingresso del borgo si trovano la fabbrica che imbottiglia l’acqua minerale e il parco delle Terme, che potremo visitare in un secondo momento.

Il punto di partenza del nostro percorso è la Chiesa di Santo Stefano, dalla quale in pochi minuti si raggiunge la vecchia mulattiera che taglia in più punti la strada asfaltata che sale verso Mozzio. È impossibile sbagliare. Il percorso è evidenziato da cartelli indicatori.

Crodo, chiesa Santo Stefano - Turista a due passi da casa
Crodo, chiesa Santo Stefano – Turista a due passi da casa

Prima Tappa: Mozzio

Lasciata Crodo e inerpicandosi sul sentiero raggiungiamo Roncola, siamo a 670 metri sul livello del mare. Un pugno di case ben tenute, utilizzate più per le vacanza che per vivere. Si passa davanti ad un piccolo laghetto e prima di salire verso Mozzio, con una piccola deviazione si raggiunge Il Santuario della Madonna della Vita a Smeglio. Si tratta di una chiesa risalente al 1614, al cui interno è conservata una copia dell’affresco della Madonna della Vita inviato da Bologna.

Crodo, frazione Mozzio, panorama - Turista a due passi da casa
Crodo, frazione Mozzio, panorama – Turista a due passi da casa

Raggiunta, Mozzio siamo a 830 metri sul livello del mare, si passeggia nella zona più vecchia del borgo, dove si ammirano abitazioni d’epoca, diverse delle quali costruite in pietra locale. Qui svetta la parrocchiale di San Giacomo, risalente al 1628 e restaurata nel corso dei secoli. Da qui si gode di un bel panorama su parte della valle e sul borgo.

Crodo, frazione Mozzio, chiesa di San Giacomo - Turista a due passi da casa
Crodo, frazione Mozzio, chiesa di San Giacomo – Turista a due passi da casa

Seconda tappa Viceno

L’arrivo della seconda tappa è Viceno, che si raggiunge seguendo la strada asfaltata. Questa frazione di Crodo ci offre subito la Chiesa di San Rocco, edificio risalente al 1623, costruito durante il periodo della peste. L’edificio di culto e stato restaurato nel 1987, mentre nel 1907 è stata ricostruita la volta perché pericolante.

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Terza Tappa: Cravegna

Crodo, frazione Cravegna, case tipiche - Turista a due passi da casa
Crodo, frazione Cravegna, case tipiche – Turista a due passi da casa

Attraversato il piccolo borgo si prosegue in direzione di Cravegna. Ammirando il panorama si notano i numerosi terrazzamenti caratteristici di questa zona. Cravegna si trova a 824 metri sul livello del mare ed è la più grande delle frazioni di Crodo. A sua volta è suddivisa in diversi nuclei: Campieno, Valle, Buttanego, Piazza e Villa. Molto interessante e caratteristica parte antica del borgo costituita da case in pietra. Scendendo verso la Chiesa di San Giulio si passa dalla Piazza Innocenzo IX, dedicata a Giovanni Antonio Facchinetti de Nuce che nacque a Cravegna e fu eletto Papa il 3 novembre 1591, in uno dei pontificato più brevi della storia: il suo regno durò solo due mesi.

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Nel cuore del borgo ecco il piccolo Oratorio di Santa Croce, costruito dal padre di Innocenzo IX, Antonio Nocerti, nel 1539. L’edificio è stato restaurato ed al suo interno si ammirano le antiche pitture raffiguranti S. Francesco con S. Petronio, che tiene in mano il modello della città di Bologna. Nocerti lasciò la valle per emigrare a Bologna E Lo si vede nella figura del devoto offerente ai piedi di S.Antonio Abate.

Chiesa di San Giulio

Crodo, frazione Cravegna, chiesa San Giulio - Turista a due passi da casa
Crodo, frazione Cravegna, chiesa San Giulio – Turista a due passi da casa

Secondo la leggenda, la chiesa di San Giulio è stata la prima delle cento chiese che i santi Santi Giulio e Giuliano edificate in Ossola.

La facciata ricorda, quella della vicina Chiesa monumentale di San Gaudenzio a Baceno, mentre l’interno è a tre navate. Sul soffitto diversi affreschi ricordano la vita di papa Innocenzo IX. Nella navata di sinistra si ammira un affresco della Madonna con bambino che anticamente decorava la facciata della chiesa romanica. Al dipinto vengono attribuiti fatti miracolosi avvenuto nel 1492. Interessante il fonte battesimale in marmo di Crevola del 1564.

Annesso alla chiesa è l’oratorio di San Giovanni Battista . Costruito nel XVII secolo si trova alla destra del sagrato, e ha di fronte un ossario costruito sempre nello stesso periodo.

Quarta tappa: Crodo

Terminata la visita alla Chiesa di San Giulio, seguendo il sentiero segnalato si arriva al piccolo nucleo di Vinun. Siamo ad 808 metri sul livello del mare. Qui i terrazzamenti lasciano supporre che un tempo venisse coltivata la vite. Quindi si scende a Fariolo e sempre seguendo la mulattiera si passa Navasco e si scende al ponte che supera il Torrente Alfenza.

Per arrivare dopo pochi minuti al punto di partenza, seguendo la strada che passa al fianco dei ruderi dell’Oratorio di S. Eustachio.

In termini tempo, il percorso a piedi dura circa quattro ore. Molto meno se lo affronta in auto, ma in questo caso da Cravegna si deve continuare sua strada che porta a Baceno e tornare poi a Crodo seguendo la strada principale.

Il video

La cucina tipica

La cucina tipica di questo territorio si basa sui formaggi locali come il Bettlematt, a pasta semicotta e dall’aroma particolare e la Toma, un Dop, dal sapore aromatico. Tra i primi piatti, il Prata Hapfla, preparato con patate, cipolle e formaggio. E poi il pane, che qui spesso viene prodotto ancora nei vecchi forni a legna.

Cinque motivi per vistare Crodo

  • Per fare uno tra i più bei trekking della Valle Antigorio e Formazza
  • Per ammirare dall’alto la valle in cui sorge Crodo
  • Per scoprire Craveggia e il luogo natio di Papa Innocenzo IX
  • Per assaporare la cucina tipica del luogo
  • Per le terme e il suo …famoso aperitivo

Audioguida


Come arrivo a Crodo

Crodo si raggiunge in auto da da Torino e Milano, Autostrada A4 fino al raccordo Autostrada A26 direzione Sempione Confine di Stato, a Gravellona Toce si prosegue sulla superstrada fino a destinazione.


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Orridi di Uriezzo, il Gran Canyon in Piemonte

La valle Antigorio, ovvero quella estensione di territorio italiano che si insinua tra la Svizzera, a Nord del Lago Maggiore, ci regala uno spettacolo della natura: gli Orridi di Uriezzo. Siamo in Provincia del Verbano-Cusio-Ossola. Qui il tempo ha creato diverse gole che si sono formate dai torrenti che in passato scorrevano a valle del Ghiacciaio del Toce. Oggi possiamo Ammirare gli Orridi di Uriezzo con una piacevole camminata.

Orrido di Uriezzo, roccia nell'Orrido Sud - Turista a due passi da casa
Orrido di Uriezzo, roccia nell’Orrido Sud – Turista a due passi da casa

Quello che vediamo oggi è il frutto dell’ultima glaciazione, che è terminata circa 12.000 anni fa. Quella che oggi è la Valle Antigorio e Formazza era un enorme ghiacciaio. Nella valle scorrevano diversi torrenti che con passare del tempo hanno eroso la roccia di granito creando strette vallate, tortuosi cunicoli e le gole che sono emerse alla scomparsa dei ghiacci.

Gli Orridi

Oggi ad Uriezzo si possono visitare ben tre Orridi: quello di Nord-Est, quello a Ovest e quello a Sud, che è il più spettacolare. E lungo circa 200 metri ed ha una profondità di 20-30 metri. L’orrido situato a Ovest è il più difficile da visitare ed è indicato per le persone esperte, mentre quello di Nord Est è molto stretto ed è lungo circa 100 metri.

Gli Orridi di Uriezzo

Gli Orridi di Uriezzo sono i più facili da raggiungere. Un percorso ben segnalato ci permette di ammirarli in tutta sicurezza. Il punto di accesso migliore è quello di Premia, gli altri due sono uno a Baceno e l’altro a Verampio.

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Accesso di Premia

Orrido di Uriezzo, indicazioni percorso - Turista a due passi da casa
Orrido di Uriezzo, indicazioni percorso – Turista a due passi da casa

Si arriva all’accesso di Premia seguendo la deviazione segnalata per Crego e Uriezzo passando per l’imponente parete di Balmafredda. Prima di arrivare al punto di partenza in direzione di Crego, dove, all’altezza del ponte stradale sul Fiume Toce si ammira l’imponente Orrido di Arvera.

Orrido di Arvera - Turista a due passi da casa
Orrido di Arvera – Turista a due passi da casa

Tornati alla parete di Balmafredda si prosegue verso Uriezzo. La strada termina in prossimità dell’oratorio di Santa Lucia. Da qui si prosegue a piedi. La segnaletica escursionistica è quella con frecce gialle. Prima di inoltrarsi nello sterrato, svoltando a destra, all’altezza di una villa, si accede al primo Orrido, quello di Nord-Est. L’ingresso è proprio al termine della proprietà. Qui una fenditura nella roccia ci permette di vivere uno spettacolo unico. Di passare tra le alte e strette rocce, al termine delle quali, si deve tornare indietro per raggiungere l’Orrido Sud.

L’Orrido Sud e le Marmitte dei Giganti

Tornati al bivio, ora si prosegue nello sterrato. L’orrido dista circa 100 metri, ma facendo una deviazione si raggiunge il ponte di Balmasurda, dove si può ammirare l’omonima forra. Attraversato il ponte, in 30 minuti si raggiunge Crego. Prima di arrivare a questo gruppo di case, seguendo il sentiero di destra si raggiunge il ponte di Maiesso. dove ammirare lo spettacolo delle caratteristiche Marmitte dei Giganti (vedi foto del titolo) lungo il corso del fiume Toce. Superato il ponte, si sale a sinistra fino a raggiungere lo spettacolare Orrido Sud. All’uscita, dopo pochi minuti si cammino si torna all’oratorio di Santa Lucia.

Orrido di Uriezzo, roccia nell'Orrido Sud 02 - Turista a due passi da casa
Orrido di Uriezzo, roccia nell’Orrido Sud 02 – Turista a due passi da casa

Accesso di Baceno

Da Baceno si segue la mulattiera che inizia dalla chiesa monumentale di San Gaudenzio e scende fino alla Frazione Verampio. Da qui, precise indicazioni portano ad una zona di bosco terrazzato, quindi la strada scende fino alla la pista di servizio ad un metanodotto nel tratto che corre parallela all’Orrido Sud.

Accesso da Verampio

L’accesso di Verampio ha inizio dalla Trattoria della campagna e segue la pista di servizio al metanodotto che attraversa il Torrente Devero e costeggia il fiume Toce fino al ponte in legno di Maiesso. Siamo alle Marmitte dei Giganti. E da qui si continua fino all’entrata dell’Orrido Sud.

Il video

Il periodo migliore

Gli Orridi di Uriezzo si possono visitare tutto l’anno, tranne che nei mesi invernali. Il periodo migliore e però quello tra fine marzo a metà aprile, quando contemporaneamente si ammirano i ciliegi selvatici in fiore.

Il quarto Orrido

In Valle Formazza Esiste anche un quarto orrido, denominato di Vallaccia, che si trova vicino la chiesa di Baceno e termina con un salto sul torrente Devero. Il punto più spettacolare e proprio quello che si ammira a pochi minuti di cammino dalla chiesa. Arrivati alla cascata, con una comoda scalinata metallica si raggiunge il punto panoramico.

Cinque motivi per visitare gli Orridi di Uriezzo

  • Per ammirare un affascinante spettacolo naturale
  • Per passare qualche ora nella natura incontaminata
  • Per fare un facile trekking
  • Per conoscere una delle principali caratteristiche della Valle Antigorio e Formazza
  • Perché i Canyon non sono solo negli Stati Uniti, ma anche in Italia

Audioguida


Come arrivo a Premia

Premia si raggiunge in automobile seguendo l’Autostrada A26, Genova-Gravellona Toce, in direzione di quest’ultima. Quindi Strada Statale 659 direzione Crodo. Superata questa località, si segue per Baceno-Premia, fino a destinazione.


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Ornavasso, trekking sulla Linea Cadorna

Ornavasso è una località piemontese situata sulla Linea Cadorna, il il sistema di fortificazioni progettate dal Generale Luigi Cadorna, pensate per difendere il confine nord dell’Italia durante la Prima Guerra Mondiale.

Ornavasso, indicazione percorsi- Turista a due passi da casa
Ornavasso, indicazione percorsi- Turista a due passi da casa

Oggi restano importanti tracce di questa struttura militare. Diversi tratti sono stati ripristinati a ricordo di quell’importante periodo storico e che oggi fanno parte di bellissimi percorsi di trekking, tra boschi, montagne, chiese e cappelle di montagna. ma non solo. L’itinerario di Ornavasso, località della provincia del Verbo-Cusio-Ossola, non molto distante dal capoluogo Verbania, è testimonianza della Linea Cadorna, attorno alla quale è stato creato un percorso ad anello che si sviluppa a monte del paese.

Il tracciato si inoltra per buona parte nella strada che dal centro di Ornavasso sale e fiancheggia la montagna, fino ad arrivare al Forte di Bara, da dove, con una discesa fatta a tornanti, si ritorna verso il punto di partenza. Siamo anche in una zona contraddistinta da importanti testimonianze religiose.

Si parte

Meglio arrivare ad Ornavasso con il treno e all’uscita della stazione ferroviaria che attraversa il centro del paese ci spostiamo su Via Grasse, raggiungendo la parte alta del paese per imboccare la mulattiera che sale alla chiesa parrocchiale di San Nicola.

La chiesa parrocchiale di San Nicola

Ornavasso, Chiesa San Nicola- Turista a due passi da casa

Prima di proseguire nel nostro cammino ci fermiamo ad ammirare questa chiesa dallo strano aspetto e che ha origine nel 1500. Sarebbe sorta su una precedente costruzione dedicata a Sant’Abate, per volontà di una famiglia locale, il cui capostipite scampò ad una tempesta in mare durante l’epoca delle Crociate e che, per ringraziamento, per aver avuto salva la vita, abbia voluto costruire questa chiesa. L’edificio sacro volge le spalle al paese. L’interno è buio, illuminato dalla sola luce naturale e da quella delle candele votive che i pellegrini accendono all’indirizzo del Santo cui è dedicata la chiesa. Incuriosisce anche l’estetica con il marmo a due colori che crea un ottimo effetto cromatico.

Poco distante dalla chiesa parte una scalinata che conduce ad un altro luogo di culto, che visiteremo in un secondo momento, la Chiesa della Madonna della Guardia. Prima dobbiamo raggiungere il Santuario del Boden. In lingua walser, parlata da queste parti, il termine “boden” indicato il piano, inteso come pianura.

Verso il Santuario

Per raggiungere il Santuario imbocchiamo la stradina che inizia a sinistra della scalinata. Inizialmente si presenta con un tratto sconnesso, stretto e mal tenuto. Questo sterrato ci porterà alla prima delle cappelle della Via Crucis. Che lasceremo alle spalle per salire verso gli altri punti dove sono situate le cappelle. Al culmine di questa “strada dei pellegrini” ci troveremo davanti al Santuario del Boden. Siamo a 475 metri sul livello del mare.

Il Santuario di Boden

Ornavasso, Santuario Madonna del Boden- Turista a due passi da casa

Il santuario di Boden era anticamente un oratorio consacrato, nato da una pre-esistente cappelletta dove, dice la leggenda, una pastorella vide apparire la Madonna. L’aspetto attuale della chiesa è frutto di alcuni rifacimenti, come quelli settecenteschi, durante i quali furono aggiunti il coro, le cappelle di San Giulio e San Bartolomeo, la sacrestia e un portico. In un secondo tempo vennero realizzate le navate laterali e il rinnovato l’altare. Oggi il Santuario del Boden si presenta come una chiesa a tre navate divise da quattro archi di cui gli ultimi due si aprono sul presbiterio. Ogni anno, l’otto settembre, qui si svolge una particolare festa religiosa che attira centinaia di fedeli.



La Cava di Marmo

Siamo arrivati qui per seguire la Linea Cadorna e ci siamo imbattuti in due chiese, ma ora è tempo di incamminarci seguendo la carrozzabile che scende a Ornavasso e al primo tornante imbocchiamo la strada militare che conduce all’antica Cava di Marmo. Da questa cava (visitabile su appuntamento) un tempo venivano estratti i marmi utilizzati per la costruzione del Duomo di Milano. Il marmo di Ornavasso è conosciuto sin dall’epoca romana. Al Castello Sforzesco di Milano si possono ammirare alcuni steli del I e del II secolo d.C. in marmo estratto dalle cave di questa zona.

Ornavasso, Antica Cava di Marmo- Turista a due passi da casa

Ammirato l’ingresso della Cava, il percorso ci permette di fare una deviazione e tornati sulla carrozzabile, passo dopo passo arriviamo alla Chiesa della Madonna della Guardia. Anche in questo caso la nostra visita è esterna. L’edificio di culto sembra apparentemente chiuso.

Chiesa della Madonna della Guardia

Il Santuario “Della Guardia” prende il nome dal promontorio su cui sorge. E’ chiamato così per la presenza di una antica torre di segnalazione risalente al XIV secolo. Questa torre faceva parte di un sistema difensivo di avvistamento composto da diverse torri comunicanti visivamente fra loro.

Verso il Forte di Bara

Seguendo la mulattiera che affianca la chiesa si ritorna alla cava e si prosegue camminando lungo la strada militare che ci offre in alcuni punti uno stupendo panorama sul lago Maggiore, un orrido, tanto verde e silenzio. Dopo circa una trentina di minuti arriviamo al Forte di Bara, l’opera difensiva della Linea Cadorna, costituita da alcune piazzole sostenute da muri in pietra.

Il Forte di Bara

Anche il Forte di Bara è un ottimo punto panoramico sul lago Maggiore. Si può ammirare la zona con un binocolo che è stato installato per l’occasione. Questo è anche il punto costituisce di sbarramento principale della Stretta di Migiandone, ovvero il luogo più stretto della valle del Toce e principale via di accesso dai laghi ai valichi dell’Ossola.

Il Forte di Bara era una postazione fortificata dotata di cannoni a lunga gittata il cui scopo era quello di proteggere il sistema di trincee di Ornavasso e Migiandone. Una lapide, invece, ricorda il combattimento tra gli alpini e i partigiani contro l’esercito tedesco nell’ottobre del 1944 in difesa della Repubblica Partigiana dell’Ossola. Oggi sulla terrazza si possono ancora vedere una postazione per il mortaio, il cannone e il palo dell’alzabandiera.

Seguendo la strada militare, che scende verso il fondovalle e si arriva al piazzale della Punta di Migiandone ecco le trincee difensive che ospitavano le postazioni per mitragliatrici. All’inizio della strada ecco un cannone a ricordo delle strutture difensive. Dal piazzale della Punta di Migiandone, seguendo stradine di campagna che costeggiano la parete di roccia arriviamo al laghetto delle Rose e, proseguendo su strade interne, giungiamo ad Ornavasso per riprendere il treno e tornare a Milano.


Cinque Ragioni per visitare Ornavasso

  • Per scoprire una pagina di storia legata alla Prima Guerra Mondiale
  • Per seguire un tratto della Linea Cadorna
  • Per passare una giornata nella natura
  • Per scoprire il Santuario di Boden e la sua leggenda
  • Per andare alla ricerca dei luoghi dove furono estratti i marmi per la costruzione del duomo di Milano


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Come arrivo ad Ornavasso

Si arriva in auto seguendo l’Autostrada A26 (Genova Voltri-Gravellona Toce), uscita Ornavasso, mentre con il treno, la stazione di Ornavasso è sulla linea del Sempione Milano-Domodossola e Novara-Domodossola.


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Un colorato trekking primaverile al lago di Ragozza

Sul massiccio del Monte Rosa si trovano dei laghetti che si formano con lo scioglimento della neve. Uno di questi è il Lago di Ragozza, raggiungibile con un facile trekking.

Lago di Ragozza - Turista a due passi da casa
Lago di Ragozza – Turista a due passi da casa

Si tratta di un incantevole specchio d’acqua di alta montagna che si raggiunge da Bognanco, siamo in Val Formazza nella zona di Domodossola, nel Verbano-Cusio-Ossola a ridosso del Lago Maggiore. Siamo nel comune di Bognanco, un centro termale costituito dalle frazioni di Bei, Camisanca, Fonti (attraversata dal torrente Bogna da cui deriva il toponimo Bognanco) Moraso, Pioi, Pizzanco e da San Lorenzo. In questa frazione si trovano la sede comunale e la chiesa parrocchiale.

Il periodo ideale

Il periodo ideale per questa breve escursione al lago di Ragozza è la primavera inoltrata, quando lo scioglimento della neve riempie la conca che forma lo specchio d’acqua e quando gli arbusti di mirtillo e i rododendri sono in fiore. È uno spettacolo di colori.

Raggiungere il Lago di Ragozza è facile e non richiede una particolare preparazione. Dal parcheggio occorrono 90 minuti di cammino su un percorso ben segnalato che non presenta particolari difficoltà.



Si parte!

Il punto di partenza è il parcheggio accanto al ristorante Alpino a San Bernardo (siamo a quota 1620 mt). Lasciata l’auto, si imbocca il sentiero che inizia davanti alla baita (qui si trova anche un cartellone topografico con indicati i percorsi possibili in zona) si segue quello per il Lago di Ragozza e il Rifugio Gattascosa (quota 1993 mt). Un tunnel tra gli alberi di larice segna i nostri primi passi verso la meta. Poche centinaia di metri e seguendo le indicazioni bianche e rosse che incontreremo lungo il tragitto, svoltiamo a destra, lasciando la strada per il sentiero che s’inerpica fino ad incontrare un rigagnolo con le sue piccole cascate tra radici e massi che affiorano dal terreno.

Lago di Ragozza i monti – Turista a due passi da casa

Va detto che il percorso è comodo, non presenta alcun pericolo, ma è bene camminare equipaggiati con scarponcini da trekking e bastoni. Lo sterrato è circondato da cespugli e piccoli torrenti d’acqua rossastra. Queste rocce sono ricche di materiali ferrosi. Tra gli alberi si aprono panoramici sguardi sulle cime delle montagne.

Il pianoro con le mucche

Lago di Ragozza, mucche al pascolo - Turista a due passi da casa
Lago di Ragozza, mucche al pascolo – Turista a due passi da casa

Raggiunto un pianoro verdeggiante ci accorgiamo che è solcato da rivoli d’acqua, lo superiamo passando vicino alle mucche che pascolano liberamente a pochi metri da noi. Al termine del pianoro lo sterrato sale per il minuscolo sentiero che ci condurrà al lago di Ragozza. Questo è l’ultimo strappo. Attorno a noi solo rocce e cespugli di mirtilli. Camminiamo fino ad incrociare l’ennesimo rigagnolo che, pochi passi più avanti, si trasforma in un laghetto. Sì, proprio il lago di Ragozza.

Lago di Ragozza, riflesso - Turista a due passi da casa
Lago di Ragozza, riflesso – Turista a due passi da casa

A fare da contorno al lago di Ragozza i prati dove intrepidi turisti calpestano l’erba e posano i loro teli per una ritemprante sosta e le rocce della montagna che si stagliano alte nel cielo e che si riflettono nell’acqua.

Il rifugio Gattascosa

Prendendo il sentiero che prosegue sulla destra (dal punto in cui siamo arrivati) si sale al rifugio Gattascosa. Meno di 10 minuti ci separano dal punto in cui si potranno assaggiare i piatti tipici del luogo.

Si torna al punto di partenza ripercorrendo lo stesso percorso fino a raggiungere il parcheggio dove abbiamo lasciato l’auto.



Come arrivo al lago di Ragozza

Bognanco- San Bernardo si raggiunge dall’autostrada A26, direzione Gravellona Toce. Superata Domodossola, si seguono le indicazioni per Bognanco imboccando la Strada Provinciale 68 per Valle Bognanco/Graniga/San Bernardo fino a raggiungere prima San Lorenzo, quindi San Bernardo.

La strada in alcuni punti è stretta. Procedere con cautela fino a raggiungere la Chiesa di San Bernardo e la zona dei pic-nic. Ancora qualche metro e la strada affianca il ristorante Alpino (che troveremo sulla destra) di fronte il parcheggio delle auto.

A piedi fino al Centro geografico d’Italia

La Penisola italiana, detta anche “stivale” per la sua conformazione geografia ha un suo centro. Per calcolo si trova appena fuori Narni, in provincia di Terni, in Umbria, esattamente in località il Montello, nei pressi del Ponte Cardona e si raggiunge con un facile trekking nella natura.

Anche se diverse località si contendono il punto esatto in cui geograficamente è il Centro d’Italia, per convenzione sono state stabilite, dopo accurati studi dell’istituto Geografico Militare di Firenze, le seguenti coordinate:

  • Latitudine 42° 30’ 11″
  • Longitudine 12’34’24″

Si tratta del punto in cui converge uguale distanza tra i quattro punti cardinali in Italia (Nord-Sud e Est-Ovest). Il tutto è indicato da un cippo a spirale con un elemento in acciaio al culmine che permette a chi arriva fin qui di poter toccare con mano il “Centro geografico d’Italia” e che si raggiunge dopo un facile cammino. Siamo a pochi metri da un altro monumento di epoca romana: il Ponte Cardona.

Narni, cippo Centro Geografico d'Italia - Turista a due passi da casa
Narni, cippo Centro Geografico d’Italia 02 – Turista a due passi da casa

Il trekking

Il nostro trekking inizia al termine della Strada dei Pini, a Narni. Lasciata la macchina al parcheggio, si supera l’insegna Ponte Cardona e si procede lungo lo sterrato che si immerge nella vegetazione. Il nostro percorso si snoda tra grandi querce e lecci e lungo il sentiero ci accompagnano, saltuariamente piccole statue di folletti che vivono nel bosco. Si tratta di statue che appaiono qua e là sugli alberi. Passo dopo passo ci accorgiamo anche della presenza, sul suolo, di alcuni pozzetti laterali. Si tratta delle bocchette di sfioro dell’acqua di un antico acquedotto di origine romana: l’acquedotto della Formina. Fu costruito oltre venti secoli fa. Continuiamo a camminare sul sentiero fino ad un punto panoramico segnalato. Ci fermiamo per qualche secondo e poi, non molto distante ecco il cippo in pietra da cui sporge un puntale in acciaio. Siamo arrivati al Centro geografico d’Italia.

Narni, cippo Centro Geografico d’Italia – Turista a due passi da casa


Il ponte Cardona

Scattate le fotografie di rito per documentare il nostro approdo nel punto esatto d’Italia, possiamo ora ammirare il Ponte Cardona, un manufatto di origine romana realizzato utilizzando conci di travertino. Si tratta di un ponte a un solo arco a tutto sesto di età augustea. Della struttura originaria conserva l’armilla, la volta, i piedritti e parte delle spalle. Per ammirarlo in tutta la sua grandezza però occorre scendere nel letto del fosso.

L’Acquedotto della Formina

Lungo il percorso abbiamo notato diverse bocchette di sfioro dell’acqua, sono quelle dell’Acquedotto della Formina. Anche questa è un’opera che risale al periodo romano, in parte costruita in muratura e in parte scavata nella roccia. Il percorso segue un tracciato che ha inizio a Sant’Urbano, dove si trova il cunicolo detto “Capo dell’Acqua” e arriva a Narni, percorrendo circa tredici chilometri. Il condotto aveva 149 bocchette laterali, 55 pozzi e una pendenza media del cinque per mille. Una volta giunta a Narni, l’acqua veniva raccolta in un serbatoio dal quale partivano i tubi per la distribuzione. Sul percorso si trovano sette sorgenti e quattro ponti, di cui due ancora ben conservati (ponte Cardona e ponte Vecchio). Gli altri sono in vece ponte Pennina e ponte Nuovo. Per arrivare a destinazione l’acqua superava la collina di San Biagio, S. Silvestro e il monte Ippolito tramite tre trafori.



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Come arrivo a Narni

Narni si raggiunge dall’autostrada A1 uscita Orte, poi si segue la E45 in direzione Terni, fino a destinazione. Narni si trova sulla linea ferroviaria Roma-Ancona, la stazione di riferimento è Narni-Amelia. Gli aeroporti più vicini sono quello di Perugia e Roma.

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Un giro turistico attorno al lago di Antrona

Un laghetto artificiale nato dopo una frana con un percorso ad anello nella frazione di Antronapiana del comune di Antrona Schieranco, nel Verbano-Cusio-Ossola, oggi meta di rilassanti passeggiate domenicali.

Lago di Antrona – Turista a due passi da casa

Il Lago di Antrona è un angolo di natura in provincia di Verbania Cusio Ossola. Siamo ad Antrona Schieranco, un comune nato dall’unione delle due comunità nel 1928 e sede di un laghetto creato artificialmente dopo una frana. Questo luogo è diventato negli anni una interessante meta di passeggiate e di rinfrescanti bagni estivi.

La storia e la nascita del lago

Lago di Antrona, Antrona Schieranco - Turista a due passi da casa
Lago di Antrona, Antrona Schieranco – Turista a due passi da casa

La formazione di questo laghetto artificiale ci riporta alla dominazione spagnola della valle, un periodo segnato anche da molte calamità naturali come quella del 27 luglio 1642.
Prima di allora la valle dove si è formato il lago era attraversata dal torrente Troncone e le due sponde erano ricoperte da prati, campi e boschi.
Il 27 luglio 1642 un’enorme frana che si staccò dal monte Pozzuoli finì sul pianoro investendo alcune abitazioni senza possibilità di fuga per 95 persone, che furono sorprese nel sonno dai detriti.

Lago di Antrona, la frana - Turista a due passi da casa
Lago di Antrona, la frana – Turista a due passi da casa


La massa di roccia franata chiuse la via al passaggio del torrente che pian piano si trasformo nel lago che vediamo oggi. Parte dei massi che si staccò dalla montagna è oggi ancora visibile accedendo al lago. Dal 1926 l’invaso è utilizzato come riserva per la sottostante centrale di Rovesca.

Il lago oggi

Lo specchio d’acqua è circondato da uno sterrato lungo il perimetro ed è stato completato nel 2013 e comprende anche due belle cascate, tra cui quella del Rio Sajon, che possiamo ammirare passando proprio dietro.
Un tratto attrezzato con passerelle sospese ci offre questa grande opportunità. Lo sterrato in alcuni punti dopo la cascata può sembrare accidentato, ma non è pericoloso.
Lungo le sponde del lago di Antrona si possono trovare piccole spiaggette non attrezzate, e anche spazi per picnic.
L’acqua del lago di Antrona è colore smeraldo e riflette le montagne circostanti.



Il percorso

Lago di Antrona, il passaggio sotto la cascata - Turista a due passi da casa
Lago di Antrona, il passaggio sotto la cascata – Turista a due passi da casa

Il giro del lago di Antrona è un anello di facile percorribilità ed ha una lunghezza di 3 chilometri. senza soste, lo si percorre in circa un ora. Ma è quasi impossibile perché in diversi punti gli scorci sul lago e sulle montagne che lo circondano sono stupendi, Il panorama e le cascate ci offrono notevoli spunti per fotografie memorabili.
La cascata del Rio Sajont è forse il punto più duro da raggiungere. Si deve salire una specie di scala creata nella roccia prima di raggiungere le passerelle che ci portano ad ammirare da dietro la cascata. Questo è il tratto più affollato dell’intero percorso.
Il dislivello complessivo del percorso del lago di Antrona e di 90 metri, il sentiero non presenta alcuna difficoltà ed è adatto anche ai bambini, che nei tratti più esposti vanno accompagnati.

Il sentiero verso il lago di Campliccioli

Lago di Antrona, visto dal lago di Campliccioli - Turista a due passi da casa
Lago di Antrona, visto dal lago di Campliccioli – Turista a due passi da casa

Dal lago di Antrona parte anche il sentiero che conduce ad un altro invaso d’acqua artificiale, il lago Camplicciloli. In 45 minuti si sale di quota fino a raggiungere i 1352 metri sul livello del mare per arrivare a quest’altro invaso artificiale immerso nella natura creato negli anni 20 del secolo scorso. Di questo invaso artificiale ne parleremo in altro post.



Come raggiungo il lago di Antrona

Antrona Schieranco si raggiunge dall’autostrada A26 Genova-Gravellona Toce, al termine della quale si prosegue sulla statale del Sempione fino a Villadossola, quindi si segue la strada per la Valle Antrona fino alla frazione Ronco, dove si trovano diversi parcheggi. Dai posteggi al lago la camminata è breve.

La Val Sermenza alla scoperta delle piccole frazioni di Piaggiogna e Palancato

La Val Sermenza è una valle laterale della Valsesia, siamo in provincia di Vercelli. Tra montagne e rigogliosa natura, andiamo alla scoperta delle piccole frazioni di Piaggiogna e Palancato. Luoghi dove il tempo si è fermato.

Mappa percorso - Google Maps - Turista a due passi da casa
Mappa percorso – Google Maps – Turista a due passi da casa

Abitazioni costruite in pietra, l’una addossata all’altra. Attorno solo alpeggi, alcuni risalgono al 1300. Qui tra monti, valli e ruscelli si trova un piccolo borgo chiamato Piaggiogna, una minuscola frazione del comune di Bocciolleto, nella cui parte Superiore, inizia un percorso di trekking immerso nella natura e ci porta a Palancato, per raggiungere l’Oratorio di San Quirico. Una camminata breve, circa 30 minuti che inizia dal piccolo Oratorio di San Martino, che ammiriamo in tutta la sua bellezza esterna prima di incamminarci ed entrare nel piccolo borgo.

L’Oratorio di San Martino

L’Oratorio di San Martino è di origine quattrocentesca e presumibilmente sorge al posto di un’antica cappella situata lungo la mulattiera che da Piaggiono Inferiore raggiunge Piaggiogno Superiore tramite un sentiero immerso nella natura. L’edifico, di incerte origini, potrebbe essere stato edificato attorno alla fine del XVI secolo, quando sul posto già esisteva una cappella. Una piccola struttura con abside e altare in pietra. La chiesetta aveva soffitto ligneo e pavimento ed era chiusa da una cancellata di ferro. Poco distante una campana, le cui funi scendevano verso l’altare.

Piaggiogna, Oratorio di San Martino - Turista a due passi da casa
Piaggiogna, Oratorio di San Martino – Turista a due passi da casa

La decisione di ampliare la piccola struttura è del 1599 quando la piccola cappella, fu trasformata in Oratorio. La ristrutturazione toccò tutti i muri, lasciando inalterata solo la volta. La cappelletta venne allungata con una nuova navata, antistante l’edificio originario che divenne il presbiterio, mentre l’abside con la decorazione antica venne distrutta. Nuovi lavori vennero realizzati nel primo ventennio del 1700 con la costruzione della sacrestia e l’innalzamento della volta della navata. La facciata esterna presenta affreschi del 1600 e rappresentano la scena dell’Elemosina di san Martino posta tra due riquadri con le figure di San Pietro e San Paolo. Un altro affresco, invece raffigura il Padre Eterno benedicente ed una Annunciazione. All’interno si possono vedere ancora frammenti di vecchi dipinti.

Piaggiogna

Ammirato l’Oratorio, ci incamminiamo verso le case, un insediamento tardo medievale per raggiungere la parte inferiore di Piaggiogna, dove, oltrepassata la piazzetta centrale, troviamo una fontana e la Cappella di San Gaudenzio.

Cappella di San Gaudenzio

Piaggiogna Inferiore, Cappella San Gaudenzio – particolare – Turista a due passi da casa

Una piccola cappella chiusa da una grata che racchiude affreschi floreali e due tondi in cui sono raffigurati l’Arcangelo Gabriele e la Madonna Annunziata. L’accesso alla Cappella di San Gaudenzio è stato chiuso, ma sul lato destro dell’edificio è ancora visibile l’arco d’accesso. Sul fondo un affresco raffigura la Madonna in trono e il Bambino con la collana ed un santo benedicente, ma il volto è irriconoscibile. Potrebbe trattarsi di San Gaudenzio. Un’altra Madonna col bambino, si vede sul lato sinistro dell’edificio che è stato ristrutturato nel 1989.



Il percorso continua

Piaggiogna Inferiore, ponte - Turista a due passi da casa
Piaggiogna Inferiore, ponte – Turista a due passi da casa

Lasciamo il piccolo agglomerato e raggiungiamo il torrente Sermenza che superiamo passando sul ponte e seguiamo la mulattiera di destra. Si tratta del percorso CAI col segnavia 373 che ci porterà a Palancato. Siamo a 824 m sul livello del mare., tramite una semplice scalinata tra gli alberi che conduce all’Oratorio di San Quirico e quindi alle abitazioni.

Oratorio di San Quirico

Palancato, Oratorio San Quirico – Turista a due passi da casa

L’Oratorio di San Quirico risale al 1590, mentre gli affreschi sulla facciata, così come la vediamo oggi sono stati realizzati in epoche diverse. Le immagini della parte superiore dell’edificio rappresentano il martirio di San Quirico. L’affresco centrale ritrae la Madonna con il Bambino, San Quirico fanciullo e la madre Giuditta ed è del 1823. Il ritratto di Sant’Ambrogio che si vede sulla sinistra è datato 1865, a destra, invece Santa Barbara. L’interno conserva una altare con quattro colonne a spirale, a lato ecco la Cappella di Sant’Ambrogio.

Palancato

L’Oratorio di San Quirico è la porta d’accesso a Palancato. Un gruppo di case, alcune delle quali sono molto antiche con corpo centrale in pietra e loggiati di legno su due fronti. Anche attorno alla piazzetta centrale di questo agglomerato troviamo abitazioni, in parte ristrutturate. Alcune sono state edificate attorno all’Ottocento. Così lasciano intendere alcuni affreschi sui muri.

Palancato, la piazza – Turista a due passi da casa


Come arrivo a Piaggiogna

Piaggiogna si raggiunge in auto da Milano e Torino percorrendo l’autostrada A4 si svolta al bivio con la A26 fino all’uscita Ghemme/Romagnano Sesia. Si procede sulla SS 299 e, superato il comune di Balmuccia si devia verso destra imboccando la SP 10 della Val Sermenza per circa 6 Km, quindi superato Boccioleto in meno di due minuti si raggiunge Piaggiona. L’Oratorio di San Martino si trova sulla sinistra.

Un trekking devozionale al Sacro Monte di Ossuccio sul lago di Como

Situato nell’omonima località sulla sponda occidentale del lago di Como il Sacro Monte di Ossuccio si raggiunge seguendo il percorso devozionale immerso nel verde, ammirando stupendi scorsi sul Lario

Il Sacro Monte è un complesso devozionale situato in altura, composto da diverse cappelle o edicole in cui, tramite statue, dipinti e sculture è rappresentata la vita di Cristo, che riproduce in scala minore la Nuova Gerusalemme. Furono costruiti in Italia a partire dalla fine del 1400 con lo scopo di offrire ai pellegrini un’alternativa più sicura rispetto ai viaggi in Terra santa. Ed è in  questo contesto che si inquadra il Sacro Monte di Ossuccio.

Sacro Monte di Ossuccio, una delle cappelle – Turista a due passi da casa

Situato nell’omonima frazione del comune di Tremezzina sulla sponda occidentale del lago di Como, di fronte all’isola Comacina, sorge su una rupe a 419 metri sul livello del mare, completamente isolato dal resto del paese, circondato da campi, ulivi e  boschi.

Sacro Monte di Ossuccio, vista sull’isola Comacina – Turista a due passi da casa

Il percorso devozionale

Il nostro trekking segue il percorso devozionale composto da quattordici cappelle costruite tra il 1635 e il 1710 in stile barocco conduce al Santuario della Beata Vergine del Soccorso, al cui interno si trova l’ultima delle edicole, quella dedicata all’Assunzione della Madre di Dio. Seguiamo la lunga strada acciottolata raggiungiamo una ad una le edicole ognuna dedicata ad uno dei misteri del Rosario e  numerate secondo la canonica successione dei cinque misteri gaudiosi, seguiti dai cinque misteri dolorosi e dai primi quattro misteri gloriosi. L’ultimo dei misteri gloriosi, ovvero l’incoronazione della Vergine è costituito da un’edicola che si trova all’interno del santuario, proprio sopra l’altare maggiore.

La realizzazione

Sacro Monte di Ossuccio, l’interno di una delle cappelle – Turista a due passi da casa

Il progetto fu realizzato dai frati francescani su esempio del piano urbanistico del Sacro Monte di Varese, grazie alle donazioni della nobiltà locale. I nomi di alcuni di loro si possono leggere sulla porta di ingresso delle cappelle, mentre all’interno delle stesse trovano posto statue policrome in stucco o in terracotta e affreschi alle pareti. L’architettura delle cappelle, di gusto barocco, hanno forme che variano tra gli edifici a pianta rettangolare e ad aula unica. La particolarità di alcune edicole è il pronao piuttosto esteso che ingloba il sentiero in salita.

Gli artisti che hanno lavorato

Gli artisti che hanno contribuito alla realizzazione delle figure interne sono diversi. Oltre duecento delle statue che si trovano nelle cappelle sono state realizzate dal plasticatore ticinese, Agostino Silva che ha dato forma alle sue opere attingendo da episodi di vita di tutti i giorni. Tra i pittori che hanno affrescato le pareti ci sono Carlo Gaffuri, Innocenzo Torriani, e Gian Paolo Recchi, mentre la cappella dell’Annunciazione e la quattordicesima, l’Assunzione della Vergine, sono state affrescate da Salvatore Pozzi, che è anche l’autore anche di alcune opere sul soffitto del santuario.

Sacro Monte Ossuccio, particolare di una Cappella - Turista a due passi da casa
Sacro Monte Ossuccio, particolare di una Cappella – Turista a due passi da casa

Il Santuario della Beata Vergine del Soccorso

In cima alla via devozionale sorge il Santuario della Beata Vergine del Soccorso. Fu edificato su terreno impervio, nel luogo dove in precedenza sorgeva un altro luogo di culto. Il corpo principale del Santuario fu completato nel 1537, mentre il campanile venne ultimato solo nel 1719, ed è opera dell’architetto ticinese Giovanni Battista Bianchi. 

Sacro Monte di Ossuccio, il Santuario della Beata Vergine del Soccorso – Turista a due passi da casa

L’edificio si presenta ad aula a navata unica, ricco di decorazioni, capitelli a stucco, statue e marmi di gusto barocco.  Gli affreschi del soffitto e quelli della controfacciata, l’arco trionfale con l’Annunciazione, a destra, e la Visitazione a sinistra, sono opera di Salvatore Pozzi. A metà della navata di sinistra un affresco di autore ignoto ritrae la Madonna con Bambino e Sant’Eufemia. Un’icona molto cara alla popolazione locale, mentre di fronte, sul lato opposto si trova una pala d’altare ottocentesca raffigurante San Giuseppe proveniente dalla Basilica di San Pietro in Vaticano, è stata donata al Santuario nel 1963 da Papa Giovanni XXIII.

Nella Cappella della Madonna in fondo alla navata, vicino alla sacrestia, è custodita la veneratissima statua della Beata Vergine del Soccorso.

Nel 2003, l’UNESCO lo ha inserito nel gruppo di nove di questi complessi denominati Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, nell’elenco del patrimonio dell’umanità.

L’audioguida

Ascolta l’audioguida del trekking al Sacro Monte di Ossuccio, clicca sul link e ricorda di lasciare un “like” sulla pagina audio

Il video

Come arrivo ad Ossuccio

Ossuccio si raggiunge dall’Autostrada A9, Milano-Chiasso, uscita Lago di Como, quindi seguendo la statale 340 si arriva ad Ossuccio. Superata la chiesa di Santa Maria Maddalena si svolta a sinistra e si prosegue fino a Piazza  Papa Giovanni XXIII dove si può parcheggiare l’auto. (siamo all’altezza della quarta cappella).

La Cascata di Salino: un colorato salto dell’acqua, 30 metri tra rocce e natura rigogliosa

Uno scenografico salto di 30 metri con l’acqua che precipita tra i colori della roccia e quelli della natura e forma la Cascata di Salino, uno spettacolo naturale da ammirare. Siamo nel comune di Paularo, in provincia di Udine, nella Carnia friulana.

Cascata di Salino, le Alpi Carniche – Turista a due passi da casa

Seguendo la strada provinciale 23 che da Arta terme raggiunge il comune di Paularo, ci siamo imbattuti, quasi casualmente, in questo spettacolo della natura, o perlomeno, no lo si vede dalla strada principale, per ammirare la Cascata di Salino, dobbiamo fare una deviazione giunti all’altezza di Lambrugno e seguire la strada verso Trelli. Al primo tornante ecco davanti a noi questa immensa cascata, i suoi colori e la sua bellezza.

L’idea per un trekking

Cascata di Salino, il trekking – Turista a due passi da casa

La zona è piena di forre e cascate e l’intento era quello di fare una specie di trekking che dalla cascata di Salino ci avrebbe portato a quella del Rio Pecol (come nella foto). Un breve percorso seguendo la strada, un tragitto lungo circa 3 chilometri per ammirare due stupende cascate. Purtroppo, un improvviso quanto duraturo acquazzone ci ha costretto a rinunciare.

Uno spettacolo della natura

Arrivati al punto di partenza, la Cascata di Salino, ci siamo accontentati di ammirare, anzi di restare estasiati da questo spettacolo. Immaginate di trovarvi in un anfiteatro dalle pareti altissime ricoperte di roccia e alberi. L’acqua che proviene dal Rio Roia cade da 30 metri d’altezza. Guardandocivi attorno abbiamo trovato solo rocce dai colori diversi: rosso, giallo, marrone, grigio, con la natura che ogni tanto ci mette un po’ di verde.

Cascata di Salino – Turista a due passi da casa

E guardando in alto, proprio tra gli alberi ecco spuntare, o meglio, farsi largo l’acqua che poi precipita per 30 metri, lungo una roccia in travertino che ogni tanto assume la colorazione giallastra a causa del carbonato di calcio che si è depositato nei secoli, trasportato dall’acqua, prima di scivolare via verso altri alberi e scomparire all’orizzonte per immettersi nel Torrente Chiarsò.

Un altro punto di vista

Cascata di Salino – Turista a due passi da casa

Si può ammirare lo spettacolo della Cascata di Salino anche da un punto più basso della strada, basta prendere un sentiero (se è aperto) che conduce ad un livello sottostante. Ci ricorderemo di questo posto per il rumore assordante dell’acqua e la temperatura, di pochi gradi, dovuta al fatto che siamo arrivati qui in una giornata nuvolosa. Chissà col sole che colori splendenti avremmo trovato.


L’Audioguida

Clicca sul link e ascolta l’audioguida della Cascata di Salino


La Cascata del Rio Picol

La zona che comprende Salino è ricca di cascate ed è dovuta alla conformazione geologica e morfologica della vallata. Il nostro intento era quello di raggiungere un’altra di queste meraviglie: la cascata del del Rio Picol, che si trova sul Rio Mueia, un piccolo corso d’acqua che si immette nel Chiarsò, nel comune di Dierico, a poca distanza. Sarà per la prossima volta.

Cascata di Salino – Turista a due passi da casa

Come arrivo alla Cascata di Salino

La cascata di salino si trova seguendo la strada provinciale 23 che da Arta terme raggiunge il comune di Paularo, in provincia di Udine. Da Tolmezzo la si raggiunge seguendo la Strada Statale 52 fino a Cedarchis, poi deviazione a destra sulla Sp23 fino a Lambrugno, quindi Sp 40. La cascata è appena fuori dal borgo.

Da Piancavallo al Morissolo, un trekking panoramico sul Lago Maggiore seguendo la Linea Cadorna

Un trekking poco impegnativo che raggiunge il Morissolo e segue la linea difensiva voluta dal Generale Cadorna. Siamo a Piancavallo, una piccola frazione nel Verbano sui monti che circondano il Lago Maggiore

Sono passati 106 anni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Per non dimenticare il sacrificio di migliaia di uomini, abbiamo deciso di andare sulle tracce dei luoghi dove i soldati hanno combattuto per creare un ideale di Patria, nei luoghi dove i nostri nonni hanno imbracciato le armi contro il nemico o lavorato per evitare che lo stesso invadesse le nostre città.

La Linea Cadorna

Trekking Piancavallo-Morissolo, una postazione militare della Linea Cadorna
Trekking Piancavallo-Morissolo, una postazione militare della Linea Cadorna

In questo contesto si inserisce la Linea Cadorna, il sistema difensivo ideato dal comandante dell’Esercito italiano per proteggere la pianura Padana creando una serie di trincee, posti di osservazione, gallerie  su Alpi e prealpi di Piemonte e Lombardia.

I tratti ancora oggi visitabili

A ricordo di quanto costruito tra il 1915 e il 1917, restano diversi tratti della Linea Cadorna che ancora oggi sono visitabili, come quello che nella zona del Verbano-Cusio-Ossola, sul Lago Maggiore, sponda piemontese, parte dalla località Piancavallo per toccare la vetta dei monti Morissolo e Morissolino, in un percorso facile, senza particolari pendenze che se affrontato nelle giornate limpide risulta altamente panoramico.

Il percorso

Il percorso del trekking al monte Morissolo parte dal piazzale antistante l’Istituto Auxologico di Piancavallo per immettersi sulla strada che lo costeggia posteriormente. Non si può sbagliare. Sul posto ci sono dei pannelli indicativi, posti proprio all’inizio del tracciato. Noi seguiremo quello contrassegnato come Numero 1 col simbolo bianco e rosso.

Trekking Piancavallo-Morissolo, la prima postazione militare della Linea Cadorna

Imboccata subito la panoramica strada militare, passo dopo passo, appena superati gli alberi ci appare il primo fantastico scorcio sulla sponda piemontese e su quella lombarda del Lago Maggiore.

Si continua a camminare fino a raggiungere una curva con due panchine. Siamo al bivio della strada secondaria di arroccamento e al sentiero che scende verso Cannero, passando dall’Alpe Ronno e da Oggiogno.

Decidiamo di sostare per qualche minuto per ammirare ancora una volta il panorama che si apre davanti a noi prima di continuare la nostra marcia di avvicinamento al Monte Morissolo, anche se da questo punto cominciamo a intravedere la cima della montagna che dobbiamo raggiungere e che sarà solo la nostra prima meta.

La prima postazione militare

Riprendiamo a camminare continuando ad ammirare il Lago Maggiore fino a raggiungere una fontana con acqua non potabile. Qualche passo dopo ecco la prima postazione militare. Si tratta di due piccole gallerie scavate nella roccia che affiora dal terreno. Non sono visitabili, Purtroppo qualche imbecille irrispettoso le ha utilizzate come bagno pubblico. Non c’è proprio rispetto per la storia e per gli uomini che si sono sacrificati per la nostra libertà. Evitando di fare ulteriora polemica, ci incamminiamo seguendo la strada.

La prima galleria

Trekking Piancavallo-Morissolo, la prima galleria della Linea Cadorna

Incrociamo alcuni cartelli che indicano diverse direzioni. Torneremo in un secondo momento. Adesso dobbiamo andare verso le gallerie e seguire la strada (in pratica sempre dritto) fino ad un pannello indicatore e ad un cancello: siamo arrivati davanti alla prima galleria scavata dall’uomo. Sembra chiuso, proviamo ad aprirlo e magicamente ci invita ad entrare. superiamo la prima breve galleria scavata nella roccia, ne troveremo diverse da qui in avanti. Il percorso prevede di proseguire fino a giungere a un punto estremamente panoramico, dove sono state poste tre croci.  Seguendo la strada siamo arrivati ad un punto di avvistamento che si trova poco lontano dall’ultima galleria.

L’illuminazione delle gallerie

Meglio avere con se una pila perché questo tratto è completamente al buio e, abbiamo notato, nel punto finale si trovano diversi cavi della corrente che penzolano dal muto umido. Quindi può essere estremamente pericoloso.

Procediamo con cautela e arrivati in fondo a quest’ultimo tunnel, si svolta a destra (le rocce qui sono state rivestite di cemento) si esce dal cancello e si prosegue salendo la scalinata che porta al punto di osservazione. Immancabile segnalare che qui il panorama è stupendo. Peccato aver trovato una giornata con foschia, la vista non è appagata al massimo.

Il punto di osservazione visto dall’interno

Trekking Piancavallo-Morissolo, posto di avvistamento sulla Linea Cadorna

Saliamo la scala, apriamo la porticina ed entriamo in questo posto di osservazione scavato nella roccia. Oggi è un punto panoramico. Dalle quattro finestrelle si ha una visuale sul lago e sulle montagne della Val Grande.


L’audioguida

Ascolta l’audioguida del trekking al monte Morissolo, qui il link e ricorda di lasciare un “like” sulla pagina audio


Le carbonaie

A questo punto torniamo sui nostri passi fino alla fontana e seguiamo l’altro sentiero, quello che parte da sopra la fontana. Ci immergiamo in una selva di faggi per proseguire verso la località di Colle. Nel bosco umido è forte il profumo di funghi (che comunque non abbiamo trovato e visto) l’attrattiva più interessante qui è la carbonaia.

Trekking Piancavallo-Morissolo, alberi sul percorso della Linea Cadorna

La carbonaia

Camminando scopriamo un’altra attrattiva di questa zona: la carbonaia del monte Morissolo che nulla ha a che vedere con la linea Cadorna, ma che ci piace ammirare. Si tratta di una struttura con cui veniva creato il carbone vegetale. Attività ormai estinta. Ma come funzionava?

Il funzionamento della carbonaia

Dopo la procedura di preparazione, l’accatastamento della legna attorno ad una specie di camino conico rivestito di un materiale non traspirante, la carbonaia veniva accesa fino alla carbonizzazione della legna. 

La procedura veniva monitorata da persone esperte attraverso il colore del fumo che fuoriusciva dal camino.

Oltre la carbonaia verso le postazioni del Morissolino

Superata la carbonaia, continuiamo a camminare fino a raggiungere un bivio. Prendiamo il sentiero di sinistra e, dopo pochi passi ci troviamo al parcheggio di Colle. 

Siamo ad un bivio. Se deviamo a sinistra seguendo le indicazioni raggiungeremo la cima del Morissolino.  Si oltrepassano cinque postazioni militari e si raggiunge la cima in circa 35 minuti. Dalla vetta la vista abbraccia il Montorfano, il Massone, il Proman, lo Zeda e il Morissolo.

Noi optiamo per tornare al parcheggio. Seguiamo la strada asfaltata fino al punto di partenza. Nell’ultimo tratto prima di arrivare a parcheggio si apre una panoramica sulla valle interna. Spettacolare!


L’audioguida

Ascolta l’audioguida delle carbonaie del monte Morissolo, qui il link e ricorda di lasciare un “like” sulla pagina audio


Come arrivo a Piancavallo

Con l’automobile seguendo l’Autostrada A26 direzione Gravellona Toce, uscita Stresa-Baveno, quindi seguendo le indicazioni per Verbania e per Piancavallo percorrendo la strada per Premeno. Attenzione perché in alcuni punti la via è stretta e due vetture passano a fatica. Da Piancavallo si prosegue fino all’Istituto Auxiologico (sul tragitto si trovano alcuni cartelli).

Si può optare anche per la combinazione treno-bus. La stazione più vicina è quella di Verbania Fondotoce. Da qui si prosegue in bus. Linea per Premeno/Piancavallo con il bus della linea VCO trasporti.

Un trekking dove il tempo si è fermato: la Val Sermenza

Percorrendo la Val Sermenza, siamo in Valsesia, lungo la strada che porta ad Alagna Valsesia, deviamo verso il comune di Boccioleto per raggiungere un luogo dove il tempo sembra si sia fermato e ne approfittiamo per un trekking nella natura.

Piaggiogna baita

Un sentiero ricco di meraviglie architettoniche e naturali

Piaggiogna indicazione sentiero

Camminando lungo il sentiero che ci porterà da Piaggiogna a Palancato, ecco spuntare case in pietra, semplici locali riscaldate dal camino a legna, e una natura che ci regala angoli incontaminati, tra alberi, prati in fiore e un fiumiciattolo di montagna.

La nostra passeggiata è accompagnata dal cinguettio degli uccelli, dal rumore dell’acqua e dal vento che muove la fronda degli alberi.


Il percorso della val Sermenza

Il percorso si svolge per la quasi totalità sul lato idrografico destro della Val Sermenza, tra i 692 metri sul livello del mare del Torrente Sermenza e i 1437 metri dell’alpe Selletto.

Questa zona è caratterizzata dalla presenza d’insediamenti permanenti e di alpeggi (documentati) che risalgono all’inizio del 1300.

Piaggiogna
Piaggiogna

Il percorso ci porterà da Piaggiogna Superiore all’agglomerato di Palancato. Un trekking della durata di 30 minuti, facile e adatto a tutti.

Punto di partenza è l’Oratorio di San Martino che si vede dalla strada, così come alcune delle abitazioni che compongono questa piccola frazione. Le case si sviluppano in altezza e sono state edificate su precedenti costruzioni risalenti al 1800.

Seguendo l’unica stradina che attraversa l’abitato di Piaggiogna scendiamo verso la sua frazione Inferiore per raggiungere il fiume. Oltrepassata la piazzetta centrale, al termine di una viuzza ecco l’insegna di una antica scuola fondata nel 1770.

Di fronte alla fontana, sulla piazza centrale, si trova la Cappella di San Gaudenzio. All’interno, sul lato sinistro, un dipinto raffigura una Madonna col bambino, dai lineamenti delicati.

Raggiunta la parte Inferiore dell’abitato, il nostro trekking alla scoperta della Val Sermenza prosegue lungo la mulattiera fino a raggiungere il Torrente Sermenza (si può iniziare anche da qui. Una strada asfaltata termina con un piccolo parcheggio in questo punto).

Da qui inizia l’itinerario segnalato dal CAI Varallo con il segnavia 373.

Piaggiogna Inferiore ponte sul torrente Sermenza
Piaggiogna Inferiore ponte sul torrente Sermenza

Superato il ponte si aprono due strade: a sinistra la mulattiera con segnavia 373 che risale la Val Chiappa fino a raggiungere la frazione Piana e numerosi alpeggi, mentre quella di destra prosegue verso la frazione Palancato. In questo caso, una indicazione (segnavia 377) ci invita ad entrare all’interno di un bosco di faggi e a seguire un’altra mulattiera che a tratti presenta ripidi gradini.

Palancato

In circa 20 minuti di cammino raggiungiamo l’abitato di Palancato, che si annuncia a noi con l’Oratorio di San Quirico. Siamo nella parte meridionale dell’agglomerato. Al termine dei gradini ci troveremo all’ingresso della chiesa.

Al piano possiamo contemplare il paesaggio da dove si possono osservare la Val Chiappa e i suoi alpeggi, la colma di Campertogno (1727) e poco sopra, la cima dei Quattro Bricchi (1973 m), mentre dal margine settentrionale dell’abitato si vedono la media Val Sermenza, con Fervento e la Cima Castello (1907 m).

Palancato oratorio san Quirico
Palancato oratorio san Quirico

Le case e i dipinti di Palancato

Un’abitazione poco distante dalla chiesa risulta essere la più antica della frazione di Palancato. Presenta corpo centrale in pietra e loggiati di legno su due fronti. La costruzione è distribuita su tre piani molto bassi, mentre attorno all’antica piazzetta sono concentrate altre case.

La parte settentrionale dell’abitato di Palancato è costituita da abitazioni edificate attorno all’Ottocento. Sui muri si notano la data di costruzione e diversi affreschi ottocenteschi. Uno di questi alloggi porta data e sigla 1811 GAC.

Palancato affresco

Un affresco che vediamo su un muro risale al 1895 raffigura Sant’Antonio ed un committente inginocchiato sotto la Madonna col Bambino assisa su una nuvola, mentre su un’altra casa, datata 1896, un medaglione raffigura la Madonna col Bambino.

Palancato la piazza
Palancato la piazza

Su un’altra costruzione nella piazza settentrionale (datata 1881) sono presenti affreschi del 1883 e uno stemma raffigurante un leone; due nicchie vuote con alla base le iscrizioni Putto pifferaio e Putto ciocciaio. Presumibilmente queste ultime ospitavano due piccole statue.


Il trekking verso la chiesa della Madonna del Sasso

Piaggiogna Madonna del Sasso
Piaggiogna Madonna del Sasso

Dalla piazzetta che ci offre due panchine vicino ad una fontana arriva un profumo di pane appena sfornato. Verrebbe voglia di fermarsi, in effetti il nostro breve trekking alla scoperta della Val Sermenza finisce qui. Avendo tempo si potrebbe proseguire verso la chiesa della Madonna del Sasso, che si raggiunge in 1 ora e 10 minuti di cammino.


Come arrivo a Piaggiona

Piaggiogna si raggiunge in auto da Milano e Torino percorrendo l’autostrada A4 si svolta al bivio con la A26 fino all’uscita Ghemme/Romagnano Sesia. Si procede quindi sulla SS 299 e, superato il comune di Balmuccia si devia verso destra imboccando la SP 10 della Val Sermenza per circa 6Km, quindi superato Boccioleto in meno di due minuti si raggiunge Piaggiona. L’Oratorio di San Martino si trova sulla sinistra.

INFO

http://www.comune.boccioleto.vc.it

Un Walser ad Alagna Valsesia

Un facile trekking alla portata di tutti, ci porta alla scoperta dell’architettura Walser e ci permette di raggiungere la Val d’Otro, dove sorgono le piccole frazioni del comune di Alagna Valsesia. Siamo in provincia di Vercelli, in Piemonte.

Alagna-Valsesia, frazione Follu
Alagna-Valsesia, frazione Follu

La val d’Otro e la popolazione Walser

Siamo immersi nella magica cornice naturale della Val d’Otro, in un angolo di terra dove il tempo sembra essersi fermato, dove l’ambiente è incontaminato e le case tipicamente in stile Walser sono testimonianza della colonizzazione di questo popolo di origine tedesca che dall’Alto Vallese si spostò verso le regioni alpine d’Italia.

Una migrazione, quella Walser che iniziò attorno al XII secolo, raggiungendo le vallate a Sud del Monte Rosa, sviluppando diversi insediamenti tra Alagna Valsesia, Riva Valdobbia, Rima San Giuseppe, Carcoforo, Rimasco e Rimella, dove furono fondate diverse colonie.

Alagna Valsesia, Scarpia, casa Walser

Le popolazioni Walser che occuparono questi territori lavorarono le terre rendendole coltivabili, crearono sentieri che ancora oggi possiamo percorrere , come quello che ci permette di visitare piccoli borghi come Follu, Scarpia, Ciucche, Weng, Felljerc, e Dorf, ovvero le frazioni di Alagna Valsesia, dove sostare per ammirare fontane monolitiche, i forni del pane, le stalle, le tipiche case walser e alcune cappelle votive.


Il percorso

Da Alagna Valsesia il percorso che ci porta alla scoperta delle piccole frazioni del comune in provincia di Vercelli segue il percorso “Tour del Monte Rosa” fino a raggiungere la zona delle vecchie miniere di manganese (50 minuti di cammino circa) e prosegue verso la Frazione Follu (20 minuti).

Poco prima di arrivare, al termine della salita ci appare in tutta la sua bellezza la chiesa della frazione Follu, dedicata alla Madonna della Neve. Ma non solo. Qui possiamo ammirare anche abitazioni Walser.

Follu, cappella Madonna della Neve
Follu, cappella Madonna della Neve

Facciamo una breve sosta per dissetarci e, perché no, prendere un po’ di sole sui prati. Altri dieci minuti di cammino e raggiungiamo la frazione Dorf , ammirando altre case Walser, mentre a Scarpia siamo catturati dai curiosi spartivalanghe che preservano le abitazioni dalle nevicate abbondanti.

Alagna Valsesia, frazione Scarpia
Alagna Valsesia, frazione Scarpia

Nella frazione di Weng possiamo vedere i campi recuperati e che cadenzano il ritmo delle stagioni per le poche persone che con coraggio vivono in questi luoghi per la maggior parte dell’anno.

Lasciata alle spalle la frazione Scarpia, in 30 minuti si raggiunge Pianmisura con le sue poche abitazioni. ma non è finita. Saliamo fino alla Chiesa di San Giacomo, ammirando sui monti circostanti le mucche libere di pascolare. Sì perché questa è zona di alpeggi, conosciuti fin dal medioevo, mentre attorno a noi le montagne ricche di alberi di alto fusto fanno da corollario alla nostra vista.


Le montagne

La vetta più alta della zona è il Corno Bianco (m. 3320), alle cui pendici si trovano due piccoli ghiacciai: il nevaio di Puio e il ghiacciaio d’Otro.


Quando andare

Il percorso che ci porta alla scoperta delle frazioni in quota di Alagna Valsesia è ideale dalla tarda primavera, per le migliori condizioni meteo, anche se d’inverno, compatibilmente con la neve, può essere interessante salire in quota con le ciaspole (anche se è sempre meglio informarsi prima sull’apertura delle strade).

Il percopresenta un dislivello di 582 metri e che in due ore circa di cammino ci proietta in un mondo fatto di verdi pascoli, alte montagne rocciose e che ci permette di scoprire una comunità, quella Walser, antica di secoli.


Il video del trekking ad Alagna Valsesia


Come arrivo ad Alagna Valsesia

Per arrivare ad Alagna Valsesia si prende l’Autostrada A26 in direzione Gravellona Toce, si esce a Romagnano Ghemme, quindi si prosegue sulla statale SS299 per Alagna.

Gli aeroporti più vicini ad Alagna sono quelli di Milano Malpensa, Milano Linate e Torino Caselle, ma non ci sono collegamenti diretti con Alagna Valsesia.

Gli autobus seguono la linea Milano-Novara-Varallo-Alagna, mentre in treno la stazione più vicina è quella di Varallo Sesia sulla linea Novara-Varallo. Da qui si può proseguire in bus o in Taxi.

Un trekking alla Fonte Romana

Un facile percorso di trekking ci porta nel cuore del Parco della Majella, in Abruzzo. Siamo alla Fonte Romana e, sgombrando il campo da ogni dubbio, non si sta cercando una fonte dove sgorga acqua, bensì, questo è il nome di un piccola frazione del comune di Pacentro, situato sulla strada S.P 54 che collega Campo di Giove con il bivio per Passo S. Leonardo.

Fonte Romana, lungo il percorso - Turista a due passi da casa
Fonte Romana, lungo il percorso – Turista a due passi da casa

Dalla Fonte Romana partono diversi percorsi di trekking che ci portano fino alla piccola Fonte di Collalto a 1526 slm, da dove, seguendo il sentiero si può raggiungere la località di Stazzo e la Fonte dell’Orso. Siamo in una delle aree più suggestive del versante Ovest della Maiella, dove e se si è fortunati si possono incontrare gli animali che vivono in questa zona.

La partenza del percorso

Il punto di partenza del percorso che inizia alla Fonte Romana è facilmente individuabile. Il cartello della località è ben in evidenza. Lasciata l’auto al parcheggio, si supera la sbarra che dà inizio ai sentieri. Si tratta di un facile e comodo sterrato che conduce nel cuore della faggeta e ci porta subito nei pressi di una specie di invaso da cui esce una piccola cascatella. Alzando lo sguardo si noterà una costruzione. L’unica della zona: è un ristorante. Ci tornerà utile al ritorno. (Si mangia bene e si spende il giusto).

Fonte Romana, marcatore sentiero - Turista a due passi da casa
Fonte Romana, marcatore sentiero – Turista a due passi da casa

Prima di pensare al cibo, ci concentriamo sulla camminata. Il percorso da seguire è quello dello sterrato che affianca il torrente Vella e che in pochi minuti conduce nel cuore della faggeta. Sono consigliati scarponi da trekking e bastoni anche perché qui e facile confondersi, occorre prestare molta attenzione ai segnali indicatori e alle tracce rosso e bianche, altrimenti si finisce che seguendo il torrente, ci si allontani dal percorso.

Il torrente da superare

Cinque minuti dopo l’inizio del cammino si attraversa il torrente e si comincia, lentamente, a salire lungo un pendio, fino ad incrociare una comoda pista forestale che da qui ci porterà, piano piano, alla meta prescelta. Uscendo dal bosco la prima area che si incontra è quella dove si possono vedere dei resti. Si tratta di muretti e capanne realizzate in pietra a secco usate fino agli inizi del XX secolo.


Il video


La fonte di Collalto

Fonte Romana, ruscello lungo il percorso - Turista a due passi da casa
Fonte Romana, ruscello lungo il percorso – Turista a due passi da casa

Continuando a salire si raggiungono ampie radure da cui si aprono fantastici panorami che spaziano sul massiccio della Majella e sulle montagne circostanti. Raggiungiamo la piccola Fonte di Collalto dopo circa 50 minuti dalla partenza. Siamo a 1526 metri sul livello del mare. Da qui il sentiero prosegue fino alla località Stazzo.

Un facile percorso

Tutto l’itinerario, è fresco e ombroso in estate, non è difficoltoso, anche se è meglio essere attrezzati e portare una scorta d’acqua. Le salite non sono difficoltose e possiamo dire che questo è un percorso adatto anche a famiglie con bambini, ma che è sconsigliato in inverno a causa del rischio valanghe.

Cinque motivi per fare il trekking alla Fonte Romana

Fonte Romana, flora e fauna- Turista a due passi da casa
Fonte Romana, flora e fauna- Turista a due passi da casa
  • Per passare una giornata nella natura
  • Per scoprire un luogo incontaminato d’Abruzzo
  • Per ammirare flora e fauna del luogo
  • Perché si raggiunge facilmente
  • Perché è adatto a tutti
Fonte Romana, muretti a secco - Turista a due passi da casa
Fonte Romana, muretti a secco – Turista a due passi da casa


Come arrivo alla Fonte Romana

Da Pacentro si segue la Strada Regionale 487 in direzione del Passo di San Leonardo. La Fonte Romana si trova dopo circa 14 Km


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I mulini sul Rio Graglia

Trontano è una località immersa nella natura del Parco Nazionale della Val Grande, non lontano dal lago Maggiore e da Domodossola, in Piemonte, che si sviluppa tra boschi di castagno, sambuco, querce e vigneti e nota per i suoi antichi mulini. Siamo in provincia del Verbano-Cusio-Ossola

I sei mulini

Si tratta di opere antiche che dopo essere state dismesse, oggi sono state recuperate a scopo didattico e di memoria storica. I sei mulini si trovano in località “mulit”. Sono strutture in pietra che vennero utilizzate per la molitura di granaglie e segale, che da queste parti significa materia prima per la produzione di pane nero. Si tratta di edifici risalenti alla fine del 1600, sorti su altre strutture di più antica edificazione. Sono ruderi recuperati dalla Comunità Montana Valle Ossola nell’ambito di un progetto denominato “Il ciclo della segale“.

In cerca dei mulini

Per arrivare ai mulini sul Rio Graglia che sorgono appena fuori l’abitato di Trontano, dobbiamo camminare per qualche minuto. In lontananza sentiamo il treno delle Centovalli che fischia al suo passaggio, mentre noi ci mettiamo alla ricerca di questi antichi mulini. Dalla stazione del piccolo borgo montano, seguendo la via che conduce a Verigo, un altro minuscolo abitato dove le case si contano sul palmo d’una mano, arriviamo in pochi minuti alla meta.

La visita ai mulini di Trontano

Mulini sul Rio Graglia cappella

Arrivati nella zona dei mulini, superato un ponte in pietra siamo accolti da un cartello che ci segnala che queste strutture sono aperte al pubblico solo per visite guidate. Poco importa. L’area è comunque accessibile e aperta 24 ore su 24. Ci limiteremo ad ammirare i mulini dall’esterno. Basta l’immagine che si presenta davanti ai nostri occhi per giustificare il viaggio.

Per sapere tutto su questi edifici, troviamo alcuni cartelli informativi che ci raccontano la loro storia e la loro importanza per il posto che stiamo visitando.

Mulini sul Rio Graglia ponte
Mulini sul Rio Graglia ponte

Queste costruzioni in pietra hanno tutti piccole dimensioni. Il mulino costruito nella zona più a monte ha al suo fianco un canale da dove arriva l’acqua che aziona le pale per far girare la mola in pietra che a sua volta, macina il grano. In un altro (diroccato) si trovano dei cartelli didattici. Illustrano la fase di trasformazione dalla farina al pane. I mulini di Trontano sorgono su un’antica mulattiera, così ne approfittiamo per raggiungere Verigo.

La mulattiera

Verigo
Verigo

La visita ai mulini sul Rio Graglia si esaurisce in pochi minuti, quindi proseguiamo il nostro cammino proseguendo nella mulattiera tra i boschi. Lungo il tragitto incontriamo i vigneti a “topia”. Si tratta di viti intrecciate fino a formare un graticcio, una sorta di gazebo naturale. Questa è anche zona di vigneti.

I vigneti a topia

Mulini sul Rio Graglia vigneti
Mulini sul Rio Graglia vigneti

Cinque minuti di cammino tra boschi e vigneti a “topia”, sempre accompagnati dal fischio del treno che transita a cadenza regolare sui binari nascosti tra la vegetazione, ed ecco spuntare due tavolini da picnic vicino ad uno spiazzo. Siamo arrivati a destinazione. Ci fermiamo per il pranzo al sacco.

Ammirata anche questa particolarità della zona, e sempre accompagnati dal fischio del treno che transita a cadenza regolare sui binari nascosti tra la vegetazione, notiamo lungo il cammino uno spazio per il picnic, ma anche alcune case. Siamo arrivati a Verigo.

Proseguendo sulla mulattiera si raggiungono il torrente e la località di Marone, oppure si può tornare al punto di partenza.


Cinque motivi per visitare i Mulini sul Rio Graglia

  • Per scoprire il passato di questa località
  • Per vivere una giornata immersi nella natura della Val Grande
  • Per conoscere tutti i segreti dell’arte della macina del grano
  • Per raggiungere e scoprire cosa sono i vigneti a topia
  • Per assaporare i cibi locali

Questo contenuto è disponibile anche in INGLESE

Come arrivo a Trontano

Trontano si trova in Val Grande, in Piemonte e si raggiunge, dalla A26 Genova – Gravellona in direzione di quest’ultima località, quindi seguendo la Strada Statale del Sempione, uscita Masera e proseguendo in direzione della SS337 fino a Ronco. Infine si seguono le indicazioni per Pello e Trontano.

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