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Sulle tracce dell’antica Eraclea Minoa

Eraclea Minoa è una località della Sicilia Sudoccidentale, oggi centro balneare in provincia di Agrigento, mentre un tempo qui sorgeva un’antica città di origine greca quindi divenuta possedimento romano.

Eraclea Minoa, abitato greco - Turista a due passi da casa
Eraclea Minoa, abitato greco – Turista a due passi da casa

I resti di questo antico luogo si possono visitare nell’area archeologica di Cattolica Eraclea, nella zona di Capo Bianco, un promontorio che si protende verso il mare, all’interno della Riserva Naturale Foce del Fiume Platani.

Gli scavi

Il parco archeologico venne creato durante le prime campagne di scavi attorno al 1950. In quel periodo venne riportato alla luce l’imponente Teatro e furono individuate diverse abitazioni risalenti all’epoca romana.

Eraclea Minoa, la zona del teatro durante i restauri - Turista a due passi da casa
Eraclea Minoa, la zona del teatro durante i restauri – Turista a due passi da casa

Le mura

Ubicata in un luogo protetto, la città di Eraclea Minoa era racchiusa da possenti mura lunghe circa tre chilometri. Realizzate in epoche diverse, le prime risalirebbero al periodo tra il 320 e il 313 a.C. ed erano intervallate da torri, porte e postierle. In seguito le mura vennero allungate e fortificate. Il muro orientale, invece fu costruito in una terza fase e disponeva di due porte: una nei pressi del teatro e l’altra più a sud.

La città

L’abitato aveva una sistemazione urbanistica a terrazze attraversate da strade parallele. Le case individuate risalgono al I secolo a.C. ed erano costruite con pietre e mattoni. Successivamente furono sovrapposte le case del III e II secolo a.C.

Le costruzioni della prima fase urbanistica avevano pianta regolare. Erano ad un solo piano, con accesso dalla strada. Erano dotate di cortile centrale scoperto, circondato da otto ambienti.

Eraclea Minoa, zona delle abitazioni - Turista a due passi da casa
Eraclea Minoa, zona delle abitazioni – Turista a due passi da casa

Si accedeva dalla strada tramite un corridoio anche alle abitazioni costruite nella seconda fase. Le case avevano sei vani e un settimo adibito a bottega. A differenza delle abitazioni della prima fase, queste case erano a due piani. Quello superiore era destinato a dimora del proprietario, mentre quello inferiore comprendeva i vani di servizio e i magazzini.

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Il teatro

Il pezzo più pregiato di questa area è sicuramente il teatro di Eraclea Minoa che affonda le origini in quella che era l’antica città greca fondata, secondo Erodoto, dai Selinuntini, denominata in origine Minoa. La costruzione risale al V secolo a.C. Posto in cima alla collina è stato in parte ricavato scavando nella roccia di tufo. Ha un diametro di 33 metri con la cavea semicircolare rivolta verso il mare. Il teatro è diviso in nove settori da otto scalette e dieci ordini di sedili.

Eraclea Minoa, il teatro - Turista a due passi da casa
Eraclea Minoa, il teatro – Turista a due passi da casa

Sulla collina dove sorge il teatro furono scoperte anche le vestigia di un santuario ellenistico e localizzate due necropoli una arcaica e l’altra ellenistica entrambe di fine IV secolo a.C.

L’Antiquarium

Nell’Antiquarium si possono vedere interessanti reperti tra ceramiche, terrecotte, statue arcaiche, corredi funebri, che sono state recuperate tra l’abitato e la necropoli. Durante gli scavi e stata rinvenuta anche una testa femminile risalente al IV secolo a.C. Infine, reperti e frammenti di ceramiche iberiche del periodo neo-eneolitico provenienti dalle abitazioni della città arcaica ed ellenistica.

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La spiaggia

Eraclea Minoa, la spiaggia - Turista a due passi da casa
Eraclea Minoa, la spiaggia – Turista a due passi da casa

Dopo la visita all’area archeologica di Eraclea Minoa c’è il tempo per passare qualche ora nella splendida spiaggia sottostante. Non è tra le più conosciute della provincia di Agrigento, ma è sicuramente tra le più suggestive. Formata da sabbia chiara, finissima e dorata è caratterizzata dalla presenza di dune forgiate dal vento che la separano dalla pineta, una lunghissima striscia verde che costeggia il mare ed è considerata un modello di forestazione mediterranea, comprendente diversi tipi di piante, tra cui pino domestico, eucalipto ed acacie.

Cinque motivi per visitare Eraclea Minoa

  • Per scoprire un sito archeologico che ci riporta al periodo greco e romano
  • Per lo spettacolare paesaggio che si ammira dal teatro
  • Per scoprire il promontorio di Capo Bianco
  • Per scoprire una tra le spiagge più belle e meno note della Sicilia
  • Perché è una località che non può mancare nel tour della Sicilia Occidentale

Audioguida


Come arrivo a Eraclea Minoa

Eraclea Minoa si raggiunge da Agrigento seguendo la Strada statale 115. Superato il bivio per Montallegro, si svolta a destra seguendo la segnaletica.


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Aquileia, la seconda Roma

Aquileia, in provincia di Udine, è nota come la seconda Roma. Città dalle antiche origini, il primo nucleo risale al 181 a. C. Questa località friulana è divenuta nel tempo una delle più importanti e ricche città dell’Impero Romano. Per i resti archeologici che conserva, è considerata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.

Aquileia, area archeologica - Turista a due passi da casa
Aquileia, area archeologica – Turista a due passi da casa

Grazie agli scavi effettuati nel corso del tempo sono emersi importanti tracce del passato come il foro romano, la basilica, il sepolcreto, ma anche pavimenti mosaicati, statue, la via Sacra, fondamenta di abitazioni e alcune zone del porto fluviale, un grande mausoleo e tanto altro.

Le aree archeologiche

La visita ad Aquileia e anche e soprattutto scoperta delle diverse aree archeologiche cittadine. Aquileia fu colonizzata nel 181 a.C. La “agro gallorum”, divenne ben presto la testa di ponte romana per la conquista delle aree danubiane, ma anche un punto commerciale di notevole importanza. A testimonianza restano ancora parti delle mura dell’antico porto fluviale. Gli scavi effettuati nel corso degli anni hanno riportato alla luce resti del foro romano, del porto fluviale sul Natissa risalente al I secolo d.C., della zona commerciale, ma anche del Sepolcreto che si trova fuori le mura. Le terme imperiali, oltre a diversi tratti delle mura difensive e della strada romana. Tutti visitabili nelle diverse aree nella zona degli scavi archeologici.

La Basilica di Santa Maria Assunta

Aquileia, Basilica e campanile - Turista a due passi da casa
Aquileia, Basilica e campanile – Turista a due passi da casa

Ma il fiore all’occhiello di Aquileia è la stupenda Basilica di Santa Maria Assunta. L’edificio di culto e in stile romanico, gotico e rinascimentale e quello che vediamo oggi è il risultato di diversi rifacimenti attuati nel corso dei secoli. La Basilica fu eretta su un preesistente edificio del II secolo d.C. e durante il tempo subì numerosi ampliamenti. La struttura attuale è del 1031 ed è dovuta alle migliorie apportate dal patriarca Poppone.

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Al suo interno si trova il mosaico pavimentale, il vero gioiello della Basilica. I famosi mosaici paleocristiani risalgono al IV secolo e sono ritenuti una tappa fondamentale nella storia dell’arte italiana. Ricco di simbolismi cristiani, l’insieme dei mosaici rappresenta il trionfo della vita sulla morte.

Aquileia, i mosaici della Basilica- Turista a due passi da casa
Aquileia, i mosaici della Basilica- Turista a due passi da casa

La Cripta degli affreschi

Di grande rilievo la Cripta degli Affreschi del XII secolo che si trova sotto l’altare maggiore, che presenta affreschi raffiguranti Santi, scene della Passione e la storia dei Santi Ermàgora e Fortunato. La Cripta degli Scavi, che racchiude resti di costruzioni di diversi periodi storici e rappresenta una tappa fondamentale per la storia cristiana di Aquileia: quella dei primi secoli. Si trova nei pressi del Santo Sepolcro. Quest’ultimo risale al XII secolo, e venne costruito ad imitazione di quello di Gerusalemme.

Infine il maestoso campanile, in stile romano gotico, fu utilizzato anche come torre di vedetta. La sua costruzione risale attorno all’anno Mille. Dall’alto dei suoi 73 metri si gode di una vista mozzafiato.

Aquileia, area archeologica - Turista a due passi da casa
Aquileia, area archeologica – Turista a due passi da casa

Chiesa dei Pagani e il battistero

Collegata alla basilica la Chiesa dei Pagani, così chiamata perché era il luogo di raduno dei catecumeni. É collegata alla Basilica da un portico e il Battistero, che originariamente aveva pianta quadrata all’esterno e ottagonale all’interno. Al centro della stanza è posta la vasca battesimale.

All’esterno della Basilica sorge il Cimitero degli Eroi dove sono sepolti i caduti della Prima Guerra Mondiale.

Museo Archeologico Nazionale

A Villa Cassis è stato allestito uno dei maggiori musei archeologici del Nord Italia. All’interno si possono ammirare reperti recuperati durante gli scavi archeologici ad Aquileia e nei dintorni. Così come e utile una visita al Museo Paleocristiano in località Monastero, dove si possono vedere diversi “tituli” in greco e latino, oltre 130 iscrizioni, e altri reperti paleocristiani e altomedievali. Da qui due grandi terrazze offrono la possibilità di ammirare, in tutto il suo splendore, il ricco pavimento musivo conservato al suo interno.

Aquileia, colonne nell'area archeologica - Turista a due passi da casa
Aquileia, colonne nell’area archeologica – Turista a due passi da casa

Cinque motivi per visitare Aquileia

  • Per scoprire un importante pezzo di storia romana
  • Per ammirare gli splendidi mosaici della Basilica di Santa Maria Assunta
  • Per visitare le varie aree archeologiche cittadine
  • Per vedere l’interessante raccolta di reperti antichi del Museo Archeologico Nazionale
  • Perché è vicina a Grado e alle sue spiagge


Come arrivo ad Aquileia

Aquileia si raggiunge in automobile seguendo l’Autostrada A4, Torino-Trieste, uscita Palmanova, quindi Strada Regionale 352 fino a destinazione. In treno, la stazione più vicina è quella di Cervignano – Aquileia – Grado, sulla linea Venezia-Trieste, che dista a 8 km da Aquileia. Due gli aeroporti più vicini: Trieste Ronchi dei Legionari e Venezia.


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La Rocca di Angera, un castello per bambole e giocattoli

La Rocca di Angera è un castello che si erge su uno sperone di roccia che cade a strapiombo sulla sponda lombarda del lago Maggiore, in località Angera, in provincia di Varese. Tra le sue attrazioni anche un interessante museo delle bambole e del giocattolo.

La Rocca di Angera la vediamo in tutta la sua bellezza dalla sponda piemontese del lago Maggiore, chi, da Arona non ha mai incrociato lo sguardo sulla sponda lombarda e ammirato un castello in cima ad uno sperone di roccia? Quella è una posizione strategica e la fortificazione fu costruita con il preciso scopo di controllare i traffici sullo specchio d’acqua sul Verbano da parte dei Visconti. Il castello in seguito passò ai Borromeo, che sono tuttora i proprietari della fortificazione.

Rocca di Angera – Turista a due passi da casa

La struttra

La Rocca di Angera risale al periodo a cavallo tra i secoli XII e XIV ed ha una struttura è composta da cinque diversi corpi di fabbrica: la Torre Castellana, a pianta quadrata e che offre una magnifica vista sul lago e sui monti circostanti, l’Ala Scaligera risalente al XIII secolo, l’Ala Viscontea che è affiancata alla torre Castellana, l’Ala dei Borromeo, dedicata alla famiglia che ha contribuito maggiormente alla realizzazione del castello con diversi interventi che sono iniziati dopo il XV secolo, e la Torre di Giovanni Visconti, edificata intorno al 1350, il cui corpo è situato all’estremità meridionale dell’Ala viscontea.

Le sale interne

Tra le sale interne particolarmente interessanti quella della Giustizia che ospita il ciclo di affreschi realizzato da un anonimo pittore noto come “Maestro d’Angera” risalente al XIII secolo che rappresenta le vicende legate alla vita del Vescovo Ottone Visconti e soprattutto la vittoria sui Torriani nella battaglia di Desio del 1277. Meritano una menzione anche quelle del Buon Romano, della Mitologia, delle Cerimonie, di San Carlo, dei Fasti Borromeo. All’interno della Sala della Mitologia si possono vedere interessanti maioliche di diversa provenienza, tra cui alcune di produzione italiana, tedesca, olandese, francese, spagnola, cinese e persiana.



Il museo del giocattolo e delle bambole

La Rocca di Angera ospita al suo interno anche un interessante Museo della Bambola e del Giocattolo. La realizzazione di questa esposizione si deve alla principessa Bona Borromeo Arese e risale al 1988. All’interno sono esposte oltre mille bambole realizzate a partire dal XVIII secolo.

Rocca di Angera - Turista a due passi da casa
Rocca di Angera – Turista a due passi da casa

Il Giardino

L’esterno del castello è circondato da un Giardino Medievale che è stato realizzato seguendo antichi documenti e presenta arbusti noti in passato quali piante medicamentose e ornamentali, coltivate secondo regole e geometrie precise.

La Rocca di Angera è aperta tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 17.30 e l’ingresso prevede il pagamento di un biglietto.



Come arrivo ad Angera

Angera si raggiunge in auto percorrendo l’Autostrada A8 Milano-Laghi o la A26 dei Trafori fino a Sesto Calende/Vergiate. Da qui si segue la Statale del Sempione sino a Sesto Calende, quindi si percorre la strada provinciale 69 fino a destinazione.

Sirmione, una visita all’area archeologica delle Grotte di Catullo

Sirmione, nota località sul lago di Garda, sponda lombarda, oltre al magnifico castello e alle rinomate terme, offre la visita alle Grotte di Catullo. Sebbene le chiamino così per tradizione popolare, in realtà si tratta dei resti di una villa padronale di epoca romana, che si dice sia appartenuta al poeta Catullo.

Sirmione, Grotte di Catullo – Turista a due passi da casa

Un po’ di storia

La presenza romana in Lombardia, o meglio, a Nord del fiume Po, ci riporta a inizio nel 222 con la vittoria di “Clastidium” contro i Galli, anche se la fondazione di colonie romane riporta a qualche anno prima, attorno al 218. All’inizio del I secolo a.C l’esercito romano colonizzò buona parte della Pianura Padana. Vennero realizzate opere di razionalizzazione dell’agricoltura e sviluppate nuove opere urbane e viarie. Tra le varie testimonianze vi sono quelle in Lombardia, soprattutto tra Brescia e il Lago di Garda.

Se la città capoluogo di provincia mostra scorci di quella che fu l’urbe romana, su tutti il Capitolium, Sirmione ci offre i resti di una villa residenziale privata di carattere signorile, nota anche come Grotte di Catullo e uno dei motivi per cui si visita la cittadina gardesana, è appunto quella di ammirare i resti delle vestigia romane.

Sirmione

Si arriva alla zona archeologica delle Grotte di Catullo dopo aver visitato la città con il suo famoso castello e, successivamente, con una piacevole passeggiata nel verde che arriva alle grotte.

Perché questa zona si chiama grotte

L’affermazione di “grotte” risale al Rinascimento e indicava gli anfratti formatesi dopo alcuni crolli e ricoperti di vegetazione che si aprivano nei ruderi della villa. Abitazione che sarebbe appartenuta al poeta Catullo, morto nel 54 a.C.. Siamo infatti sull’antica direttrice romana che univa Brescia a Verona, di cui Sirmione era una “mansio”, ovvero un luogo di sosta lungo il tragitto.

I resti della villa

Sirmione, Grotte di Catullo - Turista a due passi da casa
Sirmione, Grotte di Catullo – Turista a due passi da casa

Scavi archeologici nel periodo 1939-40 e i restauri del 1948, hanno riportato alla luce, questa importante testimonianza storica. La villa, secondo alcuni studi sarebbe appartenuta all’età augustea (fine del I secolo a.C. e inizi I secolo d.C) ed abbandonata nel corso del III secolo d.C. I resti della villa che visitiamo oggi si estendono su un’area di circa due ettari. Di pianta rettangolare, presenta due avancorpi sui lati brevi e si sviluppa su tre piani. L’ingresso principale era rivolto verso la terraferma, e da qui si accedeva al piano superiore e alle terme. Sempre sullo stesso livello si sviluppavano loggiati e terrazze scoperte che raggiungevano il belvedere sul lago. Un grande spazio aperto occupava la parte centrale della villa e il giardino era circondato da un porticato. Nel piano inferiore, creato con sbancamenti e scavi nella roccia, erano sistemati i vani di servizio e dava accesso alla spiaggia. Il grande criptoportico occupava invece, il lato lungo occidentale del piano intermedio. L’edificio fu abbandonato nel III secolo d.C. E venne inserito nel sistema difensivo della zona, vista la posizione strategica che permetteva una buona visione sul lago di Garda.



Come arrivo a Sirmione

Sirmione si raggiunge in automobile da Milano e da Venezia: Autostrada A4 Milano-Venezia uscita Sirmione il parcheggio si trova in Piazzale Monte Baldo. In treno: la stazione ferroviaria più vicina è quella di Desenzano del Garda.

Un acquedotto romano in provincia di Novara

In provincia di Novara, esattamente a Caltignaga, sulla strada statale che dal capoluogo di provincia conduce al lago d’Orta si può ammirare l’unico acquedotto romano rinvenuto in zona.

La scoperta di un acquedotto romano in provincia di Novara è riconducibile ad una serie di scavi archeologici effettuati in questa zona tra il 1964 e il 1980. Quest’opera nascosta tra la natura e le costruzioni recenti è molto importante, in quanto, quella di Caltignaga è l’unica traccia di una condotta per l’acqua di epoca romana mai rinvenuta in questa località.

I resti dell’acquedotto

Caltignaga (No), acquedotto romano – Turista a due passi da casa

La porzione di acquedotto che ancora oggi si può ammirare ai margini della SS 229 e solo una piccola parte di ciò che è stata quest’opera. Il tratto è lungo circa 1.800 metri ed è parzialmente visibile dalla strada, anche se l’occhio di chi transita non cade proprio su questo importante reperto. La costruzione che riaffiora dal terreno corre parallela ad una via privata, al fianco di una roggia e si perde nei campi. L’area è comunque aperta e visitabile.

A cosa serviva?

Per quanto riguarda l’utilizzo di questo acquedotto, gli studiosi ritengono servisse per trasportare l’acqua verso Novara, forse alle terme cittadine, come si desume da una lapide che è stata ritrovata durante la demolizione dell’antica Chiesa di S. Gaudenzio.

Qual’era il punto di partenza?

Chi ha condotto gli scavi però non ha individuato il punto di captazione delle acque, presumibilmente ubicato lungo un torrente forse il Sesia, forse, l’Agogna. Quest’ultimo passa non molto distante, anche se non è escluso che in zona ci fosse qualche risorgiva.

Cosa possiamo vedere oggi

Della struttura originaria non resta granché, il condotto che possiamo ammirare presenta fondo in mattoni. Si vedono anche alcuni muretti laterali costruiti utilizzando ciottoli di fiume. Alcune porzioni dell’acquedotto sono state ritrovate in perfetto stato di conservazione, ma gli archeologi che hanno effettuato gli scavi hanno scoperto che l’alveo, in alcuni punti è stato riempito in un secondo tempo con ciottoli legati con calce.

Come arrivo a Caltignaga

Caltignaga, acquedotto romano – Google Maps – Turista a due passi da casa

Caltignaga si raggiunge da Novara, uscita autostrada A4 Torino-Milano, quindi si segue la SS 229

Il castello di Rocca Calascio, dal francobollo da 50 lire a set di importanti film

Impresso sui vecchi francobolli da 50 lire, il fortilizio di Rocca Calascio, uno dei castelli in altura più noti d’Italia, svetta a 1460 metri d’altezza e domina la valle del Tirino e la piana di Navelli. Questo forte è stato diverse volte set di alcune scene di importanti film come “Il nome della rosa” o “Ladyhawke”

Rocca Calascio – Turista a due passi da casa

Un castello in altura, o meglio quel che resta di questa fortificazione che è stata punto di osservazione privilegiato sulla valle, ma il castello di Rocca Calascio è celebre perché al suo interno sono state girate diverse scene di film importanti come “Il nome della Rosa“, tratto dal romanzo di Umberto Eco o “Ladyhawke“, pellicola del 1985 diretta da Richard Donner. Lo si può visitare arrivando fino al vecchio borgo medievale, oppure partendo da Santo Stefano di Sessanio, seguendo un itinerario tra boschi e montagna.

Il giorno che ho deciso di salire fino a Rocca Calascio, non era dei migliori, quindi ho optato per la vettura, che si può parcheggiare poco sotto il castello. Prima di salire all’antico fortilizio, transitiamo dal vecchio borgo medievale ormai quasi disabitato. Qui restano solo poche case, qualche negozio e uno sparuto numero di abitanti.

La Rocca

Arrivati sotto i ruderi della rocca di Calascio, si ammira l’incredibile capacità che la stessa ha di mimetizzarsi con il territorio circostante. La struttura, o perlomeno, ciò che resta è in pietra calcarea bianchissima. Il castello vero e proprio ha pianta quadrata con quattro torri cilindriche agli angoli e un mastio quadrato centrale.

Rocca Calascio – Turista a due passi da casa

La posizione in altura gli permetteva di essere inserita in un efficace sistema difensivo, assumendo così il ruolo di osservazione militare. Usando torce notturne e specchi di giorno, i soldati potevano comunicare con altri castelli, fino alla costa adriatica. Siamo in un punto dove si può dominare la valle del Tirino e l’altopiano di Navelli e, a poca distanza dalla piana di Campo Imperatore. Quindi una visuale ottima per scopi militari e difensivi. Devo ammettere che se la giornata è serena, il panorama dev’essere stupendo. Anche con durante la mia visita sono stato accompagnato da cielo nuvoloso, le foto scattate hanno assunto una certa drammaticità.

Il terremoto

Purtroppo ciò che vediamo oggi è solo parte del castello di Rocca Calascio che fu fortemente danneggiato dal disastroso terremoto nel 1703 che interessò anche il borgo. Quel che resta del castello è stato restaurato tra il 1986 ed il 1989. 

Rocca Calascio – Turista a due passi da casa

Con una breve salita arriviamo alle mura e, restano alcuni tratti che ci fanno immaginare quanto grande fosse questa struttura. Il castello vero e proprio è costituito dal mastio centrale cui si accede da una rampa, che originariamente, possiamo immaginare fosse in legno, oggi è in pietra. Il castello è visitabile gratuitamente.

Set per diversi film e il francobollo

Rocca Calascio – Turista a due passi da casa

Il fortilizio di Rocca Calascio è stato anche il set di grandi produzioni cinematografiche, tra cui i film: “Lady Hawke“, “Il Viaggio della Sposa“, “Padre Pio“, “Il Nome della Rosa“, “L’orizzonte degli eventi” e grazie al prezzo pagato per queste riprese cinematografiche furono realizzati ulteriori lavori di restauro. Ma, per chi c’era, la sua immagine è stata impressa anche nei vecchi francobolli da 50 lire. Chi ne possiede uno è anche fortunato perché oggi ha un valore notevole, e che faceva parte di una serie di stampe emesse dalla Posta dedicata proprio ai castelli.

La chiesa di Santa Maria della Pietà

Poco prima di salire al castello di Rocca Calascio e sul sentiero che conduce a Santo Stefano di Sessanio sorge la Chiesa di Santa Maria della Pietà. Secondo la leggenda, fu eretta nel 1596 nel luogo in cui la popolazione locale ebbe la meglio su una banda di briganti.

Rocca Calascio, chiesa di Santa Maria della Pietà – Turista a due passi da casa

La chiesa, oggi meta di fedeli e devoti, fu costruita al posto di una edicola rinascimentale ed ha pianta ottagonale, mentre all’interno si trova un dipinto  raffigurante la Vergine miracolosa e una scultura di San Michele armato.

Come arrivo a Rocca Calascio

Dall’Autostrada A24 (Roma-Teramo) uscita L’Aquila Est, quindi si seguono le  indicazioni per Sulmona quindi per Barisciano e Santo Stefano di Sessanio e infine per Rocca Calascio

L’area archeologica industriale di Ingurtosu, un museo a cielo aperto nella storia delle miniere

Quella dell’estrazione dei minerali è stata per decenni una delle attività più attive in Sardegna. Sono diverse le miniere che hanno esaurito la vena e che sono state chiuse, diventando oggi un’attrazione turistica. Come quella di Ingurtosu, una frazione di Arbus, in provincia del Medio Campidano.

Miniere Ingurtosu, La chiesa del paese - Turista a due passi da casa
Miniere Ingurtosu, La chiesa del paese – Turista a due passi da casa

Solo visitando questa area archeologica industriale si può capire qual’è stato il sacrificio di intere famiglie che hanno lavorato nelle viscere della terra, a decine di metri di profondità. Dico interi nuclei familiari perché spesso fuori dalla miniera venivano costruiti villaggi, proprio per ospitare i parenti più stretti dei minatori. C’erano le case, la chiesa, i negozi, l’ufficio postale e persino l’ospedale e la scuola, dove i figli dei minatori imparavano il “mestiere”.

Le miniere di Ingurtosu

Tra le miniere non più attive, nella zona Sud della Sardegna c’è quella di Ingurtosu, che insieme a Montevecchio e Monteponi, è stata una delle più importanti realtà minerarie isolane. 

Miniere Ingurtosu, interno museo - Turista a due passi da casa
Miniere Ingurtosu, interno museo – Turista a due passi da casa

Oggi la miniera di Ingurtosu è diventata un museo a cielo aperto che possiamo visitare nel silenzio del luogo, prima di arrivare alle dune di Piscinas, dove ci aspetterà un bagno nelle cristalline acque che fanno da contrasto al giallo della sabbia. Sempre ammesso che dopo la visita a questa aerea archeologica resti ancora voglia di tuffarsi in mare.

La visita inizia dal villaggio

Il villaggio di Ingurtosu si trova alla fine di una lunga valle che a monte culmina nella Punta Tintillonis e che si conclude con le alte dune di Piscinas, mentre nella parte iniziale della valle scorre il Rio Cascera.

Miniere Ingurtosu, Palazzo della direzione - Turista a due passi da casa
Miniere Ingurtosu, Palazzo della direzione – Turista a due passi da casa

Oggi è un luogo spettrale. Il villaggio era il centro direzionale delle due miniere di Ingurtosu e della vicina Gennamari. Su tutto dominava il palazzo della direzione, o il “castello” come fu soprannominato. Costruito negli anni ’70 dell’Ottocento, venne edificato da maestranze tedesche sul modello di uno esistente in Germania.

Il pozzo Gal

Superato il palazzo della direzione, seguendo la strada che da Ingurtosu porta a Piscinas, incontriamo il pozzo Gall, trasformato in museo. – qui il link con tutte le informazioni – Entriamo, ci è concesso portare il cane, e percorriamo un breve percorso dove sono in mostra diversi aspetti dell’attività mineraria. Il silenzio ci avvolge. Immaginiamo di sentire ancora i rumori dei minatori che con i martelli, il piccone e altri attrezzi spaccano le rocce alla ricerca dei minerali. 

Miniere Ingurtosu, ingresso miniera - Turista a due passi da casa
Miniere Ingurtosu, ingresso miniera – Turista a due passi da casa

Usciti dallo stabile eccoci davanti al piccolo pozzo Turbina. Qui c’è anche l’ingresso di una galleria. Percorriamo alcuni metri e più ci allontaniamo dall’entrata, più la luce si affievolisce. Si entra nelle tenebre.

La laveria Brassey

Lasciamo la zona del museo e scendendo verso la zona di Piscinas, dove incontriamo alcuni ruderi. Siamo nella zona dove sorgeva il cantiere di Naracauli, ovvero la laveria Brassey. Fu inaugurata il 17 ottobre del 1900. Si trattava di una laveria meccanica per quei tempi all’avanguardia. Oggi resta molto poco delle strutture dell’edificio, e praticamente nulla delle dotazioni meccaniche della laveria (se si eccettua un piccolo forno di fusione). Tutto è lasciato all’immaginazione.

Miniere Ingurtosu, laveria Brassey- Turista a due passi da casa
Miniere Ingurtosu, laveria Brassey- Turista a due passi da casa

Quasi a ridosso della laveria funzionava il pozzo Lambert, che intercettava un filone secondario del grande filone minerario di Montevecchio.

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Un altro cantiere che si incontra lungo il percorso è quello di Casargiu, situato al confine con la concessione della miniera di Montevecchio. È il primo cantiere della miniera di Ingurtosu che si incontra arrivando da Montevecchio e presenta a stretta distanza due impianti: uno vecchio, risalente ai primissimi anni di attività della miniera, il pozzo Casargiu, uno nuovo, risalente agli anni ’40-’50 del secolo scorso, il pozzo 92.

Le Dune di Piscinas, il punto d’arrivo della ferrovia

Miniere Ingurtosu, la vecchia stazione d'arrivo- Turista a due passi da casa
Miniere Ingurtosu, la vecchia stazione d’arrivo- Turista a due passi da casa

Infine, dopo una lunga strada tortuosa e sterrata, arriviamo alle Dune di Piscinas, un luogo naturale che si è formato grazie al vento che ha trasportato sulla terraferma la sabbia del mare. Questa volta non siamo qui per fare un bagno nelle invitanti e cristalline acque del mare, ma per ammirare quel che resta della stazione d’arrivo della ferrovia che trasportava i carrelli dei minerali, lavati e pronti per essere imbarcati e portati nel luogo di fusione per dare vita a tanti oggetti. Sparso tra la sabbia anche qualche carrello. Sembra essere messo lì apposta per essere fotografato e per tenere vivo il ricordo di questi luoghi e di un antico mestiere.

Miniere Ingurtosu, carelli abbandonati- Turista a due passi da casa
Miniere Ingurtosu, carelli abbandonati- Turista a due passi da casa

Cinque ragioni per visitare le miniere di Ingurtosu

  • Per scoprire una zona caratteristica della Sardegna
  • Per conoscere la storia delle miniere e visitare il museo
  • Perché si scopre un mondo lontano da quello di oggi
  • Per fare un trekking che dalle miniere arriva alle dune di Piscinas
  • Perché questa tappa non può mancare nel tour della Sardegna

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Come arrivo a Ingurtosu

La mappa di Ingurtosu – Google Maps – Turista a due passi da casa

Ingurtosu si raggiunge da Cagliari e Oristano dalla SS 131, giunti a Guspini si segue la SS 126 fino ad Arbus, poi si raggiunge Pitzinurri e si prosegue fino a destinazione.

Santa Maria dé Centurelli, la chiesa sull’antico tratturo

Punto di riferimento dei pastori durante la transumanza sul tratturo Foggia-L’Aquila, la chiesa di Santa Maria dei Cintorelli, o dé Centurelli, a Camporciano, in Abruzzo è oggi un monumento nazionale.

Camporciano, panorama
Camporciano, panorama

La costruzione

La chiesa di Santa Maria dé Centurelli fu costruita sui resti di un precedente tempo attorno all’anno Mille.

L’aspetto attuale, secondo la tradizione sarebbe dovuto a seguito di un miracolo all’inizio del 1500. La chiesa ha pianta latina e altare in stile barocco. Punto di riferimento per la transumanza fino alla fine del 1800, il tempio ha perso importanza e fu interdetta al culto. Oggi è di proprietà del comune di Camporciano.

Camporciano, chiesa di Santa Maria dei Cintorelli
Camporciano, chiesa di Santa Maria dei Cintorelli

Il porticato

Sul lato destro della chiesa di Santa Maria dé Centurelli si trova un porticato. Aveva la funzione di rifugio e sosta per i pastori che percorrevano il tratturo durante la transumanza.

Come arrivo a Camporciano

Camporciano si raggiunge da L’Aquila seguendo la Strada Statale 17, la chiesa di Santa Maria dé Centurelli si trova prima dell’ingresso del paese, svoltando a sinistra all’altezza del rondò e seguendo la strada sterrata.