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Un aperitivo tra le frazioni di Crodo

Una piacevole passeggiata ci porta alla scoperta di Crodo e soprattutto delle sue frazioni poste lungo il versante soleggiato che sale verso il Cistella. Siamo in val Formazza ed Antigorio, in quel cuneo di Piemonte che si allunga nella Svizzera.

Crodo, vista sulla frazione Mozzio - Turista a due passi da casa
Crodo, vista sulla frazione Mozzio – Turista a due passi da casa

Una lunga passeggiata, se fatta a piedi, oppure faticosa se percorsa in bicicletta, o ancora piacevole in auto, ma in questo caso si perdono tutte le sfumature naturali della zona.

Crodo è nota soprattutto per la sua acqua minerale e per il suo analcolico famoso in tutto il mondo, di cui la ricetta è un segreto. All’ingresso del borgo si trovano la fabbrica che imbottiglia l’acqua minerale e il parco delle Terme, che potremo visitare in un secondo momento.

Il punto di partenza del nostro percorso è la Chiesa di Santo Stefano, dalla quale in pochi minuti si raggiunge la vecchia mulattiera che taglia in più punti la strada asfaltata che sale verso Mozzio. È impossibile sbagliare. Il percorso è evidenziato da cartelli indicatori.

Crodo, chiesa Santo Stefano - Turista a due passi da casa
Crodo, chiesa Santo Stefano – Turista a due passi da casa

Prima Tappa: Mozzio

Lasciata Crodo e inerpicandosi sul sentiero raggiungiamo Roncola, siamo a 670 metri sul livello del mare. Un pugno di case ben tenute, utilizzate più per le vacanza che per vivere. Si passa davanti ad un piccolo laghetto e prima di salire verso Mozzio, con una piccola deviazione si raggiunge Il Santuario della Madonna della Vita a Smeglio. Si tratta di una chiesa risalente al 1614, al cui interno è conservata una copia dell’affresco della Madonna della Vita inviato da Bologna.

Crodo, frazione Mozzio, panorama - Turista a due passi da casa
Crodo, frazione Mozzio, panorama – Turista a due passi da casa

Raggiunta, Mozzio siamo a 830 metri sul livello del mare, si passeggia nella zona più vecchia del borgo, dove si ammirano abitazioni d’epoca, diverse delle quali costruite in pietra locale. Qui svetta la parrocchiale di San Giacomo, risalente al 1628 e restaurata nel corso dei secoli. Da qui si gode di un bel panorama su parte della valle e sul borgo.

Crodo, frazione Mozzio, chiesa di San Giacomo - Turista a due passi da casa
Crodo, frazione Mozzio, chiesa di San Giacomo – Turista a due passi da casa

Seconda tappa Viceno

L’arrivo della seconda tappa è Viceno, che si raggiunge seguendo la strada asfaltata. Questa frazione di Crodo ci offre subito la Chiesa di San Rocco, edificio risalente al 1623, costruito durante il periodo della peste. L’edificio di culto e stato restaurato nel 1987, mentre nel 1907 è stata ricostruita la volta perché pericolante.

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Terza Tappa: Cravegna

Crodo, frazione Cravegna, case tipiche - Turista a due passi da casa
Crodo, frazione Cravegna, case tipiche – Turista a due passi da casa

Attraversato il piccolo borgo si prosegue in direzione di Cravegna. Ammirando il panorama si notano i numerosi terrazzamenti caratteristici di questa zona. Cravegna si trova a 824 metri sul livello del mare ed è la più grande delle frazioni di Crodo. A sua volta è suddivisa in diversi nuclei: Campieno, Valle, Buttanego, Piazza e Villa. Molto interessante e caratteristica parte antica del borgo costituita da case in pietra. Scendendo verso la Chiesa di San Giulio si passa dalla Piazza Innocenzo IX, dedicata a Giovanni Antonio Facchinetti de Nuce che nacque a Cravegna e fu eletto Papa il 3 novembre 1591, in uno dei pontificato più brevi della storia: il suo regno durò solo due mesi.

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Nel cuore del borgo ecco il piccolo Oratorio di Santa Croce, costruito dal padre di Innocenzo IX, Antonio Nocerti, nel 1539. L’edificio è stato restaurato ed al suo interno si ammirano le antiche pitture raffiguranti S. Francesco con S. Petronio, che tiene in mano il modello della città di Bologna. Nocerti lasciò la valle per emigrare a Bologna E Lo si vede nella figura del devoto offerente ai piedi di S.Antonio Abate.

Chiesa di San Giulio

Crodo, frazione Cravegna, chiesa San Giulio - Turista a due passi da casa
Crodo, frazione Cravegna, chiesa San Giulio – Turista a due passi da casa

Secondo la leggenda, la chiesa di San Giulio è stata la prima delle cento chiese che i santi Santi Giulio e Giuliano edificate in Ossola.

La facciata ricorda, quella della vicina Chiesa monumentale di San Gaudenzio a Baceno, mentre l’interno è a tre navate. Sul soffitto diversi affreschi ricordano la vita di papa Innocenzo IX. Nella navata di sinistra si ammira un affresco della Madonna con bambino che anticamente decorava la facciata della chiesa romanica. Al dipinto vengono attribuiti fatti miracolosi avvenuto nel 1492. Interessante il fonte battesimale in marmo di Crevola del 1564.

Annesso alla chiesa è l’oratorio di San Giovanni Battista . Costruito nel XVII secolo si trova alla destra del sagrato, e ha di fronte un ossario costruito sempre nello stesso periodo.

Quarta tappa: Crodo

Terminata la visita alla Chiesa di San Giulio, seguendo il sentiero segnalato si arriva al piccolo nucleo di Vinun. Siamo ad 808 metri sul livello del mare. Qui i terrazzamenti lasciano supporre che un tempo venisse coltivata la vite. Quindi si scende a Fariolo e sempre seguendo la mulattiera si passa Navasco e si scende al ponte che supera il Torrente Alfenza.

Per arrivare dopo pochi minuti al punto di partenza, seguendo la strada che passa al fianco dei ruderi dell’Oratorio di S. Eustachio.

In termini tempo, il percorso a piedi dura circa quattro ore. Molto meno se lo affronta in auto, ma in questo caso da Cravegna si deve continuare sua strada che porta a Baceno e tornare poi a Crodo seguendo la strada principale.

Il video

La cucina tipica

La cucina tipica di questo territorio si basa sui formaggi locali come il Bettlematt, a pasta semicotta e dall’aroma particolare e la Toma, un Dop, dal sapore aromatico. Tra i primi piatti, il Prata Hapfla, preparato con patate, cipolle e formaggio. E poi il pane, che qui spesso viene prodotto ancora nei vecchi forni a legna.

Cinque motivi per vistare Crodo

  • Per fare uno tra i più bei trekking della Valle Antigorio e Formazza
  • Per ammirare dall’alto la valle in cui sorge Crodo
  • Per scoprire Craveggia e il luogo natio di Papa Innocenzo IX
  • Per assaporare la cucina tipica del luogo
  • Per le terme e il suo …famoso aperitivo

Audioguida


Come arrivo a Crodo

Crodo si raggiunge in auto da da Torino e Milano, Autostrada A4 fino al raccordo Autostrada A26 direzione Sempione Confine di Stato, a Gravellona Toce si prosegue sulla superstrada fino a destinazione.


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Sette castelli per i sette signori di Buronzo

Buronzo è un piccolo borgo di stampo medievale in provincia di Vercelli, dove visitare un castello, anzi, ben sette castelli. Uno per ogni componente della famiglia che qui dominava nel XIV secolo. 

Buronzo, piazza del castello - Turista a due passi da casa
Buronzo, piazza del castello – Turista a due passi da casa

La storia

Siamo in una zona già abitata nel periodo paleolitico superiore che col tempo si è ulteriormente sviluppata fino ad assumere una certa importanza nel Medioevo. Documenti confermano l’esistenza di un castrum di Buronzo nel 1039 nato grazie al casato dei Guala di Casalvolone: da questa discendenza avrà inizio la dinastia signorile che in età bassomedievale si dividerà in sette differenti rami familiari.

Il periodo di massimo splendore e di benessere economico per questo borgo fu tra il 1300 e il 1500, quando il divampare del conflitto franco-asburgico, portò saccheggi e distruzione a Buronzo. Una parziale rinascita del luogo arriverà dopo il ‘600 con l’avvio della coltivazione del riso che trasformò radicalmente la zona.

Visitiamo Buronzo

Buronzo, cartello ingresso centro storico - Turista a due passi da casa
Buronzo, cartello ingresso centro storico – Turista a due passi da casa

Oggi Buronzo è un piccolo, quanto suggestivo borgo piemontese. Passeggiando per le vie del centro storico si incrocia l’enorme maniero, in parte diroccato. Non è un vero e proprio castello con torri e merlature, come potremmo immaginare, semplicemente ha l’aspetto del ricetto, della costruzione chiusa ed inespugnabile dove si mettevano in salvo uomini, animali e cicero, dalle incursioni nemiche.

L’architettura di Buronzo

Buronzo, casa con torre - Turista a due passi da casa
Buronzo, casa con torre – Turista a due passi da casa

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L’architettura di questo luogo è dovuta alla volontà dei signori di Buronzo, che nel XIV secolo si divideva in sette distinti rami: ognuno occupava una parte precisa del castello. I tanti rami familiari hanno portato con tempo, alla creazione di differenti blocchi architettonici, cresciuti attorno alla fortificazione principale, dando vita al borgo vero e proprio. Un luogo che dopo assedi e distruzioni, restauri e passaggi di proprietà è stato trasformato così come lo vediamo oggi. 

Il castello e le Imprese

Buronzo, castello, visto dalla piazza sottostante - Turista a due passi da casa
Buronzo, castello, visto dalla piazza sottostante – Turista a due passi da casa

Girare per il centro di Buronzo significa arrivare al castello stesso. Si entra dalla torre-porta. Siamo nel punto più antico del maniero, fatto da alte mura costruite con mattoni e ciottoli affiancati a spina di pesce. Dove si notano bifore ornate da bacini ceramici di provenienza spagnola intonacate a calce impreziosite dalle tonalità calde del cotto.

Buronzo, castello, porta torre vista dall'interno - Turista a due passi da casa
Buronzo, castello, porta torre vista dall’interno – Turista a due passi da casa


Nella parte ristrutturata ecco l’appartamento nobile che conserva il ciclo affrescato delle “Imprese“, dette anche emblemi, si tratta di dipinti costituiti da un “corpo”ovvero una parte figurata ed una “anima” che è costituita da una scritta. L’unione delle due esprime significato allegorici.
Mentre la Rocca, oggi in rovina, ci ricorda la vita all’interno del castello, ma anche le battaglie che qui si sono combattute.

La parrocchiale

Buronzo, parrocchiale Sant'Abbondio - Turista a due passi da casa
Buronzo, parrocchiale Sant’Abbondio – Turista a due passi da casa

Nella chiesa di Sant’Abbondio è custodita  “La Pietà” di Giuseppe Giovenone. Si tratta di una tavola del Cinquecento vercellese. La si ammira in fondo alla navata barocca della parrocchiale.

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Cinque motivi per visitare Buronzo

Per ammirare le Imprese

Per scoprire un piccolo borgo piemontese e la sua storia

Per passeggiare in via Castello che racchiude seicento anni di storia

Per ammirare lo spettacolo delle Alpi dal loggiato del castello

Per vedere la tavola cinquecentesca della “”Pietà” di Giuseppe Giovenone


Audioguida


Il castello di Buronzo, il video

Video: castello di Buronzo

Come arrivo a Buronzo

Buronzo, a metà strada tra Torino e Milano, si raggiunge dall’Autostrada A4, uscita Balocco, quindi, seguendo la strada provinciale 6 si arriva a destinazione.


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Bra, tra zizzola e salsiccia

Situata tra le colline del Roero, in provincia di Cuneo, Bra è terra di rocche, di vigne e castelli, e soprattutto eccellenze enogastronomiche come la famosa salsiccia di Bra.

Bra, chiesa di Sant'Andrea - Turista a due passi da casa
Bra, chiesa di Sant’Andrea – Turista a due passi da casa

Città dalle origini antichissime, le sue radici affondano nel periodo neolitico, qui ci sono tracce dell’impero romano, mentre la dinastia sabauda, ha lasciato segni indelebili. Bra è anche la culla del barocco piemontese. È patria del movimento Slow Food e di una salsiccia, unica per gusto e origine. Ma la città si identifica anche con la zizzola.

I palazzi

Passeggiando tra le strade e le piazze di Bra si ammirano importanti chiese ed edifici storici come il Palazzo Comunale dalla parte centrale della facciata convessa. Di origine medioevale, subì diversi rifacimenti nel corso dei secoli. Una scala ad invito conduce alla grande porta ad arco. Il palazzo comunale presenta diverse analogie con Palazzo Carignano di Torino.

Bra, Palazzo comunale,  - Turista a due passi da casa
Bra, Palazzo comunale,  – Turista a due passi da casa

Oppure Palazzo Traversa, il cui nucleo primitivo è stato realizzato  alla metà del XV secolo  ed oggi è sede del Museo di Archeologia e Storia dell’Arte, al cui interno si possono vedere reperti provenienti dall’antica Pollenzo e opere d’arte locale dal Seicento ad oggi. Palazzo Mathis, di origine trecentesca, oggi è sede di mostre e rassegne culturali. Anche Palazzo Garrone è sorto in epoca medievale e nel tempo subì radicali trasformazioni.

La zizzola

La zizzola è l’edificio simbolo della città. Costruito a pianta ottagonale, ha due piani sormontati al centro da una torretta. Lo si ammira sulla collina Monteguglielmo, nel punto più alto di Bra, nel luogo dove anticamente sorgeva il castello. Lo spianato dietro la villa, secondo la tradizione, sarebbe stato il punto di convergenza delle streghe che festeggiavano il sabato. Sicuramente è stata una villa di campagna nella quale i proprietari erano soliti dare feste e ricevimenti.

Il teatro

Il teatro Civico  Politeama Boglione fu costruito grazie al lascito di Giuseppe Boglione su progetto dell’architetto Achille Sfondrini ed inaugurato il primo settembre 1900. Più volte rimaneggiato, fu completamente trasformato negli anni cinquanta.

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Le chiese

Bra, chiesa Santa Chiara - Turista a due passi da casa
Bra, chiesa Santa Chiara – Turista a due passi da casa

Oltre ai suoi storici palazzi, Bra è ricca di chiese, come quella di Santa Chiara, capolavoro dell’architetto regio Bernardo Antonio Vittone. fu fatta costruire dalle Monache Clarisse nel 1742. La chiesa della Trinità, anche conosciuta come i “Battuti Bianchi”, di epoca seicentesca.

Bra, chiesa Battuti Bianchi - Turista a due passi da casa
Bra, chiesa Battuti Bianchi – Turista a due passi da casa

O ancora la parrocchiale di Sant’Andrea, costruita in stile barocco, ed eretta su disegno di Gian Lorenzo Bernini. Oppure chiesa parrocchiale di Sant’Antonino Martire, edificata per volontà dei monaci di San Colombano di Bobbio nel 1693 in sostituzione dell’antica parrocchiale. Al  suo interno sono conservate diverse opere, tra cui le statue del 1728 Sant’Anna con la Vergine bambina e di San Gioacchino con la Vergine bambina dello scultore Carlo Giuseppe Plura.

La frazione di Pollenzo

Bra, frazione Pollenzo - Turista a due passi da casa
Bra, frazione Pollenzo – Turista a due passi da casa

Infine merita una vista Pollenzo, la sua frazione più nota, sulla cui piazza si affaccia un complesso architettonico di edifici che richiamano gli antichi fasti di una delle residenze private della famiglia reale.
Pollenzo è anche la sede dell’Università di Scienze gastronomiche, mentre la torre ospita un’originale Banca del vino, dove sono custoditi e invecchiati alcuni dei più noti cru italiani.

La salsiccia e i formaggi

Un insaccato unico nel suo genere  che viene prodotto solo a Bra è la tipica salsiccia di vitello da gustare cruda e accompagnata di vini locali. Ma questa è anche terra di formaggi, come il Bra Dop, tenero e duro che è una delizia per il palato. Un formaggio, così come la salsiccia celebrati in tutto il mondo. Formaggio e salsiccia però si devono gustare solo con il tipo o pane di Bra in un panino che è la locale risposta all ben più nota multinazionale: il Mac ‘d Bra, che racchiude tutti sapori del territorio.

Cinque motivi per visitare Bra

Per gustare la sua tipica salsiccia di vitello
Per il suo formaggio Bra Dop
Per assaporare il “Mac ‘d Bra”
Per la sua storia e i suoi monumenti
Perché è una città “slow”


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Come arrivo a Bra

Bra si raggiunge in automobile da Torino seguendo l’Autostrada A6 Torino – Savona, uscita Marene, quindi Strada Statale 702 in direzione della Tangenziale Ovest di Bra. Oppure per le altre provenienze, Autostrada A21 Torino – Piacenza, uscita Asti Est, quindi  Strada Statale 231 direzione Alba – Cuneo. In treno, la stazione di Bra è sulla linea Asti – Alba – Cavallermaggiore. L’aeroporto più vicino è quello di Torino Caselle.

Orridi di Uriezzo, il Gran Canyon in Piemonte

La valle Antigorio, ovvero quella estensione di territorio italiano che si insinua tra la Svizzera, a Nord del Lago Maggiore, ci regala uno spettacolo della natura: gli Orridi di Uriezzo. Siamo in Provincia del Verbano-Cusio-Ossola. Qui il tempo ha creato diverse gole che si sono formate dai torrenti che in passato scorrevano a valle del Ghiacciaio del Toce. Oggi possiamo Ammirare gli Orridi di Uriezzo con una piacevole camminata.

Orrido di Uriezzo, roccia nell'Orrido Sud - Turista a due passi da casa
Orrido di Uriezzo, roccia nell’Orrido Sud – Turista a due passi da casa

Quello che vediamo oggi è il frutto dell’ultima glaciazione, che è terminata circa 12.000 anni fa. Quella che oggi è la Valle Antigorio e Formazza era un enorme ghiacciaio. Nella valle scorrevano diversi torrenti che con passare del tempo hanno eroso la roccia di granito creando strette vallate, tortuosi cunicoli e le gole che sono emerse alla scomparsa dei ghiacci.

Gli Orridi

Oggi ad Uriezzo si possono visitare ben tre Orridi: quello di Nord-Est, quello a Ovest e quello a Sud, che è il più spettacolare. E lungo circa 200 metri ed ha una profondità di 20-30 metri. L’orrido situato a Ovest è il più difficile da visitare ed è indicato per le persone esperte, mentre quello di Nord Est è molto stretto ed è lungo circa 100 metri.

Gli Orridi di Uriezzo

Gli Orridi di Uriezzo sono i più facili da raggiungere. Un percorso ben segnalato ci permette di ammirarli in tutta sicurezza. Il punto di accesso migliore è quello di Premia, gli altri due sono uno a Baceno e l’altro a Verampio.

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Accesso di Premia

Orrido di Uriezzo, indicazioni percorso - Turista a due passi da casa
Orrido di Uriezzo, indicazioni percorso – Turista a due passi da casa

Si arriva all’accesso di Premia seguendo la deviazione segnalata per Crego e Uriezzo passando per l’imponente parete di Balmafredda. Prima di arrivare al punto di partenza in direzione di Crego, dove, all’altezza del ponte stradale sul Fiume Toce si ammira l’imponente Orrido di Arvera.

Orrido di Arvera - Turista a due passi da casa
Orrido di Arvera – Turista a due passi da casa

Tornati alla parete di Balmafredda si prosegue verso Uriezzo. La strada termina in prossimità dell’oratorio di Santa Lucia. Da qui si prosegue a piedi. La segnaletica escursionistica è quella con frecce gialle. Prima di inoltrarsi nello sterrato, svoltando a destra, all’altezza di una villa, si accede al primo Orrido, quello di Nord-Est. L’ingresso è proprio al termine della proprietà. Qui una fenditura nella roccia ci permette di vivere uno spettacolo unico. Di passare tra le alte e strette rocce, al termine delle quali, si deve tornare indietro per raggiungere l’Orrido Sud.

L’Orrido Sud e le Marmitte dei Giganti

Tornati al bivio, ora si prosegue nello sterrato. L’orrido dista circa 100 metri, ma facendo una deviazione si raggiunge il ponte di Balmasurda, dove si può ammirare l’omonima forra. Attraversato il ponte, in 30 minuti si raggiunge Crego. Prima di arrivare a questo gruppo di case, seguendo il sentiero di destra si raggiunge il ponte di Maiesso. dove ammirare lo spettacolo delle caratteristiche Marmitte dei Giganti (vedi foto del titolo) lungo il corso del fiume Toce. Superato il ponte, si sale a sinistra fino a raggiungere lo spettacolare Orrido Sud. All’uscita, dopo pochi minuti si cammino si torna all’oratorio di Santa Lucia.

Orrido di Uriezzo, roccia nell'Orrido Sud 02 - Turista a due passi da casa
Orrido di Uriezzo, roccia nell’Orrido Sud 02 – Turista a due passi da casa

Accesso di Baceno

Da Baceno si segue la mulattiera che inizia dalla chiesa monumentale di San Gaudenzio e scende fino alla Frazione Verampio. Da qui, precise indicazioni portano ad una zona di bosco terrazzato, quindi la strada scende fino alla la pista di servizio ad un metanodotto nel tratto che corre parallela all’Orrido Sud.

Accesso da Verampio

L’accesso di Verampio ha inizio dalla Trattoria della campagna e segue la pista di servizio al metanodotto che attraversa il Torrente Devero e costeggia il fiume Toce fino al ponte in legno di Maiesso. Siamo alle Marmitte dei Giganti. E da qui si continua fino all’entrata dell’Orrido Sud.

Il video

Il periodo migliore

Gli Orridi di Uriezzo si possono visitare tutto l’anno, tranne che nei mesi invernali. Il periodo migliore e però quello tra fine marzo a metà aprile, quando contemporaneamente si ammirano i ciliegi selvatici in fiore.

Il quarto Orrido

In Valle Formazza Esiste anche un quarto orrido, denominato di Vallaccia, che si trova vicino la chiesa di Baceno e termina con un salto sul torrente Devero. Il punto più spettacolare e proprio quello che si ammira a pochi minuti di cammino dalla chiesa. Arrivati alla cascata, con una comoda scalinata metallica si raggiunge il punto panoramico.

Cinque motivi per visitare gli Orridi di Uriezzo

  • Per ammirare un affascinante spettacolo naturale
  • Per passare qualche ora nella natura incontaminata
  • Per fare un facile trekking
  • Per conoscere una delle principali caratteristiche della Valle Antigorio e Formazza
  • Perché i Canyon non sono solo negli Stati Uniti, ma anche in Italia

Audioguida


Come arrivo a Premia

Premia si raggiunge in automobile seguendo l’Autostrada A26, Genova-Gravellona Toce, in direzione di quest’ultima. Quindi Strada Statale 659 direzione Crodo. Superata questa località, si segue per Baceno-Premia, fino a destinazione.


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La linea di San Michele

Cosa unisce la Sacra di San Michele a Mont Saint Michel e a Monte Sant’Angelo?

Una linea energetica unisce tre basiliche nate sotto il segno dell’Arcangelo Gabriele: Mont Saint Michel, in Francia, La Sacra di San Michele in Piemonte e Monte Sant’Angelo nel Gargano, in Puglia. La Sacra di San Michele è il santuario simbolo del Piemonte e sorge in altura nel comune di Sant’Ambrogio di Torino. Dalla struttura possente, da sempre su questo edificio sacro aleggiano misteri e leggende. Una in particolare ha colpito l’immaginazione ed è quella che vuole la Sacra di San Michele, unita, in un’ipotetica linea immaginaria a Mont Saint Michel che si trova in Francia tra la Normandia e la Bretagna e a Monte Sant’Angelo che invece è situato nel Gargano, in Puglia.

Le ipotesi

Sacra di San Michele - Turista a due passi da casa
Sacra di San Michele – Turista a due passi da casa

Gli studiosi di questa materia ritengono questi luoghi sacri “portatori di forti energie siano esse positive che negative” e che queste fossero già conosciute ed usate in antichità, ma quello che sorprende e che, sempre secondo questo esperti, gli uomini che un giorno si “risveglieranno”, cominceranno ad usare. Lo spirito guida di questa operazione “risveglio” avrebbe, secondo la spiritualità della tradizione ebraico-cristiana il nome di Michele, ma anche Mercurio, Hermes e Toth.

La logica

Al momento la logica che unisce questi tre luoghi sacri è la cosiddetta Via Angelica o Via Michelita. Il percorso medievale affrontato dai pellegrini lungo una ipotetica linea tra le Basiliche di Mont Saint Michel in Normandia e quella di Monte Sant’Angelo in Puglia. Tra le due, esattamente alla metà del cammino, ecco la Sacra di San Michele. Dista 1000 Km dall’abbazia francese e altrettanti da quella pugliese. Questo, anticamente era un punto di sosta per i pellegrini, dove rifocillarsi e sfamarsi prima di riprendere il cammino.

La leggenda

Narra la leggenda che questa via fu tracciata da una spada: quella di San Michele in lotta col demonio. A testimonianza ci sarebbe una fenditura che collega le tre basiliche a lui dedicate. Santo a parte, questa sembra essere la soluzione più logica, ovvero quella del percorso devozionale che unisce le tre località. Un’altra ipotesi ci porta nel mondo dell’occulto, secondo la quale i tre santuari sarebbero uniti tra loro da una potentissima linea energetica che si potrebbe testare con un esperimento.



L’esperimento

Ponendosi esattamente in un punto preciso delle tre basiliche, si verrebbe investiti da una potente energia, una forza che unisce questi tre luoghi e che passa congiuntamente anche dalle altre due basiliche. Alla sacra di San Michele in Val di Susa questo punto sarebbe individuato in una minuscola piastrella del pavimento che risulterebbe essere di colore diverso dalle altre e posizionata sulla sinistra subito dopo l’entrata della chiesa e davanti ad una nicchia nel muro. Stazionando in questo punto, il corpo percepirebbe un’energia insolita che unisce le tre basiliche. E questo, a detta di esperti che sentenziano su internet, sarebbe un punto fondamentale degli equilibri energetici di tutta l’Europa.

C’è da credere a questa teoria?

L’unico sistema e recarsi in una dei tre luoghi citati, trovare i punti in cui la forza si svilupperebbe e testare la veridicità e l’efficacia. Ma questo va fatto consapevolmente e a proprio rischio e pericolo.

Cinque motivi per visitare la Sacra di San Michele

  • Per ammirare il simbolo del Piemonte
  • Per andare alla ricerca della spiritualità
  • Per scoprire i tanti misteri di questo luogo
  • Per ammirare uno splendido panorama sulla Valle di Susa
  • Per sapere se veramente esiste questa linea che unisce le tre basiliche


Come arrivo alla Sacra di San Michele

La Sacra di San Michele si può raggiungere in auto o a piedi. In auto; da Torino si segue l’Autostrada A32 Torino-Bardonecchia in direzione Frejus. Uscita Avigliana Centro. Superata la rotonda si seguono le indicazioni per Giaveno Sacra di San Michele. Il parcheggio per le auto si trova al Piazzale Croce Nera, a circa 10 minuti di cammino dall’abbazia. A piedi sono due i percorsi. Uno parte dall’abitato di Chiusa di San Michele, mentre l’altro è la mulattiera che la collega all’abitato di Sant’Ambrogio. Percorrendo questa via si incontrano le stazioni della Via Crucis.


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La leggenda della Contessa Beatrice del castello di Sopramonte

Le rovine di un castello evocano sempre leggende e misteri, ma questo, forse, le supera tutte. In Valsesia, esattamente a Prato Sesia, siamo in Piemonte, nella valle del fiume Sesia, in provincia di Vercelli, si possono ammirare i resti di un antico castello su aleggia una leggenda alquanto curiosa che evoca addirittura la fuga in Egitto di Maria, Giuseppe e il Bambin Gesù. Il castello di Sopramonte

Prato Sesia, indicazioni castello Sopramonte- Turista a due passi da casa
Prato Sesia, indicazioni castello Sopramonte- Turista a due passi da casa

Si mormora (da queste parti) che nel lungo peregrinare, la Santa famiglia sia passata anche da qui trovando rifugio proprio nel castello di Sopramonte, che all’epoca era abitato dalla contessa Beatrice, una donna rimasta orfana fin da bambina perché i suoi genitori furono uccisi dai banditi che erano soliti compiere scorribande nella zona.

Questi malviventi arrivavano dalla Bassa Valsesia. Bande che dopo aver compiuto i loro misfatti facevano perdere le proprie tracce nascondendosi nei boschi fino a raggiungere la pianura degradante verso Novara e il castello di Briona dove agivano per conto di Giovan Battista Caccia, detto “il Caccetta”, signore di quel luogo e noto per i soprusi nei confronti dei vicini.

I fatti

A spingere queste orde di banditi in Valsesia era la bramosia del bottino.
In una notte umida e piovosa, questi malviventi arrivarono al castello di Sopramonte ed eludendo le guardie riuscirono ad entrare. Erano alla ricerca del tesoro del conte.
Il padrone di casa e la contessa, prima di essere presi ostaggio riuscirono a mettere in salvo la figlia, Beatrice nella vicina torre, che secoli dopo verrà ribattezzata Torre Dolcino, in onore di un eretico che trovò rifugio e visse diverso tempo in questi locali.
L’eretico Docino, citato anche da Dante nel nel XXVIII canto dell’Inferno della Divina Commedia, venne giudicato dai valsesiani: chi un incubo, chi un ribelle che aiutava i poveri contro la tirannia dei ricchi.

La bambina terrorizzata

Prato Sesia, Torre Dolcino - Turista a due passi da casa
Prato Sesia, Torre Dolcino – Turista a due passi da casa

Tornando alla bambina, la piccola assistette inerme all’uccisione dei genitori dall’interno di questa torre che praticamente era inespugnabile, visto che per entrare, il portone è posto a diversi metri d’altezza e qualcuno, dall’interno, avrebbe dovuto calare una corda o mettere una lunga scala per accedervi.

I banditi risparmiarono questa costruzione (che è ancora in piedi), però trucidarono il Conte e la Contessa. Questo episodio avvenne davanti agli occhi della piccola Beatrice.

I briganti uccisero la scorta e legarono il Conte ad un albero divertendosi poi a colpirlo con le frecce, senza però toccare gli organi vitali. Ogni qualvolta che l’uomo sveniva, veniva rianimato e ricominciava il tiro con l’arco.



La caccia al tesoro

Prato Sesia, il borgo – Turista a due passi da casa

L’intento di questi crudeli assassini era quello di farsi dire dove era nascosto il tesoro. Intrepido, l’uomo resistette fino alla morte e non rivelò il nascondiglio.

Il tesoro, secondo questi banditi era la dote della contessa, una donna di nobile e ricca famiglia, ma questo, dice la leggenda, fu un matrimonio d’amore e non uno combinato come si usava all’epoca.

Secondo i racconti che vengono tramandati, il patrimonio di famiglia sarebbe stato ben nascosto in una nicchia laterale, ricoperta di mattoni, del pozzo da cui si attingeva l’acqua per il castello.

I predatori, non riuscendo a farsi dire dove era il malloppo si sfogarono sul corpo del malcapitato che venne decapitato. La testa fu piantata sul punto più alto del castello e sarebbe servita da monito agli abitanti di Prato Sesia per scoraggiare un eventuale caccia all’uomo.

Non contenti, prima di andarsene diedero fuoco a tutto, risparmiando la torre.

La “brutta” fine dei malviventi

Questa banda di incivili, sempre secondo la leggenda, fu intercettata da un gruppo di mercenari svizzeri al servizio dei Francesi. Dopo un breve combattimento questi barbari vennero catturati. Gli elvetici, saputo del massacro di Sopramonte, giustiziarono i predoni. I banditi furono portati sullo sperone che guarda verso Prato Sesia e gettati dalla rupe. I pochi che sopravvissero furono giustiziati dai contadini riuniti in loco per godere dello spettacolo.

Prima di andarsene, il capitano dei francesi chiese alla gente del posto da quale luogo provenissero i banditi. Dopo molte reticenze ed omertà qualcuno pronunciò la parola “Fenera”. Da lì si capì la provenienza.
Fenera oggi è il nome del monte che si trova oltre Prato Sesia ed è legato ad una leggenda che scomoda gli antichi greci. Ma questa è un’altra leggenda.



Come arrivo a Prato Sesia

Arrivando dall’Autostrada A26 uscita Romagnano Sesia, alla rotatoria si svolta a sinistra (Via Novara) e si segue la direzione Alagna. Superata questa località, pochi minuti di strada e siamo a Prato Sesia. La stazione ferroviaria di Prato Sesia è sulla linea Novara – Varallo.


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